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Il futuro del copyright in Europa
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Il futuro del copyright in Europa

Il commissario europeo Neelie Kroes ha molto criticato l'attuale sistema di tutela del diritto di autore, aprendo alla sperimentazione di nuovi metodi

21 novembre 2011

Neelie Kroes è olandese, ha 70 anni e dallo scorso anno è il Commissario per l’Agenda Digitale dell’Unione Europea. A lei spetta il compito di vigilare sui mezzi di comunicazione e dell’informazione, proponendo anche nuove soluzioni per la gestione del diritto d’autore e per facilitare la trasmissione e la diffusione delle informazioni e dei contenuti tra i cittadini europei. In un discorso tenuto sabato scorso ad Avignone (Francia), Kroes ha sostanzialmente attaccato l’attuale sistema del copyright, dicendo che non favorisce né gli artisti né chi acquista i contenuti e che andrebbe quindi ripensato.

Abbiamo bisogno di tornare ai fondamentali e rimettere l’artista al centro, non solo della legge sul diritto d’autore, ma della nostra intera politica per la cultura e la crescita. In tempi di cambiamento, abbiamo bisogno della creatività, del pensare fuori dagli schemi: delle arti creative per superare questo periodo di difficoltà e di modelli di business creativi per rendere redditizia l’arte. E per fare questo abbiamo bisogno di un sistema più flessibile, non le costrizioni di un singolo modello. Le piattaforme, i canali e i modelli di business attraverso i quali vengono prodotti i contenuti, distribuiti e fruiti possono essere vari e innovativi almeno quanto gli stessi contenuti.

Secondo Kroes, l’attuale sistema per la protezione del diritto d’autore non funziona e non consente di ottenere davvero i risultati per i quali era stato concepito. Inoltre, la sola idea di “copyright” è diventata indigesta per milioni di persone, che «odiano quello che ci sta dietro» ha spiegato il Commissario. Le soluzioni fino a ora adottate vengono considerate come strumenti per punire, non per riconoscere agli autori il lavoro svolto e i risultati ottenuti nella produzione di nuovi contenuti.

Negli ultimi anni le tecnologie legate alla comunicazione si sono evolute con estrema rapidità, mentre le leggi e le norme per il copyright hanno faticato a tenere il passo. Molti paesi hanno messo in campo leggi che di fatto riducono la possibilità di diffondere i contenuti per evitare che siano copiati illegalmente, fallendo però nel riconoscere agli autori quanto loro dovuto. In alcuni paesi europei, ha spiegato Kroes, il 97,5 per cento degli artisti ricava meno di mille euro al mese dal sistema del diritto d’autore: «Si tratta di un modo estremamente difficile di guadagnarsi da vivere». Chi produce contenuti non dovrebbe più vedere le nuove tecnologie come il problema, ma semmai come l’opportunità per creare un nuovo sistema del diritto d’autore e favorire la diffusione legale dei propri contenuti.

In tutti i tipi di settori, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) possono aiutare gli artisti a entrare in contatto con il loro pubblico, direttamente ed economicamente. E possono aiutare i cittadini a trovare e godersi contenuti che soddisfino le loro esigenze, i loro interessi e i loro gusti. E le ICT possono aiutare anche in altri modi, rendendo sostenibile un sistema di riconoscimento delle proprie qualità e di ricompensa. Un repertorio globale per scoprire che cosa appartiene a chi. Tracciare le tecnologie per permettere un processo completamente trasparente per gli artisti e gli intermediari per scoprire chi sta cercando un certo contenuto e distribuirne i ricavi di conseguenza.

Durante il suo discorso, Kroes non ha fornito dettagli precisi su quale sistema alternativo potrebbe sostituire o modificare l’attuale organizzazione delle norme sul copyright. Al momento il Commissario si è limitato a fare un discorso di indirizzo, che sembra però indicare quali potranno essere le sue intenzioni nei corsi dei prossimi mesi per ripensare almeno in parte il diritto d’autore: «Le nuove idee che potrebbero portare benefici per gli artisti vengono uccise prima che possano mostrare la loro efficacia, partono morte. Questo deve essere cambiato».

foto: AP Photo/Virginia Mayo

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4 Commenti

  1. lucapareschi

    Non è proprio vero che il Commissario non abbia indicato metodi alternativi di difesa del copyright, che permettano di valorizzare più efficacemente il lavoro degli artisti. Ero al Forum di Avignone: l’intervento di Neelie Kroes è stato all’interno di una tavola rotonda, in cui avrà parlato al più dieci minuti. Non si trattava quindi di una relazione completa, ma di un partecipare al dibattito, nel quale subito prima aveva parlato James Boyle, fra i fondatori di Creative Commons, che aveva appunto a lungo parlato di metodi alternativi al copyright duro e puro per difendere la proprietà intellettuale, favorendo però la circolazione delle opere di ogni tipo d’arte.
    Se l’articolo fosse stato firmato avrei contattato anche l’autore!

  2. mattcav

    sarebbe bello che ci facessi uno schemetto riassuntivo sulle alternative al copyright che son venute fuori, Luca.

  3. Beh, ma non c’è bisogno che lo faccia io, c’è gente molto più brava. L’idea comunque è appunto quella di basarsi su licenze CC (i quattro tipi di licenza creative commons già esistenti) o analoghe. Che poi, attenzione, come dicevo: non si tratta di negare la protezione della proprietà intellettuale, ma di evitare che il costo della chiusura vada a pesare negativamente su artisti, case di produzione, editoria e così via. E’ un po’ l’idea delle CC., che sono licenze nate a partire dal copyright, e non contro di esso. Semplicemente, liberano un po’ di diritti. Comunque qui c’è un bel libro, scaricabile legalmente e gratuitamente, visto che è in CC: http://james-boyle.com/ (the public domain)

  4. yellownoise

    Un modo semplice per salvare il copyright ci sarebbe, secondo me: rendere il p2p legale tracciabile (attraverso il passaggio attraverso un server di autenticazione che tiene i log per esempio). E che siano, a questo punto, direttamente i provider a pagare le royalties, in proporzione ai volumi di circolazione dei materiali.

    Quali sarebbero secondo voi le controindicazioni di un sistema di questo tipo?

    f.

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