«Come se ne esce?»

Ha provato a rispondere, da profana, Milena Gabanelli: tra Tobin Tax e fine dei contanti

Sul Corriere della Sera di domenica Milena Gabanelli ha cercato di mettere insieme le cose che sa e che ha capito sul debito pubblico e su come andrebbe affrontato.

In un momento come questo ognuno ha il dovere di dare il proprio contributo, anche con l’apporto di idee. Non sono un economista, non sono un’esperta di finanza, ma una giornalista generica che ogni tanto prova a capire temi complessi, per poi spiegarli agli utenti. Oggi, come tutti, mi pongo questa domanda: “Come se ne esce?” Il debito italiano conta 1.843 miliardi, il PIL 1.548. I mercati non si fidano del fatto che l’Italia possa ripagare i propri debiti.

Eppure l’Italia, ci dicono, ha un avanzo primario (entrate meno uscite, al netto degli interessi sul debito, che non vengono inclusi perché variabili), che nessuno dei paesi del G7 può vantare. Quindi abbiamo un conto economico sano, eppure stiamo rischiando di fallire con conseguenze globali disastrose, perché? Perché gli investitori pensano che tale avanzo sparirà in presenza di una recessione (italiana, europea, mondiale). Il nodo è il rapporto debito/PIL, che per l’Italia è troppo elevato. Tant’è vero che la Gran Bretagna, con un deficit più che doppio rispetto al nostro, riesce a farsi prestare soldi ad un tasso di interesse che è meno di un terzo di quello che paghiamo noi, proprio perché la Gran Bretagna ha un rapporto debito/PIL che è circa la metà del nostro. Siamo dentro un circolo vizioso: più è alto il rapporto debito/PIL, più è necessario tagliare la spesa pubblica, più diventa più difficile evitare una recessione. In presenza di forti tagli alla spesa pubblica la crescita può derivare solo dal settore privato, in altre parole: o da maggiori investimenti, o da maggiori consumi dei cittadini, o da maggiori esportazioni. In una situazione di incertezza economica mondiale è difficile pensare che senza particolari incentivi un imprenditore possa decidere di investire; è più probabile che decida di rendere più efficiente la propria azienda facendo dei tagli. E allora, di fronte alla mancanza di sicurezza del proprio posto di lavoro, le famiglie sono portate a ridurre le spese, piuttosto che incrementare i consumi.

Pertanto è diventato drammaticamente urgente riportare il rapporto debito/PIL intorno al 100% (il livello superato il quale, secondo gli economisti, si entra in zona pericolo). Come abbiamo detto il debito è di 1.843 miliardi, il PIL circa 1500. Immaginiamo quindi di dover predisporre un piano che riduca il debito di 350 miliardi.

(continua a leggere su Corriere.it)

Mostra commenti ( )