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La mia vita con Berlusconi
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La mia vita con Berlusconi

Gli aneddoti da cronista di Massimo Gramellini, dal discorso improvvisato col Papa al conflitto di interessi discusso su una spiaggia esotica

10 novembre 2011

A un certo punto forse ognuno di noi potrà scrivere un pezzo del genere mettendoci i suoi, di aneddoti sugli intrecci tra Silvio Berlusconi e la propria vita. Quello di Massimo Gramellini, oggi sulla Stampa, è particolarmente leggero, istruttivo e divertente.

Forse solo adesso che sta, oh molto lentamente!, evaporando nell’album dei ricordi, comincio a rendermi conto con un certo spavento che ho trascorso metà della mia vita a occuparmi di B. Anche molti di voi, lo so. Per quanto un po’ meno di me, che come cronista l’ho avuto accanto fin dal primo giorno di lavoro. Quando il mio vicino di scrivania al «Giorno» mi mostrò una fotografia del neo-presidente del Milan fra Baresi e Maldini. «Tempo sei mesi e al loro posto ci saranno due carabinieri!» mi vaticinò, quel comunista. La prima di tante previsioni sbagliate.

Sei mesi dopo al posto dei carabinieri c’ero io, ma B non era nelle condizioni di spirito per farci caso. Eravamo in un salone dei palazzi vaticani per l’udienza del Milan col Santo Padre. Un vescovo si avvicinò a B: «Come d’accordo, Sua Santità parlerà dopo di lei…» B, che non ne sapeva nulla, sorrise al porporato, poi si girò verso i suoi e lì investì con una strigliata memorabile. Gli restavano dieci minuti per improvvisare un discorso, Lo seguii di nascosto, lungo i velluti di un corridoio laterale: mi incuriosiva vederlo all’opera in una situazione di emergenza. Lo osservai camminare avanti e indietro. Contorceva la bocca e componeva arabeschi con le mani. Si stava caricando.

Alla fine della passeggiata indossò il suo miglior sorriso celentanoide e affrontò Wojtyla con poche, leggendarie parole. «Santità, in fondo Lei assomiglia al mio Milan». Qualche cardinale sussultò. «Perché anche Lei, come noi, è spesso in trasferta, a portare in giro per il mondo un’idea vincente, che è l’idea di Dio». Fu un trionfo. B si era trascinato al seguito un esercito di milanisti, giornalisti e inserzionisti – il Gruppo, come lo chiamava lui – e li presentò al Papa uno alla volta, alla sua maniera: «Questo è Ruud Gullit, Santità. Già 12 gol quest’anno, di cui tre in Coppa dei Campioni». Wojtyla abbozzò un sorriso di cortesia. «E questo è Gigi Vesigna, direttore di Sorrisi e Canzoni: un milione di copie, molte più di Panorama!». Il Papa si illuminò: «Panorama! Io leggo sempre Panorama!». B ci rimase così male che forse in quel momento decise di comprare la Mondadori.

Avevo ventisei anni e mi faceva già così ridere e così paura. Era il cumenda moderno, circondato dal servilismo dei collaboratori. Arrivava all’allenamento del Milan in elicottero, si toglieva l’impermeabile e lo lanciava dietro le spalle, dove c’era sempre qualcuno che lo pigliava al volo. Scrissi che il raccattacappotti era il nuovo portiere del Milan e si arrabbiarono tutti, specie il portiere del Milan. L’allenatore Sacchi, adulatore furbissimo, iniziava le conferenze del sabato con una formula magica: «Permettetemi anzitutto di ringraziare il Dottore, che è una persona meravigliosa. Senza di lui, noi non saremmo qui». Alla decima volta un collega alzò la mano: «Senta, Sacchi, premesso che il Dottore è una persona meravigliosa, ci dice la formazione?».

(continua a leggere sul sito della Stampa)

foto: LaPresse

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17 Commenti

  1. winniepooh

    Non per fare il pignolo (ma con Gramellini spesso è meglio esserlo, soprattutto quando esagera di vermouth), forse il giornalista confonde il 1986 con il 1987. Lui, nato nel 1960, aveva 26 anni l´anno che SB divenne presidente del Milan. Ma quando in rossonero arrivarono Sacchi e Gullit, si era già nella seconda metà del 1987. O sbaglio? Così, per precisione storica.

  2. baudolino

    Posso tranquillamente scrivere che questo articolo entra di dirittto nella mia top ten dei preferiti (sez. divertenti).

  3. Il racconto del “patto di Segrate” l’avevo letto pari pari nel gennaio 2009 sul blog di Alessandro Gilioli (me l’ha fatto venire in mente un recente post de IlPost)

    http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/01/02/vendesi-convergenze-come-nuove/

    Solo che l’incontro avveniva a Milano e non a Segrate, la controparte era Rusconi e non Mondadori e l’emittente era Italia 1 e non Retequattro.

    A questo punto, iniziano ad esserci gli elementi della leggenda metropolitana.

  4. marquinho

    @Winniepooh
    Gramellini è nato il 2 ottobre, quindi nell’estate del 1987 (quando arrivarono Gullit e Sacchi) aveva ancora 26 anni.
    @Luzmic
    La stessa storia è raccontata anche in un libro di Deaglio degli anni ’90 (non ricordo se Raccolto rosso o Besame mucho)e si parlava di Mondadori Rete4.

  5. marquinho

    E comunque nell’articolo si da per scontato che Berlusconi sia finito Stiamo attenti a non fare come le galline che preparavano il funerale della volpe.

  6. piti

    Gramellini ha il torto, che in questo caso non riesco a perdonargli, di essere sostanzialmente sorridente e lieve anche quando parla di fatti e persone che meritano un tono ben più severo e ben meno accondiscendente.
    Il timbro del Vabbè, è una simpatica canaglia. A volte anche la leggerezza può essere un difetto, oltre che una pavidità professionale.

  7. maragines

    Infatti Gramellini la cita come episodio a metà tra la leggenda e la colossale panzana. E questo non diminuisce l’efficacia rappresentativa di Berlusconi, infatti dice che lo usa come test.
    È vero? Non è vero… In questo caso poco importa!

  8. A me questo pezzo piace da impazzire.

  9. lara8

    L’ho trovato un pezzo molto divertente specialmente quando lo definisce “cumenda moderno”(cosa verissima) perchè mi ha ricordato personaggi come Zampetti il mitico cumenda de “i ragazzi della 3a C”!!Peccato che dietro l’articolo divertente si celi tutta la mostruosità dell’uomo/personaggio di cui avremmo fatto volentieri a meno!

  10. @ maragines (e marquinho): ma infatti, non era per dire se Gramellini ha “sbagliato” o no (lui stesso ipotizza che sia una leggenda, forse messa in giro proprio da Berlusconi). Era solo per capire. Che poi le leggende che girano su una persona ti dicono qualcosa (forse di più, certamente di diverso) rispetto alle storie vere e verificate.

  11. Ma si sta sempre parlando di quello che non si è ancora dimesso e che ancora deve tirar fuori una legge?
    O mi sono perso dei pezzi e qui dove sono non sono stato raggiunto dalle ultime notizie?
    Caso B: non se n’è andato ma si attende da così tanto tempo di poterlo dire che ormai per decisione condivisa tutti ne parlano come se ne fosse andato certi che, facendolo tutti, nessuno solleverà la questione.
    Caso C: nessuno in questo paese conosce la differenza tra esplosione e onda d’urto e per questo si è convinti che se domani si dimette domani finiscono i vent’anni di berlusconi si passi pure (già) ai raccondi di quand(t)o era simpatico.
    La prova del fatto che i vent’anni di Berlusconi non sono finiti sta nel fatto che non si è dimesso e tutti parlano di lui dimesso perché lui ha detto che si dimette anche se non si è ancora dimesso né si è capito quando lo farà.
    Esattamente come un giorno qualsiasi di quelli estraibili dal cilindro degli ultimi vent’anni.

  12. La sinistra doveva smettere di sostenere che l’italiano medio era vittima di Berlusconi. L’italiano medio era solo un Berlusconi più povero.
    .
    Standing ovation.

  13. maragines

    Luzmic: ho capito, sì siamo d’accordo al cento per cento.
    *
    Broono: veramente quando sì è detto. Domenica al più tardi, dopo l’approvazione della legge.

  14. lara8

    @LOWRESOLUTION anch’io trovo che quel passaggio sia da incorniciare!!!!

  15. Quindi il direttore della Stampa poteva disporre dei carabinieri di tutta Italia per avere l’anteprima di un libro dei suoi giornalisti Io questo lo trovo molto grave. (di B l’articolo non aggiunge nulla che già non si sapesse )

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