Il gioco dei debiti pubblici

Il grafico interattivo dell'Economist per vedere come se la cavano le economie del mondo, a partire dalla nostra

L’Economist ha pubblicato un grafico interattivo che permette di confrontare l’andamento dei debiti pubblici di diverse nazioni e regioni del mondo negli ultimi trent’anni. Nel grafico viene visualizzato il rapporto tra il debito pubblico, ovvero la totalità dei soldi che uno Stato deve ai suoi creditori che gli hanno prestato soldi in passato, e il prodotto interno lordo (PIL), ovvero la totalità della ricchezza prodotta in un anno nel paese. Possono essere visualizzati i dati di due paesi in contemporanea, selezionabili nella colonna alla destra del grafico, e si può decidere anche il periodo in cui effettuare il confronto (a partire dal 1980).

Possiamo vedere, così, l’impressionante aumento del rapporto deficit/PIL in Giappone, che attualmente supera il 200 per cento, la grande stabilità del rapporto in Svizzera, e l’aumento in tutti i paesi cosiddetti “avanzati” (dagli Stati Uniti all’area euro nel suo complesso).

Ma il grafico permette anche di fare previsioni per i prossimi cinque anni. Normalmente sono visualizzate le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, ma cliccando su “Show user forecast” si possono cambiare quattro indicatori fondamentali, che sono importanti anche per comprendere quello che sta succedendo durante l’attuale crisi economica.

GDP growth – Crescita del Prodotto Interno Lordo. Se il PIL cresce molto, la ricchezza complessiva del paese aumenta e il peso del debito pubblico si abbassa, diventando più sostenibile. Ecco perché nel dibattito politico si parla spesso delle famose “misure per stimolare la crescita”. Per essere più precisi, il PIL deve crescere più dei tassi di interesse sui titoli di stato, altrimenti il debito pubblico aumenta. In pratica, se ogni anno la ricchezza totale italiana cresce del 2 per cento, e lo stato italiano deve promettere un interesse del 5 per cento ogni anno per farsi prestare soldi, il debito pubblico nel complesso cresce. A meno che lo stato ogni anno risparmi un sacco di soldi, e questo ci porta a parlare dell’avanzo primario.

Budget balance – Avanzo o disavanzo primario. L’avanzo o disavanzo primario è la differenza tra le entrate e le uscite di uno stato, senza considerare il pagamento degli interessi sul debito pubblico accumulato in precedenza. Se le entrate sono maggiori delle uscite, il dato è negativo e si parla di “avanzo primario”. Per i conti pubblici è una buona notizia: l’Italia, a parte nel 2009, ha sempre avuto un avanzo primario dal 1992.

Interest rate – Tasso d’interesse. È l’interesse che un paese deve promettere ai potenziali acquirenti dei suoi titoli di stato per riuscire a vendere tutti i titoli che intende immettere nel mercato, ed è quello che sta aumentando vertiginosamente in Italia negli ultimi giorni. Di solito si prende come riferimento il tasso d’interesse dei titoli di stato con scadenza decennale.

Inflation – Inflazione. L’inflazione è l’aumento generale dei prezzi dei beni e dei servizi in un dato periodo di tempo, solitamente in un anno. È facile capire che l’aumento dei prezzi causa una diminuzione del potere d’acquisto della moneta, ovvero delle cose che si possono comprare con una determinata quantità di denaro. L’inflazione riduce il valore reale del debito: se dieci anni fa lo stato italiano ha prestato 100 promettendo di restituire 120, e nell’arco dei dieci anni la moneta si è svalutata molto (aumentando i prezzi e i salari, e quindi le tasse e le entrate dello stato), restituire quei 120 diventa molto più facile. (Gli investitori lo sanno, naturalmente, e se l’inflazione aumenta chiedono interessi più alti: ma questa e altre interazioni sono escluse dalla visualizzazione grafica dell’Economist.)

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