È il mercato nero, e non la Cina, l’economia che oggi cresce di più nel mondo. Secondo Foreign Policy, oggi il fatturato mondiale del Système D, come gli africani francofoni hanno chiamato l’economia sommersa nell’era postcoloniale (“d” sta per il francese débrouillard, e cioè “sveglio”, “dritto”), ammonterebbe a circa 10mila miliardi di dollari all’anno. Una cifra enorme, se si pensa che il prodotto interno lordo della prima economia del mondo, ossia gli Stati Uniti, è di poco superiore ai 14mila miliardi di dollari.
Sempre più diffuso nei paesi in via di sviluppo, il mercato nero attecchisce oramai anche in quelli più ricchi. Secondo uno studio del professor Friedrich Schneider dell’Università di Linz, in Austria, nel 2011 il fatturato del mercato nero dell’Unione Europea crescerà ancora, raggiungendo quota 1.900 miliardi di euro. Una economia sommersa che ha i suoi vantaggi. Come ha già dimostrato uno studio di Deutsche Bank nel 2009, i paesi europei con le percentuali più alte di lavoro nero come Grecia, Italia e Portogallo hanno reagito meglio agli effetti della crisi economica del 2008-2009 rispetto ai paesi con il mercato del lavoro decisamente regolamentato. In Sudamerica nello stesso periodo, il lavoro in nero è cresciuto perché rimanendo nei canali occupazionali tradizionali non si riusciva ad arrivare alla fine del mese.
Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), nel 2009 circa 1,8 miliardi di persone hanno lavorato in nero, ossia la metà della forza lavoro mondiale. Questi dati sono tuttavia destinati a crescere vertiginosamente: le stime dell’OCSE dicono che nel 2020 addirittura due terzi della forza lavoro mondiale avrà abbandonato il mercato ufficiale per il Sistema D, un’economia spontanea, parallela e multinazionale, con le sue regole non scritte, che sfugge a ogni controllo statale o istituzionale e che soprattutto non paga le tasse.
Questa situazione, secondo Foreign Policy, è figlia dei tempi. La forza lavoro mondiale ormai non ha più le garanzie e i diritti che fino a poco tempo fa le hanno garantito le istituzioni: “Persino in Giappone, dove le multinazionali hanno sempre garantito contratti a tempo indeterminato, ci si è resi conto che questo sistema non è più sostenibile in un mondo sempre più imprenditoriale”, si legge nell’articolo. “Le leggi del lavoro del 20esimo secolo sono in via di estinzione”. Di conseguenza, molti preferiscono affidarsi a un mercato più libero e flessibile, dove la burocrazia non esiste e dove, proprio per l’immediatezza e la facilità degli affari, l’attitudine imprenditoriale viene maggiormente gratificata.
Difatti, il mercato nero, con tutti i difetti che ha e gli scompensi che provoca alle istituzioni e alla società, ha anche i suoi lati positivi: in molte città africane come la nigeriana Lagos, il benessere è arrivato principalmente grazie al Sistema D, in quanto gli imprenditori non avrebbero mai investito nella stessa misura rispettando regole per loro sconvenienti. Paesi con una grande percentuale di lavoro nero come Cina e Paraguay hanno alti tassi di crescita anche grazie all’equilibrio trovato tra sistema ufficiale e quello illegale. Ed è il sistema D che permette anche agli africani poveri di acquistare telefonini e altri prodotti tecnologici a prezzi accessibili. Secondo Foreign Policy, il sistema D potrebbe dunque essere il futuro dell’economia globale, un futuro più aperto a tutti.




A me sembra un delirio…, o una catastrofe
Per la gioia del famoso 1%.
Ma anche tutto questo, che sta accadendo adesso, è stato previsto dalla fantascienza. Chi nei decenni scorsi ha letto Urania, intuisce dove andremo a finire.
Quindi noi siamo avanguardia?
Forse bisognerebbe cominciare a ripensare il “sistema-nazione” sul quale ci basiamo oggi…
Boh… portare come argomento a sostegno di questa tesi l’esempio di Grecia, Italia e Portogallo che “hanno reagito meglio degli altri alla crisi del 2008-2009″ a me non pare una grande idea. Uno in default e gli altri due ormai manca poco, proprio un bel modo di uscire dalla crisi.
Ma la smettete di fare gli articoli di economia con i piedi!!? Il copia e incolla non sempre paga!
E’ incredibile che proprio il Post, il cui verbo più utilizzato nei suoi titoli è “spiegare”, diffonda delle analisi così superficiali e, come in questo caso, totalmente fuorvianti.
Nel rapporto di Deutsche Bank (che non è propriamente uno studio come scritto nel post) si vorrebbe correlare la variazione del PIL del 2009 rispetto al 2008 con la quota di PIL del 2009 attribuita all’economia sommersa (stimata!… Senza sapere nemmeno in che modo).
Solo che quel report non dimostra proprio un bel nulla (come invece piace tanto scrivere a voi: “dimostra” e “spiega” dovrebbero essere usati con più oculatezza sulle vostre pagine). Intanto perchè è folle ipotizzare una relazione di causa-effetto tra una singola variabile indipendente come l’entità dell’economia sommersa (la cui stima dipende dalla metodologia applicata) e il PIL. E’ ovvio a tutti che l’andamento dell’indice con cui si misura la ricchezza di una nazione (il PIL appunto) dipenda da un insieme di molteplici fattori spesso relazionati tra loro, e non solo da un singolo fattore (si chiama analisi multivariata).
Oltretutto, lo stesso report di DB che citate non si arrischia certo a trarre le conclusioni che voi invece riportate: “I paesi europei con le percentuali più alte di lavoro nero come Grecia, Italia e Portogallo hanno reagito meglio agli effetti della crisi economica del 2008-2009 rispetto ai paesi con il mercato del lavoro decisamente regolamentato”. Loro dicono, invece, che dai dati che hanno estratto SEMBREREBBE che i Paesi che hanno avuto minor recessione nel 2009 sono O quelli con poca economia sommersa (Francia, Olanda, Austria) O quelli con molta economia sommersa (Grecia, Portogallo). I Paesi che stanno nel mezzo (Germania e Scandinavia) hanno registrato invece una maggior recessione. Il rapporto conclude che se la Germania avesse avuto una quota trascurabile di economia sommersa, non sarebbe nemmeno finita in recessione.
Quindi, per prima cosa avete totalmente travisato una fonte e da questa ne avete ricavato un bel lancio a effetto.
In secondo luogo lo stesso report di Deutsche Bank non ha basi solide. Il grafico che lo accompagna, del resto, indica che il grado di correlazione tra le due variabli (variazione di PIL ed economia sommersa) è molto basso: appena il 43%. Un valore accettabile non può essere inferiore al 70/80%.
Cosa dica Foreign Policy non lo so, visto che non linkate alcuna fonte open access. Non si capisce, però, per quale motivo facciate da altoparlante a delle opinioni che sono chiaramente ideologiche. Il messaggio che passa (sarà provocatorio? Mah… non mi pare così chiaro) è che si possa mettere in discussione la regolamentazione dei mercati del lavoro delle economie avanzate, in sostanza l’eredità della socialdemocrazia europea.
Per carità, tutto si può ridiscutere, ma ci sono modi e modi. Non certo riportando gli esempi che fa FP (e dunque il Post). E’ ovvio che in Africa o in America Latina il lavoro nero rappresenta una valvola di sfogo per le richieste di benessre che provengono dalla larga parte dei lavoratori, ma quegli stessi lavoratori starebbero cento volte meglio se esistessero un’amministrazione fiscale efficiente, un welfare equo e che funzioni, rappresentanze sindacali stabili e trasparenti, un settore terziario che si occupi delle crescenti esigenze dei cittadini etc..
Ma come si fa a concludere che sarebbe meglio che siano l’Europa o il Giappone ad avvicinarsi all’Africa piuttosto che il contrario?
Ma chi li scrive questi articoli?
un sistema del genere non può crescere oltre un tot. poi la produzione di ricchezza di un sistema d deve rispettare altre regole, altri capi – baciamo le mani? – ; resta un sistema parassitario, un sottosistema entro un sistema che genera e produce ricchezza (i soldi li deve stampare qualcuno)
“Una economia sommersa che ha i suoi vantaggi. Come ha già dimostrato uno studio di Deutsche Bank nel 2009, i paesi europei con le percentuali più alte di lavoro nero come Grecia, Italia e Portogallo hanno reagito meglio agli effetti della crisi economica del 2008-2009 rispetto ai paesi con il mercato del lavoro decisamente regolamentato”
BAHAHAHAHAHAHA… si ride per non piangere.
L’economia sommersa è il sintomo di uno stato che non funziona, il suo unico pregio è far girare l’economia dove lo stato non funziona. Ma lo scopo deve essere far funzionare lo stato.
Se il futuro dell’economia è nero è grave perchè significa che gli stati non riescono a svolgere la loro funzione