La verità è che, nel nostro Paese, si sono prodotti mutamenti nella struttura economica, sociale e culturale che non hanno ancora trovato una traduzione politica. A questo punto, tutto dipende dalla capacità di fare leva sugli elementi più vitali della trasformazione in corso per ricostruire una visione motivante del futuro.
- la fine della questione generazionale. In Italia, la questione generazionale è finita. Non perché le condizioni dei giovani siano migliorate: è vero il contrario. Ma semplicemente perché l’emergenza è quella di un Paese nel quale il vecchio sistema delle paghette del nonno che compensavano le lacune del welfare dei nipoti non funziona più. I costi dell’immobilismo non sono più concentrati su alcune fasce di outsider: stanno creando metastasi nel corpo sociale nel suo insieme.
In modo analogo, i segnali di rinnovamento non arrivano certo esclusivamente dalle generazioni più recenti. La Leopolda sarà l’appuntamento di tutti gli innovatori, e dovrà smentire anche una volta per tutte chi fa finta di non aver capito che il concetto di rottamazione si applica alla classe politica, non ai milioni di cittadini e di lavoratori che hanno gettato le fondamenta di una delle democrazie industrializzate più avanzate del mondo.
- l’affermazione di nuovi protagonisti. Il problema è che parlano sempre gli stessi. La ridicola sovraesposizione della politica fa sì che i protagonisti del mutamento siano occultati dagli schiamazzi dei peones dell’immobilismo. Il grado di notorietà dei Bocchino e degli Scilipoti è, assurdamente, molto superiore a quello degli Alessandri o dei Ghisolfi.
La Leopolda deve servire anche a questo: usare la sovraesposizione mediatica della politica per dare visibilità ai protagonisti di un rinascimento possibile. Immettere nel dibattito nazionale i volti e soprattutto le idee di una nuova categoria di imprenditori, di studiosi, di uomini e di donne del volontariato e dell’associazionismo, di amministratori locali che hanno il potenziale per cambiare l’Italia.
- il valore di un’ora. In tutte le società avanzate, la grande barriera che tiene gli outsider fuori dalla politica è il tempo. Nel mondo del lavoro, ma anche nel tempo libero, il valore di un’ora si è moltiplicato per venti o per trenta grazie ai progressi della tecnologia. In politica, invece no. Lì le forme della partecipazione continuano a essere quelle di sempre: interminabili riunioni e assemblee dall’esito incerto, comitati e sottocomitati che passano giornate intere a non decidere nulla. Sarebbe frustrante per chiunque. Ma per chi è abituato ai tempi istantanei della rete, è addirittura insopportabile.
Nelle sue modalità di svolgimento, ma soprattutto nel seguito che l’incontro avrà nei mesi successivi, la Leopolda dovrà imporre un nuovo paradigma. Presenza on e off-line devono avere pari dignità e intrecciarsi di continuo. Per quante persone in gamba si possano riunire in una sala, perfino gigantesca come la Leopolda, le idee migliori sono sempre là fuori, in attesa che qualcuno le vada a pescare.
Un rigoroso discorso di verità unito a una visione del futuro, l’iniezione di nuovi protagonisti nel dibattito nazionale attraverso un ripensamento delle forme stesse dell’azione politica: immaginare che tutto questo accada in un weekend sarebbe ridicolo. Ma, come dice il saggio, anche un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo.




Amen!!!
«il sorpasso in borsa di Apple ai danni di Microsoft ha segnato il primato del capitalismo culturale»
Tradotto:
È da privilegiarsi una visione aristocratica e fighetta piuttosto di una democrazia caciarona e dozzinale (Microsoft) e a BUONMERCATO. Si fottano i garantiti (sic) metalmeccanici del tutto IRRILEVANTI in una società che fa della raffinatezza il suo segno distintivo.Che se restino silenti e rassegnati a lavorare fino allo sfinimento. Ridurremo alla fame gli sfrontati (Emanuela Marrone, compresa)che sfruttando la òlegislazione del tempo se ne sono scappati anzitempo dal mondo produttivo e che ORA si ciucciano pensioni da 800 euro mensili: verranno dimezzate.
Il futuro segna il ritorno alla spietata competizione tra classi, generazioni, culture e, perché no, religione e razze… per dire.
Un NUOVO paradigma mai potrà essere tale (né nuovo né paradigma) se si analizza la società affidandosi ad ottocenteschi stereotipi: il LAVORO risparmiato dalle innovazioni tecnologiche che diventa un problema di occupazione è la risposta che si dà al futuro?
ah beh
Sacrosanto l’invito al cambiamento di mezzi e idee per aggiornarli ai tempi.
Ma Martin Luther King e la Apple?
Dubito King avrebbe visto di buon occhio le strategie di una azienda (una azienda, dannazione!, non Amnesty International, o Medici Senza Frontiere) che vende prodotti di lusso con il nobile intento di vendere e basta.
Il fatto che molti tra quelli che leggono questo articolo si possano permettere di farlo usando uno di questi prodotti, non li rende meno di lusso. Sorvoliamo sullo sfruttamento di manodopera (e suicidi) a buon mercato di questi designers.
E’ sintomatico che oggi si arrivi a scrivere che l’esempio migliore per un partito che dovrebbe cambiare lo status quo sia una compagnia statunitense di costosi gadget.
Forse siamo finiti ancora prima di partire.
(ancora non ci credo: ma davvero la speranza viene dalla versione glossy in titanio della stessa follia che porta la gente a fare le file al nuovo Trony di Roma?)
altre 20 sviolinate alla apple e mangio una renetta. il resto è… conosco la differenza tra giornalismo e scienze politiche
interessante questa piattaforma per una destra moderna e al passo coi tempi.
Capitalismo culturale. C’è una app anche per questo.
A differenza degli autori dei commenti precedenti, come spesso succede in Italia concentrati sul dito e non sulla luna, sono rimasto molto piacevolmente stupito dal respiro di questo articolo/manifesto.
Finalmente qualcuno prende atto che, per difendere i propri valori, li si deve inserire in un sistema economicamente sostenibile nel proprio tempo, e questo vale per i diritti sociali come per la cultura.
O forse chi commenta sarcasticamente pensava che Lorenzo de’ Medici finanziasse la sua brillante corte con i fiorini del pozzo magico dietro palazzo Pitti?
Eppure non credo nessuno metta in dubbio il valore culturale del rinascimento.
Solo che per fare cultura e servizi sociali bisogna produrre, e per produrre ci vuole un sistema che favorisca chi ha l’iniziativa per farlo e compensi adeguatamente chi ci mette la forza lavoro, senza demonizzare nè l’uno nè l’altro.
E se proprio siete allergici alle citazioni di Apple (tutti abbiamo argomenti sui quali proprio non riusciamo a essere obiettivi) andatevi a leggere chi era Adriano Olivetti e che tipo di azienda aveva concepito e realizzato.
La via di uscita non sono certo rivendicazioni ormai anacronistiche (perchè semplicemente irrealizzabili), ma piuttosto un sano e virtuoso sviluppo sostenibile dei cui benefici tutti possano partecipare equamente.
A quanto pare chi gira intorno a Renzi è capace di esprimere uno spessore che francamente faccio fatica a trovare in lui.
Bravi!
Finalmente un idea politica che va oltre per costruire un futuro!
Sia la vecchia nomenclatura e che il manipolo di giovani fighetti quarantenni che cerca di scalzarla a colpi di Leopolda vivono in un’Italia che non c’è. Continuate pure a parlare tra voi.
Bello l’inizio con la contrapposizione tra il sogno e l’incubo, davvero. Ma in questo contesto c’e’ il rischio di finire col paragonare M. Luther King a Renzi, e francamente c’e’ un limite a tutto.
Per il resto non mi sento di essere d’accordo con quello che si dice. La sinistra ha fallito in Italia (come nel resto d’Europa) perché in mancanza di un nuovo modello con cui interpretare i cambiamenti culturali ed economici del XX secolo, ha preferito accondiscendere all’avanzata del neo-liberalismo nella speranza di poterlo gestire, attenuandone gli squilibri estremi. Così non è stato e le conseguenze sono quello che vediamo oggi.
Portare la Apple ad argomento della vittoria del “modello” culturale .. come un esempio del nuovo da seguire è francamente imbarazzante. La Apple, è l’esempio limite dell’azienda globale, che produce profitti enormi tramite lo sfruttamento estremo di forza lavoro sottopagata (un telefono di 560$, costa 178$ di componenti + 7$ dollari di manifattura!), cosa che la rende più simile ad un approccio industriale di fine ’800.
Di nuovo c’e’ la capacità di muoversi velocemente nel mercato globale, per sfruttare i vantaggi di paesi che offrono forza lavoro a basso costo o per eludere il pagamento delle imposte sulle vendite (ad esempio tutte le vendite in Spagna, come probabilmente quelle degli altri paesi europei sono fatturate in Irlanda per pagare imposte minori, vedi http://goo.gl/Baq5b). A questo inoltre unisce un marketing particolarmente sapiente che sfrutta l’immagine e l’emozione per massimizzare le vendite, tutte modalità in ogni cosa ben note e che non hanno nulla a che vedere con il modello “culturale”, disgraziatamente vantato nel pezzo.
Questo produce ricchezza? Si molta nelle tasche di pochissimi.
Questi teorici della nuova destra sono mai stati in Italia? Vadano a farci un giro e poi scrivano le loro fini riflessioni su un paese che ha bisogno di tutto eccetto una mela made in cina sui pc e di automobili made in mexico…
Ci sono alcune affermazioni che non stanno in piedi, ma anche alcune osservazioni molto interessanti e condivisibili. Il finale è sulla mia linea d’onda. Con un caveat: le idee non si devono pescare (eufemismo per rubare?), ma si selezionano valorizzando coloro che le propongono, come succede nei sistemi sociali che funzionano (ad esempio le università statunitensi, le varie Silicon Valley del mondo, le democrazie nord-europee, alcuni settori imprenditoriali del Nord Italia). Sono affidabili i nostri amici della casta mediatica italiana e in particolare il loro leader, Matteo Renzi, da quest’ultimo punto di vista? Soprassediamo, pronti a cambiare idea di fronte a fatti concreti.
Lorenzo Sandiford