3. Prudenza
Un altro aspetto positivo è la nostra prudenza finanziaria. Dopo la rapidissima crescita del debito pubblico che abbiamo descritto poco sopra, l’Italia è stata costretta a diventare molto più attenta: il nostro governo spende regolarmente meno, in servizi ai cittadini e in opere pubbliche, di quanto guadagna dalle tasse. In gergo economico si dice che il nostro avanzo primario è positivo, e questo è successo tutti gli anni dal 1992 a oggi, con l’eccezione del 2009. Ma l’avanzo primario non tiene conto della spesa per gli interessi del nostro debito pubblico (che aumenta, tra l’altro, con l’aumentare dello spread).
4. La crescita
Che cosa non funziona, quindi? Il fatto è che l’economia italiana non cresce. Negli ultimi 15 anni, ricorda Knight, la crescita media del nostro PIL è stata uno scarsissimo 0,75%, molto meno degli interessi che sono stati garantiti in passato agli investitori che hanno voluto prestare soldi allo Stato italiano per finanziare il debito pubblico. L’effetto è che, nonostante l’avanzo primario, il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo (che come abbiamo visto è quasi stagnante) non diminuisce, e può addirittura aumentare, come succede da circa tre anni.
5. Le soluzioni
Le soluzioni possibili per sostenere la crescita senza ricorrere all’inflazione sono diverse, alcune delle quali elencate nella “lettera segreta” che la Banca Centrale Europea inviò al governo italiano ai primi di agosto: decisi tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni, riforma delle pensioni.
Ma il meccanismo non è automatico. Minore spesa pubblica, così come maggiore tassazione, significano anche meno soldi nelle tasche dei cittadini, e quindi portano molto probabilmente a una diminuzione dei consumi e a un aumento della disoccupazione (le imprese investono meno e assumono meno). In altri termini, mettere a posto i conti dello Stato può avere effetti pesanti sull’economia e ostacolare la crescita del prodotto interno lordo.
Questi effetti negativi spaventano i mercati, che quindi chiedono interessi più alti per prestare denaro all’Italia e innescano un circolo vizioso pericolosissimo. Come abbiamo visto, l’Italia usa i soldi che gli vengono prestati essenzialmente per pagare gli interessi del suo enorme debito pubblico accumulato in passato: ma se i soldi continuano ad essere prestati al nostro paese a interessi alti, il nostro debito diventa sempre meno sostenibile.
foto: GEORGES GOBET/AFP/Getty Images




Più che altro a me questa sembra la crisi italiana spiegata agli italiani: non mi sembra che da nessuna parte sia stato spiegato così chiaramente per quale motivo ci troviamo in questa situazione difficile, di certo non da parte del governo e da molti media, che preferiscono parlare di “speculatori brutti e cattivi che complottano contro l’Italia”…
E dopo i lupi grigi e i bisonti, ecco le notizie dall’Italia.
La BBC ama smisuratamente le condizioni estreme?
Buona spiegazione, bisogna però aggiungere che ad incrementare il debito a contribuito in maniera non marginale, la crisi finanziaria del 2008 e la conseguenze spesa per il salvataggio delle banche, stimato da 500 miliardi e 4 triliardi di soldi pubblici(!) solo nel 2008. Paradossalmente i paesi si indebitano per salvare la banche, le quali invece non hanno “fiducia” nei paesi stessi che li hanno salvate per l’eccessivo debito, e chiedono tassi più alti per finanziare il debito. Una follia ..
Se davvero le soluzioni sono solo queste la vedo dura. Tagli alla spesa mi pare non se facciano e non se faranno, non vedo in questo senso propste valide nonostante la pletora di liste di cose da fare che ormai spuntano ovunque. Liberalizzazioni manco a palarne, Bersani tentò timidamente di fare qualcosa e sappiamo tutti come è finita, addirittura l’ordine degli avvocati era pronto a bloccare la finanziaria in un momento delicatissimo per l’economia. Per non parlare di tutte le altre categorie pronte a far barricate. Nessuno avrà mai il coraggio di farle, i nostri politic sono troppo pavidi.
Riforma delle pensioni poi forse tra mille anni, qualsiasi proposta, amche la più sensata, scatena una mezza rivoluzione. Quindi?
Difficile trovare una “spiegazione della crisi italiana” che dimentichi il 26% di PIL che sparisce insieme alle fatture non dichiarate (e non tassate) dall’italico imprenditore, artigiano, commerciante, professionista ma la grande BBC ci riesce.
Persino Tremonti, poco fa, ha spiegato ai giornalisti (immagino sorridendo con la erremoscia) che una delle cose curiose del BelPaese è il mistero che circonda il paradosso italiano: reddito in calo e ricchezza in crescita.
Smettiamo di prenderci in giro. Prima o poi, finirà la “ricreazione” concessaci da chi è legato alla nostra economia (Paesi UE) ma non riesce più a sopportare la concorrenza economica (e sociale) sleale che gli facciamo. Il livello del disagio sociale ed economico diffuso in Francia, Inghilterra, persino Germania, è imparagonabile al nostro dove, fra welfare, elusione, evasione e risparmio (fino ad ora) abbiamo vissuto molto meglio di loro. E’ per questo che nessun politico se la sente di prendere in mano questo maledetto cerino sociale ed economico e spiegare agli italiani che non c’è più trippa per gatti…
@ pablo72
le cifre di spesa che citi per il salvataggio delle banche, ammesso che siano giuste, non si riferiscono certamente all’Italia che, anzi, per aiutare le sue banche non ha dovuto quasi scucire un euro.
e poi il forte aumento (e, in alcuni casi, la vera e propria esplosione) dei rendimenti sui debiti dei paesi europei in difficoltà non ha niente a che vedere con la presunta follia delle banche, ma è anzi frutto di un processo molto razionale. da quando la Germania, a dicembre dello scorso anno, ha insistito, e alla fine ottenuto che anche gli investitori privati fossero coinvolti (cioè dovessero subire delle perdite) nella ristrutturazione del debito greco, questo ha portato di fatto alla scomparsa della categoria dei titoli privi di rischio, come fino a quel momento erano percepiti i titoli di stato dei paesi dell’Area Euro, che da quel momento in poi sono stati equiparati alle obbligazioni emesse da una qualunque società (che può anche fallire). se cambia il profilo di rischio di un titolo, ovviamente cambia anche il rendimento che gli investitori chiedono per detenerli.
In realtà il taglio delle pensioni non ha un effetto repressivo. Siccome il non-più-pensionando non solo non si limita a non ricevere una pensione, ma continua a percepire uno stipendio, la sua condizione economica arriva addirittura a migliorare, considerando che lo stupendio è più della pensione.
Poi magari un non-ancora-stipendiando non riceve uno stipendio, ma poi arriva sempre qualche compiaciuto cultore di paradossi a spiegarci che se il cassiere della banca all’angolo non va mai in pensione crea più occupazione fra i giovani, il tutto moltiplicato per tutti i cassieri di tutte le banche a tutti gli angoli.