La licenza per lo Streaming Service Provider che si chiede di sottoscrivere ai siti Internet che pubblicano contenuti gestiti dalla SIAE è quella per i video on demand, di cui riportiamo il regolamento (grassetti nostri). Il documento non fa mai riferimento a testate registrate, ma solo a generici “siti”, quindi si può presumere che non esista differenza, per la SIAE, tra una testata giornalistica, un sito personale che ricava profitti dalla pubblicità e un sito personale amatoriale. Lo conferma la stessa Ercolani, spiegando che per la SIAE non esiste differenza tra siti personali e commerciali, conta solo la tutela del diritto d’autore.
Inoltre non viene fatta alcuna differenza tra i trailer caricati sui propri server e quelli caricati su Youtube e inseriti su un’altra pagina attraverso il codice embed: YouTube ha sottoscritto una licenza con la SIAE per i contenuti dei video pubblicati dagli utenti, siti esterni che incorporano gli stessi video devono regolarizzare la loro posizione indipendentemente.
6.1 Per “Video on demand (VOD)” si intende l’accesso a richiesta, attraverso il Sito o la sezione o pagina di portale o di Sito, in modalità streaming gratuito, a singoli contenuti costituiti esclusivamente da opere audiovisive (ad esclusione delle opere cinematografiche ed assimilate per una durata superiore a 10 minuti), video musicali, filmati di vario genere, sequenze di immagini fisse o in movimento. Sono esclusi i servizi che offrono agli utenti una programmazione cosiddetta “di flusso” ovvero con contenuti video non individualmente accessibili.
6.2 Il compenso annuo dovuto alla SIAE è calcolato applicando sugli introiti annui lordi, come definiti nelle premesse, l’aliquota percentuale determinata in base all’incidenza dei contenuti musicali.
6.3. E’ fatta salva l’applicazione di un compenso minimo trimestrale determinato sulla base della tabella che segue. Tale compenso, da versare anticipatamente con cadenza trimestrale, è considerato quale acconto delle maggiori somme eventualmente dovute applicando l’aliquota sotto indicata.
I compensi minimi trimestrali sono calcolati in una tabella allegata.

Il caso più diffuso è, ovviamente, il secondo: «Servizi generalisti che comprendono video con commenti musicali e colonne sonore (quali magazine on line, siti di contenuti audiovisivi promozionali, ecc.). Fino a 30 video, per una durata massima complessiva di 10 ore». Va anche calcolato un contributo aggiuntivo nel caso in cui il sito decidesse di diffondere lo stesso contenuto anche tramite social network, seppure con un certo abbattimento delle tariffe.
Per ora la SIAE non sta monitorando gli account personali dei social network, ma dice Ercolani che anche quelli, come qualsiasi altro sito, sono soggetti al pagamento dei diritti d’autore e prima o poi verranno regolarizzati. Molti account di personaggi pubblici e pagine aziendali avrebbero già sottoscritto la licenza SIAE.




Non so tra quanto: 10, 20, 40 anni. Ma questi occhi vedranno chiudere la SIAE, oh se lo vedranno.
Concordo con Rand,
chi produce un film o una pubblicità paga i diritti d’autore, e nel caso dei film generalmente si tratta di diritti di riproduzione multimediale su scala globale (per coprire internet).
Non capisco perchè li debba pagare anche il distributore.
A questo proposito la banda punk No-Fx diceva “Dinosaurs will die”. Speriamo in una rapida estinzione.
Anche i sallaroli (corporazione della salatura per la conservazione dei cibi)avrebbero vantato diritti sui prodotti surgelati o inscatolati. Poi venne l’illuminismo, la rivoluzione e tutto il resto.
Qui siamo ancora in pieno medioevo.
Quindi. La scuola di danza non può pubblicare sul proprio sito il video del saggio di fine anno benchè paghi ed abbia pagato la SIAE per l’uso della musica durante lo stesso per l’esecuzione in pubblico, così come la scuola di musica, così come il ragazzino che suona alla “festa della marmotta” (che ha regolarmente pagato siae, enpals eccecc) non può mettere sul proprio blog il proprio solo di chitarra… (ah no forse se cambia due note ogni 10 glielo fanno mettere)…
pazzia, siamo gli unici con una SIAE…
Tutto ciò non ha senso.
@bolla451
eheh!
La SIAE deve chiudere, morire, sparire (dove sono finiti i miei soldi, SIAE?)
Cioè, la SIAE è libera di imporre il pagamento (fino alla cifra assurda di 1800€) per l’utilizzo di un servizio fornito da terzi (in questo caso, trailer cinematografici) senza che nessun’altra autorità possa dirle niente?
Il pizzo, praticamente.