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Il PD che sogno
— Politica

Il PD che sogno

di Matteo Renzi

Il sindaco di Firenze spiega che cosa vuole fare, alla Leopolda e dopo

25 ottobre 2011

Matteo Renzi ha pubblicato questo testo sul suo sito, inviandolo anche via email agli iscritti della sua newsletter. Il prossimo fine settimana Renzi organizza alla stazione Leopolda di Firenze un’iniziativa che si chiama “Big Bang”. Tutte le informazioni logistiche sull’iniziativa si trovano qui, insieme a parecchi dei nomi degli ospiti. Il Post trasmetterà in diretta in streaming i lavori dell’evento.

Il PD che sogno vuole vincere, perché si è stufato di partecipare. Combatte le idee che non condivide, ma rispetta le donne e gli uomini e quindi non accetta la logica degli attacchi personali. Vuole che tutti abbiano una casa ma non delega l’urbanistica alle cooperative dei costruttori o ai professionisti del mattone. Si organizza dentro ai circoli ma cerca di vivere soprattutto fuori, a contatto con le persone vere, quelle in carne e ossa, non quelle dei sondaggi. Scende in piazza una volta ogni tanto e quando lo fa usa le armi non convenzionali del sorriso, non della minaccia: ma soprattutto vive la piazza ogni giorno, come luogo dell’incontro, come occasione per combattere la solitudine del nostro tempo. Perché vogliamo rimanere persone, non trasformarci in consumatori. Ci sono tre milioni di italiani che si impegnano per gli altri nel volontariato, quindici milioni di cittadini che usano il cinque per mille e più di un milione di cittadini che fanno sostegno a distanza: noi non abbiamo bisogno di una big society, lo siamo già.

Il mio PD rimette a posto i conti dello Stato e della amministrazioni pubbliche, non li sfascia. Giudica immorale il debito lasciato in eredità alle nuove generazioni e non sopporta l’idea che oggi lo Stato spenda più per gli interessi che per la scuola: paghiamo più per le colpe dei padri che non per educare i figli. Vuole il consenso degli italiani, ma anche il coraggio dei cittadini. E crede che lo slogan più bello sia quello della verità. Apprezza chi lavora per le istituzioni ma non vuole che nelle aziende pubbliche l’interesse di tutti sia messo in secondo piano rispetto ai privilegi di pochi. Pensa che ci salveremo solo investendo sul merito e sul capitale umano, non sulle tutele burocratiche. Dice di volere che nessun politico metta bocca sulla Rai, su Finmeccanica, sulle municipalizzate ma non lo dice solo il giorno dopo aver perso le elezioni: lo dice – e lo fa – soprattutto il giorno dopo averle vinte.

Il mio PD crede nel coraggio prima che nella paura. È fiero di essere italiano anche quando si sente cittadino del mondo. Crede che l’Italia abbia risorse strepitose e non cede alla retorica del declinismo per cui si stava meglio quando si stava peggio. Vuole produrre bellezza, non volgarità. E vuole che lo Stato sia compagno di viaggio non ostile burocrate per chi fa impresa e per chi vi lavora. Non si preoccupa solo di chi è già tutelato, ma anche e soprattutto di chi ha trenta anni e non trova lavoro. O di chi ne ha cinquanta e l’ha appena perso. Crede nella formazione permanente ma non nei burocrati della formazione. E riduce le cattedre universitarie, ma aumenta la qualità dell’insegnamento. Manda in pensione i cittadini due anni dopo, ma assicura un asilo nido in più.

Il mio PD crede nella politica e per questo teme l’antipolitica. Pensa che o si tagliano i costi della cosa pubblica oggi o saremo travolti tutti. Supera il bicameralismo perfetto, riduce i livelli istituzionali, taglia il numero e l’indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali, cancella i vitalizi e lo fa davvero, non solo negli annunci di campagna elettorale. Abolisce il finanziamento pubblico ai partiti perché altrimenti non ha senso fare i referendum. Ringrazia chi ha servito per tanti anni le Istituzioni. Ringrazia davvero, senza ironie. Ma non crede offensivo chiedere il ricambio per chi da qualche lustro occupa gli scranni del Parlamento: si può far politica anche senza una poltrona, anche rimettendosi in gioco. Chi ha causato il problema in questi anni non può proporsi come la soluzione. E comunque, qualunque sia la legge elettorale, in Parlamento ci deve andare chi prende voti, non chi prende ordini.

Il mio PD scommette sui diritti civili e anche sui doveri privati.

Il mio PD non è terrorizzato da chi ha idee ma da chi non ne ha mai avute e magari vive ancora di rendita su quelle degli altri.

Il mio PD è quello che fanno gli elettori con le primarie e nella vita di tutti i giorni. È quello che insieme proveremo a fare anche alla Stazione Leopolda.

foto: Virginio Merola

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32 Commenti

  1. maxavi

    Per favore non confondiamo renzi con la sinistra e, comunque, cerchiamo di giudicarlo per quello che ha detto negli ultimi 2, 3 anni e per come si è contraddetto, negli ultimi 2, 3 anni. All’inizio ero incuriosito da renzi e gli inizi della sua amministrazione del comune di firenze sono stati promettenti (abito a firenze, so di cosa parlo). Poi i miei dubbi hanno trovato sempre maggiori conferme.
    http://www.santalmassiaschienadritta.it/2011/10/sono-renzi-matteo-e-nessuno-mi-conosce-4.html

  2. superd

    ma per fortuna renzi e/o civati dovranno convincere gli elettori e non i commentatori del post

  3. pifo

    Effetivamente il messaggio evoca atmosfere molto veltroniane per tecnica narrativa, piu’ che per i sostanziali contenuti. Renzi si affida come Veltroni alle “visioni” e al loro potere evocativo, anche se parzialmente diverse, e al pari di Uolter evita di fornire ricette sperimentate, fatti, circostanze che misurino in qualche modo non solo la realizzabilita’ di queste ma la superiorita’e la affidabilita’ dei suoi progetti ovvero i motivi per i quali dovrebbe essere votato. Renzi e’ in grado di produrre carisma ma ancora si rifiuta, probabilmente inconsciamente, di sottoporre a verifica politica quelli che sono i fatti concreti gia’ prodotti dalla sua leadership. Il divorzio con Civati e’ qualcosa che dovrebbe esser pur spiegato nei dettagli, o no?
    Eppure basterebbe parlare di piu’ e meglio di Firenze ma quando lo fa Renzi non riesce ad andare oltre quei toni “splendenti” e rassicuranti che, guarda caso, utilizzava lo stesso Veltroni a Roma … prima della catastrofe, sua e della citta’.
    Io credo che un ottimo lavoro in una grande e complessa citta’ come Firenze sia il miglior biglietto da visita per chi vuole competere a governare questo paese, lo insegnano anche le altre democrazie europee, dove i grandi leader di sinistra, arrivano spesso da grandi esperienze di amministrazioni locali.
    Perche’ Renzi ha tanta fretta? Salvi la sua Firenze, come si e’ impegnato a fare, ci dimostri come concretizzare le visioni e noi saremo ben lieti tra 5,6, 10 anni di affidargli partito e governo.
    Saluti.

  4. grass1

    solo due cose, per quanto riguarda Renzi e Civati, il perchè si sono divisi e perchè insieme sarebbero ancora meglio che da soli ci sono al riguardo un paio di post del Peraltro Direttore Luca Sofri,
    @pifo non sono d’accordo sull’ultima frase, io lo preferirei ora, pieno di energia, di voglia di fare, di creatività e di forza per rompere schemi oramai decennali, invece che tra 10 anni quando magari di questi schemi sarà già parte.

  5. lornova

    @Uqbal: “La sinistra è conservatrice in Italia. Anzi, spesso è ottusamente conservatrice.” Questa è la frase migliore che abbia mai letto. Sintetizza perfettamente perché la sinistra italiana ha sempre giustamente perso e perché va rottamata. Viva Renzi, speriamo che fondi davvero la nuova sinistra italiana, o almeno aiuti a toglierci il vecchiume conservatore e naftalinico.

  6. pensieroleggero

    Non sono d’accordo con chi paragona Renzi a Veltroni. Ogni buon politico dovrebbe avere capacità evocative. In generale Renzi ha un tono molto più pratico e meno immaginifico di quello che aveva Veltroni (ci siamo dimenticati lo “yes we can”?). Poi mi domando da tempo una cosa: ma possibile che anche in prospettiva futura il Pd debba essere già diviso fra il partito di Civati e quello di Renzi? Ma non potrebbero combinare qualcosa di buono stando per esempio insieme? Poi per inciso mi è capitato di conoscere diverse persone elettoralmente indecise che apprezzano lo stile di Renzi. Indecisi, non destrorsi populisti.

  7. odus

    Il mio PD …Dice di volere che nessun politico metta bocca sulla Rai, su Finmeccanica, sulle municipalizzate ma non lo dice solo il giorno dopo aver perso le elezioni: lo dice – e lo fa – soprattutto il giorno dopo averle vinte.
    Partendo da quale legge esistente (che porta a nominare un cda RAI di politici ed una commissione parlamentare di controllo sulla RAI composta da politici, senza parlare di quanto avviene in Finmeccanica e nelle municipalizzate che lo sa solo lui) o da quale legge futura?
    Questo per dirne solo una sulle cento buttate lì dal sindaco di Firenze nella scia e con lo stile oratorio di tutti i sinistri che lo hanno preceduto.
    Certamente un qualche futuro in politica ce l’ha, ma solo perché chi lo precede, per ragioni anagrafiche, morirà prima di lui.

  8. pifo

    @Pensieroleggero
    esatto … e’ il tono (solo quello) ad essere piu’ pratico, perche’ la lingua toscana che Renzi (simpaticamente) ostenta si presta meglio a giochi dialettici piu’ che a complesse figure retoriche.
    Non ci siamo dimenticati lo “Yes, we can!” ed e’ anche per questo che ci fa un po’ sorridere “Big Bang” e diversi altri motteggi praticati dal nostro. Le evocazioni a sinistra sono praticate un po’ troppo, sin dai tempi delle canzoni di Fossati utilizzate nelle campagne elettorali. Sarebbe il caso di lasciarle riposare qualche anno e di dedicarsi a “sbandierare” i fatti, piuttosto che le visioni.
    Nessuno vuole insistere sulla divisione Civati-Renzi ma spiegare nei dettagli e con semplicita’ quello che e’ successo e tentare, nel nome della unita’, un riavvicinamento formale, restituirebbe un pochino di “normalita’” politica a quello che per il momento sembra solo un super-eroe “so tutto io” ineluttabile e imprescindibile: l’ uomo del destino lanciato a bomba contro il PD per farlo rinascere dalle sue ceneri.

  9. lara8

    @MAXAVI ti ringrazio CALOROSAMENTE per il link che hai messo,anch’io vivo a Firenze e purtroppo conosco a menadito le “genialità” di Renzi e la sua arte paracula…nel link sono piegate alla perfezione!

  10. Renzi è l’unico politico che mia madre resta ad ascoltare quando parla in tv. Per questo mi sono convinto da anni che abbia un potenziale elettorale enorme. Non so se esserne felice.

  11. lara8

    ops mi accorgo ora che ho scritto “piegate alla perfezione” invece che “spiegate alla perfezione”!!

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