Ciò che Cina e India hanno da dire

Adrian Fisk è un fotografo inglese di attualità: ha viaggiato molto, soprattutto in Asia, documentando condizioni di vita e opportunità dei paesi in via di sviluppo. Il suo lavoro è stato pubblicato, tra gli altri, da National Geographic. iSpeak è il suo ultimo progetto: dopo aver completato iSpeak China e iSpeak India sta ora lavorando a iSpeak Global, riadattando l’intero concept a venticinque nazioni diverse, selezionate in base alla loro rilevanza politica, economica, culturale e ambientale nel ventunesimo secolo.

Quando si parla di futuro dell’economia e dello sviluppo globale si guarda verso l’Asia: Cina e India in particolare, con il loro sviluppo frenetico e i contrasti sociali, incuriosiscono gli occidentali, attraggono e spaventano al tempo stesso.

L’idea alla base di iSpeak è quella di scavalcare le barriere linguistiche, andare oltre lo stereotipo descritto dai media, scoprire i due paesi che avranno un ruolo così importante nel nostro futuro nostro futuro sentendo direttamente cos’hanno da dire gli individui che li popolano. Adrian Fisk ha offerto al Post la possibilità di pubblicare alcune foto del suo progetto, frutto di un dialogo con una serie di persone che possono, con la loro realtà personale, rappresentare la stratificazione sociale dei loro paesi; e ci ha raccontato il suo percorso per scoprire queste storie. I minori di trent’anni, in Cina e India, sono più di un miliardo: si tratta di una generazione determinante per il futuro delle due nazioni.

«Mi sono chiesto – dice Fisk – come rappresentare meglio questa realtà con la fotografia, se andare nei locali o per le strade, e alla fine mi è venuta questa idea di far loro scrivere su dei fogli di carta qualunque cosa volessero comunicare al mondo. L’idea è che quel foglio di carta offra uno sguardo dentro la mente e il cuore del giovane che lo tiene in mano. Guardare le fotografie è come attraversare il paese potendo vedere ciò che le persone stanno pensando, comprendendo contemporaneamente gli individui e il contesto sociale.»

Ed è ciò che Adrian Fisk ha fatto: ha attraversato due nazioni enormi in due mesi, un mese per ognuna. Ha viaggiato per una media di 420 chilometri al giorno, per riuscire a parlare in media con due persone ogni giorno, talvolta anche una sola, raggiungendo anche le zone più rurali e arretrate.

«Ho cercato di avere un numero equo di uomini e donne, di provenienza geografica e condizione sociale: imprenditore, studente, contadino, operaio. Quindi ho visitato le campagne, le città, i paesi. In modo da avere una rappresentazione realistica della nazione.»

«All’inizio le persone che ho fotografato hanno avuto una reazione strana, soprattutto in Cina dove non c’è libertà di parola, quindi è complicato per ovvie ragioni chiedere ad alcuni di loro di esprimere i loro veri desideri. Un uomo straniero, bianco, che viene dall’inghilterra e ti chiede di scrivere ciò che vuoi su un foglio di carta è qualcosa di molto strano per queste persone. Spesso non sanno cosa scrivere, allora parlo con loro, inizio una conversazione, gli chiedo a cosa pensano quel giorno, cosa faranno domani, che relazione hanno con i loro genitori, se hanno un fidanzato o una fidanzata, cosa vorrebbero fare l’anno prossimo. Ogni domanda apre un po’ di più la loro mente, parliamo di ciò che vogliono. E alla fine della conversazione, che può durare anche più di due ore, chiedo loro cosa vogliono scrivere. Essendo uno sconosciuto per queste persone, con me riescono ad aprirsi: talvolta è più facile parlare con un estraneo che con gli amici più stretti. Perché un estraneo non ti giudica, un estraneo non ha preconcetti su chi sei, non ti giudica.»

Fisk ha vissuto in India per otto anni, ma quando ha cominciato a girare il paese per il progetto iSpeak ha avuto bisogno dell’aiuto di undici interpreti a causa delle decine di dialetti diversi e del basso livello di alfabetizzazione. In Cina ne è bastato uno solo.

Ora sta dedicando la sua vita a iSpeak Global, per cui ha appena ricevuto un finanziamento dall’ONU. Ha appena iniziato a scattare le foto per iSpeak UK, incuriosito da come le giovani generazioni stanno vivendo questo periodo storico. «Il mondo intero sembra in movimento, ma nessuno sembra capirne la direzione. Per questo voglio concentrarmi sulle nuove generazioni.»

«La maggior parte di ciò che percepiamo di una nazione, di una società, di una religione, di uno stile di vita, di una lingua, di una persona, è basato su supposizioni, cliché e stereotipi. Ciò che cerco di fare è stimolare la comunicazione tra le persone, far loro esprimere sé stessi, perché solo quando capisci davvero chi hai di fronte puoi formarti un’opinione priva di pregiudizi. Questo è ciò che voglio fare: creare comunicazione tra società diverse.»