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Il vescovo incriminato per aver coperto un prete pedofilo
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Il vescovo incriminato per aver coperto un prete pedofilo

Secondo l'accusa, il vescovo di Kansas City Robert Finn non ha denunciato un prete della sua diocesi per il possesso di materiale pedopornografico

14 ottobre 2011

Robert Finn, vescovo di Kansas City legato all’Opus Dei, è stato incriminato di «reati minori» per non aver immediatamente denunciato, come obbligano a fare le leggi del Missouri, un prete della sua diocesi già sospettato di pedofilia e accusato di possedere foto pedopornografiche. Il materiale si trovava nel computer del reverendo Shawn Ratigan e il vescovo, secondo il Grand Jury, ne era a conoscenza già da dicembre. La denuncia è stata fatta con cinque mesi di ritardo: a maggio, quando Shawn Ratigan è stato arrestato.

L’incriminazione a Robert Finn è datata 6 ottobre, ma è stata tenuta riservata fino ad oggi, quando il vescovo è rientrato da un viaggio all’estero. L’avvocato Gerald Handley ha detto che «Finn si dichiara innocente e nega ogni responsabilità penale a suo carico». In un comunicato, nel pomeriggio, Finn ha aggiunto: «Affronteremo la vicenda con ferma volontà e una difesa vigorosa. La diocesi ha sempre assicurato completa collaborazione agli inquirenti».

Secondo l’accusa, Ratingan aveva un centinaio di foto che erano state scoperte da un tecnico al lavoro sul suo portatile: alcune ritraevano dei minori vestiti ma con l’inquadratura sulla zona inguinale, e altre una bambina di due o tre anni con i genitali nudi. Jean Peters Baker, procuratore della contea di Jackson, ha dichiarato che Finn, sarebbe stato informato dei fatti e avrebbe avuto, già allora, «motivi ragionevoli» per sospettare gli abusi e inoltrare una denuncia.

Ulteriori prove che Robert Finn avesse dei sospetti sulla condotta di Ratigan starebbero, secondo l’accusa, in una nota della diocesi datata 19 maggio 2010, nella quale si riportavano alcune lamentele dei parrocchiani contro Ratigan, visto ripetutamente fuori da una scuola mentre scattava fotografie. Robert Finn ha riferito di aver letto la relazione solo sette mesi dopo. Il parrocchiani hanno ora creato una pagina Facebook: “Bishop Finn Must Go”.

 

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Un commento

  1. fdeca

    A me pare che questa vicenda non possa essere capita senza descrivere il contesto in cui avviene. Dopo tutto si tratta solo di detenzione di materiale che chiunque può scaricare da internet senza fare del male a nessuno. Qui però la storia è diversa. Si tratta di un tale inserito in un organizzazione gerarchica che è diffusa in modo capillare nel mondo della educazione (in particolare dell’educazione dei bambini). E’ stato dimostrato con certezza che tale organizzazione (chiesa cattolica) è direttamente implicata da tempo immemorabile in violenze sessuali ai danni di minori incapaci di difendersi. Nel solo nord america risultano violentati da membri del clero cattolico oltre 100000 (centomila) bambini, essendo questo numero riferito ai soli casi accertati. Quest’enorme e costante violenza è potuta avvenire solo perchè coperta dal sisteme omertoso che vige nella chiesa cattolica. Se a violentare i bambini fossero state persone qualunque sarebbe stato molto più semplice fermarli e contrastare questo fenomeno così diffuso. Il vero problema però non è tanto la presenza di decine di migliaia di preti pedofili quanto la presenza di una struttura di gerarchi che hanno il potere di impedire che il fenomeno emerga e che anzi lo diffondono spostando continuamente queste persone in nuove zone dove, non essendo ancora conosciuti, dove possono tranquillamente continuare a stuprare i bambini. A questo punto il problema dei preti pedofili diventa il male minore, essendo il problema vero quello della presenza di un’organizzazione gerarchica criminale denominata ‘chiesa cattolica’.
    E’ in questo contesto che va inquadrato quest’ennesimo caso di cronaca che appparentemente sembra piuttosto innocuo, dato che secondo il senso comune la detenzione di materiale cartaceo di qualunque natura esso sia può difficilmente può considerarsi un reato penale.
    Piuttosto dovremmo chiederci perchè solo negli USA (ed in pochi altri paesi anglosassoni) il fenomeno della diffusa pedofilia del clero cattolico sia riuscito ad emergere. A meno che si voglia credere che il clero americano è pedofilo mentre gli altri non lo sono. Sarebbe ora che le vittime di questo sistema di potere (perchè è di questo che si tratta) vengano allo scoperto, che si associno e che comincino a difendersi ed a denunciare sia i loro violentatori che i loro complici che li hanno sempre coperti. Negli USA c’è una associazione denominata SNAP che è riuscita a fare emergere questa realtà nascosta e che ha denunciato e fatto condannare molti violentatori. Questa associazione ha sporto recentemente all’tribunale internazionale dell’Aia una denuncia contro il gerarca cattolico Ratzinger chiamandolo a rispondere di fronte alla legge per le sue dirette reponsabilità nell’occultamento e diffusione della pedofilia. Sarebbe molto utile che per contrastare il fenomeno anche in italia ci sia almeno un associazione come lo SNAP oppure creare una sua succursale italiana che difenda i bambini dai violentatori.

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