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L’obbligo di rettifica per i blog

Per proteggersi dalla diffusione delle intercettazioni telefoniche, la maggioranza vuole approvare anche una norma ignorante e violenta sull'uso di internet

27 settembre 2011

A partire da oggi, la Camera riprende l’esame del disegno di legge Alfano sulle intercettazioni, la cui approvazione è diventata per la maggioranza e il governo un’urgenza improrogabile dopo la recente pubblicazione delle telefonate del PresdelCons legate al caso Tarantini. Il ddl ha avuto fino a ora un iter parlamentare molto lungo, se ne parla almeno da un paio di anni, ma ci potrebbe essere un’accelerazione in questi giorni perché l’approvazione del testo sarà probabilmente blindata con un voto di fiducia.

Tra le tante norme controverse contenute nel disegno di legge non ci sono solamente le maggiori limitazioni e sanzioni per i giornalisti, ma anche un comma che continua a sopravvivere e che potrebbe interessare decine di migliaia di blog italiani. Una norma che potrebbe colpirne la libertà, rendendo più difficoltosa l’espressione delle proprie opinioni online. Il comma in questione è il 29 dell’articolo 1 del ddl che dice testualmente:

Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.

In pratica, se pubblichi qualcosa sul blog e ti viene richiesto di rettificarla hai tempo due giorni per farlo, altrimenti scattano le sanzioni. E, stando a quanto spiega l’esperto di diritto dell’informazione Guido Scorza, un blogger potrebbe ricevere una multa fino a 12mila euro. Il comma è formulato in modo tale da non fare alcuna distinzione esplicita tra un giornale online, che è quindi una testata registrata soggetta a uno specifico apparato di norme e leggi, e un semplice cittadino che ha aperto un sito personale per raccogliere le proprie opinioni ed esercitare il proprio diritto di critica.

Spiega Scorza:

Il punto, come ho già scritto in altre occasioni, non è sottrarre il blogger alla responsabilità per quello che scrive perché è, anzi, sacrosanto che ne risponda ma, più semplicemente, riconoscere la differenza abissale che c’è tra un blog ed un giornale o una televisione e tra un blogger – magari ragazzino – e un giornalista, una redazione o, piuttosto, un editore.

Il primo – salvo eccezioni – sarà portato a rettificare “per paura” e non già perché certo di dover rettificare mentre i secondi, dinanzi ad una richiesta di rettifica, ci pensano, ci riflettono, la esaminano, la fanno esaminare e poi solo se sono davvero convinti di dovervi procedere, vi provvedono.

Il timore è che un provvedimento del genere possa mettere un freno alla piena libertà di espressione online. Non avendo tutte le risorse e le possibilità di un’azienda editoriale, il singolo blogger potrà difficilmente valutare se la rettifica sia effettivamente necessaria e avendo poco tempo per decidere e molti rischi da correre, provvederà probabilmente alla sua pubblicazione per evitare il rischio della multa. I detrattori della norma dicono che i blogger saranno costretti a subire grandi pressioni, tali da costringerli a limitarsi e a censurarsi. È chiaro che la minaccia di sanzioni e faticose azioni legali diventa – sia bluff o intenzione vera – un’arma sproporzionata e minacciosa nelle mani di chiunque voglia intervenire su notizie e informazioni pubblicate in rete.

Come scrive Massimo Mantellini, sarebbero bastate alcune parole in più nel comma per sostituire l’ambiguo e onnicomprensivo «siti informatici» con una spiegazione più dettagliata dei siti interessati dalla norma, ovvero le testate giornalistiche regolarmente registrate. «Così non è stato per una ragione trasparente: il legislatore vuole poter controllare ed intimidire tutta la comunicazione su Internet». E per moderare i rischi di eccessi diffamatori da parte di blog o siti personali sarebbero più idonei strumenti efficaci di confronto e correzione di errori e falsità eventuali, da associare ai mezzi legali che già esistono, piuttosto che l’universale possibilità di intervenire con rettifiche di qualunque genere e le minacce conseguenti.

Per giovedì 29 il “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo” ha organizzato in piazza del Pantheon a Roma una manifestazione contro il ddl. Il deputato del Popolo della Libertà, Roberto Cassinelli, ha intanto annunciato la presentazione di un emendamento per fare chiarezza sul comma 29 e sul fatto che citi indistintamente i blog e le testate giornalistiche.

Il provvedimento non piace nemmeno al ministro della Gioventù, Giorgia Meloni: «Esiste una differenza abissale tra un blog, magari gestito da un ragazzo, un giornale e una televisione. Applicare per entrambi la stessa legge è sicuramente un errore». In molti sperano che il comma sull’obbligo di rettifica possa essere emendato nel corso della discussione parlamentare, ma la voglia del governo e della maggioranza di far approvare in tempi rapidi il ddl potrebbe lasciare pochi spazi di manovra.

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13 Commenti

  1. Papero

    Ah, la bellezza d’essere in un altro paese (europeo). :)

    Facili ironie a parte, questa sembra un’altra di quelle proposte di DDL che non passeranno mai, almeno nella loro forma originale, ma è importante fare rumore quando cose del genere si profilano all’orizzonte.

    Che si fa?

  2. heilandstark

    Condivido la gioia di guardare al mio Paese da lontano.
    La legge è uno scandalo, ma l’abuso che si fa delle intercettazioni nel nostro paese (abuso anche e sopratutto da parte della Stampa nazionale) spinge una classe politica completamente allo sbaraglio ma ancora in grado d’intimidire e legiferare a partorire leggi del genere.
    Che non dimentichiamolo, la vità privata è sacrosanta, anche quella di quell’incompetente che ci troviamo come Primo Ministro. Con questo non dico che non si debba intercettare, anzi, dico solo che in quanto parte di un’indagine il contenuto dell’intercettazione deve rimanere ad uso esclusivo dei magistrati.
    Vorrebbe lei Sig. autore dell’articolo, o Lei Direttore, vedere spiattellate in bella mostra le sue conversazioni telefoniche?
    La legge deve essere uguale per tutti. La legge deve sopratutto essere capita e rispettata da coloro che si lamentano del Governo, chè fino a prova contraria non siamo in dittatura, e si dovrebbero dunque utilizzare i mezzi democratici per liberarci dalle zecche che ci governano.
    HS

  3. tobia

    Cliccando sull’ultimo link si va alla pagina Ci riprovano: bavaglio ai blog. Ironia della sorte, inserita nell’articolo a me appare una pubblicità con la scritta IN SILENZIO STO CAMBIANDO IL MONDO che dopo un po’ diventa THE QUIET REVOLUTION. Ma si tratta di un’auto.

  4. whiteyes

    E’ un DDl da pazzoidi, quanti bloggers o testate giornalistiche, siti di opinione, divulgazione, discussione, gossip esistono su internet? Chi controllerà ogni giorno, per 365 giorni l’anno (giorno e notte) tutta sta gente?
    Sono fulminati!
    Forse automatizzaranno il tutto come si fa con lo spamming o con i filtri

  5. p!

    Va bè, ma di cosa ci scandalizziamo? Che la nostra classe dirigente viva in un mondo e in un tempo oramai superato era cosa assodata; ma vi siete già dimenticati dell’on. Gabriella Carlucci (http://www.gabriellacarlucci.it/2009/04/17/internet-lanonimato-va-eliminato-e-troppo-pericoloso/ e quanti commenti e entusiastici!!!ooooh)?
    Solo chi non conosce il mondo dell’informazione libera online, il mondo dei blog, dei diari, i forum può pensare ad una norma così stupida e impraticabile.
    @heilanstark
    riguardo alle intercettazioni nostrane, c’è un elemento che non hai considerato nella tua analisi e che troppo spesso viene dimenticato: e cioè che se l’Italia avesse una classe dirigente meno corrotta (o, altrimenti, se la corruzione non fosse così estesa come da noi), forse la magistratura dedicherebbe meno risorse e tempo a quello strumento investigativo oppure, più semplicemente, ce ne sarebbe un’utilizzazione meno intensiva con rischi di “abusi” minori. Non trovi?
    Non credo che dal punto di vista matematico qui da noi ci sia un improprio ricorrere alle intercettazioni, dovremmo invece considerarle nel loro valore relativo (ai casi di reati) e non assoluto. Sei sicuro che quel dato si discosti molto da quello di altri paesi?

  6. monty4329

    Si pero’, questa pretesa che perche’ uno scrive su un disco magnetico invece che su un pezzo di carta, allora puo’ scrivere quel cavolo che gli pare, mi pare un po’ cialtronesca. Se uno scrive un titolo virgolettato sul Corriere “Emilio Fede: ho mangiato due bambini” e non era vero, paga. Se lo scrive sulla sua e-zine, va tutto bene? Solo perche’ la leggono quattro gatti? e se invece la linkano in sette milioni? qual’e’ lo spartiacque? il volume, o il mezzo? o la balla/diffamazione stessa?

  7. unespressoprego

    La cambieranno… introdurranno la (famosa e ovvia) distinzione tra testate giornalistiche online e pagine web personali. Non credo che in fondo a qualcuno interessi martorizzare le centinaia di blogger italiani, creando un unicum tra le democrazie avanzate. Se così non fosse e la legge passasse così com’è, ci sarebbero proteste su proteste e non credo che il governo terrebbe il punto, molto semplicemente perché il gioco non vale la candela.

  8. per P!
    per eliminare le intercettazioni basterebbe che i politici nostrani evitassero di parlare al telefono delle loro marachelle, per parlarne in luoghi pubblici e non intercettabili
    chissà perché non ci hanno già pensato

  9. molto probabilmente parlano già in luoghi non intercettabili mentre quello che si dicono al telefono è solo la punta dell’iceberg ;P

  10. heilandstark

    @P!
    Credo che più che la quantità e qualità della corruzione nostrana (che fanno comunque rabbrividire) quello che mi da fastidio è che tali informazioni vengano utilizzate dalla stampa. Qualcuno le farà pur uscire certo, ma se non trova i giornali (quasi tutti) che gli pubblicano le intercettazioni, gliele propone una volta poi vede che non interessano e passa oltre.
    E questo non penso che, come dici tu, dipenda dalla quantità dei politici corrotti in gioco, ma da una deontologia e da una civiltà che mancano in tante categorie che dovrebbero proprio farne la loro bandiera.
    HS

  11. franco1

    Vladimir Ilic non aveva internet ma la rivoluzione l’ha fatta lo stesso!

  12. carlofelice

    Opinione un po’ controcorrente dell’avvocato Daniele Minotti: http://www.minotti.net/2011/09/26/zeusnews-tra-bavagli-censure-e-complottismi/

  13. tassokan

    Al momento non c’è la facolta di rettifica , ma l’obbligo , ovvero , se la legge passasse così’ come è stata presentata la sanzione parte per NON avere rettificato , anche se il blogger (o la testata on line) diceva la verità.
    Quindi anche siti come il TGcom , per esempio, rischierebbero le sanzioni per non aver pubblicato la “rettifica” richiesta da un privato cittadino.
    Ci sarebbe un serio rischio di “intasare” tutti i blog , anche quelli professionali.
    Già , se la legge passasse e riguardasse comunque solo i giornali on line “professionali” credo che la Padania e il Giornale , per esempio , richiedano delle “visite” quotidiane.
    Poi , dopo che non ti hanno pubblicato una ventina di “rettifiche” si può fare causa e chiedergli duecentocinquantamila euro!
    Allo stato attuale , invece, un giornalista o un blogger riceve una comunicazione , e , se pensa che sia giusto pubblicarle , pubblica le osservazioni o le rettifiche che gli sono giunte.
    Mi sembra che ci sia una bella differenza.
    Da parte mia alcuni siti di informazione , se passasse questa legge, riceverà quotidianamente diverse richieste di rettifica.

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