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La visita di Walesa a Jaruzelski

La visita di Walesa a Jaruzelski

La storia dell'ultimo generale comunista polacco, oggi vecchio e malato, che sabato ha ricevuto la visita del suo storico avversario, Lech Walesa

26 settembre 2011

Wojciech Jaruzelski ha 88 anni ed è polacco. Dal 15 settembre è ricoverato in ospedale per una polmonite, conseguenza della chemioterapia a cui si sottopone da tempo per via di un linfangioma. Sabato 24 settembre è andato a trovarlo un altro cittadino polacco, Lech Walesa, che ha vent’anni meno di lui. La notizia è che i due – il secondo oggi è sensibilmente più famoso del primo – trent’anni fa erano rivali, leader e rappresentanti di due parti diverse, lontanissime e in continua battaglia tra loro. E per questa ragione la notizia dell’incontro e le relative foto, nonché il racconto del suo tono affettuoso e cordiale, sono circolate molto in Polonia.

Quando nel 1939 la Germania invade la Polonia, Wojciech Jaruzelski è un ragazzo di 16 anni. La sua famiglia scappa in Lituania ma pochi mesi dopo i paesi baltici vengono invasi e incorporati dall’Unione Sovietica. Jaruzelski e la sua famiglia vengono catturati e deportati prima in Siberia e poi in Kazakistan, dove sono sottoposti ai lavori forzati. I genitori di Jaruzelski muoiono, lui si procura danni permanenti alla colonna vertebrale e agli occhi, danneggiati dai raggi ultravioletti riflessi dalla neve (la cosa lo costringerà a usare occhiali da sole per il resto della sua vita). Jaruzelski decide di arruolarsi nell’esercito sovietico e nel 1943, durante la Seconda guerra mondiale, viene mandato a combattere nell’esercito polacco sotto il comando sovietico: partecipa alla presa di Varsavia e a quella di Berlino, viene promosso generale, si unisce al partito comunista polacco e combatte attivamente i locali movimenti anticomunisti. La sua carriera da quel momento è verticale: capo delle forze armate polacche nel 1960, capo dello staff del ministero della Difesa nel 1964, ministro della Difesa nel 1968, per anni si distingue per il carattere inflessibile e per la repressione particolarmente spietata dei dissidenti politici e degli ebrei.

Nel 1981 Jaruzelski diventa primo ministro della Polonia e segretario del Partito comunista polacco. In quegli anni in Polonia si fa strada un sindacato dal nome Solidarność. Alla sua guida c’è un sindacalista già noto per aver organizzato manifestazioni, scioperi e sabotaggi contro il regime comunista, più volte arrestato e minacciato: si chiama Lech Walesa. Nel corso del tempo la sua organizzazione arriva a contare fino a 10 milioni di iscritti, un quarto della popolazione polacca. Walesa diventa il volto dei movimenti anti-regime in Polonia, cosa che gli comporta una grande popolarità nazionale e internazionale, e diventa soprattutto il rivale numero uno di Jaruzelski.

Per molti mesi Solidarność organizza scioperi e cortei sempre più partecipati e affollati, finché dopo settimane di crisi e instabilità Jaruzelski istituisce la legge marziale, accusando Walesa di voler ordire un colpo di Stato o un’invasione da parte dell’Unione Sovietica (che però nega di voler intervenire in Polonia). La legge marziale dura dal 13 dicembre 1981 fino al 22 luglio 1983. Durante questo periodo migliaia di attivisti politici sono arrestati e detenuti senza processo, oltre 100 persone sono uccise. Movimenti e sindacati come Solidarność vengono messi al bando. Lo stesso Lech Walesa viene arrestato. Le strade delle maggiori città sono pattugliate costantemente da militari e carri armati. Le linee telefoniche vengono staccate, la corrispondenza viene sistematicamente controllata e censurata, le lezioni nelle scuole e nelle università vengono sospese. Fabbriche, stazioni, mezzi di comunicazione, ospedali, porti, miniere vengono posti sotto il controllo diretto dei militari. Il cibo viene razionato. Parecchi polacchi tentano di scappare: dal 1980 al 1983 undici voli partiti dalla Polonia vengono dirottati e fatti atterrare all’aeroporto Tempelhof di Berlino. Sempre nel 1983 Walesa vince il premio Nobel per la Pace, ma il regime polacco gli impedisce di ritirarlo. La legge marziale viene ritirata nel 1983. I prigionieri politici vengono liberati soltanto con l’amnistia del 1986.

L’arrivo di Mikhail Gorbaciov al vertice del partito comunista sovietico, nel 1985, le complicatissime condizioni dell’economia del paese e la crescente popolarità dei sindacati portano poi il regime polacco a tentare di ricostruire un dialogo con Walesa e Solidarność. Nel 1989 si tengono dei negoziati e si stabilisce infine l’istituzione di un parlamento bicamerale aperto alle forze della società civile polacca. Alle elezioni del 1989, le prime elezioni libere del Paese, i comunisti ottengono la maggioranza relativa alla Camera – non quella assoluta – e conquistano un solo seggio al Senato, con Solidarność a prendere tutti gli altri 99, mentre Jaruzelski viene eletto presidente del Paese. L’alleanza tra Solidarność e alcuni partiti ex alleati dei comunisti costringe Jaruzelski a nominare Tadeusz Mazowiecki premier, il primo premier non comunista della Polonia dal 1948. Jaruzelski si dimette dopo pochi mesi, nel 1990, e gli succede proprio Lech Walesa. Un anno dopo Jaruzelski lascia anche le forze armate. I due storici rivali finiscono per essere quindi i primi due presidenti della Polonia libera. Oggi Jaruzelski si definisce un socialdemocratico, dice che il comunismo è stato un fallimento. La Polonia è divisa tra chi lo considera un patriota che ha guidato il Paese in una transizione difficile e chi lo considera un despota e un traditore. La visita di Walesa è stata letta unanimemente come un tentativo di riconciliare il Paese e lasciare alla Storia un giudizio finale e distaccato sul suo vecchio e malato rivale.

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12 Commenti

  1. Bello.
    Sempre bello andare oltre l’odio e la rivalità amara.
    ciao
    r

  2. geppino

    Ehm…Nel 1939, Jaruzelski aveva 16 anni (è nato nel 1923). Venne nominato generale solo nel 1973:
    http://www.treccani.it/enciclopedia/wojciech-jaruzelski/

  3. geppino

    Ok, mi correggo da solo. Nel 1973 venne nominato generale d’armata. Ma venne nominato generale nel 1956:
    “In 1956 he became the youngest brigadier general in the Polish army” da:
    http://www.encyclopedia.com/topic/Wojciech_Jaruzelski.aspx
    E va bene, non ce ne rega niente dela date, ma mi ha suscitato curiosità il credere (come si intendeva nell’articolo) che fosse diventato generale durante il secondo conflitto mondiale.
    Per il resto, mi fa molto piacere la notizia dell’articolo (ho gli anni a sufficienza per ricordarmi i fatti di Solidarność).

  4. brucekduke

    grazie di aver citato walesa e solidarnosc senza il solito passaggio obbligato per wojtila. grazie davvero.

  5. franco1

    La cosa interessante è che entrambi, coscienti di aver fatto il loro tempo, si sono ritirati senza tanto clamore dalla scena lasciando a qualcun’altro il compito di andare avanti.

  6. natywaw

    bravi, bell’articolo.
    @franco1: pur volendo, non ci sarebbe stato molto posto per loro – i gemelli e il loro partito PiS tra le tante crociate, si sono molto spesi per incriminare jaruzelski (sulla base di una tecnicalita’ nell’implementazione della legge marziale); walesa, per quanto sia uno dei politici polacchi piu conosciuti internazionalmente, e’ un personaggio un po singolare, che in un’altra era politica non poteva funzionare.

  7. aafranki

    brucekduke: comprendo la soddisfazione per l’omissione del ruolo di Wojtyla, tuttavia, guardando le foto, c’è purtroppo un uomo vestito di bianco, come la Madonna Nera portata sul petto da Walesa… Per quanto riguarda Wojtyla, non è la sua colpa (poveraccio), ma volendo nolendo, è stato proprio lui a svolgere il ruolo di mediatore tra Jaruzelski e Walesa… certi passaggi storici, avvenuti comunque senza il particolare spargimento di sangue (e poteva finire come in Ungheria nel 1956), non sempre o per forza devono avvenire per opera deglia atei o grandi luminari della ragione… qualche volta ci capita di mezzo qualche povero cristiano…

  8. brucekduke

    cazzarola non avevo guardato le foto.
    E secondo te, comunque, Gorbacev non ha nessun ruolo nella mancata repressione violenta del distaccamento delle repubbliche socialiste dell’europa dell’est dal blocco sovietico? Nessun ruolo ha avuto la classe dirigente gorbaceviana? El’tsin? Soo stati tutti a guardare seduti sul confine mentre il papa buttava giù il muro di berlino? Eppure, chissà perchè, quando se ne parla il merito va tutto a wojtila, che quel che ha fatto è stato dare a walesa la penna con cui firmare l’atto di ufficializzazione di solidarnosc. Da qui la mia soddisfazione nel leggere un articolo che ricostruisce gli eventi storici con più equiilibrio della solita visione da servizio culturale del tg1.

  9. franco1

    @ natywaw
    posso anche essere daccordo sul fatto che si siano ritirati “obtorto collo”,il mio apprezzamento nasce dal fatto che da noi non si ritirano manco se il collo glielo torci veramente.

  10. aafranki

    brucekduke: la realtà era molto complessa, nel 1981 da una parte Jaruzelski ha fatto il suo ruolo, perché introducendo le leggi marziali ha evitato l’invasione sovietica e un disastro di dimensioni dell’Ungheria, dall’altro lato Wojtyla è stato un abile mediatore con gli Stati Uniti che hanno fatto la loro parte di pressione militare. Gli sviluppi posteriori sono molto complessi, perché l’Armata Rossa ha perso i denti in Afganistan, con l’attivo appoggio degli Americani… Aggiungendo la crisi economica, Unione SOvietica non costituiva più una forza compatta di reazione alla catena di smontamento dei paesi satelliti. Innegabile comunque il ruolo di Wojtyla, perché il suo grido di invocazione dello Spirito nel 1979 muove Solidarnosc a una forma di resistenza completamente nuova che porterà allo sgretolamento del vecchio regime nel 1990 senza spargimento del sangue (qui c’è un ruolo chiave di Wojtyla nella mediazione tra Jaruzelski e Walesa, tutta la serie di incontri e fitta rete di contatti mirati a questo scopo, solo una parte di documentazione su questa attività del pontefice ha visto la luce del sole). In questo senso è la pietra tolta che fece sgretolare l’intero muro di Berlino, perché gli altri paesi, vedendo che era possibile, hanno seguito la stessa strada. Per quanto riguarda l’Unione Sovietica, Gorbaczov e Jelcyn erano delle belle figure, nei confronti dei rappresentanti del vecchio regime, i loro tentativi di cambiamento non erano purtroppo condivisi dalla base del partito e della popolazione (al contrario di Polonia e degli altri paesi, dove il movimento è nato dal basso e ha costretto i vertici a cedere). In particolare Gorbaczov è una figura interessantissima, uomo di grande cultura e fede, pur non essendo cattolico è venuto senza un grande chiasso a pregare sulla tomba di Poverello di Assisi… questo dettaglio dice lunga sul background di tanti passaggi epocali che non sempre si fanno interpretare nella chiave solamente politica o sociologica…

  11. brucekduke

    L’armata rossa che non interviene perché ha perso i denti in afghanistan? quel che dici è ridicolo oltre che falso. L’armata rossa non è intervenuta perchè Gorbacev non voleva, nonostante molti della nomenklatura spingessero per una soluzione “alla Brezhnev”. Le spinte verso una disgregazione del blocco sovietico venivano da tutte le parti, Russia in primis (appunto El’cin e i “neo-populisti”, ma anche Solzhenicyn, ti dice niente?), che vedeva il blocco sovietico come un’enorme peso da cui si sarebbe dovuta liberare per poter crescere come economia e quindi in benessere (tant’è vero che le uniche entrate dell’URSS, quelle derivanti dalla vendita di petrolio e altri gas naturali, erano tremendamente decurtate dai rifornimenti “a prezzo politico” che essa forniva alle repubbliche satellite per mantenere in piedi i governi socialisti). Il blocco sovietico è caduto solo e semplicemente perchè il sistema era sbagliato e non aveva più il sostegno della popolazione – che, veramente, per quel che riguarda l’europa orientale forse non c’era nemmeno mai stato. La Polonia è stato l’anello che si è spezzato per primo, non certo LA CAUSA delo spezzarsi della catena. E’ stata una transizione pacifica non certo per merito di Wojtyla (tant’è vero che lo è stata per tutti i paesi del blocco sovietico, non solo per la polonia), o quantomeno NON SOLO di Wojtyla. Questo vorrebbe dire fare un ENORME torto a Gorbachev e ai suoi collaboratori, che hanno pagato questa scelta con il fallimento ultimo della loropolitica, ovvero il rinnovamento dell’URSS.
    PS: Che Jaruzelski abbia con la legge marziale evitato l’invasione dell’URSS è quel che sostiene lui, non una verità storica. Se ti leggi qualche libro a riguardo, scopri che dopo la primavera di praga i vertici del PCUS non erano più disposti a interventi del genere, che si erano rivelati un enorme boomerang politico oltre che un grosso peso sulla coscienza di tutti (Brezhnev stesso era diventato dipendente dagli psicofarmaci, che assumeva a bidonate per lenire il rimorso). Oltretutto, credi davvero che reagan avesse bisogno di wojtyla per aumentare la pressione sull’Impero del Male? (Pressione che lui stesso allenterà dopo la visita in URSS pochi anni dopo – tipo ’84 o ’85, adesso non ricordo, vista l’impressione che gli aveva fato Gorbacev).
    Insomma, riassumendo, ancora una volta: Wojtyla ha avuto, sì, un ruolo, ma Jaruzelski aveva alle spalle delle pressioni (già sotto Brezhnev) che rendevano molto chiara la direzione che si stava prendendo, Wojtyla o non Wojtyla. Il papa avrà anche dato una spinta al processo, ma i veri responsabili sia del crollo dell’URSS sia del mancato intervento violento sono altri, molto diversi. MA dato che qui in Italia quando si parla di quest’argomento si tira fuori sempre e solo Karol Wojtyla, ignorando tutto il resto, sono stato molto felice di vedere che in quest’articolo gli si da il ruolo che merita: marginale. Al di là di appartenenze religiose o politiche o sociologiche o quel che ti pare.

  12. aafranki

    brucekduke: non conosco le tue fonti, da uno che ha vissuto in persona le leggi marziali del 1981 posso dire solamente che sono molto approssimative con parecchie imprecisioni materiali… il ruolo di Solzhenicyn è simbolico, ma non reale, lo stesso vale per Jelcyn che è stato una parentesi prima del ritorno del potere nelle mani dei vecchi circoli del KGB… la concentrazione delle divisioni corazzate russe sul confine è un dato di fatto, l’invasione non è avvenuta per la coincidenza dei fattori Jaruzelski (pulizia a casa sua garantita da soli), Reagan era l’ultimo presidente degli Stati Uniti che ha dimostrato la fermezza nei confronti dell’Unione Sovietica nelle occasioni come 1981, il progressivo cambio della strategia negli anni ’84 e ’85 era dovuto anche all’evidenza del progressivo sgretolamento della potenza militare sovietica dopo i segni di cedimento evidenti in Afganistan… la fermezza di Reagan sul lato pratico abbiamo visto nei finanziamenti stanziati per Solidarnosc in quel periodo e in tutta la rete di sostegno agli attivisti di questo movimento. per cogliere l’importanza di mediazione di Wojtyla (non sempre bisogna essere alergico ai nomi di personaggi tutto sommato storici che volendo nolendo hanno segnato la storia) dovresti seguire la documentazione delle sue visite successive in Polonia negli anni ’80 e tutta la sua complessa opera di mediazione che ha portato alla rievoca delle leggi marziali da una parte e agli immensi sconti ai comunisti dall’altra parte quando Solidarnosc ha vinto le elezioni nel 1989… per dare solo un esempio: in Boemia o in Germania dell’Est gli hanno tolto i diritti civili per parecchi anni, in Polonia non è avvenuta nessuna azione repressiva collettiva contro vecchi funzionari del regime… ci sono tanti altri dettagli che andrebbero rivisti, tieni presente che la storiografia occidentale attuale ha delle vedute molto particolari per quanto riguarda gli eventi di questo periodo (al di là di alergia a certi nomi)…

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