Giovedì scorso il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha presentato alcune importanti novità per il social network che interesseranno i suoi 800 milioni di iscritti. Nelle prossime settimane cambieranno i profili, diventando una sorta di diario (“Timeline”) sul quale raccontare la propria vita, e cambieranno anche le applicazioni diventando più “intelligenti” e in grado di interagire automaticamente con la propria pagina personale. Non si tratta di un cambiamento da poco e secondo Farhad Manjoo, lo specialista di nuove tecnologie su Slate, potrebbe per sempre modificare il nostro modo di condividere le attività che svolgiamo online e al di qua dello schermo.
Qualsiasi cosa che farai online sarà condivisa in modo predefinito. Tu leggi, guardi, ascolti o compri e tutti lo sapranno grazie a Facebook. Pensate alla nuova applicazione per Facebook legata al servizio musicale Spotify, che dice automaticamente ai vostri amici quali canzoni state ascoltando. Gli aggiornamenti compaiono in un nuovo riquadro sulla destra del profilo chiamato “Ticker” con un messaggio: “Farhad sta ascoltando le Spice Girls su Spotify”. Incuriositi dalla mia scelta, fate clic sul link e così, uao, Facebook inizia a riprodurre quella canzone per voi.
Nel corso della presentazione, Zuckerberg ha spiegato che questo nuovo sistema elimina la fatica di dire agli altri che cosa ci piace. Una volta installate, molte delle nuove applicazioni inizieranno a condividere le attività che svolgi con loro sul profilo, senza la necessità di doverle aggiornare manualmente. Un sistema simile a quello di Spotify sarà disponibile per i video, per la lettura degli articoli e per l’accesso ad altri tipi di contenuti. Tutti sapranno che cosa stiamo facendo in tempo reale, salvo chi si prenderà la briga di cambiare le impostazioni predefinite per evitare che proprio tutto tutto venga condiviso.
Secondo Manjoo si tratta di un’idea da incubo, ma non tanto per ragioni di privacy o economiche (Facebook conta di guadagnare molto con le nuove applicazioni), quanto per il pericolo di distruggere i gusti delle persone. La cosiddetta Legge di Zuckerberg mostra come i contenuti condivisi raddoppino ogni anno. Se nel 2010 hai condiviso cento cose, quest’anno ne condividerai almeno duecento e nel prossimo arriverai probabilmente a quattrocento, dice la legge. Il sistema funziona e autoalimenta lo stesso social network: gli iscritti tornano in continuazione sulle sue pagine per vedere che cosa hanno condiviso i loro amici. Facebook basa su questo il proprio futuro e sembra essere una scelta sensata, se si pensa che in un giorno arrivano a collegarsi al sito mezzo miliardo di persone.
Nonostante abbia investito molto sulla condivisione dei contenuti, Zuckerberg sembra non saperne molto dei motivi che spingono a questo tipo di azione. Perché condividi una storia, un video o una foto? Perché vuoi che i tuoi amici la vedano. Si tratta di un’ovvietà, ma a Zuckerberg sfugge in un qualche modo il fatto che condividere sia sostanzialmente un atto che rende necessaria una scelta. Ti capitano un sacco di cose ogni giorno, ma decidi di raccontarne solo alcune ai tuoi amici, perché buona parte delle cose che fai non valgono la pena di essere raccontate.
Il nuovo sistema annunciato da Zuckerberg farà abbassare questa asticella, dice Manjoo. Il CEO ha spiegato durante la presentazione che molti utenti si fanno problemi nel condividere troppe cose perché queste compaiono tra gli aggiornamenti dei loro amici, intasando le loro pagine con contenuti che li potrebbero annoiare o nel peggiore dei casi infastidire. Ma si tratta davvero di un problema da risolvere? Se non condividi una cosa perché temi di annoiare le persone che ti seguono, forse vuol semplicemente dire che non ne vale la pena di condividerla.
«Avevamo in mente di creare un nuovo spazio più leggero dove puoi vedere cose più leggere e così è nato il Ticker» ha aggiunto Zuckerberg durante la presentazione. Quello spazio potrebbe diventare il riquadro delle cose noiose che succedono sul social network. Compariranno aggiornamenti a cascata di cose che probabilmente ci interessano poco, come quelle che ci capitano ogni giorno e che non ci mettiamo a raccontare agli amici. Rilevanti rimarranno i contenuti che decideremo di condividere spontaneamente, ritenendoli interessanti per chi conosciamo, conclude Manjoo.
Per questo motivo è benvenuto qualsiasi sistema che renda più semplice la possibilità di condividere cose da parte della gente. Se vi piace questo articolo, dovreste fare clic su “Consiglia”. E anche se odiate questo articolo, dovreste fare clic su “Consiglia” (aggiungendo un commento per dire ai vostri amici che sono un imbecille). Ma se state semplicemente leggendo questo articolo – se non suscita in voi alcun interesse, e se sospettate che i vostri amici lo considereranno semplicemente un rumore in un mondo già rumoroso – per favore, fate un favore a tutti e non parlatene nemmeno.




a me fa venire in mente parole strane – «Per dovere, l’individuo viene a essere confuso con il compito e il luogo dove è stato messo … Così il sistema tende ad annullare l’individuo per poterlo rendere parte di tutto»
concordo con Manjoo. Già ora banno chi posta troppo.
grazie dele considerazioni, credo che condividerò il post…. ma davvero Hai ragione Plato a preoccuparti: così come la merce si deve uniformare anche chi la consuma finisce per fare la stessa fine!
Consumatori di tutto il mondo unitevi! L’open source è molto meno comodo ma questa” fatica” dell’accesso ci rende più liberi di scegliere, in fondo su tutto è così fino a poter quasi postulare che + fatica = + libertà
Personalmente non mi piace neanche l’ultima versione di FB, sembra ideata da uno stalker.
Arriveremo ad una tale profluvie di notifiche, che alla fine dovremo creare il facebook di facebook, per separare la realtà quotidiana (la condivisione senza scelta) con il facebook della scelta.
Per dirla con Xzibit: yo dawg I heard you like Facebook, so we put a side-bar feed in your Facebook so you can facebook while you facebook.
…troppo tempo su internet fa male in ogni caso, comunque.
Che palle! Io voglio usare Fb solo per restare in contatto con amici, colleghi e famigliari che vivono lontani, e magari consigliare qualche articolo o video… perché la vita mi viene resa di anno in anno più complicata? In ogni caso basta selezionare la casella che ti esclude da tutte le apps, e passa la paura.
(E comunque Fb sta diventando un vero e proprio mostro a 800.000.000 di teste).
Non mi sembra così tremenda come idea. Tempo fa utilizzavo un plugin che aggiornava il nick di MSN in base ai miei ascolti, non la trovavo una grande violazione della privacy e neanche ora la considero tale.
Il fatto è che in quello che loro chiamano Ticker, compaiono cose con una rapidità abnorme e illegibile e, assurdità finale, vengo informato di quello che i miei amici scrivono sulle bacheche di persone di cui avevo sempre ignorato l’esistenza, questo sì, che fa molto stalker.
Rimango sempre “stupito pepplesso” quando il Sig. Zuckenberg aggiorna la sua slot machine. Offre ai poveracci che usano questo network sempre più opzioni, possibilità, strumenti, motivi per rimanere online, motivi per postare, per informarsi anche di quello che fanno persone della queli si “ignorava l’esistenza” per citare l’ultimo commento.
E questo perchè evidentemente il fine ultimo è quello di generare permanenza sul sito, visitatori, utilizzatori e vendere la pubblicità derivata.
Cioè non vi è nulla di nuovo nel business model.
Quello che vi è di nuovo è la leggerezza con la quuale milioni di persone stanno entrando in questo casino’ virtuale ognuna benguardandosi attorno prima di entrare e giustificandosi con eventuali amici (lo uso solo per restare in contatto con amici e parenti lontani), minimizzandone l’importanza e la forte dipendenza già raggiunta.
Zuckenberg ha capito che il voyeurismo ed il pettegolezzo su scala mondiale ed in tempo reale erano i due ingredienti che bastava aggiungere ad un servizio internet perchè chiunque ne diventasse utente.
HS
Mi stupisce come né l’autore né chi ha commentato, né tantomeno Manjoo abbia compreso a fondo la questione.
Vorrei analizzare alcuni dei punti trattati e dare la mia personalissima opinione dei fatti.
Per prima cosa la condivisione automatica dei contenuti. Mi sembra sensato partire dal presupposto che non tutti i contenuti verranno condivisi automaticamente, tutt’altro in effetti. Difatti, quello che il nuovo Facebook condividerà in automatico, sarà, paradossalmente tutto ciò che facciamo quando non stiamo usando Facebook. Correre, cucinare, leggere libri e giornali, guardare film e ascoltare musica. Azioni e abitudini che, fatta esclusione forse per la musica, non si sposano benissimo con un utilizzo “matto e disperatissimo” di Facebook. E l’intento di Zuckerberg e soci è proprio quello di rendere la condivisione di questi contenuti, di non troppa rilevanza, automatica, senza bisogno che chi sta compiendo quella o questa azione debba prendersi il disturbo di rivelarlo in pompa magna al mondo intero.
Questo mi fa arrivare al secondo punto, ossia il Ticker e i contenuti di poco conto. Non so, ma a me capita di continuo di ritrovarmi sulla bacheca degli aggiornamenti di stato di ragazzine che mi annunciano “Doccina Time ^_^ <3" od anche "Pappa!!!".
Personalmente a me interessa meno di zero, ma allo stesso modo potrebbe interessarmi tantissimo sapere che un amico aggiorna il suo stato perché sta leggendo un libro o guardando un film che anche a me interessa, e di cui potremo discutere la prossima volta che ci incontriamo. Una conversazione che magari non sarebbe mai avvenuta senza Facebook.
Inoltre, Manjoo mi sembra un tantino eccessivo quando parla di distruggere i gusti delle persone. Non credo che ascoltare una canzone che ho trovato per caso tramite un amico su Facebook distrugga il gusto di una persona, ma al contrario penso sia un'aggiunta al bagaglio culturale (musicale in questo caso) di una persona, che può decidere, proprio a seconda dei sopracitati gusti, se fa per lui oppure no.
Mi sembra che comunque la faccenda si riduca ad una questione di prospettive.
Dalla parte di un ragazzo di vent'anni quale sono l'avvento del nuovo Facebook mi sembra un'ottima occasione per ampliare il proprio mondo e le proprie conoscenze tramite la rete, allo scopo di poterlo ampliare anche al di fuori della propria camera, grazie ai tanto temuti contenuti automatici.
Inoltre la Timeline, il nuovo profilo, che sta avendo l'occasione di testare in prima persona, mi sembra un modo assolutamente fantastico per mostrare al mondo chi realmente siamo, i nostri interessi, le nostre passioni, la nostra personalissima storia. Forse qualcuno pensa che non valga la pena condividere la propria storia con il resto del mondo. Io, sinceramente, credo proprio di si.
Io non voglio proprio sapere cosa stanno facendo i miei amici, e sono sicuro che anche loro la pensano allo stesso modo nei miei confronti.
Se ho bisogno di loro li chiamo o mando una mail e loro rispondono.
Sarà questione di prospettive ma per ampliare il proprio mondo al di fuori della propria camera è sufficiente aprire la porta, uscire ed eventualmente condividere le proprie esperienze.
Già il fb della prima ora mi sembrava un’enorme perdita di tempo collettiva, le prossime versioni avranno webcam e microfono attivi con condivisione dello schermo permanente?
A mio avviso il titolo dell’articolo è fin troppo bonario, “il mostro” sarebbe stato più appropriato.
Inoltre, pensare che chi ha un’idea diversa non abbia compreso a fondo, mi riporta a modi di comunicare di taluni personaggi che riempiono i titoli dei giornali.
Non ho un account Fb, non mi serve ma non snobbo chi ce l’ha e spero di essere ricambiato.
MRWANPAGU: Io penso che non valga la pena di condividere la TUA storia con il resto del mondo.
@ Heilandstark
Rivendico il diritto di usare Fb per “restare in contatto con amici, parenti e colleghi lontani” e basta, visto che passo la maggior parte del tempo in diversi paesi e ho colleghi da tutto il mondo e amici e parenti in Italia. Pare così strano? Perché la consideri una “giustificazione”?
E no, non uso Fb come fa Mrvanpagu, cioè per “mostrare al mondo chi realmente siamo, i nostri interessi, le nostre passioni, la nostra personalissima storia”. Quindi, dal mio punto di vista, è una lotta costante contro l’invasività di Fb. E conosco molti altri come me.
Fb mi ricorda la frase “chiedete giustizia e sarete giustiziati”.
@Unespressoprego
Sarà che non ho vent’anni e che non uso il network, ma ho sempre pensato che un nuovo strumento deve poter essere utilizzato da un’individuo per fare qualcosa che prima non poteva fare. Ora quello che critico di Facebook è che mette a disposizione tecnologie già esistenti da tempo (chat, feed, video, streaming musicale) ma (importantissimo) cambiandone la direzione d’utilizzo.
Se faccio un viaggio o sto ascoltando musica alla radio ho (già) gli strumenti per:
inviare una o più foto.
inviare un commento o un link della canzone che mi ha emozionato.
Io attivamente condivido un contenuto con una persona che ho scelto tra tutte le persone che potevo scegliere. Lei non tutti quanti. Ho pensato a lei, a cosa rappresenta e a quale è la nostra relazione.
Su Facebook la tecnologia trasforma la nostra rete di conoscenze in un grande condominio nel quale ogni appartamento non ha ne porte ne finestre. Ogni cosa diventa di dominio pubblico. Ogni azione (Faccio la doccia) ruba, con la propria notifica, del tempo comune ed innesca il circolo vizioso di cui parlavo: se lui fa questo e lo fa sapere allora forse gli altri vogliono sapere anche questo e quello. In oltre altro aspetto importante è che l’insieme dei conoscenti (“amici”) vengono messi nello stesso anfiteatro dal quale -democraticamente- assistono tutti assieme allo spettacolo delle vite altrui.
Applicate questa logica alla personalità in formazione di milioni d’adolescenti ed alle voglie represse di altrettanti ex-adolescenti e vi ritrovate con il mostruoso prodotto del quale stiamo parlando.
HS
Secondo me quello che è interessante, al di là di mettersi le mani nei capelli (come spesso faccio), è cercare di capire la tendenza.
Cioè: come sarà tra dieci o vent’anni?
Se assumiamo che la tendenza alla “condivisione coatta” aumenti proporzionalmente, si arriverà agli estremi di un mondo in cui il livello di adattamento di un individuo alla società si giudicherà in base alle esperienze che condivide sui social networks. E il digital divide sarà sempre più il discrimine tra primo e terzo mondo, tra ricchi e poveri, tra apocalittici e integrati.
Oppure, possiamo pensare che ci sarà una flessione/stabilizzazione. Ma in questo caso non credo che sarà sotto forma di un ritorno al passato. Accadrà più probabilmente che condividere “tutto con tutti” non sarà più considerato cool, e alle spianate di cemento di Fb si sostituirà un’edilizia ecosostenibile e più innovativa. Cioè modi più specifici e personalizzati per stare in rete, una situazione policentrica.
Chissa?
@unpotuttiquanti
Ma se vi da così tanto fastidio Facebook, perché lo usate? Non vi obbliga proprio nessuno.
Se è così terribile come dite, perché creare un profilo.
Usate mail, telefono, un po’ il cavolo che vi pare per rimanere a contatto col mondo e i parenti lontani.
Il problema è che quando qualcosa di veramente innovativo arriva nelle nostre vite, in pochi se ne rendono conto, ed ancora meno sono quelli che capiscono la reale utilità. Però non credo che quando è arrivato il telefono la gente abbia detto “No, ci collega tutti troppo facilmente, usiamo ancora le lettere e i telegrammi!”.
E mi dispiace anche per quelli che usano la scusa di restare in contatto con gli amici. Vi chiedo solo, come fate? magari riuscite a restare in contatto, a sapere come stanno e cosa fanno grazie a quello che condividono, o mi sbaglio? Se poi voi non ve la sentite di dire i vostri affari al mondo problema vostro, è una decisione che rispetto per carità, ma non parliamo di invasività di Facebook, perché nessuno, proprio nessuno vi obbilga a usarlo.
E un ultima cosa.
@COMMENDATORCOMMENTONE: considerando il fatto che potrei essere chiunque, come ti permetti di dire che la mia storia non valga la pena di essere conosciuta? Magari è la TUA di storia a non interessare a nessuno (cosa del tutto da verificare, anche tu potresti essere chiunque).
@Unespressoprego
Mi pare che una risposta sull’evoluzione tu la possa già avere da MRVANPAGU che sottolinea l’importanza dello utilizzo di Facebook, lasciando il senso di quello che si fa, cosa si dice a chi lo si dice, come semplice corollario.
Condividere ad ogni costo, senza preoccuparsi di cosa e con chi. La vita privata perde i propri limiti definiti dal nucleo abitativo. Le azioni della sfera personale vengono banalizzate dalla pubblica esposizione come pomodori che rinsecchiscono al sole.
HS
Sarò di una banalità disarmante, ma il problema non è tanto nel mezzo quanto nell’uso che ne facciamo. Certo, se FB ci mostra tutto quello che fa un nostro amico e noi ce lo facciamo bastare restando seduti effettivamente c’è qualche problema.
@ Heilandstark
Sottoscrivo quanto hai (magistralmente) detto finora al 110%
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@ Unespressoprego
Mi piaciono molto anche le tue considerazioni. L’unica cosa che non afferro è quale esattamente sia la differenza tra un “ritorno al passato” ed un “modo più specifico e personalizzato di stare in rete”. In altri termini, secondo me non vi è nulla di più specifico e personalizzato dell’estrema (e bellissima) dis-organizzazione del Web pre-facebook. La scelta personale sul dove andare, lì, la faceva da padrone (al netto del Google-bias, ovviamente, ma lì stava tutto nell’aver voglia di fare un po’ più di fatica e non aver sempre la pappa-di-recerca sempre pronta in prima pagina).
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@ Quelli che “ma se vi dà tanto fastidio fb non usatelo”
Non uso fb, mai usato. Scelta nata circa 4 anni fa come rigetto allergico alle schiere di conoscenti che mi tartassavano col “fatti fb” 24 h su 24. Continuata negli anni come rigetto allergico al fatto che quando andavi al bar, in circa il 50% delle conversazioni al bancone il leitmotif era “ho visto su fb questo, ho messo su fb quello”. Ad un certo punto ho cominciato a considerare la mia testarda scelta come un esperimento (ovvero: “vediamo quanto riesco a resistere senza fb prima che chi mi conosce si dimentichi che esisto e viceversa”). Beh, guess what. Alla fine, sto in contatto con i miei amici come e quanto prima. Nessuna differenza dal 2005 (anno in cui sono espatriato in Olanda, tenendo contatti via email e telefono con amici e parenti in Europa ed America). Quindi l’esperimento lo sto continuando, e pure con molta soddisfazione.
Quello che mi DA` FASTIDIO è che ormai la cieca e superficiale idolatria-d’uso che gran parte degli utenti internet ha per facebook sta cominciando a cambiare anche la mia esperienza del web, in quanto i pubblicitari cercano di focalizzare l’attenzione nei luoghi in cui guardano le masse per creare consenso (ed è il loro lavoro, ci mancherebbe, nessuna obiezione su questo). Esempio: se voglio andare ad aggiornarmi sul tour/disco del mio gruppo preferito (qualsiasi esso sia), oggi come oggi sono spesso costretto dallo status-quo (sì, costretto) a leggermi la loro sterile ed omologata pagina facebook (invece del loro personale e variegato sito ufficiale), in quanto gli aggiornamenti vengono postati in primis lì. Facendo un parallelo spazio virtuale – spazio fisico, sarebbe un po’ come se per sapere dell’uscita di un nuovo disco/tour di un gruppo nel ’93 vi foste dovuti recare al Mercatone Uno invece che al vostro negozio di dischi preferito. Il che, scusate, è un tantino triste.