Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato ieri ospite all’annuale meeting organizzato a Rimini da Comunione e Liberazione. Napolitano ha pronunciato un discorso sulla crisi del Paese – economica e politica – dai toni risoluti, solenne ma senza la polverosa ampollosità che spesso ha caratterizzato simili appuntamenti: è stato un reality check, una sveglia data al governo e all’opposizione e un buon esempio di utilizzo del potere di persuasione morale che è proprio del Capo dello Stato. Che poi vuol dire, semplicemente, dire le cose giuste, predicare bene e invitare tutti a razzolare di conseguenza.
Colgo in questo incontro, nella sua continuità con l’ispirazione originaria e la peculiare tradizione del Meeting di Rimini, l’occasione per ridare respiro storico e ideale al dibattito nazionale. Perché è un fatto che ormai da settimane, da quando l’Italia e il suo debito pubblico sono stati investiti da una dura crisi di fiducia e da pesanti scosse e rischi sui mercati finanziari, siamo immersi in un angoscioso presente, nell’ansia del giorno dopo, in un’obbligata e concitata ricerca di risposte urgenti. A simili condizionamenti, e al dovere di decisioni immediate, non si può naturalmente sfuggire. Ma non troveremo vie d’uscita soddisfacenti e durevoli senza rivolgere la mente al passato e lo sguardo al futuro. Ringrazio perciò voi che ci sollecitate a farlo.
D’altronde, anche nel celebrare il Centocinquantenario dell’Unità, abbiamo teso a tracciare un filo che congiungesse il passato storico, complesso e ricco di insegnamenti, il problematico presente e il possibile futuro dell’Italia. Ci siamo provati a tessere quel filo muovendo da quale punto di partenza ? Dal sentimento che si doveva e poteva suscitare innanzitutto un moto di riappropriazione diffusa – da parte delle istituzioni e dei cittadini – delle vicende e del significato del processo unitario. Si doveva recuperare quel che da decenni si era venuto smarrendo – negli itinerari dell’educazione, della comunicazione, della discussione pubblica, della partecipazione politica – di memoria storica, di consapevolezza individuale e collettiva del nostro divenire come nazione, del nostro nascere come Stato unitario. E a dispetto di tanti scetticismi e sordità, abbiamo potuto, nel giro di un anno, vedere come ci fosse da far leva su uno straordinario patrimonio di sensibilità, interesse culturale e morale, disponibilità a esprimersi e impegnarsi, soprattutto tra i giovani. Abbiamo visto come fosse possibile suscitare quel “moto di riappropriazione” di cui parlavo : e non solo dall’alto, ma dal basso, attraverso il fiorire, nelle scuole, nelle comunità locali, nelle associazioni, di una miriade di iniziative per il Centocinquantenario. Lo sforzo è dunque riuscito, e rendo merito a tutti coloro che ci hanno creduto e vi hanno contribuito.
Ma “l’esame di coscienza collettivo” che avevamo auspicato in occasione di una così significativa ricorrenza, non poteva rimanere limitato al travaglio vissuto per conseguire l’unificazione, e alle modalità che caratterizzarono il configurarsi del nostro Stato nazionale. Esso doveva abbracciare – e ha in effetti abbracciato – il lungo percorso successivo, dal 1861 al 2011 : in quale chiave farlo, e per trarne quali impulsi, lo abbiamo detto, il 17 marzo scorso, con le parole che l’on. Lupi ha voluto ricordare.
Si, con le celebrazioni del Centocinquantenario ci si è impegnati a trarre, senza ricorrere ad alcuna forzatura o enfasi retorica, ragioni di orgoglio e di fiducia da un’esperienza di storico avanzamento e progresso della società italiana, anche se tra tanti alti e bassi, tragiche deviazioni pagate a carissimo prezzo, e dure, faticose riprese. Ma perché abbiamo insistito tanto sulle prove che l’Italia unita ha superato, sulla capacità che ha dimostrato di non perdersi, di non declinare, né dopo l’emorragia e le conseguenze traumatiche di una guerra pure vinta, né dopo la vergogna di una guerra d’aggressione e l’umiliazione di una sconfitta, e quindi di fronte all’eredità del fascismo e alla sfida del ricostruire il paese nella democrazia ? Perché abbiamo sottolineato come l’Italia abbia poi saputo attraversare le tensioni della guerra fredda restando salda nelle sue fondamenta unitarie e democratiche e infine reggere con successo ad attacchi mortali allo Stato e alla convivenza civile come quello del terrorismo?




un ex “comunista” al congresso CL che parla di esame di coscienza che tristezza, chissa’ qual’era la distribuzione di cilici per persona.
Grazie Presidente anche di questo regalo sostenuto dal PCI e dalla CGIL!
Ma non era anche il suo partito?
http://www.corriere.it/economia/11_agosto_21/baby-pensionati-marro_1681f8f6-cbc5-11e0-b17c-f32c89c7e751.shtml
E sul passato stendiamo un velo pietoso! Amen
ha fatto benissimo il presidente Napolitano, soprattutto a mettere in dito nella pipaga in un ambiente cattolico….è giusto che anche il Vaticano paghi il peso della manovra…iscrivetevi al gruppo facebook, che a breve sicuramente verranno raccolte le firme per una iniziativa legislativa, visto che il referendum non è possibile farlo…http://ilpicchioparlante.wordpress.com/2011/08/22/stop-ai-privilegi-anche-per-il-vaticano/
Certo, pare proprio la cosa giusta da fare, in questo momento così pericoloso per l’economia e la società in genere: riapriamo la pratica ‘Ungheria 1956: da che parte stavi?’ e cominciamo un bel dibattito nazionale su quello. Sono sicuro che la cosa ci metterà rapidamente al sicuro da qualsiasi problema con i mercati…
Sascha, lascia stare, c’è chi è così ossessionato da certe cose che non legge neppure quegli articoli di cui inserisce il link.
Quanto all’appello, visto il momento drammatico, a mettere prima gli interessi della nazione che lo spirito di parte, non potrà avere speranza di essere accolto, se prima non si allontaneranno coloro che in questi anni, hanno svilito la nazione per i propri interessi.
Sono io l’unico che trova insopportabili i personaggi ecumenici?
Napolitano fa venire nostalgia di Cossiga, il che è tutto dire.
Mah, credevo che gli utenti del Post fossero persone un po’ meno “talebane”. Per lui parla la sua storia, per noi la nostra. Il bello ed il brutto di internet è che non ha pietà e su chiunque si possono trovare affermazioni e prese di posizioni mutevoli in archi di tempo più o meno lunghi. Credo che il discorso fosse buono, anche ispirato considerando quello che passa il convento. Secondo me, bisogna valutare la sensatezza di un’affermazione (discorso in questo caso) indipendentemente dai meriti o demeriti di chi la compie: se una cosa sembra giusta è giusta al di là di chi la dice.
Mi ha ispirato il discorso di Napolitano, io lo candiderei al “discorso del 2030″ di cui parla Sofri nel finale del suo libro.