Il Post
RSS Registrati Login
Quello che la Chiesa non paga

Quello che la Chiesa non paga

Un punto della situazione su privilegi ed esenzioni, tornati d'attualità visto che si parla di tagli

20 agosto 2011

La manovra economica in corso di approvazione da parte del governo richiede sacrifici ai cittadini e aumenterà la pressione fiscale. Il momento di difficoltà dei conti pubblici ha fatto tornare di attualità un dibattito che ciclicamente si ripresenta nell’opinione pubblica italiana: quello riguardo i benefici economici che lo Stato assicura alla Chiesa cattolica attraverso riduzioni delle imposte e diverse altre forme di contributi. Negli ultimi giorni ne hanno parlato Beppe Severgnini, Massimo Gramellini sulla Stampa e Filippo Facci su Libero. Se n’è parlato meno nel mondo politico con l’eccezione dei Radicali, che intendono presentare un emendamento alla manovra per eliminare l’esenzione dal pagamento dell’ICI dei beni ecclesiastici. Cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando.

Le agevolazioni fiscali
La Chiesa cattolica usufruisce di forti agevolazioni fiscali, motivate soprattutto dalle finalità assistenziali, sanitarie o educative di alcune sue attività. Ad esempio l’IRES, l’imposta sul reddito delle società introdotta nel 2003 al posto di un’imposta precedente, è ridotta del 50 per cento per tutti gli enti che hanno un fine di assistenza, beneficenza e istruzione (non solo quelli riconducibili alla Chiesa, dunque).

La Chiesa cattolica italiana non ha mai pagato l’ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) sui beni immobiliari che utilizzava per fini non commerciali, come previsto già dal decreto legislativo che introdusse la tassa nel 1992 e con un risparmio per la Chiesa che venne stimato dall’associazione dei comuni italiani in diverse centinaia di milioni di euro l’anno. Quanto agli immobili utilizzati per attività commerciali, la questione è stata oggetto di diversi pronunciamenti giuridici e di modifiche legislative nel corso degli anni: a partire dal 2005, la legge ha previsto l’esenzione tout court per tutti gli immobili. Questa decisione, presa dal governo Berlusconi a pochi mesi dallo scioglimento delle camere e all’inizio della campagna elettorale, fece molto discutere. Nel 2007 il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l’esenzione dell’ICI si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”. Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta, per il fisco italiano – si avvicina ai due miliardi di euro. La legge in questione è da tempo oggetto di indagini da parte dell’Unione Europea.

Ci sono inoltre diverse altre agevolazioni fiscali di minor rilievo. Le merci dirette dall’estero alla Città del Vaticano e a tutti gli uffici vaticani del territorio italiano sono esenti da imposte doganali e daziarie. I lavoratori italiani che lavorano in società con sede in Vaticano, anche se la loro sede di lavoro è in territorio italiano, non pagano l’IRPEF (la tassa sul reddito delle persone fisiche).

L’otto per mille e gli altri finanziamenti alla Chiesa cattolica
Oltre alle esenzioni fiscali che abbiamo elencato, lo Stato italiano dà direttamente o indirettamente molti fondi alla Chiesa cattolica per le sue attività religiose, caritative e educative.

1 2 Pagina successiva »
TAG: , , , , , , , ,

34 Commenti

  1. paolo192

    una tra le tante – e piu’ vergognose – vergogne d’italia (minuscolo)

  2. paolozerbi

    Mi sa che avete dimenticato l’8 % che pagano i Comuni alle parrocchie come pizzo sugli oneri di urbanizzazione seondaria.

  3. claudioc7

    Possiamo vergognarci quanto vogliamo, ma va riconosciuto che lo Stato ha lasciato alla Chiesa il monopolio sull’assistenza a vecchi e bambini. Nei comuni più piccoli e nelle frazioni l’asilo è quasi sempre una struttura parrocchiale; poi, dalle scuole elementari, oratori e parrocchie svolgono un ruolo di aggregazione sociale affiancati a stento solo dalle associazioni sportive; infine gran parte delle strutture di volontariato che aiutano gli anziani (a titolo gratuito, quindi) sono sempre di matrice religiosa.
    Possiamo anche guardare a tutto ciò col sospetto, dal lavaggio del cervello dei bambini fino al raggiro degli anziani per ottenere i lasciti, ma la società “laica” davanti alle difficoltà dell’esistenza fa molto poco: si indigna per lo scandalo dei preti pedofili, si arrabbia per il San Raffaele di Don Verzé, ma poi il volontariato laico langue (e ben lo so, dato che ci faccio parte) e ovunque dove la gente ha fame ci trovi un missionario e non, ad esempio, un sindacalista.
    Nella Chiesa il marcio c’è ed è anche evidente, e il concordato andrebbe rivisto con coraggio e serenità: però poi bisognerebbe anche riconoscere alla Chiesa i suoi meriti, oppure rimboccarsi le maniche e costruire una società civile che faccia della mutua assistenza un valore fondante.

  4. robertobe

    @Claudioc7: da laico, ex volontario etc. etc. sottoscrivo tutto – parola per parola.

  5. Il contributo statale alle religioni e’ una cosa necessaria e utile.
    In Italia la religione cattolica, per mezzo dei preti, dei volontari e delle organizzazioni, contribuisce a due aspetti fondamentali per il tessuto sociale. Uno quello appena ammesso da ClaudioC7 e RobertoBe (con grande rispetto della verita’ anche da parte, intuisco, non-cattolica). L’altro aspetto e’ il core-business delle religioni: la “gestione del trascendente”. Impossibile da parte di uno stato, necessario nel momento in cui un nostro caro viene a mancare.

  6. Tutto quello che volete, ma il meccanismo dell’assegnazione dell’8xmille è uno scandalo al limite (oltrepassato) della truffa.

  7. paolo192

    nel “contributo alle religioni” che ci azzecca l’esenzione ICI agli hotel e ai negozi?

  8. randolphcarter

    @Claudioc7 e dalecooper
    1) spesso la chiesa fa la “beneficenza” con i finanziamenti pubblici (caritas, ecc.).
    2) se quello che fanno lo fanno disinteressatamente continueranno a farlo.
    3) i volontari lavorano a gratis, i preti NO.
    4) le altre religioni assolvono alle loro funzioni assorbendo molti meno finanziamenti.
    5) se una cosa è iniqua non va tollerata, anche se lasciare le cose come sono sarebbe più comodo.
    6) il capo della chiesa gira vestito d’oro. Mi scoccia assai contribuire alla cosa.
    7) un laico o un fedele di un’altra religione paga per un “servizio” riservato ad alcuni.
    8) dovremmo essere un paese laico.

  9. maxavi

    Le cose dette da robertobe e claudioc7 non c’entrano purtoppo nulla con la lunghissima lista di esenzioni fiscali e con la truffa dell’8/1000.
    la chiesa non viene soltanto ricompensata dallo stato italiano – come e’ giusto – per le funzioni che svolge nel campo dell’assistenza e del sociale, viene arricchita a dismisura alle spalle di quel 50% di italiani che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. andate a leggere come la chiesa utilizza i proventi dell’8/1000 e capirete la dimensione del problema: agli aiuti al terzo mondo, ad esempio, cui sono dedicati tutti gli spot ingannevoli che la chiesa fa mandare in onda in tempi di dichiarazione dei redditi, viene destinato solo l’8,6% (http://www.uaar.it/laicita/otto_per_mille/). Si tratta di una vergogna bella e buona altro che una cosa necessaria e utile. andate a vedere come funzionano le cose, ad esempio, in norvegia, dove la religione cristiana e’ religione di stato e viene finanziata dallo stato stesso in base a criteri trasparenti e la chiesa stessa rendiconta l’utilizzo che fa del denaro ricevuto, cosa che da noi la chiesa cattolica neppure si sogna di fare.

  10. ildito

    Cari amici, anzitutto una considerazione leggermente off topic: l’articolo – e me ne dispiaccio – è piuttosto approssimativo e anche nella scelta della foto lascia trapelare una certa faziosità della redazione del Post (testata che in genere apprezzo molto). Questo pare confermare una mia impressione che certe scelte editoriali del Post sugli argomenti correlati alla religione cattolica strizzino spesso l’occhio a parte dei lettori che sono “anticlericali da manuale” (ed i cui commenti appaiono “preconfezionati”) . Ciò detto, senza entrare sui singoli aspetti (ICI sì e su quali beni etc) che necessiterebbero dei distinguo approfonditi (ci sono esenzioni che suscitano forti sospetti d’opportunismo politico), vorrei soffermarmi su due aspetti:
    1) mi piacerebbe capire meglio in cosa l’attuale distribuzione dell’8 x mille sia così scandalosa (intendo la ripartizione non l’uso).
    2) relativamente al supporto alle scuole cattoliche, sarebbe a mio modesto avviso molto più equo destinare quei soldi in un sistema di sostegni alle famiglie (favorendo la libertà di scelta) piuttosto che agli istituti (favorendo così una frequentazione elitaria degli stessi).
    Grazie per l’attenzione e buona serata a tutti.

  11. randolphcarter

    continuo:
    9) la chiesa coltiva un clientelismo ed una simonia paurosa. Con i nostri soldi, nel 2011.
    Chissà perché, ma ad Avignone fanno ancora festa…

  12. valentina85

    Dale Cooper, esattamente cosa impedirebbe allo Stato di svolgere una funzione sociale addirittura migliore di quella svolta dalla Chiesa Cattolica? La mancanza di fondi? Bene, togliamo quei miliardi alla Chiesa e utilizziamoli a questo scopo. Finalmente i servizi a cui si faceva cenno, come i luoghi di aggregazione per i bambini, non saranno più limitati ai soli cattolici, ma a tutti i cittadini, senza discriminazioni su base religiosa. E non venirmi a dire che la Chiesa non discrimina: per un bambino non cattolico, provare a mettere piede in un oratorio (specie di provincia) significa venir escluso da molte attività e subire da subito fortissime pressioni perché lui e la sua famiglia comincino a recarsi a messa.

    Quanto alla gestione del trascendente, non vedo perché dovrebbe essere finanziata dalla Stato. Non vedo cosa c’entrino i defunti, nè perché tu ritenga “necessario” il trascendente quando muore qualcuno. Quando morirò io, nessuno verrà a dire abracadabra sulla mia tomba. La religione è un fatto privato del cittadino, e tale deve restare. Altrimenti io pretendo che la religione Jedi prenda l’8 per mille, perché ho appena deciso di abbracciare la Forza e quando morirò voglio un funerale celebrato da un emule di Obi Juan Kenobi.

  13. maxavi

    @ildito, rispondo subito al tuo primo quesito. e’ scandaloso il fatto che l’86% dell’importo complessivo che non viene destinato ad alcuno dai contribuenti, venga ripartito secondo le preferenze espresse dal 34% dei contribuenti. oltretutto questo meccanismo non e’ – volutamente – pubblicizzato e quindi i cittadini non ne sono consapevoli quando esprimono o non esprimono la loro preferenza.
    invito chi la pensa come me a destinare il proprio 8/1000 alla chiesa valdese che non lo impiega ne’ per esigenze di culto ne’ per il sostentamento del clero ma solo per opere benefiche, rendicontando tutto fino all’ultimo euro.

  14. pablo72

    @Ildito Cosa è scandaloso nell’8xmille? Che vengano assegnati alla chiesa cattolica anche i fondi dei contribuenti che non hanno espresso nessuna dichiarazione (la maggioranza), nella proporzione di quelli che hanno effettuato una scelta (chiaramente in maggioranza per la chiesa cattolica). Il solito cavillo da azzeccagarbugli per fottere il popolino con una parvenza di democrazia.

  15. ildito

    @maxavi e pablo72 anzitutto grazie per la risposta.
    Vorrei argomentare per punti contribuendo così alla discussione generale:
    1. il meccanismo è semplice e chiaramente pubblicizzato (l’ho trovato nel giro di pochi secondi sul sito dell’Agenzia delle entrate e per comodità di tutti lo riporto in calce al presnte post);
    2. il meccanismo si può contestare in molti modi ma definirlo una truffa rischia di legittimare (parlo per paradossi) anche chi contesta i governi eletti democraticamente (che spesso non hanno il consenso del 50% + 1 degli elettori);
    3. è assolutamente legittimo sostenere la Chiesa valdese (fanno un ottimo lavoro per quanto di mia conoscenza) ma non è così “evidente” l’accusa fatta alla chiesa cattolica di stipendiare i sacerdoti. Che io sappia anche i religiosi mangiano, si vestono etc. Comunque sul sito della CEI (www.chiesacattolica.it) con un paio di click ho trovato un pdf che chiarisce la ripartizione dell’8 per mille per il 2011.
    Ancora una buona serata (torno al telefilm “da vera zecca!”, direbbero a Roma, che stavo guardando)…

    Fonte Agenziaentrate.gov.it
    Destinazione dell’8 per mille dell’IRPEF
    E’ possibile destinare una quota pari all’8 per mille del gettito Irpef:

    allo Stato (a scopi di interesse sociale o di carattere umanitario)
    alla Chiesa Cattolica (a scopi di carattere religioso o caritativo)
    all’Unione italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno (per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all’estero sia direttamente sia attraverso un ente appositamente costituito)
    alle Assemblee di Dio in Italia (per interventi sociali e umanitari anche a favore dei Paesi del terzo mondo)
    alla Chiesa Valdese, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi (a scopi di carattere sociale, assistenziale, umanitario o culturale)
    alla Chiesa Evangelica Luterana in Italia (per interventi sociali, assistenziali, umanitari o culturali in Italia e all’estero, direttamente o attraverso le Comunità ad essa collegate)
    all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (per la tutela degli interessi religiosi degli Ebrei in Italia, per la promozione della conservazione delle tradizioni e dei beni culturali ebraici, con particolare riguardo alle attività culturali, alla salvaguardia del patrimonio storico, artistico e culturale, nonché a interventi sociali e umanitari in particolare volti alla tutela delle minoranze, contro il razzismo e l’antisemitismo).
    Si può scegliere una sola istituzione. La scelta va indicata firmando solo all’interno di una delle caselle del modulo allegato alla dichiarazione dei redditi.

    La ripartizione dei fondi destinati alle diverse istituzioni avviene in proporzione alle scelte espresse.

    Se il contribuente non firma, e quindi non indica la propria scelta, l’8 per mille dell’Irpef viene comunque attribuito, sempre in maniera proporzionale alle scelte espresse, alle istituzioni indicate nel modello. Tuttavia, la quota non attribuita, proporzionalmente spettante alle Assemblee di Dio in Italia, è devoluta alla gestione statale.”

  16. alemanezinho

    Caro Ildito (bel nick: guardiamo al dito dei meccanismi e non alla luna dei soldi pubblici che vanno alla chiesa), quanto alla pubblicità dei criteri di assegnazione dei fondi ti invito a un semplice esperimento: fa’

  17. alemanezinho

    (ops: è partito il commento prima che finissi, sorry)
    Dicevo: fa’ una rapida inchiesta tra i tuoi conoscenti e vedi un po’ quanti sono a conoscenza del meccanismo in questione. E comunque un meccanismo che si basa sul silenzio-assenso (se non scegli altrimenti, scegliamo noi per te) non è esattamente il massimo della democrazia e della trasparenza.

  18. Quando un contribuente non sceglie a chi destinare il suo 8 per mille, non sa che alla Chiesa andrà l’80%. Molti non sono così informati sul meccanismo o sulle percentuali.

    Mi sta bene che lo Stato finanzi attività portate avanti da enti religiosi, ma deve trattarsi di attività con una vera finalità sociale. Quindi a progetti scelti con criterio, o quantomeno una rendicontazione, come si è detto.

    ICI e 8 per mille si possono e si devono modificare.

  19. maxavi

    alemanezinho e riccardo mi hanno anticipato, aggiungo soltanto che e’ notevole il fatto che lo stato, per favorire la chiesa nella raccolta dell’8/1000, evita accuratamente di farsi pubblicita’ e quindi di competere. l’8/1000 va abolito o quanto meno modificato.

Lascia un Commento