Questa mattina in Afghanistan un attentato suicida ha ucciso nove persone al British Council di Kabul. Un kamikaze si è ha fatto esplodere accanto a un muro di recinzione, distruggendolo e permettendo a un gruppo di uomini armati di entrare nell’edificio e aprire il fuoco. I talebani hanno rivendicato l’attacco, dicendo di averlo condotto in memoria dell’anniversario dell’indipendenza dell’Afghanistan dal Regno Unito, nel 1919. Tra i morti ci sono otto poliziotti afghani e un funzionario neozelandese. Successivamente le forze di sicurezza hanno fatto ingresso nell’edificio, uccidendo gli attentatori. Il British Council è un’organizzazione che conduce programmi culturali e di istruzione.
La guerra in Afghanistan è cominciata ufficialmente il 7 ottobre del 2001, tra poco saranno dieci anni. Come molte altre guerre di questo inizio di secolo, è combattuta da un esercito moderno ma “tradizionale” – quello della NATO – contro avversari dai mezzi antiquati ma tutt’altro che convenzionali – i talebani e Al Qaida. Questa circostanza ha generato l’assenza di un fronte e di battaglie definite, come quelle che hanno caratterizzato i conflitti del Novecento, a favore invece di un tipo di guerra più imprevedibile, più simile alla guerriglia e segnata dal proliferare di attentati e attacchi suicidi che spesso e volentieri hanno preso di mira obiettivi civili, oltre che militari. La frequenza di questo genere di attacchi ha fatto sì che in questi dieci anni la formula “attentato in Afghanistan” sia entrata nel lessico quotidiano dei giornali e dei telegiornali, fino a diventare in qualche modo trasparente e perdere parte del suo significato. Come accade per molte altre cose, però, le fotografie che mostrano cos’è un luogo – un mercato, un edificio, una stazione, una piazza – dopo un attentato rendono meglio l’idea della portata di questi eventi, che non dovremmo considerare ridotta dalla loro frequenza. Ricordandoci, certo, che gli attentati suicidi non sono stati gli unici a uccidere civili in questi dieci anni: le forze militari che fanno capo alla NATO sono responsabili di molte morti innocenti, di incidenti, errori e missili rivelatisi meno intelligenti di quanto avrebbero dovuto. Ma c’è una differenza tra la colpevole e ingiustificabile negligenza e la volontà indiscriminata di uccidere persone innocenti.
























“Ma c’è una differenza tra la colpevole e ingiustificabile negligenza e la volontà indiscriminata di uccidere persone innocenti.”
…mi sa che manca il pezzo finale dell’articolo dove spiega la differenza tra una ingiustificabile negligenza e una volontà indiscriminata.
Trovo molto discutibile che dopo avere riconosciuto che gli eventi Afghani sono una guerra (cosa che gli Usa si guardano bene dal fare perché altrimenti sono responsabili con Guantanamo della più colossale e mostruosa violazione della Convenzione di Ginevra dalla sua sottoscrizione) si dica che ci sono le vittime innocenti e le vittime NON innocenti.
Delle due una: o è una guerra e quindi ci sono i nemici e gli alleati, o non è una guerra e allora la colpevole e ingiustificabile negligenza si chiama, in diritto penale, dolo incidentale e non è distinta dal dolo specifico.
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In altre parole alla Nato si dicono: “Beh, questo missile potrebbe uccidere trenta pacifici civili e una decina di bimbi, ma chissenefrega, conta molto di più centrare i cattivissimi Talebani”. Non vogliono uccidere gli “innocenti” (come se gli altri siano colpevoli…), ma tollerano tranquillamente che il rischio delle loro azioni sia questo.
Che gli americani non considerino quella in Afghanistan “una guerra” è semplicemente falso. Tutti, dalle amministrazioni ai libri ai giornali ai programmi televisivi, hanno sempre parlato di “war in Afghanistan” e di “afghan war”.
L’autore dell’articolo e/o qualcun altro della redazione del Post hanno cancellato per ben tre volte un mio commento di protesta – questo era l’ultimo…