Il casino dei conti pubblici italiani

Una spiegazione sintetica: perché siamo messi male, cosa ci chiede l'Europa, cosa pensa di fare il Governo per uscirne

Questa sera è stato convocato alle 19 un Consiglio dei Ministri per “l’esame di provvedimenti urgenti in materia finanziaria”. Nonostante ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, abbia tenuto un discorso alle commissioni riunite degli Affari Costituzionali e del Bilancio di Camera e Senato, però, non è ancora chiaro quali siano le misure che il governo intende prendere nei prossimi giorni – forse già questa sera – per migliorare la situazione dei conti pubblici del paese. E anzi la vaghezza delle sue affermazioni è stata più volte contestata dall’opposizione e da molti editorialisti e commentatori. Due giorni fa avevamo cercato di fare ordine tra le proposte allo studio, quelle di cui si discute: oggi ne sappiamo comunque qualcosa in più.

IL PROBLEMA
In questo momento, e da parecchi anni, lo Stato italiano spende più di quanto guadagna. Il motivo principale è che in passato ha deciso di farsi prestare molti soldi per finanziare la spesa pubblica con l’emissione di titoli di stato, e ora deve pagare gli interessi. Al netto degli interessi, invece, lo Stato italiano è riuscito ad avere tra il 1991 e il 2008 un avanzo primario: ovvero è riuscito a guadagnare più di quanto spendesse (interessi sul debito esclusi) e a diminuire così gradualmente l’enorme debito pubblico. A partire dal 2008, però, non c’è stato più avanzo primario: il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo è ricominciato a salire, a causa della crisi economica, della conseguente diminuzione del PIL e, secondo gli oppositori del Governo, dell’inazione di Berlusconi.

La manovra finanziaria approvata dal parlamento a fine luglio, prima che iniziassero i problemi attuali, prevedeva di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014: in quell’anno, secondo le previsioni, le entrate dello Stato sarebbero state più o meno uguali alle uscite, interessi inclusi. La maggior parte dei sacrifici, però, era rinviata a dopo il 2013: dopo le prossime elezioni politiche e quindi quando un nuovo governo avrà il diritto di fare la propria politica economica, senza limitarsi ad applicare quella ereditata.

Anche per questa ragione i mercati finanziari hanno dimostrato negli ultimi giorni un certo pessimismo nei confronti dei conti pubblici italiani (e non solo): si è reso necessario, a detta delle istituzioni economiche italiane ed europee, un nuovo intervento sui conti dello Stato che affretti il risanamento e dia ai mercati il segnale che il Governo è in grado di garantire stabilità ai conti pubblici. Trovando più soldi e soprattutto più in fretta rispetto a quanto programmato nell’ultima legge finanziaria: Berlusconi ha detto poco fa che la manovra servirà a trovare altri “20 miliardi per il per il 2012 e 25 miliardi nel 2013”, in modo da anticipare il pareggio di bilancio al 2013. In questo modo gli investitori dovrebbero sentirsi più sicuri nell’investire in titoli di Stato italiani, di cui praticamente tutti gli stati del mondo hanno un bisogno costante, e non chiederebbero dunque interessi troppo alti.

I RIMEDI

– due possibili riforme costituzionali
Uno dei punti proposti dal Governo è l’inserimento nella Costituzione dell’obbligo del pareggio di bilancio, ovvero dell’obbligo di ogni governo a non spendere in nessun caso più di quanto riesce a guadagnare. Negli ultimi anni anche Francia e Germania hanno introdotto norme simili, ma non sempre vincolanti. La legge francese, che però è in corso di revisione, lo pone come “obiettivo” dell’azione economica di governo. La proposta si presta inoltre a diverse controindicazioni di carattere teorico: in determinate condizioni, un aumento della spesa pubblica è ritenuto uno stimolo molto importante, se non necessario, per l’economia degli stati. Bisogna anche tener conto della presenza di istituzioni economiche europee che hanno promosso molti accordi tra gli stati dell’Unione per garantire la stabilità dei conti pubblici dei vari paesi. L’eventuale modifica costituzionale, a quanto ha detto Tremonti, interverrebbe sull’articolo 81 della Costituzione, che regola l’approvazione annuale del bilancio dello Stato.

Un’altra riforma costituzionale di cui si è parlato molto anche in passato è quella dell’articolo 41 della Costituzione, che riguarda l’iniziativa economica privata: un’eventuale modifica vorrebbe diminuire l’accento che attualmente la nostra Costituzione pone sul fine sociale delle iniziative economiche.

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