Faber-Castell è una delle aziende più importanti al mondo nella produzione di matite, pastelli, penne e materiale di cancelleria. Realizza anche prodotti particolarmente pregiati e una sua linea di penne è stata impiegata per firmare la prima Costituzione Europea il 29 ottobre 2004. Domani l’azienda festeggerà 250 anni di attività e per l’occasione sono state organizzate numerose celebrazioni e messi in commercio dei prodotti di lusso in edizioni limitate.
Nel 1761 l’ebanista Kaspar Faber aprì una piccola fabbrica di matite a Stein, un paesino vicino a Norimberga. Kaspar inventò la matita Bleyweißstifte, la prima con la grafite rivestita in legno. Gli affari migliorarono sotto la gestione di Anton Wilhelm Faber, il figlio di Kaspar, ma la generazione successiva non fu molto fortunata e l’impresa conobbe un periodo di declino. La situazione cambiò nel 1839 quando l’azienda venne ereditata da Lothar von Faber. Lothar aveva studiato in Francia e in Inghilterra e aveva fatto esperienza lavorando in alcune banche. In pochi anni riuscì a trasformare la piccola azienda a conduzione familiare in una grande impresa che esportava i suoi prodotti in tutta Europa e perfino negli Stati Uniti. Lothar migliorò notevolmente la qualità delle matite e delle penne, ampliò la gamma di prodotti e inventò la prima matita esagonale su cui fece imprimere il marchio Faber. Nacque così la prima marca di matite al mondo. Lothar inaugurò le prime filiali a New York, Londra e Parigi e acquistò una delle migliori riserve di grafite in Russia, che gli permise di migliorare ancora di più la qualità delle matite Faber.
Lothar morì nel 1896 senza eredi maschi, dato che suo figlio e i suoi nipoti erano morti prima di lui. L’impresa fu salvata dal matrimonio di sua nipote Ottilie von Faber con il conte Alexander Castell-Rudenhausen, che apparteneva a un’antica e nobile famiglia tedesca. Alexander divenne il nuovo gestore dell’azienda, che da allora acquisì il nome di Faber-Castell; alla frase “sine 1761″ del marchio Faber vennero aggiunti i cavalli da battaglia del blasone della famiglia Castell.
Oggi l’azienda è diretta dal nipote di Alexander, Anton-Wolfgang, e produce ogni anno quasi due miliardi di matite che sono diffuse in più di cento paesi. In Germania ci sono ancora due fabbriche, tra cui una a Stein, ma gran parte della produzione è stata dislocata in Cina, Indonesia e Brasile.



















Bello, bello, ma io preferisco la matita l’unità di Fila.
http://www.fila.it/i-marchi/fila/unita.aspx
.
D
Ahh la matita, impareggiabile strumento da disegno. Mi viene in mente un breve racconto a fumetti di Stan Lee e (credo) Jack Kirby, in cui un anziano dipendente di una fabbrica di matite veniva redarguito e licenziato perchè invece che produrre matite, si era concentrato nella creazione di un unico gessetto “speciale”. Poi l’avido direttore provava per curiosità il gessetto, tracciando un meraviglioso disegno, fra i complimenti degli impiegati, aggiungendo sempre più particolari, e scoprendo di non potersi mai più fermare…
Caspar Faber, non Kaspar.
Più fact-check, please.
–
Abbiamo trovato occorrenze sia come Caspar che come Kaspar. Ci siamo fidati di quanto riportato nel sito ufficiale dell’azienda, che lo chiama Kaspar Faber. La redazione.
http://www.faber-castell.de/39807/Das-Unternehmen/Historie/fcv2_timeline.aspx
Villaggio sostiene che il nomignolo faber affibbiato a fabrizio de andrè derivi proprio dalla sua marca preferita di matite colorate, la faber castel. Ma c’è da dire che villaggio ogni tanto inventa di sana pianta episodi legati a faber, quindi non prendete per buona tale ricotruzione.
Il commento di INGTLC è fantastico.
Ma dopo tutto, qual’era la novità? Semplicemente di metterci il legno attorno: da secoli si usava la matita (come dicono gli specialisti di arti grafiche in italiano, riconoscendo la continuità rispetto a quanto conosciamo noi), nera o rossa che fosse (chalk in inglese, pierre in francese, kreide per il tedesco, questi ultimi due però solo per la nera).
Prima, semplicemente, si usava uno straccetto, un portamine in metallo, o ci si sporcava le mani per tenere la mina.
La novità è il passaggio al processo industrializzato, che rende più minuto il carbonio della mina e quindi diversa la qualità del tratto, più omogeneo e più luminoso.
Il crayon conté, comunque, tecnicamente più importante perché semplificava i pastelli (semplifico a mia volta), venne inventato solo poco dopo, nel 1795 (dice Wikipedia…).
La carta, che resta la parte più importante, era stata inventata molto prima, e grazie all’impero musulmano che fece prigionieri dei Cinesi, arrivò pure in Italia, dove Fabriano è uno dei più (se non IL più, anzi IL e basta) antichi centri di fabbricazione della carta: dal tardo quattrocento ad oggi!
.
D
Fantastico, sì, ma d’altra parte ogni giornale ha i lettori che si merita.
@marsilio Mi sembra un trolleraggio abbastanza sterile il tuo. Questa è storia e cultura.
A me piace il post, anche se molto spesso mi fa arrabbiare.