La scelta dello stato di New York di rendere legale il matrimonio tra persone dello stesso sesso non ha delle implicazioni storiche solo per quello stato o per gli Stati Uniti nel loro complesso, che oggi ne aggiungono un settimo alla crescente lista di quelli che lo consentono. Ma rende inevitabile anche un’accelerazione della discussione e dello stesso percorso in altri paesi democratici e liberali, come l’Italia. A cominciare dalle persone che dicono di avere cari i diritti civili e le loro parità.
Tra chi afferma che uomini e donne omosessuali debbano avere riconosciuti tutti gli stessi diritti degli altri – ci sono molti che pensano di no, ma non è a loro che stiamo parlando, anche se dovremo farlo presto – esiste un pensiero che è tuttora ostile a una battaglia sul riconoscimento del diritto a sposarsi per tutti. Questo pensiero si appoggia – vuoi in buona fede, vuoi come alibi alla propria pigrizia o omofobia latente – su due argomenti maggiori: uno è che l’Italia non sia ancora pronta per una simile battaglia che quindi sarebbe non solo perdente ma “dividerebbe”, “non sarebbe capita”, eccetera. L’altro è che il partito che vi si impegnasse rischierebbe di perdere voti. Vediamo cosa nascondono queste obiezioni, a guardarci un po’ dentro.
Che l’Italia non sia pronta per il riconoscimento dell’uguaglianza dei suoi cittadini e a offrire a ognuno il diritto di sposare chi ama è intanto tutto da dimostrare. La disponibilità e la consapevolezza delle persone è molto cresciuta su questo tema e anche senza citare la abusata formula per cui “gli italiani sono più avanti di chi li governa”, è vero che la bellicosità alberga soprattutto tra le gerarchie vaticane e i loro sudditi politici e in alcune redazioni – tutte desiderose di promuovere scontri di civiltà – che non nelle serene coscienze della maggior parte degli italiani. Ma siccome non sottovalutiamo la capacità dei suddetti attori di accendere questo scontro, al momento in cui si proporrà una scelta, non eluderemo questo scenario.
Non fare una battaglia civile e di diritti perché sarebbe una battaglia è una sciocchezza: le campagne per cambiare le cose in meglio partono inevitabilmente dall’idea che le cose vadano migliorate. Che ci siano resistenze e avversari. Non possono aspettare che le cose cambino da sé. Ottenere la fine della segregazione dei neri fu un impegno che “divise” tantissimo. Porre la questione dei diritti delle donne negli anni Settanta suscitò indignazioni e opposizioni enormi, figuriamoci in un paese qual era l’Italia. Il referendum sul divorzio del 1974 vide due elettori su cinque votare a favore dell’abrogazione. Quello più recente sulla fecondazione assistita fu addirittura perso – per deliberata mancanza di quorum – dai fautori di una maggiore libertà per le donne e per le famiglie.
Rifugiarsi dietro lo spauracchio delle “divisioni” in un paese diviso ogni giorno su tutto non è quindi credibile. E non è tollerabile che si mettano in campo “sensibilità” o opinioni da non ferire. Impedire ad altre persone di avere i diritti che hanno tutti, ancora di più rispetto al tema dell’amore, non è un’”opinione”, né una sensibilità. È un’insensibilità. Dare a queste “opinioni” valore e peso è una ipocrisia che nel frattempo ferisce e tradisce le sensibilità di tantissimi altri cittadini, quelli sì discriminati e umiliati.
Quello che è successo a New York fa saltare all’improvviso questi argomenti. Stiamo parlando della capitale della civiltà occidentale, del modello culturale più implicitamente ed esplicitamente riconosciuto nelle nostre società. Non c’è più l’alibi del presunto libertinaggio degli scandinavi o dei californiani (tacciamo che legislazioni simili sono state accolte in Spagna, Portogallo e Argentina, tra gli altri). Per la prima volta negli USA il matrimonio è stato consentito a tutti da un Senato a maggioranza repubblicana, di destra. E la legge è stata firmata da un governatore italo-americano e cattolico che ha studiato in scuole cattoliche e tutta la stampa celebra questo come uno dei momenti più importanti della sua carriera politica. Cosa dovrebbe avere l’Italia di meno democratico e liberale dello stato di New York?
C’è poi la terrenissima questione del rischio che un partito che assuma sulle sue spalle la rappresentanza di questo diritto perda voti nello spingersi a farne un elemento del suo programma. Inutile dire quanto suoni inaccettabile che una battaglia sui diritti sia elusa e sfuggita per ragioni di consenso: significa perdere l’anima, prima che i voti. E se benissimo ha fatto ieri il nuovo assessore milanese Majorino a confermare il progetto del registro delle Unioni Civili nella sua città ma annunciando che poi “ragioneremo su cosa altro fare”, altrettanto non si può dire dei leader dei partiti del centrosinistra. A cominciare dall’impressionante sottrazione a questo impegno da parte di Nichi Vendola, che nel dirsi omosessuale e cattolico finora è sembrato far prevalere sulla questione la seconda delle due cose. Ma anche il PD, liberatosi nell’ultimo anno delle sue componenti più retrograde su questi temi, dovrebbe decidere di diventare maturo su questo tema.
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è una questione culturale, di dibattito da bar, di discussione sulla procreazione, sul nome da dargli, su chi ci tenga a sposarsi e chi no, sulla famiglia coi figli o senza, sulla religione. Alle coppie eterosessuali non è richiesto di discutere di questi aspetti per potersi sposare, e questo è uno stato laico. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso è semplicemente una questione di diritti e libertà: in Italia ad alcuni è permesso di scegliere se sposare la persona che amano e costruire una famiglia basata su questo e ad altri no.
C’è un ultimo aspetto. Il nostro, come molti, è un paese in cui vive ed è ancora tollerata un’alta frequenza di omofobia e di discriminazione (malgrado gli sciocchi esempi rituali citati dagli omofobi: gli stilisti, la televisione…). Spacciarne la natura per “tradizione” o “sensibilità” significa esserne complici, legittimarla. Non è questo che ci si aspetta da persone che si dicano democratiche o liberali, di destra o di sinistra che siano. Ci si aspetta che mostrino di essere da un’altra parte, quella in cui – come nello stato di New York – tutti sono ritenuti uguali.









@Narno
1)Non travisare il mio discorso sul ruolo sociale, pur avendo capito benissimo – credo – che cosa voglio dire. Se invece non l’hai capito dimmelo che provo a spiegarlo meglio. Come lo poni tu – cioè, all’estremo – è una cazzata, certamente. Ma non è come lo pongo io (e non è come emerge chiaro dalla Costituzione negli articoli dal 29-31).
2) Il problema non è che io non rispondo alle tue domande. Il problema è che il ragionamento per cui io arrivo ad essere contrario non passa dalle domande che mi fai tu. A mio parere, quindi, le tue domande non sono cruciali. Mentre per me lo sono il fattore culturale (parole chiave: “tradizione”, vedi esempi su poligamia), il fattore socio-economico (parole chiave: “ruolo sociale”,”famiglia”, “agevolazioni economiche”), il fattore naturale (parole chiave: “procreazione”, “figli”, “adozione (eventuale)”). E’ per questi fattori che io mi ritengo contrario al matrimonio omosessuale. Il tuo ragionamento si basa, invece, su fattori giuridici. E’ per questo che non ci incontriamo nelle risposte.
3) Detto questo, provo comunque a rispondere alle tue domande:
“Esiste o no un diritto fondamentale di parità giuridica, un esplicito rifiuto della discriminazione in base al sesso, un diritto alla libertà (in tanto in quanto essa non ne leda altre)?”
Un diritto alla libertà (e successiva parentesi): SI.
Un esplicito rifiuto della discriminazione in base al sesso: DIPENDE. Dipende da cosa si intende per discriminazione. L’ho già spiegato nei post precedenti.
Un diritto fondamentale di parità giuridica: SI.
“E se esiste, passa o no sopra qualunque opinione che chiunque possa avere della natura morale, sociale, religiosa di istituti che (anche) da quel diritto discendono?”
NO. Il matrimonio non discende da quei diritti che dici tu. Il matrimonio – dagli articoli 29,30,31 della Costituzione – rientra nell’intento del legislatore di regolamentare (e incentivare) la società-famiglia. E da quegli articoli è chiarissimo quale fosse il senso e il significato del matrimonio e della famiglia nella testa di coloro che li hanno scritti. Ecco, per me il senso è ancora quello e deve rimanere tale.
“Sussiste o no la facoltà, da parte dell’ordinamento e della giurisdizione, di negare una forma di godimento di quei diritti fondamentali?”
NO, non sussiste. Ma come ho appena detto il godimento di quei diritti fondamentali non passa dalla concessione del matrimonio. Passa invece – e l’ho già spiegato – dalla consessione dei diritti civili.
“E se sussiste, a quale diritto leso, altrettanto o più fondamentale, si richiama?”
Non sussiste – vedi sopra.
4)Non far finta di non capire anche i miei esempi sull’aborto o sui gatti. Con quegli esempi cercavo di contestare il ragionamento per cui un diritto vada concesso perchè non lede in alcun modo la possibilità altrui di fare come meglio crede (“Non vedo nessun modo in cui la possibilità giuridica di un matrimonio omosessuale possa inficiare, limitare, minare la tua possibilità giuridica di regolare la tua unione eterosessuale come pare a te e a tua moglie.”). I miei esempi non sono sullo stesso piano del matrimonio, certamente. I miei esempi vogliono però mostrare come l’estensione ad altri campi del tuo principio non valga. Anche nei miei esempi quei diritti non esistono per un discorso di opportunità, derivante quindi da un’opinione, derivante da dei ragionamenti di qualsiasi tipo basati su principi (culturali, morali, sociali) che seppur declinati diversamente non sono diversi come natura da quelli su cui stiamo ragionando noi. Quindi il tuo non è un principio generale. Per te, in questo caso, vale. Per me, in questo caso, non vale.
Non solo ignorano completamente i paletti razionali del confronto, ora emanano diktat: l’unico dialogo accettabile è quello che risponde a queste specifiche domande. Dobbiamo aggiungere qualche formula di sottomissione nel rispondere o è sufficiente usare un eccellenza, un vostra maestà? Ma guarda te la spocchia aggressiva e presuntuosa dei combattenti per i diritti e i rovesci, degni successori della lotta/ribellione/contestazione, che poi nel caso usiamo la scappatoia logica del metodo V., diciamo che ‘nessuno me l’ha chiesto’. E allora per amore del confronto che si risponda alle domande dell’inquisitore.
1- “Esiste o no un diritto fondamentale di parità giuridica, un esplicito rifiuto della discriminazione in base al sesso, un diritto alla libertà (in tanto in quanto essa non ne leda altre)?”
No, non ci siamo proprio. Stai dicendo cose che non esistono. Il diritto alla parità giuridica non esiste. Esiste la parità giuridica, punto. Esistono i diritti fondamentali, punto. Non esiste il diritto alla parità giuridica. O c’è, la parità giuridica, o non c’è. Ti stai inventando un linguaggio pseudogiuridico che non ha senso, faresti meglio a dirla con parole tue. Forse intendevi riferirti al principio di uguaglianza di fronte alla legge. È un bel principio ma, tieniti forte, nella realtà non viene applicato, ci sono moltissime eccezioni, per esempio il fumus persecutionis e l’immunità parlamentare al fine di proteggere l’indipendenza del potere legislativo da quello esecutivo. Per esempio l’arbitrio del pubblico ministero nel dare precedenza a un caso rispetto a un altro, entrambi sotto obbligo formale di azione penale, col risultato che uno viene perseguito e uno invece finisce nsabbiato negli archivi. Per cui no, la risposta è no, non esiste diritto fondamentale alla parità, non esiste parità giuridica sostanziale, non esiste nemmeno la possibilità concreta di stabilire in maniera oggettiva l’intenzionalità di un reato a meno di leggere nel pensiero, cosa al momento tecnicamente ancora in fase di studio e sperimentazione sugli animali (ommamma, è legale sperimentare sui topi? E sui cani? E sugli esseri umani? Beh, sì, è legale e guai se non lo fosse, benvenuto nel mondo reale).
Ancora, non esiste un esplicito rifiuto della discriminazione in base al sesso. Ci sono bagni per uomini e bagni per signora, in svizzera addirittura ci sono spogliatoi in piscina per genitori con bambini (cosa che invidio agli svizzeri perché qui dove vivo io la gente negli spogliatoi della piscina va in giro con l’attrezzo penzoloni e non è un bel vedere nemmeno per un adulto). Sentiamo, quanti maestri di scuola elementare maschi conosci? Allora, che facciamo, una bella lotta per la parità che rivendichi l’esplicito rifiuto della discriminazione i base al sesso? Quante ostetriche maschi conosci? Quante modelle di abiti da sposa maschi? Per cui la risposta è – rullo di tamburi – sì, esiste la discriminazione sessuale è – tutti oooohhhh – è legale. Purtroppo per te devi arrenderti all’evidenza che ci siano due sessi e che siano diversi al punto che uno partorisce e l’altro no, è una vera ingiustizia ma il mondo va così.
Il diritto alla libertà in senso assoluto manco quello esiste. Non sei libero di compiere reati. Non sei libero di sposare tua sorella, tua nipote di 3 anni, il te stesso degli anni ’80. No, lo so che è dura da digerire, ma non esiste il diritto alla libertà. Esistono tante piccole libertà, per la precisione tutte quelle non espressamente vietate. Questo nei paesi evoluti, negli altri è tutto vietato tranne quello che ti viene consentito, ecco, in quei posti diciamo che non c’è ttta la libertà che ci piace e a cui ci siamo, fin troppo qualcuno sospetta, abituati.
La prima domanda è stata esaudita, signor comandante della propaganda, autoproclamato generale dell’esercito del buono e del giusto, hasta l’osteria numero cinque.
2- “E se esiste, passa o no sopra qualunque opinione che chiunque possa avere della natura morale, sociale, religiosa di istituti che (anche) da quel diritto discendono?”
Non esiste, quindi potrei saltare la domanda. Ma per amor di chiacchiera, chi vuole passare sopra alla legge sono coloro che non possono agire nella legalità e chiedono, oh scusa, lottano, perché venga modificata. Adesso non facciamo che è legale ma qualcuno non se n’è ancora reso conto. Il matrimonio fra persone dello stesso sesso è illegale, come tutto ciò che è vietato dalla legge, ecco perché ha senso il paragone con la poligamia e non ha senso il richiamo a principi generali di equità inapplicabili.
Avanti. Non c’è una natura morale, c’è un giudizio morale. Il giudizio morale è parte integrante del diritto, su cosa credi che si fondi il concetto di colpa? Su un sondaggio, sul televoto? Ma come parli? Ma come pensi? Ma chi sei, come ti chiami, quanti anni hai, che scuole hai fatto? E soprattutto, perché sto perdendo tempo a rispondere alle tua domande del cacchio? Arrivi qua a sparare tutto quello che ti salta in mente senza manco metterci la faccia. Mah. Comunque anche istituti non va bene. Istituzione, non istituto è la parola giusta. Istituto è la tua squadra alla bocciofila. La famiglia è un’istituzione definita nella Costituzione, regolata dal diritto di famiglia. Le opinioni sulla natura morale della famiglia sarebbero? La famiglia è brutta e cattiva? Le opinioni sulla natura sociale? La famiglia è che questa casa non è un albergo? La natura religiosa, nientemeno, che è? La famiglia si scalda col bue e l’asinello? Ma che stai addì, maddeche?
3- “Sussiste o no la facoltà, da parte dell’ordinamento e della giurisdizione, di negare una forma di godimento di quei diritti fondamentali?”
Aspetta che smetto di ridere per la parola ‘sussiste’, mister leguleo. L’ordinamento non ha facoltà di nessun tipo. L’ordinamento è un insieme di leggi, non parla, non pensa, non è dimostrato che possieda organi sensoriali o qualche forma di autocoscienza. La giurisdizione nemmeno, consiste nell’applicazione della normativa vigente. Non è che se usi parole che ti sembrano difficili vinci la guerra contro gli eserciti del male, non funziona così, si devono fare ragionamenti sensati e per fare ragionamenti sensati di solito bastano parole semplici. Non tutti abboccano alla favoletta del racconto e del sogno vendoliano. Di quale diritto fondamentale si sta negando il godimento? Di nessuno. Il matrimonio non è un diritto, è un contratto, se non hai la fidanzata/o o non te la puoi permettere non te ne verrà fornita una d’ufficio. Se non possiedi i requisiti non lo puoi firmare il contratto, non ti puoi sposare. È chiaro ‘stu fatto? Vuoi che vengano cambiati i requisiti? Va bene, pure io, voglio sposare me stesso i giorni pari e il mio cane i giorni dispari, a domenica voglio sposare tre diciottenni maggiorate, una bionda una bruna e una rossa, perché non posso essere libero di farlo?
“E se sussiste, a quale diritto leso, altrettanto o più fondamentale, si richiama?”
Il diritto di tutti coloro che, come gli omosessuali, non possono modificare i requisiti del matrimonio e, di conseguenza, l’istituzione famiglia. Se c’è odio, a me sembra quello contro la famiglia piuttosto che contro gli omosessuali (come protagonisti di questa ‘lotta’ – sic! – fossero i poligami il ragionamento sarebbe identico), dato che a venire stravolta sarebbe l’istituzione famiglia.
Vuoi regolare i tuoi rapporti coinvolgendo lo Stato? Perché è questo lo scopo. Tutti i rapporti di natura personale sono regolabili con scritture private, tranne il rapporto con lo Stato. Rapporti di natura economica (pensione reversibile, ad esempio, o quota di legittima nell’asse ereditario, o famigliare convivente a carico nella dichiarazione dei redditi), di natura sociale (adozione, visite all’interno di ospedali o prigioni, tutto ciò che necessita di un vincolo di stretta parentela). Allora lo Stato crei qualcosa di separato dalla famiglia e dica cosa spetta solo alla famiglia e cosa spetta invece anche a chiunque dichiari, in presunta buona fede (scommetto che se c’è modo di farsi dare soldi o di risparmiare ne vedremo delle belle, come le ragazzine straniere che sposano il nonnetto di cui sono badanti per non venire rispedite a casa), di costituire coppia omosex ai sensi della legge 112-34 articoli 12, 39, 60 bis ter e quater.
@Raffaele Birlini
Grazie delle innumerevoli precisazioni. Io, non essendo del settore (non so se tu lo sei), non mi ero reso conto delle imprecisioni di terminologia giuridica. Una precisazione che mi viene da farti personalmente è riguardo alla tua frase
“Il diritto alla libertà in senso assoluto manco quello esiste. Non sei libero di compiere reati. Non sei libero di sposare tua sorella, tua nipote di 3 anni, il te stesso degli anni ’80. No, lo so che è dura da digerire, ma non esiste il diritto alla libertà. Esistono tante piccole libertà, per la precisione tutte quelle non espressamente vietate.”
E’ un può fuorviante, in quanto Narno aveva precisato di parlare di quelle libertà che non ledono le libertà altrui.
Per il resto, di nuovo grazie.
@emme^2 non mi devi ringraziare, non ce n’è motivo, mi irrita chi cerca di metterla sul difficile per averla vinta ‘con altri mezzi’. Piuttosto sono io a chiedere a *pseudonimo a scelta* di non prenderla male se mi capita di esporre il mio punto di vista senza fare concessioni alla normale cortesia che riservo all’interlocutore quando non si cela nell’anonimato. Nessuno ama discutere con un uomo mascherato, a meno che siano entrambi mascherati e stiano giocando o tramando.
Insomma, riassumendo (visto che ho il dono della sintesi, come mi riconosce unespressoprego), i gay non hanno il diritto di sposarsi, così come io non ho il diritto di sposare me stesso degli anni 80 (Birlini docet). Bene. Ammettiamo quindi che invece di reclamare un diritto, i gay chiedano che gli sia gentilmente concesso di potersi sposare e di avere gli stessi diritti e doveri delle coppie etero. In base a cosa tale richiesta dovrebbe essere respinta? Alcuni usano un argomento “naturalistico”, ossia: la famiglia naturale è formata da uomo e donna. Ma qui si parla di riconoscere legalmente una serie di diritti e doveri a due persone, non di sancire la naturalità o innaturalità delle coppie gay. Cosa vieta a uno Stato aggiustare le sue leggi in modo da estendere diritti e doveri delle coppie etero a quelle omosessuali? Apparentemente niente, visto che un sacco di stati lo hanno fatto: quindi legalmente non ci sono problemi, basta cambiare la legge.
Il concetto morale che sta alla base di un legge, caro Birlini, non è immutabile, altrimenti avremmo ancora le leggi di epoca romana: le leggi cambiano precisamente perché cambia la percezione morale del mondo. In Spagna, Portogallo, Germania, Francia, Gran Bretagna, ecc. si sono convinti che sarebbe ingiusto discriminare le coppie gay e hanno cambiato la legge precisamente in base a un principio morale che hanno ritenuto più forte di quello che attribuisce lo status di unica famiglia possibile alle coppie etero. Non esiste una morale unica valida per tutti ed immutabile, con buona pace della Chiesa cattolica.
Infine, non mi sembra che modificare la definizione legale di famiglia in modo da estenderla alle coppie omosessuali sia espressione di “odio verso la famiglia”: questa è una valutazione soggettiva altamente discutibile.
@alexanszeno Come ho detto all’inizio, io non ho preso posizione pro o contro, ma vedo che con certa gente si parla al vento. La morale poi, il ‘concetto morale’ e il medioevo cattolico, ma fammi il piacere, morde i gesuiti e sgrida le monache, signore correte, è arrivato il magnapreti, chi l’ha mai messa sul piano morale se non chi ‘combatte’ per il bene-omo contro il male-chiesa-destra-etero-fascisti-omofobici? Come ho già detto e stradetto, io non combatto un bel niente, basta però che non si prenda per in giro la gente con discorsi da asilo, salvo poi dire ‘non me l’hanno chiesto’. La famiglia è quella di uomo e donna. Due uomini o due donne non sono famiglia così come la poligamia non forma una famiglia, non si tratta di allargare la definizione, si tratta di creare un soggetto giuridico nuovo, chiamalo come ti pare, coppia di fatto, felice combriccola dell’amore, perché in caso contrario il risultato è di distruggere la famiglia mantenendone il nome. Avviso te e gli altri, sono capace anch’io di creare e usare pseudonimi e trollarvi tutti uno per uno, vi invito ancora una volta a usare nome vero come persone adulte e responsabili o lasciarmi in pace.
@Raffaele Birlini
1) Narno è il mio vero nome. Era un vescovo, santo e martire. Ti basta?
2) Mi sono rivolto a te con il tono e gli epiteti che riservi a me? Se sì, me ne scuso: ma rileggendomi non mi pare.
3) Le domande non erano poste a te, perciò, visto che ti sei inserito in una discussione altrui, per quanto pubblica, sii per favore un po’ più calmo.
3) Leggere meglio aiuta. Non ho mai scritto “diritto ALLA parità giuridica” bensì “diritto DI parità giuridica”. La preposizione “di” significa che il contenuto di questo diritto fondamentale È la parità giuridica (=in ambito giuridico). Ne discende che la prima parte del tuo punto 1 è una serie di sciocchezze fondate su un lapsus.
4) La parità giuridica, o di fronte alla legge, è certo un optimum a cui tendere. Che non ci si arrivi, non la rende meno fondamentale e assoluta nella sua formulazione; che non ci si voglia arrivare, nemmeno. Perciò il pm e l’immunità non sono esempi pertinenti; peraltro sono anche molto diversi fra loro, perché un conto è trasformare (più o meno arbitrariamente) un obbligo in discrezione, un altro è limitare un diritto a favore di altri diritti ritenuti, in quel caso, più meritevoli di tutela.
5) Le maestre d’asilo sono un argomento a mio favore. Il fatto che siano il 99% impedisce che ce ne sia l’1% maschi? E se in qualunque momento fossero al 100% donne, è un motivo per vietare questa professione a un maschio? Non confonderei i fatti, le tendenze e gli usi con i diritti generali. La prevalenza dell’eterosessualità, o anche la sua esclusività, impedisce di figurarsi l’omosessualità? Vieta di estendere o riformulare o ripensare, con tutto il tempo e la calma necessari, a questa istituti pensati per quella?
6) L’argomento “è contro la legge” è validissimo. Si tratta di argomentare che la legge va cambiata. Si è fatto un sacco di volte. Ci sono un sacco di cose che erano terribili crimini – dal credere in qualcosa di diverso da Santa Romana Chiesa all’obiezione di coscienza, dall’avere la pelle nera all’essere circonciso – e non lo sono più. Altrimenti teletraspòrtati nell’Atene di Pericle, e se capiti schiavo o donna cavoli tuoi, o nel Seicento francese, e se non incocci l’1% di nobili fannulloni, di nuovo cavoli tuoi.
7) Non fare le pulci al lessico, visto che sei inciampato in una preposizione. La facoltà di limitare un diritto in virtù di altri diritti ritenuti prevalenti è ovvia; chiaro che a farlo è un’istituzione/una persona a ciò deputata, sia un giudice competente sia un’assemblea legislativa; ma lo fa appunto perché ciò è previsto nell’ordinamento ed è riconosciuto come possibile e opportuno nella giurisdizione (che non è solo l’applicazione della legge, ma transeat). Va bene così? Intendevo solo dire che non importa l’identità di chi in un dato momento si trova ad applicare la legge. Quanto al diritto di sposarsi, rileggi bene quello che scrivevo a Emmeallaseconda, e già che ci sei vai a scuola di gentilezza da lui/lei.
8) Ma poi, alla fine, tante grasse risate sul mio lessico per basare tutto sulla seguente convinzione: il matrimonio omosessuale “distrugge” la famiglia eterosessuale. Ecco, è falso. Non è mai accaduto, in nessuna civiltà passata; non accade in nessuno stato attuale. Non almeno per il senso di “distruggere” che trovo sul vocabolario. È troppo chiedere di dimostrare il contrario? Perché se no trattasi di opinione, timore, auspicio, quel che si vuole, ma privo di riscontro nei fatti.
http://themutualechelon.blogspot.com/2012/02/chi-ha-paura-delle-coppie-gay.html