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Cinque miti da sfatare sulla crisi greca
— Economia

Cinque miti da sfatare sulla crisi greca

Si può aspettare, e non è tutta colpa della Grecia, spiega tra l'altro il Wall Street Journal

23 giugno 2011

Simon Nixon è un giornalista del Wall Street Journal, vive a Londra e per il giornale cura la rubrica “Heard on the Street” (“Sentito per strada”), dove si occupa di fare chiarezza sui temi economici di attualità, smontando se necessario dicerie e convinzioni sbagliate sul mondo degli affari e l’economia in genere. In un articolo pubblicato martedì, Nixon ha analizzato la crisi economica della Grecia, provando a sfatare i luoghi comuni e i miti più ricorrenti da quando sono iniziati i guai più seri per il paese, circa un anno fa.

1. La Grecia è insolvente.
No, non lo è. Come hanno fatto notare alcuni economisti, i default dello Stato (il termine tecnico che sostanzialmente indica il fallimento sul fronte economico di un paese) sono in genere legati alla disponibilità a pagare più che alla effettiva capacità di pagare. La Grecia è piena di beni e possiede un enorme potenziale per tagliare la spesa, aumentare le imposte e migliorare la produttività se davvero vuole fare qualche sacrificio. La sfida per la Grecia è comprendere se i cambiamenti che sono necessari siano politicamente sostenibili, non capire se si stia rischiando l’insolvenza.

2. Il fallimento è nell’interesse della Grecia
Difficilmente. Il paese ha ancora un grande disavanzo primario (la differenza negativa tra entrate e spese pubbliche in un dato periodo di tempo), e quindi anche se imponesse tagli per chi possiede obbligazioni (lo Stato le vende per fare cassa e poi le rimborsa dopo un certo periodo di tempo con gli interessi) dovrebbe comunque prendere in prestito altro denaro o affrontare enormi tagli alla spesa in brevissimo tempo per tenere i conti in equilibrio. Inoltre, il sistema bancario greco collasserebbe perché con il fallimento il suo capitale verrebbe spazzato via e i suoi fondi prosciugati; la Banca Centrale Europea prevede poi che in un caso simile le obbligazioni del governo greco non avrebbero più valore. E non sarebbe facile nemmeno la strada dell’abbandono dell’euro, perché questo metterebbe sotto fortissimo stress il sistema bancario.

3. Un fallimento della Grecia non sarebbe uguale alle conseguenze portate dal fallimento della Lehman Brothers
Persino il governo tedesco ora sembra riconoscere di essere stato troppo conciliante nell’immaginare che i mercati fossero pronti per una ristrutturazione del debito greco. La Germania ha sbagliato nel prendere solamente in considerazione gli effetti di primo piano sui capitali bancari, trascurando gli effetti secondari sul governo e i costi per i prestiti bancari che potrebbero portare ai danni più seri. Quello della Lehman fu uno shock molto duro per il mercato, mentre un fallimento della Grecia potrebbe favorire una depressione dei mercati su scala globale a causa della riduzione del credito.

4. Non possiamo continuare a tergiversare
Certo che possiamo. Il tempo è la miglior medicina. Anche se c’è il rischio che il default della Grecia diventi inevitabile, ci sono delle buone ragioni per aspettare: in parte per incoraggiare il Portogallo e l’Irlanda a tener fede ai loro piani di risanamento e salvataggio, ma soprattutto per rassicurare gli investitori e lasciare che continuino ad acquistare altro debito bancario e dei governi. La zona dell’euro ha bisogno di evitare qualsiasi fallimento fino a quando paesi come la Spagna e l’Italia riusciranno a cavarsela e a uscire dalla zona di maggior pericolo. Anche se non piacerà ai tedeschi, che sostanzialmente pagano la fetta più grande del debito greco, la Grecia avrà probabilmente bisogno del sostegno economico degli altri paesi almeno fino al 2013.

5. È tutta colpa della Grecia
Non completamente. Ora che l’area dell’euro ha accettato che non ha altra valida alternativa se non quella di dare ancora una mano alla Grecia, il suo obiettivo dovrebbe essere quello di assicurarsi che le cose vadano per il meglio. Ma ancora adesso l’eurozona sta dando alla Grecia tassi di interesse punitivi rendendo più difficili le cose al paese in cattive acque. Questo non ha senso. L’Europa ha bisogno di una maggiore integrazione politica, un problema rimandato a lungo e che prima o poi dovrà essere affrontato seriamente.

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  • fulvio

    la puntualizzazione “…se davvero vuole fare qualche sacrificio.” nel punto 1. lascia chiaramente intendere che quello del WSJ è un articolo umoristico.

  • Nederlander

    Ma dove ha studiato economia questo qui? Al CEPU? Il default è legato in gran parte al fabbisogno a breve termine del governo greco, che dovrà presto rinnovare miliardi di euro di debito pubblico. Le privatizzazioni e la vendita dei beni del demanio non si fanno al mercatino delle pulci, ci vuole tempo, tanto, e incontrerà resistenze enormi (vedi lo sciopero degli “stevedores” al terminal del Pireo, quando il governo si azzardò, un anno e mezzo fa, a concederlo in leasing trentennale a COSCO Pacific). Nel frattempo chi pagherà? Finché l’UE non preparerà un piano di ristrutturazione decente, non farà altro che peggiorare la situazione, visto che lo spread sui titoli di stato greci aumenterà di continuo, allargando lo stock di debito. Il quale sarebbe lo scenario più ottimistico, perché l’aumento dello spread renderebbe sì i titoli greci più appetibili in termini di remunerazione del capitale investito, ma sarebbe anche direttamente proporzionale all’aumentato rischio, con una forte probabilità di aste disertate dagli investitori, con conseguente, immediato default. Tutto il resto è un mucchio di cazzatelle. Pfft…ha ragione Krugman, sul WSJ.

  • http://glasgow-smile.blogspot.com/ ch3m

    Sull’ultimo punto, Mario Monti a “In 1/2h” diceva che la colpa principale dell’asse franco-tedesco è stata allentare i controlli sulla solidità del bilancio per i propri interessi (e poi lamentarsene ora).

  • superd

    x ned: krugman come tutti gli economisti usa e quasi tutti gli analisti ha sopratutto il bisogno fisico e psicologico di teorizzare che l’economia americana è ancora la più forte del mondo (per krugman sopratutto ora che alla casa bianca c’è un democratico): tutte le altre considerazioni conseguono e si acconciano a questo postulato …. la risposta alla domanda chi pagherà è gli stati forti della Ue ma sopratutto la germania i quali mugugneranno ma pagheranno avendo ben presente il loro interesse sul medio e lungo termine …. la crisi greca è sopratutto uno spauracchio per mettere in riga da una parte i pagatori riottosi dall’altra i dissipatori indisciplinati nonchè il sistema bancario (e alla fine anche per approfondire l’integrazione economica della ue)

  • Randolph Carter

    Non sono un economista, ma se alla scadenza dei BOT invece dei soldi rimborsano la gente con qualche millesimo di proprietà di un’isola, mi sa che creano un po’ di malcontento.
    Il valore dei beni immobili greci è molto discutibile, la possibilità di nuove tasse molto remota e la produttività di un paese non la si cambia in una settimana, se non a costo di licenziamenti di massa…
    Aggiungo, come tutti i politici italiani riconoscono, che a fare i soccorritori rischiamo di far crescere il NOSTRO costo dei titoli di stato.

  • piti

    Su calcio, energia nucleare ed economia è vero tutto e il suo contrario. Basta dirlo con un certo cipiglio.

  • kamifusen

    @PITI
    No, Piti, sul calcio no.

  • uqbal

    Però la conclusione è stravera…magari ripartisse l’integrazione europea…

  • Nederlander

    @Piti: non credo proprio.

    @Superd: Krugman non esalta affatto l’economia americana, è troppo innamorato del suo stesso intelletto per esaltare qualsiasi altra cosa ;). Hai ragione quando dici che la Germania pagherà, il problema è in che modo: se i cittadini si stufano ed impongono lo stop ai salvataggi, quelle che soffriranno di più saranno le banche tedesche che, in tempi neanche troppo sospetti, fecero incetta di assets greci. Il che, di conseguenza, vorrà dire che il tax-payer tedesco si troverà a dover salvare le proprie banche dal collasso (di nuovo), finendo per pagare per i peccadillos greci in un modo o nell’altro. Quanto a noi…le nostre banche sono molto esposte alla Germania (leggi Unicredit), e ciò non mancherà di far sentire le proprie conseguenze, eccome se non mancherà!

  • superd

    x ned: dopo la seconda guerra mondiale la germania ha affrontato tutte le questioni internazionali (compresa la caduta del muro) sostanzialmente mettendo ampiamente mano al portafoglio: tattica questa che le ha garantito il raggiungimento dei suoi obiettivi di lungo periodo (in primis la riunificazione) un progressivo netto aumento del suo peso nelle relazioni internazionali e sopratutto in europa ed un guadagno netto sia come aumento di potenza economica e di ricchezza: non vedo perchè dovrebbero cambiare tattica proprio ora (il parallelo con la riunificazione è illuminante sotto tutti i punti di vista: costi entusiasmi delusioni polemiche tensioni e risultati): poi è chiaro che non si sa mai cosa può succedere