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D'Alema: «Vorrei dire una cosa a Nichi»
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D’Alema: «Vorrei dire una cosa a Nichi»

di Luca Sofri

Massimo D'Alema parla delle primarie, di Alfano segretario del PdL, di Montezemolo, della propria antipatia - negandola - e di quando disegnò una svastica

20 giugno 2011

Cosa sta succedendo in Italia, erano prevedibili i risultati elettorali recenti?
«Non c’è dubbio che quello che è accaduto in queste settimane, come spesso accade, in parte è merito dell’opposizione, ma in parte è andato oltre i nostri meriti e oltre le nostre attese. Si è messo in movimento qualcosa, penso soprattutto soprattutto ai giovani, che sono stati protagonisti della campagna elettorale e della campagna referendaria molto al di là di quello che ci si poteva aspettare. Io non credo che c’entri solo Berlusconi. C’entra anche lui, perché si è superato un limite di tollerabilità, ed è scattato un sentimento di riscossa civile, di indignazione, che è un sentimento salutare. Ma io credo che ci sia qualcos’altro, fenomeni più generali. Noi siamo un paese dove si oscilla tra il provincialismo e l’estremo cosmopolitismo. Nel senso che siamo un paese in comunicazione con il mondo, e nel mondo comincia a esserci un sentimento nuovo, perché una lunga stagione di liberismo privato, di dominio dell’economia, e tutti questi valori, che sono stati non solo una forma di governo ma, si direbbe con un linguaggio tranchant, un’egemonia, sono entrati profondamenti in crisi. E quindi le società occidentali sono scosse da una ventata culturale nuova che arriva anche in Italia, ed è un grande fatto positivo. Io non penso che la società italiana sia statica o che bisogni semplicemente affidarsi alla manovra politica: questa è una caricatura. Noi dobbiamo sapere interpretare il nostro cambiamento. Oggi questo paese è in movimento ed è in movimento verso una coscienza civile più avanzata. E il cambiamento politico che noi dobbiamo preparare, perché è urgente che ci sia un’altra guida politica nel paese, deve sapersi collegare a questa realtà.»

Secondo te il mondo lo cambiano più i leader, gli individui, o i popoli e le “masse” come si diceva prima?
«La mia cultura tende a pensare che sono i movimenti collettivi quelli che determinano i cambiamenti più profondi, più duraturi. Naturalmente la politica oggi è fortemente personalizzata, e ci vogliono leader in grado di interpretare questi movimenti collettivi: però un leader che non sia l’espressione di un movimento di fondo della società è un finto leader, e alla fine non produce nulla al di là delle sue fortune personali. Un leader che produce un cambiamento profondo nella società è la forma della leadership più moderna e più democratica. Quindi, sul tema della leadership io penso che si debba discutere e che dica delle cose molto sagge Pier Luigi Bersani quando dice “Noi dobbiamo ricostruire una dimensione collettiva dell’agire politico”. Un leader è il leader non perché scrive il suo nome sulla scheda al posto di un simbolo di partito. Un leader è il leader quando uno vede il simbolo di un partito e immediatamente sa chi c’è dietro, non c’è bisogno di scriverlo sopra. Questa forma esteriore della leadership, questa forma di personalizzazione che ha finito per cancellare la dimensione collettiva della politica, secondo me è dannosa.»

Però non trovi, in questo, che specularmente al centrodestra (dove hanno senz’altro un leader e invece una certa limitatezza di contenuti, progetti, visioni), il centrosinistra e il PD abbiano una tale ricchezza di contenuti, elaborazioni, visioni, progetti, programmi che forse appunto quello che gli manca è più veramente qualcuno che sappia esserne motore, modello, traino, guida, rappresentante e interprete?
«Guarda, è molto più difficile fare il leader in uno schieramento politico che è ricco di tante personalità, che non fare il leader in un’area politica che è più povera di storia, di personalità, e soprattutto tende anche culturalmente a una visione leaderistica della politica. La cultura della destra è molto legata a quella del capo, al riconoscersi nel capo. Noi veniamo da una cultura in cui c’è una fortissima componente libertaria, c’è poco da fare. Tanto più che, quando ci siamo liberati della tradizione comunista, noi abbiamo avuto persino uno sfrenamento, da questo punto di vista, di forme di libertà. Quindi è molto complicato guidare il centrosinistra. Secondo me l’idea che noi dobbiamo aspettare l’uomo della Provvidenza è un illusione»

Però la vittoria di Barack Obama negli USA, che non è sicuramente una vittoria del centrodestra, è una vittoria che sta molto in quella persona lì; e, fatte le dovute proporzioni, le recenti vittorie dell’opposizione nelle elezioni amministrative hanno a che fare molto con quelle persone in quel momento: Giuliano Pisapia, Piero Fassino, Luigi De Magistris…
«È vero, però è anche vero che se uno avesse detto tre mesi fa che Piero Fassino era un leader nuovo, ci avrebbero detto: “Voi riproponete sempre il vecchio.” Poi tu vedi che in realtà, quando una persona ha forza, competenza e personalità si afferma, in un determinato contesto, con una capacità di leadership. Io sono stato entusiasta che Giuliano Pisapia sia apparso come una grande novità della politica italiana, anche perché nei quindici anni in cui è stato deputato insieme con me abbiamo fatto amicizia. E penso che il fatto che lui sia un uomo che ha una lunga esperienza politica lo abbia molto aiutato e lo aiuterà moltissimo anche a fare il sindaco di Milano. Poi, se i giornali me lo presentano come nuovo, va bene. Però non raccontiamoci le favole, almeno noi»

Che cosa immaginavi del tuo futuro quando hai cominciato a fare politica?
«Per la mia generazione, per come sono cresciuto io, l’aspirazione fondamentale del mio impegno politico era quella di diventare segretario del partito comunista. Quando sono arrivato a quarant’anni non c’era più.»

C’è un’immagine pubblica di te come persona molto sicura del fatto suo, molto indipendente e autonoma nel giudizio, nel pensiero, nelle scelte e nelle decisioni, fino a essere disegnata e vista e letta anche da molti come una persona “antipatica”, lettura che immagino ti sarà assolutamente familiare…
«Ma che non condivido!»

Ma cosa ti dici del fatto che tu sia letto come antipatico, presuntuoso, persino spocchioso? Trovi che ci sia un inevitabile fondamento, oppure non te lo spieghi?
«Non lo so, è sempre molto complicato parlare per sè in questo modo. Che poi ognuno innanzitutto nella vita pubblica esiste per come esiste nell’immaginario collettivo, e indubbiamente mi si sono appiccicate addosso delle chiavi di lettura che io trovo deformanti, profondamente deformanti. Ma d’altra parte è più facile cambiare te stesso che non l’immagine e l’idea degli altri, che tende a resistere nel tempo, soprattutto quando poi l’informazione ne fa un cliché.»

E tu sei cambiato?
«Ma io tendo a cambiare, perché no? A sfumare, a chiarire. Poi nel corso della vita normalmente si smussano gli angoli, si capiscono gli sbagli che si sono fatti. Con l’andar degli anni c’è una maggiore tendenza, in realtà (almeno così la vedo io), non a indurirsi, ma semmai a intenerirsi. Quindi, a me non sembra di essere quella persona… A volte lo sono, nei confronti di un certo mondo, ma che è abbastanza limitato. L’avvocato Agnelli, di cui dopo abbiamo vissuto molte imitazioni, ma l’avvocato Agnelli, quello autentico, aveva dei difetti tipici della grande borghesia italiana (un certo cinismo, un certo distacco dal suo paese): ma era un uomo di grande cultura e di grande intelligenza col quale ho avuto un buon rapporto personale. E una volta lui mi disse una cosa, che io considero un grande onore. Mi disse: “Guardi, lei risulta e risulterà sempre più indigesto all’establishment di questo paese.” E lui se ne intendeva, e lo disse tutto divertito. Perché loro non sono abituati alla pretesa dei politici di essere così importanti. E questo è molto importante, perché il modo in cui ti vede l’establishment è il modo in cui ti vedono i giornali. Perché i giornali in Italia sono i portavoce dell’establishment, che ne sono i proprietari. E quindi io ho sempre avuto un grave problema con questo mondo, nel senso che, in un paese in cui la politica è sempre stata debole, io ho sempre avuto l’idea che la politica debba essere indipendente. A volte anche sbagliando, ma indipendente. E questo una parte dell’Italia che conta non l’ha mai potuto sopportare.»

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  • verb61

    pisapia non è stato deputato per 15 anni, come dice baffino, ma per due sole legislature, al termine delle quali ha detto “due sono abbastanza, farò altro”.
    Baffino, mi sa che c’è molto da imparare da pisapia, a partire proprio da questo.

  • uqbal

    mò mi leggo l’articolo, ma intanto 7+ solo per la foto…

  • http://www.sasakifujika.net Simone Tolomelli

    che è stata colpevolmente cambiata

  • Randolph Carter

    ah, la vanità del Peraltro Direttore…

  • ingtlc

    La confidenza del tu stona.

  • uqbal

    Devo dire la verità: D’Alema mi ha fatto cadere le braccia, ma le domande potevano essere un po’ più interessanti. Alla fine s’è parlato del PD con un dirigente del PD. Sarebbe stato interessante farlo parlare di scuola, lavori pubblici, trasporto pubblico, pubblica amministrazione, economia…

    Poi: potrà anche essere che ci sia un risveglio civile. Ma questo in sintesi vuol dire: finché votavano Berlusconi erano imbecilli, ora che gli votano contro sono buoni e cari. Non mi piace.

    Molti dei problemi italiani non sono quelli della modernità, ma della sua patente assenza. Che D’Alema mi faccia un discorso mettendo nel calderone tutti i paesi europei mi dà fastidio: vivesse anche solo 6 mesi in UK, poi magari si fa un’idea di cosa è la modernità.

    Ancora con questa storia che il csx è bello perché è vario: dopo Turigliatto e Mastella sta cosa dovrebbe tenersela per sé. In ogni caso, se tale è il csx, un leader forte serve di più, non di meno.

    Sono le primarie che definiscono il progetto: il luogo della discussione e il momento della scelta di chi lo deve realizzare. Il programma lo può anche scrivere Voltaire, ma se lo realizza una capra, otterremo cmq solo belati. Cmq, un amante così spassionato del PD dai mille fiori non può criticare Renzi perché non è uso ad obbedir tacendo.

    Su Pisapia: il punto non è se sia nuovo o no, ma che la sua leadership è necessaria e positiva. E che senza quella, determinata dalle primarie, non si vinceva.

    E rimettete la foto di D’Alema che sbuca da dietro le quinte…

  • ziodiavle

    Beh… almeno adesso sappiamo che non condivide il fatto che sia visto come un “antipatico”.

  • Signor D

    Sì, sì, ancora, di più: non ci basta mai D’Alema: il nuovo che avanza! Diamogli tutto lo spazio di cui abbisogna per esprimere le sue idee rivoluzionarie che cambieranno l’Italia, il mondo, il multiverso, visto che a questi giovinotti intraprendenti, nessuno vuole concedere spazî e mezzi di espressione!
    .
    D

  • kerosene

    Dopo l’intervista io sono lo stesso di prima. Le rimembranze di D’Alema (spaziano dal sig. Agnelli alla primavera di Praga…) non riescono ad accendere in me alcuna passione politica.
    Caldeggia la candidatura di Bersani e questo mi fa temere per l’avvenire di quel brav’uomo che stimo. Non ho ancora capito cosa abbia fatto nella vita il sig. D’Alema, mio padre era un agricoltore e mia madre infermiera ma lui, cosa sa fare? Ha idea della vita delle persone che lavorano?
    Dice che a 26 anni ascoltava Pajetta e Amendola che litigavano e per sei mesi è stato zitto: sarà stata una tortura!!
    Spero che Il Post riservi interviste anche per nuovi soggetti politici e che le domande riguardino progetti operativi per la costruzione del paese.

  • asmart

    A me molti dei commenti qui sopra mi sembrano molto più dalemiani del D’Alema dell’intervista. Non credo di fare una previsione azzardata dicendo che l’uomo finirà per essere una risorsa importante della nostra Repubblica nel prossimo futuro.

  • marino

    ci vogliono leader in grado di interpretare questi movimenti collettivi

    Ai mie tempi erano i leader a creare i movimenti collettivi, non viceversa…

  • marino

    “ci vogliono leader in grado di interpretare questi movimenti collettivi”

    Ai mie tempi erano i leader a creare i movimenti collettivi, non viceversa…

  • elianigris

    Questa e` una grande intervista (e io sono tutto fuorche` un dalemiano, bravo direttore)
    http://democraticallyspeaking.wordpress.com/2011/06/20/umano-quasi-umano/

  • papere

    @asmart una risorsa? puoi spiegarti?
    non è accanimento contro uno che ha sempre e ostinatamente sbagliato analisi e strategia ma è l’assenza di contenuti programmatici chiari che deprime

  • http://www.sasakifujika.net Simone Tolomelli

    lo volesse il cielo, asmart.

  • http://sgangheropoli.blogspot.com dalecooper

    Bella intervista, bravo Sofri.
    Ingenerosi i commenti.

  • marcopuccini

    Io ho trovato l’intervista interessante. Non mi sorprende che verta sul PD. E’ il partito più grande del centrosinistra, qualunque alternativa concreta al governo di centrodestra passa obbligatoriamente di li, dove vanno tutti gli altri senza PD? Può piacere o no, ma è quello che raccoglie maggiori consensi il che significa, in democrazia, che ci sono molti cittadini disposti a dargli fiducia. Non credo sia buona norma democratica ignorarli. Se è vero, ed è vero, che esistono nuovi movimenti da interpretare dal momento che sono emersi con un peso numerico sulla scena politica italiana, non credo si possa ignorare chi questo peso numerico lo ha di gran lunga superiore. In democrazia vince chi ha più voti, non chi ha le più belle idee fortunatamente, essendo “bello” un concetto metafisico.
    D’Alema pone a mio avviso l’accento su un aspetto molto importante, che viene spesso ignorato, come si evince anche dai commenti che mi hanno preceduto: la personalizzazione della politica. Il dubbio che pone sulla leadership di Vendola è argomentato in modo fin troppo chiaro dal Presidente di ItalianiEuropei. In democrazia la forza te la da l’organicità ad un progetto condiviso e condivisibile (del quale, cioè, si può prendere parte con il proprio contributo), non la valenza esclusivamente personale che, nel caso di Vendola, nessuno mette in dubbio. Ciò che distingue profondamente me che sento di appartenere alla cultura della sinistra italiana, ed un uomo di centrodestra è anche questo. Credere che sia il gruppo, il partito o quello che è a rappresentare la vera garanzia di democrazia. Per quanto si possa criticare il PD è pur sempre un’organizzazione dotata di una dirigenza eletta da regolari congressi ai quali ogni cittadino può partecipare iscrivendosi. Quello che manca a Berlusconi, ed ora ne paga le conseguenze tutto il centrodestra oltre all’Italia, è proprio questo. Oltretutto D’Alema non nega l’importanza e la necessità dello strumento delle primarie. Dopotutto il PD stesso ha dimostrato di credere in questa prassi al punto di sostenere con convinzione i candidati vincenti anche laddove non erano direttamente indicati dal partito.

    Non è vero, nel modo più assoluto, che le primarie disegnano un progetto. Ma stiamo scherzando?? Cosa votano gli elettori? Ancora una volta, solo la persona? Cosa rappresentano queste persone deve essere chiaro e se non ci sono le condizioni per lavorare insieme di chi sarebbe il capofila l’eletto? Solo della sua parte? Le primarie hanno senso se sono primarie di coalizione, ma se non si è definita prima la coalizione di cosa stiamo parlando?

    Sulla storia politica di Pisapia basta aprire Wikipedia per sapere che non è affatto nuovo alla partecipazione politica. Ma questo, io credo, sia un valore aggiunto, non un handicap. E’ nella sua esperienza consolidata che risiede la garanzia di serietà del suo progetto di governo. Non ci si improvvisa politici, nonostante quello che ci dice Grillo. Il caposcuola di questo pensiero, ricordiamocelo, fu proprio Berlusconi. No signori. Fare politica è un mestiere come gli altri. Necessita di esperienza, competenze specifiche che non si ritrovano in altri mestieri. Non è vero che D’Alema non ha mai lavorato…ha fatto politica che è un lavoro. Il resto è pura demagogia, che lascia il tempo che trova se non quando ha propugnarla è qualcuno che detiene già potere economico e dei mezzi di comunicazione e riesce a costruirci la sua fortuna.

    Per quanto riguarda la modernità, forse il lettore che mi ha preceduto non sa degli intensi rapporti diplomatici di D’Alema, ad esempio, con il sud america come Ministro degli Esteri prima e come collaboratore dopo. Se proprio vogliamo parlare di modernità dovremmo guardare ai paesi che, ad oggi, la rappresentano veramente e nel concreto, non certo ai miti adolescenziali di modernità come Londra che, pur essendo una modernissima capitale europea, è lungi dall’essere quel motore di novità emergente come paesi quali il Brasile, l’India, la Cina.

    Non volevo finire a fare l’avvocato difensore di “baffino”, ma sono piuttosto stanco di leggere commenti qualunquisti in un momento in cui invece servirebbe estrema serietà e concretezza per i tanti ragazzi come me che vivono una condizione di precariato assurda e che non possono di certo permettersi di giocare. Dare concretezza a questi movimenti, interpretarli come si dice, significa dargli una prospettiva politica, l’unica cosa seriamente in grado di realizzare un cambiamento sensibile. E questo lo dico avendolo sperimentato in prima persona (tanto per parlare di personalismi!!).

    Grazie al Post per questa interessante intervista. Scusate la prolissità.

  • heilandstark

    Ma come si fa? Ogni volta lo stesso. Adesso ci RI-prepariamo a RI-sbobbarci, il finto homo novus, che arriva a salvare la situazione?
    Sbaglio o D’Alema l’abbiamo già visto come PM? Sbaglio o non mi pare abbia brillato per intraprendenza? Ne lui ne il partito che rappresenta.
    Dobbiamo sempre scongelare la carne vecchia e inventarci una nuova salsa che piaccia alla democratica maggioranza per nascondere il gustaccio.
    Far spesa: è vietato.
    Gente nuova: è vietato.
    Siam come le comare che vanno sempre al solito supermercato, che si lamentano delle sole che il Massi ci rifila, ma che poi continuano a comprare.
    E pure i giornalisti e direttori che danno spazio e speranze facendone pubblicità, certo non aiutano.
    In Italia la sola alternativa è MANDARE A CASA TUTTI I POLITICI e RIPARTIRE DA ZERO.
    Mai avremo il coraggio, mai le cose cambieranno.
    HS

  • http://catarsisotto.blogspot.com/ punturo

    Il post è la rete.
    Il luogo piú sensibile e proattivo dell’informazione italiana, in cui mi riconosco quasi sempre.
    Come puó offrire una platea del genere (4 pagine di intervista 4!!!) ad un personaggio così vecchio e compromesso, nell’unico momento esaltante che la sinistra libera si è ritagliata da 17 anni a questa parte??!!

    Ma manco 4 pagine di intervista con Assange mi sarei letto…
    Boh…??!!

  • uqbal

    @Marcopuccini

    Votando Bersani alle primarie si sapeva che si andava incontro ad un certo tipo di impostazione e di progetto (Nuova Unione, tentativi di avvicinamento all’UDC, dialogo con la Lega (per svelarne le contraddizioni, sì, ok).

    Votando Marino si voleva un partito più movimentista e battagliero sulle battaglie civili, sul sistema educativo e decisamente più restio a caricarsi gli scarti del ex-Polo.

    Votando Franceschini, boh.

    Tutti quanti si sono dovuti confrontare con i progetti altrui, talora ridefinendo i propri, cercandosi il favore dei votanti alle primarie. Questo è il modo in cui le primarie definiscono il progetto.

    Senza le primarie, il progetto rimane fumosissimo.

  • heilandstark

    @Uqbal
    Il fatto che “senza primarie, il progetto” rimanga “fumosissimo” la dice lunga sulla politica italiana e sulla sinistra della quale si parla in questo scambio.
    Com’è possibile TOLLERARE ancora oggi politici che non siano in grado di enunciare un programma al quale attenersi? Che millantino sempre cose future, alleanza, possibilità, aperture, guardandosi bene dal formulare frasi con tracce di significato.
    E’ qui il problema. Molti credono ancora che a qualcuno come D’Alema importi qualcosa di questo Paese, dei suoi ingenui precari e di tanti onesti cittadini che non sanno da che parte voltarsi.
    Come PUNTURO mi guardo bene dal leggere tutta sta roba.
    HS

  • bolla451

    Un’intervista inutile, senza domande scomode, a un personaggio che non ha più niente da dire e infatti non dice nulla in cinque pagine.
    Sì, sì, D’Alema è simpatico, è una bella maschera…quanto mi avete stufato cinici i sinistra, se aveste le palle direste al lider Max quello che gli disse Sallusti sulla casa dell’ente pensionistico, altro che: “ti è simpatico Nichi?”
    Davvero fastidioso il tu.
    Tanto il direttore farà la fine di Ferrara o giù di lì. Ma anche molti altri al Post.

  • whiteyes

    Per chi non avesse letto le 5 pagine:
    1)D’Alema dichiara che il suo ruolo nel partito non può più essere quello di leader, perchè sarebbe una contraddizione con quanto è avvenuto alle ultime elezioni.
    2)Questa è solo una parte dell’intervista. Il direttore del Post non ha posto, peraltro, solo domande accomodanti, per esempio quando ha chiesto cosa ne pensava l’intervistato della sua immagine di politico antipatico, spocchioso e non ricordo più cosa.
    Lungi da me difendere D’Alema o il direttore del Post (che lo fanno beissimo da soli).

  • lornova

    Ma come si può mettere sullo stesso piano Fassino e Pisapia? Pisapia ha vinto per indiscusso merito, per qualità, per novità. Fassino è un politico stantio che ha vinto solo grazie alla forza del sindaco uscente Chiamparino (amato da tutti in città, anche dagli elettori di destra), al fatto che Torino è un feudo rosso, e che il candidato del PDL era da barzelletta? Suvvia!

  • wasabi

    “Ma cosa ti dici del fatto che tu sia letto come antipatico, presuntuoso, persino spocchioso? Trovi che ci sia un inevitabile fondamento, oppure non te lo spieghi?”
    Lo scontro Frost/Nixon in confronto era una partita a carte tra carmelitane.

  • http://leo54.splinder.com/ leorotundo

    D’Alema è cosciente di non piacere alla destra ed agli industriali, noi gli comunichiamo che non piace nemmeno alla sinistra; che piacesse al centro per caso?

  • lornova

    “un indimenticabile anno accademico di occupazioni, battaglie, eccetera”… e io che pensavo che si andasse all’università per studiare!

  • ionico56

    Vendola governa con l’Udc?Vabbè,diciamo che D’Alema chiacchiera e duetta di fioretto con Casini (a chi dei due potrà dire d’aver fregato l’altro ma,di sicuro,loro due insieme tutti noi!)Vendola discute con quelli che Casini votano e,a quanto pare..li convince pure!!!Illuminante la storiella sul D’Alema figlio,cos’avrà voluto dire:che da una decina d’anni il Lidèr Massimo l’hanno capito (e lo evitano!)e non impapocchia più neanche i bambini di dieci anni…oppure che ha un figlio che promette bene sulle orme paterne ma…è ancora troppo giovane e sarebbe quindi auspicabile che Berlusconi fosse “rianimato” e governasse un’altra decina d’anni in attesa che un nuovo D’Alema sia maturo?!?Eviti proprio di parlare…non con Vendola (che non credo ci tenga proprio)ma di Vendola.O se proprio ci tiene a tirargli la “volata”,come finora involontariamente ha fatto,e farne il vincitore (anche solo morale)delle prossime elezioni…continui pure così.Salga in barca navighi e…taccia!!!

  • facci

    « Ma cosa ti dici del fatto che tu sia letto come antipatico, presuntuoso, persino spocchioso? Trovi che ci sia un inevitabile fondamento, oppure non te lo spieghi? »

    Non ho capito: chi dei due lo chiedeva all’altro ?

  • Lewis H. Tonna

    Epic Facci trolling is epic.

  • http://twitter.com/alesswhat |alessandro|

    Il problema di D’Alema è uno: la sua è una politica vecchia, pensata con schemi vecchi. Sostenere che per il csx, nel 2011, ci vuole un leader accomodante e sottotono come Prodi non sta nè in cielo nè in terra. E minimizzare il ruolo delle primarie, puntando sulle alleanze tra partiti e partitini (tra l’altro di brevissimo respiro perché tenute in piedi solo dall’antiberlusconismo), è segno che c’è qualche grosso problema di connessione tra Baffino e gli italiani, quelli che hanno votato alle amministrative e ai referendum.

  • lazarus

    Ipocrita di un D’Alema. Si dice entusiasta di Pisapia, ora. Mi chiedo a che servano tutte ste pagine su sta vecchia cariatide che da sempre ci prende per i fondelli con le sue falsità.
    …E chi se ne frega di D’Alema, di tutte le interviste, di tutte le riviste, di tutti gli arrivisti, gli arrivisti, gli arrivisti.

  • unespressoprego

    Niente da dire sulla pubblicazione dell’intervista: Luca Sofri l’ha intervistato al festival della politica e non ci vedo nulla di male nel pubblicare l’intervista sul giornale. Transeat.
    Però continuo a chiedermi: perché non intervistare Massimuccio nostro nei periodi di vacche magre, o in quelli di vuoto sotto vuoto? Invece Massimuccio spunta sempre fuori nei momenti chiave della politica nostrana, manco fosse colui che tutti ci può illuminare con la sua saggezza (saggezza peraltro sputtanata dalle varie minchiate politiche fatte negli ultimi 15 anni). Mette zizzania invece che unire, critica invece di proporre. Adesso che ha la sua turris eburnea di Italianieuropei, io ce lo chiuderei dentro e butterei via la chiave.

  • kerosene

    @marcopuccini: hai ragione, il PD è il più grande partito del centrosinistra e l’arternativa passa obbligatoriamente di lì. Ma anche le responsabilità del passato passano di lì. L’ascesa di forza italia (io la chiamo ancora così), un potere televisivo concentrato su di una persona, la mancanza di una riforma della giustizia, del sistema fiscale e persino la disgregazione della sinistra passa di lì.
    Come disse Moretti su palco di piazza Navona ” con questi non vinceremo mai” e questo si è profeticamente avverato.
    Il PD DEVE essere al centro del futuro? E infatti non solo di D’Alema si tratta ma anche Veltroni, Bertinotti, Diliberto (ministro di giustizia…mi vengono i brividi a ripensarci), Rutelli (candidato sindaco a Roma:Alemanno ancora ringrazia per questo regalo), Pecoraro Scanio, Mussi… e centinaia sparsi nelle Regioni e nei Comuni.
    Noi che nel passato siamo stati convinti elettori di sinistra siamo esigenti e non digeriamo più le scelte imposte da questi grandi strateghi.
    La politica come professione porta a questo risultato: per sapere cosa “pensa e vive” la gente, i “politici-di-professione” devono commissionare indagini ad istituti demoscopici.
    Io, tu, gli altri frequentatori de IlPost.it sappiamo cosa pensiamo e cosa viviamo ogni giorno.
    Sino ad oggi abbiamo retribuito lautamente questi signori con emolumenti di 6 o 7 volte superiori a quanto percepito “dalla gente” e questo li ha resi distanti.
    Persone che non hanno lottato nella vita per portare 2000 Euro a casa (nella migliore delle ipotesi) e con queste pagare tutto ed arrivare al 27 del mese successivo.
    Ti sembra populista questo discorso? Ma costoro hanno mai partecipato ad un concorso pubblico in un’aula affollata di migliaia di concorrenti, sono mai stati sottoposti a visita medica e magari scartati per un lieve difetto presunto perdendo la speranza di avere un lavoro?
    Siamo decine di milioni gli elettori e siamo governati da un pugno di persone di professione politici.
    Questa occupazione è una disgrazia per la società.Costoro non si occupano più di politica ma esclusivamente di potere. Politica è l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, l’insalata che mettiamo sul piatto, la frittata che diamo ai nostri figli; L’ultimo referendum lo ha ricordato chiaramente e Loro non se ne sono accorti.
    Vedete io non sono scandalizzato dalla Destra e non me la prendo contro di loro: si sono comportati esattamente come pensavo che si sarebbero comportati e infatti non mi hanno stupito.
    Io sono “alterato” con quelli della mia parte che sono stati incapaci pur avendo avuto grandi occasioni, di dare al Paese un impulso progressista e di redistribuire giustizia e ricchezza.
    Voglio vedere progressisti (di sinistra, centro sinistra o come pare a voi) giovani, con sulla pelle la vita vissuta in questo paese, con la terribile voglia di dare un sollievo ai disoccupati, ai malati nelle corsie, di dare una VERA speranza (e non utopie) di futuro ai giovani.
    Questi nuovi politici, dopo uno-due mandati, devono poi tornare al posto da dove sono venuti e ritornare alle loro occupazioni con la pensione che avranno alla fine del loro ciclo lavorativo. Insomma prefiguro una sorta di distacco con trattamento economico uguale a quello delle mansioni originarie.La politica così sarà vero impegno civile e non occupazione di potere.
    Di gente in gamba in questo paese ce n’è molta e in tutti i campi ma i peggiori sono proprio i politici ed il Parlamento è il posto meno produttivo del Paese. Non è il mio, un pensare antipolitico anzi, io voglio riportare la politica alla sua originaria e vera espressione.
    Quindi occupanti di potere, fatevi da parte e rendete un servizio a questo paese tanto avete accumulato abbastanza per vivere più che bene.