Il Post
RSS Registrati Login
— Economia

La Grecia affosserà l’euro?

Il tempo stringe e l'unione monetaria è a rischio, dice l'Economist

18 giugno 2011

I paesi europei, insomma, una volta entrati nell’euro con i conti (sommariamente) in ordine secondo i parametri di Maastricht, avrebbero dovuto continuare a “comportarsi bene” seguendo le indicazioni del Patto di Stabilità. Ma quando, nel 2005, i due paesi politicamente più importanti dell’Unione, la Germania e la Francia, non furono in grado di rimanere all’interno di quelle indicazioni, il patto venne rivisto e reso molto meno restrittivo. Le economie inizialmente più deboli, come la Spagna e l’Irlanda, erano invece in pieno boom economico, e di questo boom stavano approfittando proprio le banche tedesche, che trovando un mercato stagnante in patria si esposero pesantemente “in periferia”.

Questo meccanismo aveva un punto debole: paesi come la Grecia e l’Irlanda aumentavano il loro debito nei confronti dei paesi più forti, che un giorno avrebbero iniziato a voler indietro i loro soldi, senza migliorare le disparità nel costo del lavoro e nella competitività. Nel 2007 l’Irlanda aveva un debito pubblico molto basso, circa il 25% del PIL, ma ora che le banche sono passate a chiedere indietro i loro soldi, e la bolla del mercato immobiliare si è sgonfiata, questo è esploso fino a un impressionante 112% del PIL previsto per quest’anno dalla Commissione Europea. Un simile meccanismo interessa anche il Portogallo (che supererà il 100%) e la Grecia (che raggiungerà almeno il 160%).

Poco tempo a disposizione
Le misure di austerità che richiedono l’Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale sono tese a sanare lo squilibrio nella competitività con un’improvvisa (e dolorosissima) liberalizzazione dei mercati, e comprendono anche una forte diminuzione dei salari per diminuire il costo del lavoro. In una sorta di circolo vizioso, però, queste misure sono incompatibili con la crescita economica, perché se la gente riceve stipendi più bassi ha meno soldi da spendere, e la produzione di beni deve necessariamente diminuire.

Dal punto di vista politico e sociale, la gestione comunitaria della crisi sembra aumentare drammaticamente i conflitti, sia tra i paesi che rendono disponibili i capitali per il prestito, sia tra chi i prestiti li deve ricevere. In Germania, molta gente pensa che anche il primo sostegno alla Grecia sia stato un errore. I tedeschi rifiutano fortemente l’idea di un’Unione sbilanciata in cui i paesi forti sostengano economicamente i paesi in difficoltà, probabilmente anche per conseguenza dei grandi costi della riunificazione che la Germania occidentale si è dovuta fare carico dopo l’unione con l’ex Repubblica Democratica Tedesca. Tra i paesi in difficoltà, invece, molti irlandesi si sentono vittime che pagano con i loro soldi la salvezza delle banche, per evitare che i creditori stranieri ci rimettano i loro soldi, investiti massicciamente negli scorsi anni, quando la crisi sembrava lontana.

Le previsioni dell’Economist, in sostanza, non sono ottimistiche. Difficilmente il prossimo incontro dei capi di stato a Bruxelles sarà in grado di trovare una soluzione decisiva al problema greco, che continuerà a rimanere abnorme. Finché la situazione si manterrà così in bilico, i mercati continueranno a scommettere su una bancarotta greca.

foto: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images

« Pagina precedente 1 2
TAG: , , , , , , ,

Un commento

  1. Il trattato di Maastricht è del 1992…

Lascia un Commento