Il Post
RSS Registrati Login
Chiedetelo ai precari
— Brevi

Chiedetelo ai precari

di Ivan Scalfarotto

La strada per aumentare i diritti dei lavoratori è una e non è quella che vuole percorrere il PD

17 giugno 2011

Mi telefona un vecchio amico, dicendosi “sgomento” per il fatto che io sia uno dei primi firmatari del documento che Pietro Ichino presenterà oggi alla “Conferenza Nazionale per il lavoro” organizzata a Genova dal PD. «Non si può tutelare il lavoro eliminando i diritti dei lavoratori» mi urla praticamente nelle orecchie.

Ho lavorato per molti anni come Direttore delle Risorse Umane (sì, il capo del personale) in Gran Bretagna, occupandomi di lavoro su una cinquantina paesi di Europa, Medio Oriente e Africa e posso dire con serena coscienza che l’Italia, con la sua reputazione di paese ipergarantista per i lavoratori, è l’unico paese in cui io abbia visto il precariato elevato a sistema. Altrove si può licenziare un lavoratore pagando un indennizzo e sapendo che il sistema di welfare si prenderà cura di chi esce dal mercato del lavoro, in modo più o meno intenso a seconda delle latitudini. Ma fintanto che il rapporto di lavoro continua, non esiste lavoratore che non abbia le ferie pagate e la malattia, i contributi sociali, la formazione. Cose che diamo per scontate per tutti dall’invenzione della spoletta a vapore.

E invece. Una mia amica, assunta a partita IVA da una multinazionale dell’industria della musica, mi ha raccontato della volta in cui, all’annuncio della gravidanza, fu messa seduta stante alla porta. «Mi è andata quasi bene che mi abbiano licenziato: col figlio precedente il mercato “tirava”, per cui ho dovuto lavorare fino all’inizio delle doglie». Un’altra mia amica, classe ’72, laureatissima in CTF – Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, specializzazione ipertecnica – non ha mai visto in vita sua un contratto a tempo indeterminato. Ora che di recente gliel’hanno proposto, ha pensato di tenersi la sua partita IVA e di continuare da farmacista libera professionista: «Non ci sono abituata, a questo punto, a quasi quarant’anni, preferisco la mia flessibilità e poter seguire i miei bambini da vicino».

Qui, sia molto chiaro, nessuno vuole abolire i diritti dei lavoratori, secondo la frettolosa e superficiale interpretazione del mio amico urlante: le proposte di Ichino (nessun cambiamento per chi oggi ha un contratto “vero”; contratto a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti, senza articolo 18 per i licenziamenti dettati da ragioni economiche ma con l’articolo 18 assolutamente applicabile contro i licenziamenti disciplinari e discriminatori; concorso delle spese a carico dei datori di lavoro per finanziare un sistema di garanzia nei periodi tra un lavoro e un altro) di fatto aumentano, e di molto, i diritti dei lavoratori. Di tutti quei lavoratori – soprattutto giovani – che oggi, entrando nel mercato del lavoro, di diritti non ne hanno nessuno.

Per capirlo basterebbe chiedere a un qualsiasi lavoratore precario di scegliere oggi tra un contratto atipico e un contratto a tempo indeterminato “vero”, ma senza clausola di inamovibilità in caso di riorganizzazione aziendale. Sono certo che tutti – come fanno quelli che se ne vanno a lavorare a Londra o a Barcellona in cerca di un contratto senza articolo 18 – sceglierebbero il contratto non inamovibile ma “vero”. Il motivo è che il precariato è intollerabile non solo perché priva i lavoratori della sicurezza economica e del loro futuro ma perché li priva anche della dignità del proprio lavoro. Entrare in ufficio e fare lo stesso lavoro dei propri colleghi essendo però un lavoratore di serie B (col tesserino diverso, senza buoni pasto, con le comunicazioni aziendali che non ti arrivano perché sei un consulente e senza che mai nessuno ti inviti a un corso di formazione o a un evento aziendale perché tanto oggi ci sei e domani chissà) è avvilente. Mina il senso di autorealizzazione che ogni lavoro dovrebbe portare con sé. Fa sentire esclusi, più piccoli. Tocca la stima di sé.

1 2 Pagina successiva »
TAG: , , , , , , , , , , ,

16 Commenti

  1. sismassyk

    Scalfarotto ha il pregio di dire quasi sempre cose, con cui si può essere o meno d’accordo, ma sensate.
    In questo caso, imho, si pone però poco l’accento su una classe dirigente italiana (non solo privata) che ormai tende a dare sempre meno valore alla competenza.
    Perché i contratti a progetto, la partita iva, etc., portano ad una sempre minore competenza lavorativa, almeno per mia esperienza diretta da co.co.pro.

    Per quanto riguarda il discorso sull’articolo 18, ha senso.
    Però ha senso in una realtà in cui le “motivazioni economiche” non siano quelle di mandar via un dipendente con 30 anni d’esperienza per prenderne uno senza esperienza perché ti porta nuove competenze ad un costo minore del 25%, perché se in qualche modo non “obblighi” l’azienda a formare continuamente i suoi lavoratori poi il rischio di trovarsi con una generazione di ultra-cinquantenni marginalizzati in parte c’è.

  2. heilandstark

    La cosa mi pare palese, ma in Italia non pare si capisca. Fin quando si lascia alle aziende la possibilità di scegliere, l’imprenditore che non è capace di vedere al di là della propria pancia, sceglierà sempre di sfruttare al massimo, minimizzare il costo del lavoro e poter dimostrare di essere flessibile in caso di necessità. Per poi lamentarsi di non vendere abbastanza prodotti?
    A chi li vuol vendere sti prodotti? Non di sicuro ai propri lavoratori che non se lo possono permettere.
    Ma come ribadisco da sempre: contratti a tempo indeterminato significano più sicurezza diffusa in tutta la società, quindi gente più serena e disposta a spendere e a far funzionare l’economia.
    La ragazza di un amico è Architetto. Lavora in uno studio prestigioso del centro Italia, con contratti e giro d’affari ed è pagata (quando è pagata) 800/900€ al mese. Uno schifo non vi pare? E faccio solo un esempio, come l’autore dell’articolo ha fatto.
    Dove sono i controlli? Non serve a nulla cara Sinistra parlare sempre del futuro e del cambiamento. E’ da 40 anni che lo fate, assieme alla Destra ovviamente. Stesso parlamento. Stessa gente da 40 anni. Ambigui cialtroni che scaldano poltrone, vanno in vacanza assieme e NON HANNO ALCUNA IDEA di quello che GOVERNARE UN PAESE VOGLIA DIRE.
    Quando mai in Italia sono stati messi in atto controlli per bloccare gli abusi dei datori di lavoro, ma anche per dare ai cittadini la possibilità di difendersi da milioni di funzionari inetti e nullafacenti, ma intoccabili.
    Siamo un paese da terzo mondo. Guardiamoci allo specchio. Nel 2011 com’è possibile non avere ancora contratti di lavoro degli di questo nome?
    Quanto tempo e risorse si perdono in dibatti del genere, quante menti se ne vanno giustamente all’estero.
    Ma questa è tutta colpa nostra che accettiamo e continuiamo a foraggiare una classe politica TUTTA ed a tollerare un sistema amministrativo che da anni avrebbero dovuto essere sostituiti, ripuliti, svecchiati e rinnovati.
    HR

  3. Poi c’è un ministro che addita i precari come l’Italia peggiore. E’uno sfondo che non si può sottacere: implica che i precari, in piena etica berlusconiana, sarebbero quelli che non si sanno valere. Mentre si può invece moraleggiare su chi gli da del nano.
    Ma qual è veramente l’Italia peggiore difronte al sipario che il caso Bisognani ha nuovamente strappato sui retroscena della politica italiana?

    http://piccoladorrit.blogspot.com

  4. massimo55

    Io spero solo che il PD ed aventuali alleati, una volta al governo, la facciano davvero una legge così. Io però non credo che ci riusciranno, sconfitti da tutti i conservatori di destra e sinistra che stanno portando a fondo questo paese. Comunque, che Scalfarotto, nella sua posizione, appoggi Ichino è già un passo avanti.

  5. priggi

    ma quali sarebbero i lavoratori “inamovibili”? qualsiasi azienda può licenziare un dipendente, sempre che sussista una legittima giustificazione (giusta cuasa o giustificato motivo).

  6. ro55ma

    Ivan Scalfarotto, credo che questa sia la seconda volta che condivido fino in fondo il tuo ragionamento e l’obiettivo del medesimo. Non so cosa si possa fare per darti una mano, per far valere, nell’unico partito italiano in cui dovrebbe essere posto al centro di tutto (come proprio baricentro dei tanti possibili) questo, una riforma del welfare, del modello di rappresentanza e quello delle relazioni industriali. Che Ichino sia costretto a parlare (e litigare quando necessario) più con Sacconi, Cazzola, vari “riformisti” nel sindacato piuttosto che farlo nel PD, la dice tutta sull’importanza di quello che hai scritto.
    Solo due piccole “note a margine”:
    1) la questione precari/precarietà del lavoro è solo per meno della metà del totale degli interessati ascrivibile ai suddetti, gli altri 2.500.000 dipendenti precari sono dipendenti di micro aziende artigiane e del commercio, con apparente contratto a tempo indeterminato ma in realtà completamente senza tutela dell’art.18 (e ciò, alla faccia dei presunti precari da turbocapitalismo del XXI sec. da oltre quaranta anni);
    2) qualunque proposta, ragionevole e pragmatica, come quella di Ichino (e/o tutte le varianti che circolano fra gli addetti ai lavori) non può essere affrontata senza porsi anche il problema di chi rappresenta chi nelle relazioni industriali, nella gestione del welfare e del mercato del lavoro (e quindi nella bilateralità in tutte le sue forme possibili); questo è il motivo per cui Fassina liquida in quel modo la vicenda dei precari – sa benissimo – che seguendo Ichino o in parte lo stesso Damiano, sarebbe costretto ad affrontare anche il resto che (specialmente ma non esclusivamente, nel PD) è ancora argomento “tabù” per i rapporti complicati con i Sindacati, ecc. ecc. Scusa per la pippa e grazie ancora.

  7. uqbal

    Che dire? Amen!

    E ha ragione anche Ro55ma: il PD ha il tabù del sindacato.

  8. Concordo con Scalfarotto. Comunque faccio notare che l’ultimo contratto del settore commercio appena approvato prevede che i ldatore di lavoro non paghi le giornate di malattia a suo carico. Quindi che tutti siano coperti da ferie e malattia comincia ad essere on po’ meno vero. Nello stesso contratto il periodo di prova è stato allungato a 60 giorni lavorativi per i livelli dal quinto in su (un normale impiegato di basso livello) il che significa che qualcuno potrebbe illudersi di un’assunzione a tempo indeterminato e ritrovarsi di fatto con un contratto trimestrale senza nessun filtro a livello statistico. Quanti sono e saranno questi lavoratori?

  9. unespressoprego

    Il problema principale è l’economia: l’economia stagna, quindi il mercato del lavoro si contrae, quindi l’insicurezza di tutti cresce.
    Mi raccontava il mio idraulico (68 anni, quinta elementare) che quando lui era giovane lavoravi come garzone dal fornaio, poi magari ci litigavi, e sapevi che il giorno dopo potevi andare dal fruttivendolo. Alla fine trovavi la tua strada. Oggi se il fornaio ti butta fuori mica lo trovi il fruttivendolo. E magai hai una laurea.
    Se il mercato del lavoro fosse tale che perdi il tuo impiego e ne trovi un altro nel giro di pochi mesi (stessi qualifica e salario se non migliori), allora tutto questa discussione non ci sarebbe. Nessuno sentirebbe il bisogno di aggrapparsi all’art. 18 e saremmo tutti più contenti.
    Che poi da vent’anni a questa parte il mondo politicoitaliano di sinistra sia su posizioni di retroguardia sui temi del lavoro, giustifica in parte i suoi insuccessi elettorali. Credo.

  10. spago

    Semplicemente per dire che sono completamente della linea Scalfarotto e sono un co.co.pro. con uno stipendio che somiglia più a un rimborso spese e che fa sempre più ore di quelle stabilie senza avere un euro in più. Personalmente mi piace il mio lavoro e lo faccio volentieri, potrei fare meno, ma non mi va. Il Pd sta avendo un’involuzione su certi temi, o forse la mia sensibilità sta cambiando, ma è strano che proprio da precario mi senta più distante dal centrosinistra. Vabbè che volete fosse per me si seguirebbe la linea Ichino-De Lucia-Cazzola.. e ha ragione anche Ro55ma: in buona parte i nostri sindacati sono ciecamente conservatori. Il Pd ci si dovrebbe scontrare altro che andarci dietro!

  11. aiace96

    parole sante. Da consulente vivo giornalmente il disagio di cui si parla nell’articolo, ma vedo anche come l’azienda non sia in grado di partecipare a gare internazionali “di peso” perché la sua organizzazione interna non permette di soddisfare adeguatamente i requisiti richiesti dalle gare d’appalto. Specificatamente mancano gli uomini con le competenze da poter inserire su determinati progetti. Da un lato non ci sono risorse per assumerli (e formarli) e dall’altro non ci sono consulenti che abbiano le comptenze super specifiche necessarie: un bel dilemma. Alla fine le gare le vincono, spesso, altri (gli svedesi, i danesi, i belgi, gli inglesi).

  12. dvecchi

    Condivido pienamente. Lavoro in Olanda e le cose funzionano esattamente come spiega Scalfarotto. Si tutela il lavoratore, non il posto di lavoro. Le aziende in crisi possono licenziare ma il sistema fornisce sostanziosi ammortizzatori sociali. Ah, quando si prende l’assegno di disoccupazione, qui in Olanda, c’e’ l’obbligo di fare colloqui di lavoro (bisogna dimostrarlo e controllano), per mantenere l’assegno.

  13. G.le ex Direttore delle Risorse Umane,
    mi rendo conto l’aver lavorato in grandi aziende non ha richiesto che la avesse alcuna compentenza di Economics.
    Altrimenti non definirebbe solo “inconveniente” la fondamentale distorsione del mercato introdotta dalla legge sui contratti atipici che premia chi si assume meno rischi e che ha “eletto a sistema” il precariato.
    Insomma saprebbe, quello che qualunque studente di primo anno di economia impara. L’assunzione di un rischio comporta maggiori benefici potenziali e la riduzione del rischio comporta di benefici minori ma certi.
    E’ evidente che lei non ha gli strumenti per comprendere che i mercati sono cose molte semplici e allo stesso tempo fragili.
    Immagino il suo stupore nel leggere le tante pagine del Financial Times in cui ci si interroga sull’”inconveniente” dell’aumento dello 0,25% del tasso di interesse di una banca centrale. E parliamo di 0,25%.

    La proposta di Fassina (sorprende anche me che venga dal PD), nella sua apparente banalità, permetterebbe certo non di risolvere da sola il problema del precariato ma almeno di discuterne su basi razionali.

  14. ro55ma

    @cyberprole, la proposta di Fassina è semplicemente “demagogica” e lascia il PD lontano dai problemi che Ichino, Scalfarotto, ecc. cercano di affrontare.
    L’aumento degli oneri per le imprese che assumono con modalità precarie non è la soluzione perchè l’insieme di quei conrtatti “atipici” è proprio fatto per snellire e semplificare quel tipo di lavoro che dovrebbe avere la caratteristica di essere di profilo medio-basso e legato a grandi variabilità (stagionali, di produzione, ecc.). Il solito pasticcio all’italiana è invece quello denunciato anche da Draghi: troppe aziende, invece di irrobustire le competenze dei propri dipendenti, ampliando il proprio raggio d’azione (qualitativo e quantitativo) con formazione e strategie di medio termine, vivono alla giornata, rimangono piccole e inseguono giorno per giorno le variazioni imposte da altri (e da mercati in cui non contano nulla). Ma questo è un uso distorto del contratto precario, a termine, che dipende dalla strategia imprenditoriale da terzo mondo di centinaia di impresette che si reggono in piedi per gli spazi di irregoralità fiscale e tributaria in cui sono invece espertissime, non dello strumento con cui, in tutto il mondo, si gestiscono fette marginali (ma preziose) di mercato del lavoro in ingresso, per giovani, per stagionalità, ecc. Per non parlare della pubblica amministrazione dove, invece di ristrutturare l’organizzazione e l’assetto dell’organico, dai dirigenti agli usceri, tagliando rami secchi e incrementando la produttività di sistema, si mantiene in piedi tutto il carrozzone e gli si aggiungono fette di precariato che, pur di provare ad entrare “alla Mecca”, si rendono disponibili a fare quello che i dipendenti ufficiali non fanno. E la colpa sarebbe dei contratti atipici…?

  15. @RO55MA
    La distorsione è stata generata in gran parte dai contributi bassi. Alzando i contributi si sarebbe limitato il ricorso q

  16. @RO55MA
    1. Se i contributi fossero più alti, le Aziende vi farebbero ricorso solo se necessario, eliminando una parte significativa dell’uso distorto che ne fanno oggi.
    2. I contributi più alti non intaccano il fatto che i contratti atipici siano snelli e semplici.

    3. La colpa non è solo della legislazione dei contratti atipici. Ma certo la totale insipienza delle dinamiche economiche, dimostrata da Scalfarotto, non è un buon punto di partenza.

Lascia un Commento