Minamisanriku è un città del Giappone nord-orientale che lo scorso 11 marzo è stata quasi completamente rasa al suolo dallo tsunami causato dal forte terremoto di magnitudo 9 che ha colpito il paese. Oltre il 90 per cento della città, che era abitata da circa 19mila persone, è stato distrutto dalle onde anomale che hanno raggiunto anche i 16 metri di altezza. Centinaia di persone sono morte, ci sono diverse migliaia di dispersi e oltre diecimila abitanti della zona sono rimasti senza un’abitazione e sono costretti a vivere nei centri di accoglienza e di emergenza, o in altre aree del Giappone ospitati da amici e parenti. Passeranno ancora molti mesi prima che possano fare ritorno a Minamisanriku, dove da settimane si lavora per rimuovere l’enorme mole di detriti causati dallo tsunami.
Nell’area ci sono da rimuovere circa 700 mila tonnellate di macerie e c’è il serio problema di dove mettere i detriti, spiega Miranda Leitsinger su MSNBC. In città l’area distrutta occupa circa dieci chilometri quadrati e al suo interno vi si può trovare di tutto: calcinacci, automobili, frigoriferi, acciaio, cemento, abiti, vetri frantumati, condizionatori e migliaia di oggetti di plastica, legno, gomma e altri materiali. Per rimuovere tutto, dicono le autorità locali, serviranno mesi e almeno 27,4 milioni di dollari per finanziare le società che si stanno occupando della raccolta.
Il lavoro viene svolto con diversi sistemi a seconda delle macerie e delle loro dimensioni. Solitamente ruspe e pale meccaniche raccolgono i detriti più grandi, che vengono poi suddivisi a secondo dei materiali che li compongono. Poi intervengono squadre di addetti alla raccolta dei detriti di piccole dimensioni. Utilizzando pinze, punteruoli o direttamente le mani, separano i piccoli pezzi di vetro dai metalli e dalla plastica, cercando di rimuovere il maggior numero di detriti dal suolo.
Il lavoro di separazione delle macerie è fondamentale per potersi liberare di una quantità così grande di materiale. Tutto ciò che potrà essere bruciato senza pericoli per la salute verrà incenerito, mentre metalli, vetro e plastica saranno riciclati. Anche dopo queste operazioni si prevede rimarranno centinaia di tonnellate di detriti e poiché il Giappone non dispone di grandi porzioni di territorio libere, queste saranno probabilmente inviate in altri paesi che hanno deciso di accogliere i rifiuti e i detriti dello tsunami.
La prefettura di Miyagi, che comprende anche la città di Minamisanriku, sta anche progettando di utilizzare alcune isole dell’arcipelago di Matshushima come discarica per le macerie. L’area insulare è considerata uno dei posti più belli e scenografici del Giappone, ha subito danni limitati a seconda della posizione delle isole rispetto al fronte dell’onda dello tsunami e si teme che le operazioni di scarico e accumulo dei detriti possano rovinarne l’aspetto, e di conseguenza l’economia locale che si basa anche sul turismo oltre che sulla pesca.




Quando leggo che la prefettura di Miyagi sta progettando di utilizzare qualche bella isoletta come discarica, tento sempre d’immaginarmi la scena di quello che fa la proposta in consiglio comunale.
Ogni mondo è paese. Che tristezza.
HS