Dopo il grave incidente alla centrale nucleare di Fukushima, molti paesi che utilizzano l’energia atomica hanno deciso di rivedere i loro piani energetici, cercando di rafforzare le misure di sicurezza negli impianti o adottando decisioni più drastiche – e forse difficilmente applicabili – come nel caso della Germania, che ha deciso di dismettere entro i prossimi dieci anni numerose centrali. Nel mondo ci sono tuttavia molti paesi determinati a proseguire nei loro piani per il nucleare e alcuni dispacci diplomatici svelati da Wikileaks, e pubblicati da poco da Reuters, dimostrano come scarsa preparazione e corruzione potrebbero far aumentare sensibilmente i rischi per possibili nuovi incidenti nucleari.
In un dispaccio proveniente dall’ambasciata statunitense di Hanoi del 2007, per esempio, un funzionario si dice preoccupato per le modalità in cui vengono conservate le scorie radioattive in Vietnam, un paese che da tempo ha piani molto ambiziosi sul fronte della costruzione di nuove centrali. Nel documento vengono riportate anche le parole del viceministro alla Scienza e tecnologia, Le Dinh Tien, che ammette le carenze nella gestione dei registri per le scorie e la scarsa capacità di metterle in sicurezza.
Le cose non sembrano essere promettenti nemmeno in Azerbaijan, almeno stando a un dispaccio del novembre 2008 in cui si parla di Kamaladdin Heydarov, l’uomo che potrebbe occuparsi della regolamentazione dei programmi nucleari del paese, descritto come una persona che «ha le mani dappertutto, dalle costruzioni ai servizi doganali». In India, dove l’industria del nucleare è ormai molto sviluppata e ci sono piani per costruire 58 nuovi reattori, i problemi di sicurezza non mancano. In un dispaccio del novembre 2008, il livello di sicurezza e controllo di una centrale visitata da un funzionario dell’ambasciata statunitense viene definito «discreto» con controlli poco accurati di borse e oggetti introdotti nell’impianto dai visitatori e mancanza di telecamere di sicurezza.
Le informazioni svelate da Wikileaks e riprese da Reuters sono state in parte smentite dai governi dei paesi interessati. Il Vietnam ha definito le frasi attribuite al proprio viceministro come prive di fondamento, ricordando che il paese gestisce i rifiuti radioattivi seguendo le direttive dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Le autorità dell’Azerbaijan hanno ricordato che non ci sono ancora piani precisi per la costruzione di una centrale nucleare, mentre un responsabile dell’Agenzia per il nucleare dell’India ha detto di non aver mai ricevuto reclami sulla sicurezza degli impianti e ha preferito non commentare.
Nel caso di Fukushima, spiegano su Reuters, la società che gestisce l’impianto ha perso rapidamente il controllo della situazione: il “combustibile” nucleare in tre reattori si è fuso, ci sono state esplosioni e dispersione di radiazioni. Tutto questo è accaduto in una democrazia moderna, dove gli standard di sicurezza sono alti, e viene quindi da chiedersi che cosa potrebbe accadere in un paese dove ci sono meno garanzie e maggiore instabilità politica.




@wilson, l’articolo da te linkato dice “mi dà sostanzialmente ragione, e non ho deciso io di costruire poche centrali con difese passive, sappi però che è una tecnologia che esiste da più di vent’anni e che non è nemmeno troppo costosa, soprattutto considerando i costi degli EPR francesi – @RO55MA, wikipedia serve solo ad accorgersi che il problema dello tsunami è stato sottovalutato durante la costruzione delle centrali di Fukushima, ma questo non lo dico io o wikipedia, lo dicono i giapponesi che l’hanno costruita
@dalecooper
è un altro discorso, che affronterei volentieri e ha a che fare con il concetto di probabilità di un evento e di valore atteso. Un evento disastroso di bassa probabilità è paragonabile ad una serie di eventi a bassa intensità ma con più alta probabilità. Cambia solo l’impatto psicologico: l’italia paga ogni anno un dazio economicamente di sicuro superiore all’industria turistica del tirreno in danni causati dagli idrocarburi, ma nessuno pensa di potervi rinunciare.
@wilson
Giappone: diga prime stime 350 morti- nucleare stime attuali 0
Italia fino al 1987: dighe 1910 vittime – nucleare 0
Poi parliamo del resto.
Ah
Cina: diga sul fiume azzurro 1.4 milioni di sfollati – nucleare 0
Stati uniti: dighe non so, nucleare zero.
Il problema non è nella tecnologia usata per le centrali, o almeno non è solo quello. Il problema più grosso è lo smaltimento delle scorie e l’affidabilità degli operatori di settore. Vogliamo parlare di quello? Del caso Scotti? Della presenza della criminalità organizzata internazionale nello smaltimento dei rifiuti? Dell’affidabilità della classe politica e degli amministratori? Bastano gli esempi di pessima costruzione degli edifici pubblici all’Aquila?
Tutto sommato, svenarsi per comprare quattro EPR e averli per il 2020, tenerli in servizio fino al 2070 e rompersi le scatole a smantellarli fino al 2100 non è una splendida idea.
Gli EPR sono una versione più sicura dei reattori di seconda generazione come quello di Fukushima, ma hanno diverse difese in più, come edifici di contenimento più grossi e coi muri più spessi e una riserva d’acqua all’interno dell’edificio di contenimento, quell’acqua che a Fukushima è mancata. Per sicuri che siano, non sono un passo avanti straordinario, più che altro un evoluzione.
I reattori di quarta generazione in fase di disegno sono più interessanti, più sicuri e sono davvero una generazione successiva, ma arriveranno fra un po’. I pannelli solari potrebbero incrementare la loro efficienza di dieci volte nel prossimo futuro, diverse altre fonti rinnovabili e alternative potrebbero maturare, e potrebbero anche avere seguito certi esperimenti in corso.
Forse conviene non farsi sedurre adesso da questo nucleare, perché una centrale non si tiene un anno o due, è un investimento per 70-80 anni, fra la vita operativa e il dopo.
@Unit, secondo me no, c’e’ una differenza immensa tra il rschio basso di annichilazione e l’erosione progressiva del valore.
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Credi che la ragione Toscana potrebbe assicurare il rischio della perdita, a causa di un incidente a Montalto, dell’industria turistica, artistica e culturale? Come mai nessuno farebbe un’assicurazione simile? Nel caso ipotetico qualcuno accettasse, quanto si pagherebbe di premio?
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Ecco quello e’ il costo.
@dalecooper
Per quello che so il problema dell’assicurare il nucleare non è la convenienza (= rischio bassissimo), ma il fatto che le società assicurative devono avere il capitale per coprire l’eventuale rimborso totale (non il valore atteso, ma il totale), e questo non è possibile per la singola società o anche per più d’una. Cioè secondo me vorrebbero farlo, ma legislativamente e contabilmente non possono.
Rimane il fatto che il “rischio basso di annichilazione” c’è per un sacco di tecnologie correntemente usate (rischi biologici, chimici, anche fisici) il punto è: quanto basso? Per il nucleare questo rischio è percepito molto più alto di altre tecnologie. E’ unicamente un problema di comunicazione, alcune cose le percepiamo come normali (“hanno fatto una strage, ma le dighe in sé sono sicure”) altre invece no (“c’è stato un disastro nucleare, non c’è modo di costruire una centrale sicura”). L’unico discorso che accetto è : normalmente il nucleare converrebbe, ma sono sicuro che in italia una centrale verrebbe fatta con i piedi, aumentando a dismisura il rischio. Non sono completamente d’accordo, ma almeno è un’opinione non facilmente confutabile. Il resto (scorie, antieconomicità, radiazioni, contaminazione, tumori, obsolescenza, costo dell’uranio etc. etc. ) è fuffa da invasati.
Per chiarire il punto dell’assicurazione: è come se volessi assicurare il pianeta contro il rischio che si spezzi in due da solo. Il rischio è ridicolmente basso, ma l’eventuale rimborso dovrebbe essere posseduto dalla società assicuratrice, cosa impossibile.
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@Unit,
fai osservazioni giuste ma alcuni argomenti non sono esatti.
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L’esempio del pianeta non va bene, nessuno sta facendo qualcosa che rischia di spaccare il pianeta a meta’, mentre disastri nucleari rilevanti ci sono stati, e piu’ di quello che ci si aspettava.
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Quindi, preso atto che il rischio non e’ “ridicolmente basso”, il problema del costo del risarcimento devi portelo. non puoi liquidare il tutto con: “eh, ma le assicurazioni non hanno i soldi”. Chi li mette quei soldi, i soldi del rischio? Io suppongo che a metterceli sarei io, i miei figli e i miei nipoti.
@heilandstark #9
..bisognerà forse ripensare a come rendere il nucleare il più sicuro possibile per poter risparmiare i carburanti fossili necessari…
D’accordissimo.
Con l’EROEI del petrolio in picchiata, la rinuncia al nucleare é impensabile.
E tutti (anche in Germania) sono convinto stiano solo prendendo tempo.
Ma proprio perchè non si tratta di un giocattolo innocuo, la scelta della strada nucleare dovrebbe essere sfruttata come formidabile OCCASIONE di miglioramento delle democrazie partecipative.
Un occasione per l’opinione pubblica di interagire in modo più informato, consapevole e responsabile.
Per fare continuamente la guardia, affinchè chi gestisce il giocattolo operi al meglio.
Poi, in un simile scenario, un NordEuropa più istruito, più laico (tuttalpiù calvinista), con più senso civico e, sopratutto, già provvisto di centrali, lo vedo decisamente messo meglio.
Molto meno l’Italietta pontificia che da 90 anni “forma” con la scuola gentiliana, menti all’insegna dell’antiscientificità.
Il pericolo maggiore verrà dai paesi più poveri che fuori dal mercato di un petrolio economicamente inavvicinabile, dovranno generare TWh in OGNI maniera.
Su questi bisognerà premere seriamente, con aiuti davvero vincolati a risultati.
Primo tra tutti un rigoroso controllo delle nascite.
Che è proprio la procreazione IRRESPONSABILE il vero problema a monte di qualsiasi manifestazione di povertà.
Basta a plotoni di fottutissimi catto-missionari che questa tragedia, non fanno che incentivarla esponenzialmente (crescita demografica fino al 4% annuo in certe zone di Sudamerica e Africa subsahariana).
@heilandstark #9
…gli aerei sui quali la nostra società poggia TOTALMENTE, non saranno elettrici prima di un centinaio d’anni
Giustissimo.
Nel frattempo, dove prendere energia per estrarre PETROLIO anche quando il suo EROEI sarà sotto a 1 ?
Non saranno certo le tonnellate di ideologia infilata nelle urne in questo weekend ed il fotovoltaico a consentire di aggirare il PARADOSSO delle 2 MELE.
@heilandstark #2
…c’è abbastanza materiale fissile (Minerale d’Uranio) per soddisfare la costruzione di tutte le centrali?
Qui mi unisco alla domanda, non disponendo di conoscenze adeguate.
Ai prezzi attuali e con le stime dei giacimenti fatte secondo la convenienza di estraibilità fissata dagli stessi valori, il petrolio COMPLESSIVO vale ancora oltre 2 ordini di grandezza più dell’URANIO (ma la densità energetica è enormemente superiore per l’uranio).
Tuttavia il fatto che :
- l’uranio sia diffusissimo su tutta la crosta terrestre seppur (fortunatamente per la vita) con estrema rarefazione
- l’elevatissimo peso specifico (utile ai fini dell’estrazione)
- la notevole reattività chimica (utile ai fini dell’estrazione)
rende molto ELASTICA la stima dei giacimenti.
Il cui limite può essere spostato di molto anche in considerazione del fatto che pure agli elevatissimi prezzi attuali (160 euro/kg) incide ancora poco meno del 20% sul costo del KWh elettrico.
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Chissà.
Magari sarà solo un portato del superamento (2014? 2015?) della soglia psicologica dei 300 $/barile.
Ma a breve ci si dovrà confrontare con la realtà.
Anche molti degli ecoparolai capaci solo di opinioni qualitative e reazioni emotive, dovranno cominciare a ragionare su cifre e principi scientifici.
Rivedendo pure certi discutibili personalissimi criteri estetici (brutto l’eolico offshore a 8 km dalla costa).