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— Italia

Il pasticcio dei voti dall’estero

Gli italiani all'estero hanno votato sul vecchio quesito del referendum sul nucleare

Di Pietro annuncia un'istanza e chiede di annullarli del tutto ed escluderli dal calcolo del quorum

9 giugno 2011

Il 12 e il 13 giugno gli elettori italiani saranno chiamati a esprimersi su quattro referendum abrogativi. Due quesiti sono stati proposti dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica, due sono stati proposti dall’Italia dei Valori. Si vota dalle 8 alle 22 di domenica e dalle 7 alle 15 di lunedì. Ci sono degli italiani – parecchi, quattro milioni – che stanno già votando per i referendum e potranno farlo fino alla fine di questa giornata. Sono gli italiani residenti all’estero, che hanno ricevuto le schede per posta più di due settimane fa, e il loro voto è da giorni sospeso in una specie di limbo.

Com’è noto, infatti, a seguito del passo indietro fatto dal governo sull’energia nucleare, il primo giugno la Corte di Cassazione, nel confermare il referendum, ne ha riscritto il quesito. Modificandone il senso concreto – il nuovo quesito abolisce una generica “Strategia energetica nazionale” del governo – e conservando solo il significato simbolico del referendum, visto che una vittoria del Sì renderebbe complicato (se non impossibile, nel breve termine) un eventuale nuovo ritorno al nucleare da parte di questo o di un altro governo. Resta il fatto però che gli italiani all’estero abbiano votato e stiano votando sulla base di un quesito diverso, e non è chiaro cosa fare dei loro voti: se tenerli in considerazione, se annullare le schede ma tenere in considerazione il loro voto o se tenere fuori del tutto gli italiani all’estero dal computo del quorum.

Ieri il ministro per i Rapporti col Parlamento, Elio Vito, ha risposto a un’interrogazione sul tema del deputato finiano Di Biagio. Vito ha detto che la cosa migliore sarebbe stata inviare delle nuove schede all’estero, ma al momento della decisione della Cassazione era già troppo tardi perché tornassero in Italia in tempo. E ha aggiunto che le schede in arrivo dall’estero sono scrutinate dalla Corte d’appello di Roma e poi girate all’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che quindi si troverà a prendere la decisione finale.

Di pareri in giro ne circolano tanti. Secondo il costituzionalista Michele Ainis, interpellato da Fabio Chiusi per Lettera43, “il male minore sarebbe far rivotare quegli elettori, e aspettare per annunciare il risultato definitivo. Meglio che rischiare di inficiare la validità dell’intero referendum”. La procedura potrebbe durare dei mesi. Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, sostiene invece che “gli italiani all’estero hanno avuto la possibilità di esprimere il voto su un quesito che riguarda la stessa materia, quello sul nucleare. In sostanza l’intenzione è la stessa, quindi ritengo che le schede dovrebbero essere conteggiate ai fini del voto e del raggiungimento del quorum”.

In generale, sembra opinione comune la speranza che in un modo o nell’altro i voti degli italiani all’estero non siano determinanti ai fini del raggiungimento del quorum. Se fosse così, si aprirebbe probabilmente una lunghissima serie di ricorsi e controricorsi che terrebbe nell’incertezza per mesi i risultati della consultazione. Sul fronte di chi chiede che i voti degli italiani all’estero, si fa notare la posizione di Antonio Di Pietro. L’Italia dei Valori ha promosso direttamente due dei quattro referendum, compreso quello sul nucleare, e oggi chiede di invalidare del tutto i voti degli italiani all’estero (così da abbassare di molto il quorum: tra gli italiani all’estero l’affluenza di solito non supera il 30-40 per cento).

Il presidente dell’Italia dei Valori ha annunciato ieri di avere intenzione di presentare un’istanza alla Corte di Cassazione, affinché il calcolo del quorum venga deciso senza conteggiare i voti degli italiani all’estero. Scrive l’agenzia TMNews:

L’istanza di Di Pietro sarà presentata in Cassazione fra venerdì, giorno di chiusura della campagna referendaria, e lunedì alle 15, orario di chiusura dei seggi in Italia. In modo tale che la Cassazione sia investita del caso in tempo utile per poter tenere conto.

Di Pietro chiede due cose alla Cassazione, una subordinata all’altra: di certificare l’esistenza di un quorum di validità più basso per la validità della consultazione sul nucleare, sottraendo i quasi quattro milioni di italiani residenti all’estero (compresi quelli che hanno votato); di sospendere il risultato del referendum sollevando una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale riguardo la responsabilità del calcolo del quorum. In mancanza di una di queste due cose, l’Italia dei Valori ha preannunciato – in qualità di promotori del referendum sul nucleare – un ricorso alla Corte Costituzionale contro il governo, accusato di “abuso di potere [...] avendo agito in modo da rendere impossibile ad una sua parte di esercitare il diritto di voto”.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse

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17 Commenti

  1. se penso alle tarantelle che ho dovuto fare per aver quel maledetto plico, mi viene da piangere al pensiero che il voto non sarebbe considerato, ma capisco perfettamente l’importanza del raggiungimento del quorum e i dati confermano una percezione personale: gli italiani all’estero o non sono iscritti all’AIRE (e quindi dovrebbero votare in Italia perché ufficialmente ancora residenti nel paese) e non tornano in Italia per votare (non sia mai che qualcuno imponga loro vacanze rientro non programmate) o se non hanno ricevuto il famoso plico entro il 29 maggio non si son preoccupati molto del referendum.
    E allora forse ha senso annullarne il voto (o almeno quello sul nucleare), anche se son italiani anche loro (per quanto se ne possano sentire, a ognuno le proprie concezioni di patria… ) e questa storia sembra un vero pasticcio, tra dimenticanze, ignorarli, fregarsene o sfruttarli all’ultimo minuto per raggiungere il quorum.

  2. piti

    Questo poi sarebbe il Paese che dovrebbe gestire fiduciosamente delle centrali nucleari.

  3. IcoFeder

    @Andima, non si dovrebbe cercare la soluzione più favorevole, ma quella più giusta!

  4. @Icofeder
    Il problema è definire cosa sia “giusto” in questo caso, secondo me. Vediamo qualche opzione?
    1. E’ giusto dimenticare il voto degli italiani all’estero perché hanno votato un quesito già diverso da quello ufficiale. Conseguenza: fuori dal quorum, voti annullati.
    2. E’ giusto dimenticare soltanto il voto sul nucleare (perché il quesito è cambiato), ma non gli altri. (sarebbe fattibile una cosa del genere?). Conseguenza: parte del quorum, ma valide solo le prime 3 risposte.
    3. E’ giusto considerare i loro voti validi, perché in effetti hanno partecipato al referendum, facendo parte del quorum, inconsapevoli del problema riguardante la quarta domanda. Conseguenza: parte del quorum, valide le 4 risposte?
    4. E’ giusto congelare i loro voti, rinviare plichi corretti e attenderne di nuovi. Conseguenza: parte del quorum, ritardi inimmaginabili.
    5. Varie ed eventuali :)

  5. angelonero22

    Ho paura che il vero obiettivo del Governo per aver fatto presentare dall’Avvocatura dello Stato , ( il Ricorso alla Corte Costituzionale ) sia stata una scaltra strategia per acquistare Tempo/Giorni ed impedire di poter conteggiare i voti provenienti dagli Italiani all’Estero, non potendo ( per un fatto di tempi contingentati ) di rivoltare per il referendum con le Nuove schede Elettorali. Ciò con lo scopo di alleggerire il numero del Quorum previsto !

  6. riccardor

    Quoto PITI!!!!!!!!!!!!!!!!!

    E comunque si potrebbe fare cosi: alla scheda sul nucleare non votano i residenti all’estero; all’acqua 1 non votano i residenti in Toscana, EmiliaR., Sicilia; acqua 2 sono esclusi tutto il nord; il 4 le restanti regioni.

  7. geppino

    Ieri sera su Rai News ho assistito ad un intervista a Staderini. Purtroppo non ho trovato il video, ma i concetti espressi sono riportati qui:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/08/referendum-i-pericoli-del-voto-all%E2%80%99estero/116746/

    In sintesi:
    “La questione non è tanto se chi ha già votato all’estero sul nucleare deve o no rivotare, alla luce della riformulazione del quesito da parte della Cassazione. La domanda da farsi è se gli oltre 3 milioni di italiani all’estero sono stati messi in condizione di votare per i quattro referendum.”
    “Cosa sta accadendo oggi? Siamo davvero sicuri che i 3,2 milioni di italiani all’estero siano tutti vivi e soprattutto siano stati tutti informati nei loro attuali recapiti della possibilità di votare? E quali informazioni di merito i Consolati hanno garantito affinché l’interesse a votare non fosse soffocato? Dal momento in cui il quorum condiziona la validità del voto di decine di milioni di italiani, la verifica su cosa accaduto ai 3 milioni di votanti all’estero è condizione essenziale di democrazia.”

  8. Lewis H. Tonna

    Grazie ancora, Mirko Tremaglia!

  9. clem131

    Sono giorni che cerco notizie in merito, grazie per averle pubblicate. Se mi annullano i voti pazienza, ho un motivo in più per restare all’estero :)

  10. clem131

    Sono giorni che cerco notizie in merito, grazie per averle pubblicate, almeno so cosa sta succedendo. Se mi annullano i voti pazienza, ho un motivo in più per restare all’estero :)

  11. marquinho

    Però che senso ha far votare i residenti all’estero per questi referendum?
    Non sarà la loro acqua ad avere o no navere una gestione privata.
    Non sarò il paese in cui vivono a costruire o non costruire le centrali nucleari.
    Piuttosto su certi temi dovrebbero poter dire la propria gli stranieri che vivono da diversi anni in Italia.

  12. stradedifrancia

    Marquinho: focalizzi male il problema, da uno come te mi aspetterei un po’ di internazionalismo… :)

    Dai che ti aiuto: La prima cosa che ho pensato è stat aquesta. Una parte consistente degli italaini residente all’estero vivono in un posto chiamato Europa. Quando introducono il diritto di voto europeo? Risparmieremo un sacco di soldi.

    Un cittadino europeo che vive da molti anni in un altro paese UE dovrebbe poter votare dove vive , non dov’è nato. Ora per farlo (a parte il caso delle comunali e delle europee) è necessario cambiare di nazionalità!

    Pensate ad un milanese che da anni è legalmente residente in Sicilia (o viceversa). Vi immaginate se durante tutta la vita avrebbe dovuto votare solo per le elezioni della regione natía?

  13. stradedifrancia

    @Geppino: a parte la soluzione in chiave europea già citata che io applicherei anche ad altri aspetti (creazione di carta identittà europea e passaporto europeo > con relativa chiusura di consolati nei paesi UE > con conseguente notevole risparmio economico).

    Mirko Tremaglia ha fatto bene, l’Italia noto paese terzomondista del continente europeo era l’ultimo paese dell’Europa occidentale ad aver concesso il voto ai propri cittadini all’estero. Altrove hanno fatto riforme nel merito (vedi Spagna) ma non l’hanno messo in discussione. Il problema non è il princpipio del voto del cittadino italiano alll’estero ma il modo in cui lo si gestisce. Tremaglia ha fatto bene il problema è la cultura burocratica che ci portimao appresso (cavillosa, casinista ed altamente inefficente).

  14. hairstreak

    @Marquinho la sottile differenza tra cittadini e residenti, comunque… io sono cittadina italiana, risiedo all’estero e questa e’ una condizione temporanea, almeno per me, ma credo per molti altri residenti all’estero. E allora se posso sono contenta di votare, perche’ magari tra qualche anno tornero’ a risiedere in Italia, e certo vorrei che fosse un paese dove l’acqua rimane pubblica, dove l’approviggionamento di energia e’ pensato in un modo che escluda il nucleare. E sono contenta di votare se il mio voto contribuisce a portare qualche cambiamento che renda il mio paese migliore per quando tornero’. Ma che credi, che gli italiani all’estero votino, cosi’, tanto per fare uno spregio ai connazionali che abitano in Italia?
    Detto questo, son d’accordo con te sul voto agli immigrati in Italia.

  15. qstar

    Se il voto degli italiani all’estero vi da cosi fastidio fate un referendum per abrogare la legge.
    Solo per lo sbattimento e la vergogna di dover spiegare ad amici e colleghi cosa succede in Italia, ci dovrebbero fare ambasciatori.
    Qui invece si mette in dubbio se sono vivo.

    Crescete santi.

  16. geppino

    @stradedifrancia
    @qstar

    Non ci siamo capiti. Non mi da fastidio che votino gli italiani all’estero, anzi.
    Il problema è però essere sicuri che vengano messi nelle condizioni di votare.
    Nel referendum del 18 aprile 1999 sull’abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale della Camera, a non far raggiungere il quorum fu in realtà il computo degli oltre 2.300.000 cittadini italiani residenti all’estero, dei quali però solo poco più di 13.000 (lo 0,5% !!!) avevano ricevuto effettivamente il certificato elettorale.
    E’ questo il punto della magagna: i certificati elettorali vengono spediti per posta ordinaria e non c’è nessuno che si preoccupi se sono stati effettivamente ricevuti!
    In parole povere: il diritto a votare è sacrosanto, ma bisogna gestirlo in maniera PULITA.

  17. maxvader

    Il meccanismo di voto postale utilizzato in Italia è palesemente incostituzionale, poiché non garantisce l’identità del votante e il computo degli astenuti.
    Perché sia un voto legale le schede dovrebbero essere inviate tramite raccomandata, in modo da identificare il ricevente e dovrebbero poi essere rispedite in doppia busta, ovvero una busta contiene il voto anonimo e questa è a sua volta contenuta in una busta nominale, in modo da sapere se il cittadino ha votato o meno.

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