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Primi guai per il turismo in Messico
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Primi guai per il turismo in Messico

Va male per colpa dei narcos, soprattutto ad Acapulco

8 giugno 2011

Nel 2010 il turismo in Messico aveva segnato un inaspettato picco nonostante le continue vittime fatte ogni giorno dalla guerra dei narcos: oltre trentamila dal 2006. I numeri parlavano di quasi 22,6 milioni di turisti, appena al di sotto del record del 2008, e il Messico si era confermato al decimo posto dei paesi più visitati al mondo. Quest’anno invece le cose sembrano essersi messe decisamente male, spiega il Wall Street Journal, e soprattutto per quanto riguarda i turisti provenienti dagli Stati Uniti.

Molti operatori turistici americani dicono di avere registrato un calo di almeno il 15 percento delle prenotazioni rispetto al 2010. Di solito la violenza dei narcos non è diretta agli stranieri, come ci tiene a ricordare il governo messicano, ma le continue notizie di sparatorie, rapimenti e teste mozzate hanno comunque prodotto un effetto deterrente molto forte. Lo scorso ottobre un turista canadese che si trovava in vacanza ad Acapulco fu ritrovato morto nella macchina che aveva preso a noleggio. A gennaio un altro turista canadese fu ferito a una gamba durante uno scontro a fuoco in cui era rimasto coinvolto per errore a Masatlàn. Tre navi da crociera furono costrette a cancellare le loro rotte previste su quel porto.

Acapulco in particolare sembra essere la meta turistica che più di ogni altra è stata danneggiata dalla guerra dei narcos. Negli ultimi mesi è stata spesso al centro di sparatorie e rapimenti, tra cui quello di un gruppo di operai che furono ritrovati dopo alcune ore appesi a un ponte della città. In molti casi la violenza di Acapulco sta ormai condizionando il turismo anche in zone a centinaia di chilometri di distanza. Le richieste per i resort della Baja California sono così diminuite che molte catene alberghiere hanno iniziato a offrire pacchetti all inclusive a prezzi super scontati anche per i resort di lusso.

- Puntate precedenti: tutti gli articoli del Post sul Messico

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3 Commenti

  1. spontaneoecaotico

    La situazione messicana va oltre la pura statistica economica. La guerra ha portato terrore e disincanto tra la popolazione ed ora, più che il turismo, preoccupa la migrazione dal Messico verso il nord – con maggiori inasprimenti nei confini statunitensi. I messicani non si sentono più quel popolo solare e spensierato di un tempo. Hanno paura di perdere la loro terra per colpa di una situazione politica (io direi) assurda. E questo dopo aver lottato cosi tante volte…

  2. sombrero

    @spontaneoecaotico: non so tu, ma io in Messico ci sono stato due volte (non proprio su un lettino a Cancun e anni fa, quando ancora questa specie di guerra civile non era ai livelli attuali) e tutto potrei dire dei messicani tranne che siano un “popolo solare e spensierato”.

  3. Io sono tornato di recente (Gennaio 2011) ed ho vissuto il dramma della guerra al narcotraffico.
    E’ facile descrivere una popolazione per le differenze con il proprio modo di pensare; e, soprattutto, generalizzare in un Paese così diverso tra Nord e Sud è molto riduttivo.
    Octavio Paz, grande autore messicano, descrivere il suo popolo come il legame più forte che possa esistere tra uomo e natura. Questo per rimarcare l’amore per la loro terra. Ed aggiunge che a differenza di quanto potesse sembrare, il messicano è libero e cerca di evitare che il pensiero prenda il sopravvento.
    Detto questo, l’articolo mi è sembrato molto riduttivo e primo di spiegazioni che vanno oltre la semplice apparenza. Una piccola pecca per un grande giornale come questo.

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