Il programma PISA (Programme for International Student Assessment) è una ricerca che compie l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) per valutare il livello di conoscenze dei ragazzi in età scolare in una cinquantina di paesi del mondo: ad un campione di alcune migliaia di ragazzi di 15 anni per ciascun paese (tra i 4.500 e i 10.000) si sottopone un test con domande di matematica, scienze e comprensione del testo. I risultati vengono poi elaborati e messi a confronto con quelli dei coetanei degli altri paesi.
Finora il PISA ha raccolto i dati nel 2000, 2003, 2006 e 2009, e un paese è sempre risultato ai primissimi posti della classifica: la Finlandia. L’Independent prova a spiegare i motivi di questo successo. Per prima cosa, la selezione degli insegnanti è durissima: per ogni posto che si libera ci sono circa sedici aspiranti. La prima selezione viene fatta dando a tutti gli aspiranti insegnanti un libro di 300 pagine e interrogandoli poi sulla comprensione. I posti a disposizione vengono attribuiti tra quelli che hanno avuto i risultati migliori, dopo un altro esame. Un professore dell’Università di Helsinki che si occupa della formazione degli insegnanti ha detto al quotidiano che lo scorso anno era più difficile accedere ai corsi per diventare insegnanti delle elementari che entrare a un corso di medicina. Il prestigio sociale della professione è molto alto, e l’insegnamento attrae alcuni degli studenti più brillanti.
Il ministro dell’istruzione inglese Michael Gove ha detto che intende studiare come funziona la scuola in Finlandia per migliorare la situazione anche in Inghilterra, e ha già introdotto alcune misure per una selezione più severa degli insegnanti. L’Independent nota però che gli ottimi insegnanti sono solo una parte delle ragioni del successo. Il sistema scolastico finlandese, infatti, è gratuito e interamente finanziato dallo stato: neppure gli istituti gestiti da privati possono mettere alcuna tassa per la frequenza o selezioni all’ingresso, e devono utilizzare i fondi statali. Le classi sono solitamente meno numerose che in Inghilterra, con un massimo di circa venti studenti per i primi anni del percorso scolastico (che in Finlandia inizia a sette anni). Non ci sono divise e l’atmosfera è informale e rilassata, anche perché mancano i rigidi sistemi di ispezione e di controllo inglesi, affidati ai presidi e a test nazionali molto discussi in Inghilterra.
La Finlandia è un paese che ha sicuramente minori disparità economiche rispetto al Regno Unito e questo aiuta a mantenere il sistema scolastico molto omogeneo ed equilibrato. È anche un paese con molti meno abitanti, e un numero di ragazzi in età scolare intorno a 600.000 aiuta altre agevolazioni per l’istruzione come l’università gratuita per tutti. Compresi gli studenti stranieri.
foto: AP Photo/Jens Meyer
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occhio al titolo, la osce è una cosa, l’ocse un’altra!
Posto che non è tutto oro quello che luccica (http://gisrael.blogspot.com/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html), vorrei vedere le flagellazioni pubbliche che ci sarebbero qua con il modello “uno su sedici ce la fa”…
“È anche un paese con molti meno abitanti, e un numero di ragazzi in età scolare intorno a 600.000 aiuta altre agevolazioni per l’istruzione come l’università gratuita per tutti.”
Scusate, ma sembra solo a me una considerazione di rara ridicolaggine? Sarà ben tutto in proporzione, all’incirca?
Se un Paese ha dieci volte gli abitanti e gli studenti della Finlandia, a parità delle altre variabili, avrà pure dieci volte le risorse da dedicare all’istruzione?
Il modello “uno su tanti ce la fa” (non ho idea su quanti) è già presente.
E nessuno si flagella.
Si flagellano i precari, che sono quelli che quel concorso lo hanno effettivamente passato, ma non vengono assunti.
Non mischiamo le carte in tavola.
Le cose da notare in questo articolo (bella scelta, state parlando molto e bene di scuola, voi al Post) sono due:
1) Il sistema è fortemente selettivo, ma aperto: questo sistema scolastico con le graduatorie semplicemente non esisterebbe, crollerebbe in 5 secondi. In second’ordine: senza graduatorie, i 15 non assunti non diventano precari: diventano gente che si cerca un’altra scuola o, al limite, un altro lavoro. Con le graduatorie, invece, si crea un limbo in cui si legittima la gente ad aspettare un regalo, il ruolo (totalmente indipendente dal lavoro svolto), piuttosto che cercarsi qualcos’altro, magari rimandando il ritorno nella scuola dopo aver fatto ulteriori esperienze e migliorato il curriculum.
2) Il sistema finlandese accetta, integra e finanzia il sistema privato. Per come è espressa la cosa nell’articolo, i Finlandesi sembrano dei comunistoni: “Le scuole finlandesi DEVONO usare fondi statali”, però questo vuol dire semplicemente che la Finlandia accetta che esistano agenzie culturali private, ne riconosce l’utilità, ma le riconduce nell’alveo di un sistema integrato e funzionale. Noi preferiamo le nostre battaglie ideologiche, invece, salvo poi lasciare le scuole private a fare quel che gli pare, come gli pare.
scuola privata gratuita? in italia scatenerebbe una rivoluzione. poveri noi.
@universe: se ci sono tanti che passano il concorso e non vengono assunti, vuol dire che ce la fanno in troppi, o sbaglio?
@manolo: sicuramente scatenerebbe molte proteste, PER FORTUNA.
«La prima selezione viene fatta dando a tutti gli aspiranti insegnanti un libro di 300 pagine e interrogandoli poi sulla comprensione».
Mi sembra un punto debole dell’articolo: di che libro o libri si tratta? Perché rende la selezione «durissima»? In sé non si capisce perché 300 pagine debbano essere un ostacolo difficile per adulti che si sono laureati sostenendo una trentina di esami, ciascuno con un minimo di 300 pagine da studiare e comprendere.
Mi sa che ci sono diversi fraintendimenti.
La selezione durissima NON è per i posti da insegnanti, ma per essere ammessi ai corsi di laurea abilitanti, ovvero quelli con studi pedagogici. E’ peraltro possibile laurearsi in una materia e poi intraprendere gli studi pedagogici.
Il libro di testo citato quindi è dato ai diplomati che devono essere ammessi all’università, e non è di 300 pagine: sono 300 i candidati che passano la prima selezione, per poi essere ridotti a circa 120. E’ un test di comprensione ed è oggetto di discussione e ricerca il modo migliore di valutare la propensione a questo tipo di carriera.
I posti veri e propri sono banditi dagli “education providers”: autorità locali (tipo municipi) o collegi scolastici. Questi decidono autonomamente i criteri di assunzione.
Trovate tutto qua (in inglese) e un macello di altra roba:
http://eacea.ec.europa.eu/education/eurydice/eurybase_en.php#finland
Vorrei che vedeste che cosa sforna la facoltà di “Scienze della formazione” che prepara i futuri insegnanti della scuola primaria: togliendo le solite e sparute eccezioni, il resto è tragicamente deprimente!
Un paio di commenti:
1. Fate benissimo a parlare di educazione, è un’ottimo argomento e considerato i tempi che corrono assolutamente necessario
2. L’articolo è poco chiaro e, a giudicare dai commenti precedenti, varie informazioni sono confuse. Forse un update ci sta.
3. Minima moralia, cosa mai sforna Scienze della Formazione? Io ho frequentato quell’università a Bologna, non l’ho trovata eccelsa ma neppure tanto inferiore ad altre facoltà. Tra i vari pregi posso citare una certa varietà negli esami (dalla psicologia fino alla statistica) e il tirocinio obbligatorio, fondamentale per attività di tipo didattico. Tra i difetti una certa confusione nei piani di studi, e un’eccessiva semplificazione di alcune materie. Tu a cosa ti riferisci?
Ai tempi dell’università ho studiato un mese a Helsinki e posso dire che:
(a) Il corso, come contenuti di cultura, non era niente di eccezionale.
(b) Ma gli insegnanti erano gentili, disponibilissimi e pronti a darti tutto il supporto necessario, e l’atmosfera era informale, quasi intima, molto easy going (pur con il riserbo tipico dei popoli nordici), piena di rispetto reciproco.
(c) Le infrasartutture erano ottime. Ad esempio, la “sala” computer consisteva in un intero edificio con 200 (duecento!) computer connessi a internet, aperta fino a notte. L’accesso era regolato non da un borsista svogliato che si frega le gomme da cancellare ma dalla tessera magnetica a disposizione di ogni studente. Anche le stampanti erano autogestite: chiunque poteva andare e stampare ciò che voleva gratis, e non c’era uno ma dico uno che si fregasse le risme di carta.
Quindi non solo un altro sistema ma un altro mondo.
Due osservazioni:
1 – Il link riportato al blog del professor Israel mi sembra interessante. Se fosse come descritto da Israel la matematica finlandese e’ una truffa grottesca.
(http://gisrael.blogspot.com/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html)
2 – Molti hanno notato il fatto che anche la scuola privata sia gratuita, e se ne sono rallegrati. Pero’ non hanno notato che la scuola privata e’ _interamente_finanziata_dallo_stato_.
io me ne sono rallegrato e ho notato che è interamente finanziata dallo stato. come dovrebbe essere in uno stato che si fregia dell’aggettivo “democratico”.
Io invece ho notato 2 cose nell’articolo, una che mi piace e una meno:
- le classi sono di massimo venti studenti: vogliamo dirlo o no che è più produttivo lavorare e insegnare a 19 bambini piuttosto che a 27?
- non si usano le divise: credo che la divisa, o il grembiule visto che parliamo di scuola italiana, sia importante per diversi motivi. Intanto annulla le differenze sociali, non potendo vedere come le mamme conciano i loro pargoli; poi c’è una ragione di pulizia, se vogliamo, i bambini alle elementari si sporcano facilmente, avere un grembiule può contenere e limitare i danni…