Persino il leghista Matteo Salvini – già complice del coro “Senti che puzza scappano i cani, stanno arrivando i napoletani” – ha detto ieri sera ad Annozero che avrebbe preferito andare al concerto di Elio e le Storie Tese per Pisapia che a quello per Letizia Moratti a cui era atteso Gigi D’Alessio. E non per ragioni di leghismi stupidi – Salvini ha anzi cercato di ricomporre difendendo D’Alessio – ma perché lui stesso, come ha detto, preferisce “De André o Elio e le Storie Tese”.
Che Gigi D’Alessio alla fine non sia andato a suonare in piazza del Duomo è stato il compimento di un disastro di mediocrità. Le sue ragioni – minacciato a sinistra, insultato dalla Lega – non sono irrilevanti (la bolgia di insulti e volgarità che si è accanita su di lui su Facebook era abbastanza miserabile) ma quello che rimane è semplice: un fallimento dello staff Moratti su un progetto già fallimentare.
Chiudere la campagna elettorale per una città come Milano nel 2011 con un concerto di Gigi D’Alessio era una scelta di identità culturale che definisce bene cosa sia il centrodestra italiano e come quello milanese non se ne distanzi. Non perché sia un napoletano – farne un emblema politico a Napoli sarebbe stato altrettanto rivelatore – ma perché siamo nel 2011, questa è l’Italia e Milano potrebbe essere, per ragioni geografiche e storiche, un’avanguardia di modernità europea per il paese. Scegliere la melensaggine di antica tradizione o l’intelligenza creativa – alternative rispettabili per ognuno di noi, meno per chi costruisca futuro e modelli – conta e significa qualcosa.
Chi obietti – c’è sempre – che il coinvolgimento di un cantante di tanto successo e le immagini di sé date dalla candidata nelle foto come quella qui sopra siano un benemerito avvicinamento al “paese reale” fa una confusione molto colpevole. Che è quella tra il trovare gli strumenti per parlare anche ad elettori con modelli culturali diversi e adottare invece tout court quei modelli culturali. È la confusione tra il mezzo e il fine. L’amministrazione Moratti – allineandosi a un lavoro compiuto dal centrodestra berlusconiano negli ultimi diciassette anni su un terreno fertile – ha promosso una cultura e un’identità povere, arretrate e mediocrizzanti, utili a creare il consenso per le povertà umane e politiche che rappresenta. Ha accusato ogni forma di modernità e produzione culturale innovativa di presunzione, snobismo e distanza “dalla gente”, incentivando invece uno strapaese retrogrado che si trattasse di arte e innovazione o diritti delle minoranze e crescite economiche.
Adesso a Milano c’è una scelta, che non è – come sostiene Berlusconi quando parla di “diversità antropologica” col simmetrico consenso di molti a sinistra – quella di tirare una riga in mezzo e vedere chi resta di qua, con Elio e De André e l’Europa cosmopolita, e chi sta di là a fare i trenini aspettando Gigi D’Alessio e parcheggiando i SUV in doppia fila. Ma è invece – differenza saliente e che costringe a sforzi politici di cui a sinistra dovrebbero essere capaci – riuscire a spiegare il valore di quella differenza, spostare lontano quella riga, ricreare un’idea per cui legalità e illegalità non siano scelte alternative e dello stesso valore, ma che non lo siano nemmeno i comportamenti, e nemmeno le prospettive culturali. Ovvero informare, dare scelte. Che se le persone sono informate, scelgono le cose migliori, liberamente: come dimostrano gli inganni e le bugie a cui sta ricorrendo la campagna Moratti. Quello che il berlusconismo – questo è stato: disinformazione e promozione di mediocrità – ha fatto in Italia lo si può iniziare a smontare da Milano. Fate scendere quella signora, per favore, e datele una sedia.




Ottimo pezzo.
Mi sono occupato di questi temi sul mio sito
http://www.ilmoralista.it
Trascorsi i primi cinque anni dalla nascita dell’era berlusconiana, periodo sufficientemente lungo per smaltire l’ebrezza della novità e periodo più che ragionevole per ottemperare con calma e metodo ad ogni forma di valutazione oggettiva, seria, ragionata sul fenomeno restano due tipologie.
Coloro che per interessi più o meno contingenti, personali e immediati sposano (con profitto ma stupidamente) tale cultura e gli ignoranti puri.
Questo a mio parere e’ un fatto.
Ne e’ una controprova l’allontanamento e le prese di distanza a cui abbiamo assistito in questi anni di quei pensatori di destra degni di essere ascoltati o considerati che avevano abbracciato il progetto berlusconiano e più empiricamente, me lo dice la mia esperienza personale. Per anni mi sono fatto il fegato a macchie nel tentativo di comprendere e far capire le mie ragioni ai sostenitori di questo governo, o meglio di questa linea culturale.
E intendiamoci, non sono un fine pensatore e sono consapevole che la mia esperienza non fa statistica.
Ma le considerazioni a cui sono giunto molte volte vertevano sulla constatazione di un evidente gap culturale e informativo. Supponenza? Presunzione? Può darsi ma il modello culturale dominante che si e’ fatto strada in questi anni, la mediocrità diventata modello cui tendere perché vicina al mondo reale etc. Non hanno fatto altro che confermare il mio pensiero. E sarei lieto di scoprire di essermi sbagliato.
L’ articolo sarebbe bello, se non si fosse ridotto alla banalità descrittiva di chi vota a destra come quelli del SUV, dei trenini e di Gigi D’Alessio. Forse in parte è così, ma molti elettori di destra non sono così stupidi, permettete, e ingeriscono a fatica le schifezze del centrodestra pur di non avere a che fare con certa sinistra. Vedete, io sono di sinistra, ma quello che si contesta a certa sinistra è di essere idealista e poco concreta, molto filosofeggiante e poco realista, ed è un grave limite con cui la sinistra stessa non vuole nè accetta di avere a che fare. Vi faccio due esempi recenti, in cui questo aspetto è stato evidente. Io sono il primo a essere contro il nucleare, per dire, ma essendo un fisico ho un approccio pragmatico alle cose : come si può sostituire il 27% di apporto di energia nucleare solo nei paesi dell’ OCSE ? Che situazione di reale pericolo c’è stato a Fukushima ? Bene, le risposte alle due domande, al momento, a mia conoscenza, sono che non saremmo in grado di sostituire con energie alternative e altri ammenicoli quell’ apporto e che a Fukushima, pur essendo stata una situazione grave, non c’è mai stato un reale pericolo di una Chernobyl, e una centrale degli anni 80-vecchia- ha resistito a un terremoto del 9o richter che qui avrebbe annientato qualunque cosa. Eppure la sinistra è lì a compiacersi del suo “no nuke” e a farsi fighetta e alternativa senza dare risposte concrete -nessun interlocutore da me interpellato, dinanzi ai numeri, ha saputo dirmi, coi numeri, come sostituire certa energia- e io detesto chi si fa bello e offre cene in giro senza poter permettersi di pagare il conto. Fukushima è stata ampiamente cavalcata da tutta una certa stampa di sinistra con allarmismi di disinformazione massima che parlavano di apocalisse Giappone, dando informazioni populistiche e del tutto errate al fine di giocare su un terreno del tutto emotivo e di disinformazione una battaglia politica, senza pensare al reale e concrete necessità del paese da affrontare invece senza paradigmi mentali che dicessero sì o no per emotività ma con ragioni concrete alla mano. Che schifo. -tranne qui al Post, dove devo dire hanno mantenuto un sano equilibrio informativo-. Quindi, pur essendo di sinistra, sono stato contento che Berlusconi abbia posticipato il voto sul nucleare lontano da quest’ emotività non ragionata e ampiamente pompata da certa sinistra che si fa figa senza portafoglio: come fai a sostenere le tue scelte di no al nucleare ? Dimmelo coi numeri, poi io ti appoggio. Diremo anche no, ma con ragioni, non per paure amplificate. Ancora, sui sindacati. Io sono il primo a difendere i lavoratori, e ho lavorato in fabbriche a diretto contatto con i lavoratori in linea, con cui ho lavorato assieme, imparando le qualità di molti e i difetti di altri. Ma vi assicuro che, nella vita reale, purtroppo i sindacati oltre al giusto presidio dei diritti spesso vanno a difendere -ebbene sì, ci sono- molti fannulloni, chi fa il furbo, chi prende permessi per malattie inesistenti. Ancora, sui sindacati: tutti bravi a sinistra a dire “lavoro per tutti” e farsi belli, accanto ai lavoratori, nelle discese in piazza. Ma sembra, ascoltando certi dirigenti di sinistra, che il lavoro sia un’isola virtuale felice senza sacrifici e che le aziende, che in tempo di crisi hanno cercato sistemi più efficienti di produzione per non morire dinanzi alla morsa della competizione agguerrita dei paesi emergenti, solo dei maledetti bastardi che vogliono sfruttare i lavoratori. E lì a farsi belli, in piazza, a sostenere Pomigliano e le sue linee con una efficienza produttiva da paese arretrato che si svuotavano alle partite del Napoli. Bene, mentre sostenete la presunta superiorità di sinistra, sappiatelo che anche a sinistra io, spesso, mi vergogno della miopia e idealismo di sinistra che non sa sporcarsi le mani per fare, che è lontano da tutta la parte imprenditoriale che supporta il paese e non solo lo frega, evadendo le tasse e comprandosi le barche. C’è anche questa parte, ma anche tanti imprenditori onesti, schiacciati dalla crisi. Sappiate che chi vota a destra non lo fa perchè gli piacciono i trenini, i SUV e Gigi D’Alessio, ma perchè è spaventata da questa sinistra altamente idealista e poco pragmatica, che sostiene il no al nucleare, il sì ai lavoratori comunque e sempre, senza contestualizzare, far di conto e vedere cosa si può -e cosa però non si può- concedere. Senza, in altre parole avere mai il coraggio di dire: ragazzi, sarebbe figo il no nuke e anche che tutti lavorassimo con una canna da pesca in parte, ma, al momento, non possiamo permettercelo, dobbiamo tirare la cinghia e andare avanti, in questa fase. Ricordate infine che parte della precarietà dei lavoratori è dovuta anche al fatto che, quando si assume una persona a tempo indeterminato è più difficile licenziarla e separarsene che da un figlio, anche se lavora male, non è efficiente, ecc. ecc. E quindi via a stagisti, contratti a tempo determinato e altre realtà drammatiche del mondo del lavoro che sarebbero da condannare ancor più di altre pratiche. Quello è uno scandalo reale, che non esiste in paesi dove assunzioni e licenziamenti siano più flessibili. Io non dico di rinunciare ai diritti dei lavoratori, anzi, ma attenti che per difendere certe conquiste con cieca rigidità stiamo pagando molto caro da un’altra parte: le assunzioni sono ridotte all’osso, spesso con contratti precari, e non so sinceramente quale sia il male peggiore. Ma vorrei non dicuterne in modo cieco e pregiudiziale, senza guardare la realtà e convinti sempre che qualcuno risolva le cose dall’alto, come vedo nell’atteggiamento di chi scende in piazza per avere un lavoro. Certo, chi direbbe di no a “lavoro per tutti”? Ora, però, come lo costruiamo? Come lo rendiamo efficiente e competitivo? Io, a queste domande, spesso ho risposte del tutto ideali, che si trincerano spesso in “non lo so, ma non può essere così” o “non è il mio ruolo”. Ok, allora, annulliamo il dialogo fra le parti, e torniamo a parlarci quando saremo costruttivi basandoci su fatti e non su idee belle ma poco realistiche. E mi rendo conto che questo discorso, questa bella idea di poter conversare per ragioni e non per emozioni con tutti i diversi interlocutori con differenti preparazioni culturali ed esperienze, sia fottutamente idealista. Ovvio, sono di sinistra. Ma almeno, ne sono consapevole. E guardo con interesse a certi elettori di destra che sanno stare più sul concreto e sul fare, con quello che c’è, piuttosto che sognare senza portafoglio. Perchè non sono tutti SUV, trenini e Gigi D’ Alessio. E non tutto ciò che è sinistra è meglio di quello che fa la destra. Questo ve lo posso assicurare. Attenti, quindi, a banalizzare e ad essere così convinti che la destra sia tutta SUV, trenini e Gigi D’Alessio, perchè magari avete un’opinione troppo bassa dell’elettorato di centro destra per vedere i vostri stessi limiti. O troppo alta di voi.
@Piti: ricorda questa frase (apocrifa?) attribuita a Mitterand: “Le France est vieux pays de droite qui vote de temps en temps à gauche”
uno di sinistra a cui piace gigi d’alessio trova spazio nel vostro mondo? oppure la fase adolescenziale “alta fedeltà” continua a dettare legge?
@TRENTASEI
Credo che la situazione a sinistra sia un pò più complessa di come l’hai descritta tu che mi pare la tratteggi come una massa silenziosa che accetta aprioristicamente qualunque decisione della sua classe dirigente, gioco forza anche quando dà il peggio di sè in termini di malaffare, conservatorismo, “leggi salva-casta”, corruzione e via dicendo. A me pare ti sbagli e ne sono la dimostrazione tutte quelle volte che essa è chiamata a scegliere e se non ogni volta ma spesso si, quello che è emerso è una certa differenza di volontà, una divergenza tra ciò che viene proposto e ciò che invece essa, il popolo di sinistra (perdonami la generalizzazione), giudica secondo il proprio indipendente metro di giudizio. Ed è proprio questa la differenza con l’altra parte: l’indipendenza (intellettuale, critica, di coscienza) che altrettante molte volte gliel’ha fatta pagare, una sorta di punizione (democratica) a comportamenti non corretti o ad “abusi di posizione dominante” (e mi viene in mente tutta l’opera di denigrazione nell’epoca veltroniana contro una sinistra fuori dal pd da sacrificare sull’altare del bipolarismo tutto all’italiana. E non mi pare che la gente di sinistra si sia allineata senza fiatare). Di la invece? Forse, ripeto, forse, stanno mettendo in discussione la loro dirigenza (espressione di ciò che vuole la sua gente) solo adesso, 17 anni dopo la nascita del fenomeno b.(e non che lo dovessero fare al volo dall’inizio, per carità), dopo l’ennesima dimostrazione di bassa, bassissima politica e volgarità diffusa, per non dire la ripetizione di una grossa presa per il culo; e mi riferisco, per rimanere al tema da te sollevato, alle parole del ministro dell’ambiente, cioè di colui che dovrebbe dare l’indirizzo di programma per governare e decidere della materia, che di fronte al dramma giapponese “rivede” la sua posizione di pro-nuclearista non per un ovvio dubbio, una riflessione dovuta o uno studio più accurato ma solo perchè con il dichiarare pubblicamente la sua visione (pro) avrebbe corso il rischio che “questi ci fanno il culo alle elezioni”, come dire, una declinazione ad uso e consumo dell’oppio dei popoli. Belle cose, vero? E ancora, come si giudica la sconfitta del candidato della sinistra a Napoli espressione di quella guida della città che, fatta salva forse la sola prima fase bassoliniana, ha procurato più danni che altro? Non c’ stata lì l’accettazione cieca, anzi. E invece su al nord, guarda il potere di CL incontrastato da quanti anni? Guarda la Lega che da partito innovativo (su alcuni aspetti) e contro il centralismo romano e il suo sottobosco di affarismo e clientelismo, diventa l’espressione più medievale di far politica che tra le altre porcherie ha avuto il coraggio di far eleggere quel Trota come si faceva nelle migliori autocrazie. E il suo popolo l’ha votato, non ti dice niente? Vedi se l’avesse fatto che so D’Alema!
E allora, se si accusa la sinistra di una presunta superiorità morale, se questo significa anche solo rispetto della propria indipendenza, un’accusa ad un voto ciecamente embedded, alla difesa della Storia contro un revisionismo d’accatto, che sia…
ps: e poi l’hanno scelto loro Gigi D’Alessio, non puoi incolparci anche di questo!
razzisti dai guanti bianchi. ditelo direttamente di sentirvi superiori geneticamente perchè siete “migliori”. sai quanti radical chic di m… col Suv che poi fanno i compagni… vabbè lasciam perde. siete meglio voi. ma poi rispetto a cosa? bah…
ma possibile che sull’articolo ci sia scritto “la linea non è tra chi ascolta gigi d’alessio e chi de andré ma va spostata più in là” e invece tutti abbiano letto “la linea è tra chi ascolta gigi d’alessio e chi de andrè”?
Post lucido e condivisibile il tuo, trentasei. Erano le figure di destra a cui facevo riferimento anche io. Diciamolo, però: questa destra offre soluzioni reali? S’è fatto qualcosa di serio su modernizzazione, contratti, ecc? Io ho visto più che altro un costante prendersi gioco dell’elettorato, mai un’opinione onesta, realistica, ponderata. Posso accettare idee diverse dalle mie se mi vengono comunicate a modo, ma quando si può dire che è successo con questa destra? L’anomalia è che, mancando una voce autorevole in quell’area, ci si butta dall’altra parte, è comprensibile, o davvero si pensa che la maggioranza dei milanesi condivida per davvero idee e valori di sinistra di Pisapia?
P.S. Per favore, almeno qui, si potrebbe evitare di citare i “radical chic”?
@ trentasei
sappi che per me sei un mito.
Mi salvo il tuo intervento.
@ bruceduke
citiamo tutto il periodo:
“Adesso a Milano c’è una scelta, che non è – come sostiene Berlusconi quando parla di “diversità antropologica” col simmetrico consenso di molti a sinistra – quella di tirare una riga in mezzo e vedere chi resta di qua, con Elio e De André e l’Europa cosmopolita, e chi sta di là a fare i trenini aspettando Gigi D’Alessio e parcheggiando i SUV in doppia fila. Ma è invece – differenza saliente e che costringe a sforzi politici di cui a sinistra dovrebbero essere capaci – riuscire a SPIEGARE IL VALORE DI QUELLA DIFFERENZA, spostare lontano quella riga, ricreare un’idea per cui legalità e illegalità non siano scelte alternative e dello stesso valore, ma che non lo siano nemmeno i comportamenti, e nemmeno le prospettive culturali.”
Il maiuscolo e’ mio. La differenza c’e': sinistra=deandre’, destra=suv in seconda fila.
Mi pare una cazzata, se permetti.
La sinistra ha il valore della legalita’. Bene, in anni e anni che ho frequentato i centri sociali, quelli che amano Pisapia, non ho mai visto uno scontrino fiscale, una norma che tutela la sicurezza sul lavoro rispettata, immagino che i contributi siano assolti per tutti, come no. Legalita’…ma va la’.
Buon fine settimana a tutti.
Commento per scrivere anch’io che Trentasei è un mito.
E che la realtà e la politica sono cose molto, ma molto più complesse di una riga tirata a qualsiasi altezza, e della divisione tra di qua e di là.
@luigi: continuo a leggere cose diverse rispetto a quelle che leggi tu, mi spiace. Io leggo: non bisogna tirare righe tra gigi d’alessio e de andré, ma spiegare il valore della differenza tra destra e sinistra (che quindi non è questa famosa riga).
Trentasei sarebbe un mito se non ripetesse tutti i luoghi comuni del trollagio politico online, a partire dai ripetuti ‘sono di sinistra’ autentici come biglietti da dodici euro. Sono anni che noto la presenza di anonimi postatori in siti di ‘sinistra’ che portano avanti retoriche come quelle di 36 mentre solo in casi rarissimi ne ho notati nei siti di ‘destra’, come pure quelli, tipo il sig. Birlini, che non fanno finta di essere di sinistra ma sembra passino la vita di vedetta nei siti del ‘nemico’ per controbattere ogni ‘menzogna’ (cioè tutto quel che non è conforme ai diktat dei propri giornali di partito) e sparare lunga tirate ‘contro’ – disoccupati o pensionati, immagino.
Il bello di Facebook è che certi comportamenti diventano impossibili o almeno difficili: certo, purtroppo si finisce a parlare solo con gente che la pensa come noi ma alla fin fine si evitano lunghe discussioni faziose e sterili.
@1uigi e corradom. grazie.
@gbrombin grazie. io non elogoio in nessun momento il governo di destra attuale. mi fa schifo. dico solo che una parte dell’elettorato di centrodestra che vota silvio lo vota turadosi naso e occhi perchè non si fida di certa sinistra, e non è quella pittoresca grezza e cafona che ci piacerebbe aspettarci. E’ di quella parte di centrodestra che si è affidata a silvio proprio perchè imprenditore – e che ne è stata sicuramente delusa – che parlo ed è quella che trovo abbia delle ragioni in ciò che dice, e che bisognerebbe anche ascoltare, ogni tanto, per vedere e capire i proprio limiti e magari trovare una soluzione, concreta, di sviluppo, condivisa e concreta.
@sascha, io non devo giustificarmi con te. io dico ciò che penso, sinceramente, e ribadisco che sono di sinistra e che questo governo mi fa schifo, e non mi permetterei di offendere nessuno come invece fai tu, che evidentemente sei “tollerante” e autenticamente di sinistra. ciò non mi impedisce di vedere dei grossi limiti nella sinistra che possono spaventare una certa parte dell’ elettorato di centrodestra, più aperta e meno macchiettistica di quella descritta nell’articolo, che sarebbe magari propensa a votare sinistra, non vi fossero certi limiti che ho descritto con esempi. è un mio disagio personale che ho citato, con tutti i dubbi di cosa significhi essere di sinistra oggi: significa dire “no al nucleare” anche se non è possibile? Significa dire “un lavoro per tutti” anche se non è possibile? Significa dire “no alla precarietà” e poi proteggere anche i fannulloni? E’ questo? No, perchè se è questo hai ragione: non sono di sinistra, perchè io non lo penso. Io penso che si debba costruire una nuova realtà responsabile, basata su fatti, che coinvolga i diritti dei lavoratori ma che sappia integrarsi con le mutate condizioni di lavoro con cui devono fronteggiarsi gli imprenditori. Per me chi fa di più, per i lavoratori, non è chi scende in piazza e dà voce alla bocca. E chi pensa al nuovo prodotto, a come produrre in modo più efficiente in modo che, il giorno dopo, ci sia ancora quella azienda a garantire quel posto di lavoro per quell’ operaio. E certo, fa parte della competitività anche la riduzione delle persone, ma se scendi in piazza, le tieni tutte e perdi competitività e alla fine chiudi l’azienda, chi avrai salvato? nessuno. Però potrai dire di esser stato fieramente di sinistra. Ah, ma che bravo. E’ brutto da dire, lo so, ma è la realtà. Non mi piace, ma io al momento, guardandomi attorno, nel mondo del alvoro, vedo che è così. E preferisco essere forse meno fieramente di sinistra e quel posto di lavoro, per l’operaio, provare a salvarlo inventandomi qualcosa, coi fatti, non con le parole. Non potrò salare tutti, ma faccio il mio meglio, ed è più difficile che scendere in piazza con un cartello, te lo assicuro. E guarda ancora che nelle grandi aziende il coinvolgimento con gli operai è parte dell’ azione di rinnovamento, perchè nessuno conosce una linea di produzione megio di un operaio e spesso si riescono a ottenere grandi cose, assieme. Io parlo di fatti, provo a fare. Tu consideri la critica costruttiva un trollaggio, io la vedo come un’opportunità per migliorare, dialogare, confrontarsi, crescere. Così si cresce, non stando chiusi nel buco a dirti che sei il migliore.Se poi tu preferisci stare nel forum del tifoso, a dirti che va tutto bene e fare solo il tifo per la tua squadra, ok, bene, non fa per me, e lo lascio fare a te, perchè quelli non autentici sono meno idealisti e più tolleranti.
Non ho pregiudizi e non ho firmato nessun contratto, sarei lieto di portare il mio voto a destra nel momento in cui mi rendessi conto di avere a che fare con una destra ‘europea’ guidata da una borghesia con valori e con una tradizione consolidata come ne ho viste in altri Paesi. Dove un’etica ed un senso dello Stato e la consapevolezza di essere parte importante e imprescindibile dello sviluppo della propria Nazione rende tale borghesia impegnata nello svolgere il proprio ruolo di civil servant, senza la necessita’ di aggredire e dileggiare e senza il bisogno di portare ogni confronto, politico e dialettico, sul terreno della tifoseria da curva e innalzarlo a condizione naturale del rapporto civile.
Una destra di governo che non senta il bisogno di diffondere a modello culturale e valoriale una sistematica e diffusa ignoranza per soli fini di consenso elettorale perché in realtà svuotata di pensatori e uomini di valore sostituti da utili idioti oltre che yes men.
Stabilito ciò sono altrettanto consapevole dei molti limiti e delle tante colpe presenti a sinistra come delle paure che possono sorgere nell’elettorato conservatore, talmente convinto, consapevole e nauseato da aver smesso di votare da almeno un decennio, per dire. Rimane il fatto che con tutta l’obiettività che mi resta devo riconoscere una maggiore attenzione per la legalità e il rispetto delle regole a sinistra, un briciolo di senso civico maggiore, uno spiraglio per un approccio alla gestione della vita pubblica un poco meno opportunista e ciò, per come la vedo io, mi basta al momento per renderla meno soggetta a critiche
@ trentasei
Ti ringrazio per aver confermato a pieno le mie parole. Anche prima di Internet, nelle lettere ai giornali o nelle telefonate alla radio, il primo comandamento del bravo militante era ‘fai finta di far parte della fazione che critichi’… Quello che ti da via clamorosamente è il tormentone sulla ‘presunta superiorità morale’ della sinistra, un cavallo di battaglia dei polemisti di destra almeno dai tempi di Malaparte ma sostanzialmente inesistente in natura (se non nel fatto che i faziosi, come te per dire, tendono a ritenersi moralmente superiori comunque…)
@sascha io sono sereno, perchè ho detto quel che sono e che penso, poi tu fai un po’ quel che ti pare e congettura cosa complicate. io l’ho detta semplice, come è. una curiosità: quindi tu un Rienzi -che io apprezzo molto- che critica la sinistra, per dire, non è di sinistra? io lo vedo come una bella sinistra del fare, per dire, e mi piace, nel complesso, quando lo ascolto. un po’ troppo one man show, ma ci sta. curiosa comunque questa tua obiezione: fra tutte le critiche che pensavo mi potessero piovere addosso, la teoria del complotto, proprio non l’avrei mai pensata, ah ah. grazie ancora delle risate.
Il giorno che sentiro un politico di destra criticare la destra nel senso che intendi tu potrò anche concedergli un minimo d’attenzione ma finora non è mai successo quindi… Se bisogna parlare per luoghi comuni e slogan (‘la sinistra del fare’) a senso unico direi che c’ho perso fin troppo tempo – ma del resto cos’è Internet, anche per me, se non uno sfiatatoio quando non ho meglio da fare?
@sascha se aspetti che sia sempre l’altro, a fare il primo passo, non cambierà mai nulla. Certo, i politici a destra non sono una bella rappresentanza, ma io pensavo a una piccola parte del loro elettorato, quando ho cominciato a scrivere. E quando scrivo queste cose ho l’illusipne di dire la mia, e magari dare il via coinvolgere un dibattito che possa realmente coinvolgere in un bel progetto altre persone. Questa è una discussione fatta dalla base. Se per te è uno sfiatatoio, dove fare il tifo per la tua squadra senza nemmeno pensarci, bè allora sei proprio ti il roll annoiato che va allo stadio la domenica per staccare un po’ la spina e fare il tifo, senza pensieri, e guai a chi dice che si sta giocando male.