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Perché i giochi ci rendono migliori e come possono cambiare il mondo

di Jane McGonigal

È uscito «La realtà in gioco», di Jane McGonigal, esperta e creatrice di videogiochi

Che cos’è esattamente un gioco?

Quasi tutti siamo prevenuti nei confronti dei giochi – persino i giocatori. Non possiamo farne a meno. Questo pregiudizio fa parte della nostra cultura, del nostro linguaggio, ed è addirittura insito nel modo in cui usiamo le parole “gioco” e “giocatore” nella conversazione quotidiana. Prendiamo per esempio un’espressione popolare americana, “gaming the system”, letteralmente “giocare il sistema”: significa sfruttare il sistema per il proprio personale tornaconto. Certo, tecnicamente si seguono le regole, ma non si gioca come si dovrebbe. In generale, è un tipo di comportamento che non ammiriamo; eppure, paradossalmente, spesso diamo agli altri un consiglio di questo genere: “È meglio che tu stia al gioco”.

Quello che vogliamo dire è: fai quello che devi fare per andare avanti. Quando parliamo di “stare al gioco” in questo modo, vogliamo dire di abbandonare, eventualmente, le nostre convinzioni morali ed etiche a favore delle regole di qualcun altro. Spesso poi usiamo il termine “giocatore” per descrivere qualcuno che manipola gli altri per ottenere quello che vuole. Diciamo anche che qualcuno “gioca con i sentimenti degli altri”, e non è un comportamento che ci piaccia. Di chi gioca, in questo senso, non ci fidiamo veramente. Dobbiamo stare attenti a quelli che “fanno i loro giochi (giochini o giochetti)” – ed è per questo che a volte avvertiamo il nostro interlocutore: “Non fare i tuoi soliti giochi con me”. Non ci piace avere l’impressione che qualcuno usi delle strategie contro di noi, o ci manipoli per il proprio divertimento personale.

Non ci fa piacere se qualcuno gioca con noi. E quando diciamo “Questo non è un gioco!”, quel che intendiamo far rilevare è che qualcuno si sta comportando in modo sconsiderato o che non prende la situazione sul serio. Un ammonimento simile presuppone l’idea che i giochi incoraggino o abituino le persone ad agire in modi che non sono appropriati per la vita reale. Se ci prestate attenzione, vi renderete conto di quanto siamo prevenuti nei riguardi dei giochi. Basta che guardiate il linguaggio che usiamo e vedrete quanto diffidiamo di come i giochi ci incoraggino ad agire e di quello che potremmo diventare se cominciamo a giocarli. Queste metafore però non riflettono in modo preciso che cosa significhi davvero giocare un gioco ben progettato. Sono solo un riflesso dei nostri timori peggiori nei confronti dei giochi. E in verità non abbiamo paura proprio dei giochi: quello che temiamo è perdere il senso di dove finisce il gioco e dove inizia la realtà. Se dobbiamo riparare la realtà con i giochi, però, dobbiamo vincere questi timori. Dobbiamo concentrarci su come funzionano effettivamente i veri giochi, e su come agiamo e interagiamo quando partecipiamo insieme allo stesso gioco. Cominciamo con una buona definizione di gioco.

I quattro tratti che definiscono un gioco

Non c’è mai stato nella storia umana un tempo in cui siano esistiti più forme, più piattaforme e più generi di gioco di quanti ne abbiamo a disposizione oggi. Abbiamo giochi per un singolo giocatore, per molti giocatori, e anche quelli massively multiplayer. Abbiamo giochi che possiamo fare sul personal computer, su una console, su un dispositivo portatile e sul cellulare – per non parlare dei giochi che ancora pratichiamo su campi erbosi o in terra battuta, con le carte o sulla scacchiera. Possiamo scegliere fra minigiochi da cinque secondi, giochi casuali da dieci minuti, giochi d’azione da otto ore e giochi di ruolo che vanno avanti indefinitamente per ventiquattro ore al giorno, trecentosessantacinque giorni all’anno. Ci sono giochi che seguono il filo di una narrazione e altri che non hanno una storia. Ci sono giochi con e giochi senza punteggio. Ci sono giochi che mettono alla prova soprattutto il nostro cervello o soprattutto il nostro corpo – e una infinità di combinazioni intermedie. E tuttavia in qualche modo, nonostante tutte queste possibili varianti, quando giochiamo, sappiamo benissimo di farlo. C’è qualcosa di essenzialmente unico nel modo in cui i giochi strutturano l’esperienza.

Quando li si spoglia di tutte le differenze di genere e delle complessità tecnologiche, tutti i giochi hanno in comune quattro tratti definitori: un obiettivo, delle regole, un sistema di feedback e la volontarietà della partecipazione.
L’obiettivo è l’esito specifico verso cui tende l’attività dei giocatori. Concentra la loro attenzione e orienta continuamente la loro partecipazione al gioco.
L’obiettivo dà ai giocatori un senso di finalità.
Le regole impongono dei vincoli al modo in cui i giocatori possono raggiungere l’obiettivo. Eliminando o limitando le modalità ovvie per raggiungere l’obiettivo, le regole spingono i giocatori a esplorare spazi di possibilità in precedenza inesplorati. Le regole liberano la creatività e favoriscono il pensiero strategico.
Il sistema di feedback dice ai giocatori quanto sono vicini al raggiungimento dell’obiettivo. Può avere la forma di punti, livelli, di una classifica o di una barra di avanzamento; o, nella sua forma più elementare, può essere semplicemente la conoscenza di un esito oggettivo: “il gioco finisce quando …”. Il feedback in tempo reale funge da promessa che l’obiettivo può essere effettivamente raggiunto e fornisce la motivazione per continuare a giocare.
Infine, la volontarietà della partecipazione richiede che chi gioca conosca e accetti di buon grado l’obiettivo, le regole e il sistema di feedback. Questa consapevolezza stabilisce il terreno comune che consente a più persone di giocare insieme. E la libertà di entrare nel gioco o di abbandonarlo quando si vuole garantisce che un’attività intenzionalmente carica di tensione e di sfida venga sentita come un’attività sicura e piacevole. Questa definizione forse vi lascerà stupiti per le cose che mancano: interattività, grafica, narrazione, ricompense, competizione, ambienti virtuali o l’idea di “vincere” – tutti tratti a cui spesso pensiamo, quando oggi si parla di giochi. Vero, sono caratteristiche comuni a molti giochi, ma non sono caratteristiche definitorie.

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