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I campi di prigionia della Corea del Nord

Amnesty International ha pubblicato nuove immagini satellitari e testimonianze che raccontano la vita dei detenuti

Amnesty International ha pubblicato nuove foto satellitari e nuove testimonianze sui campi di prigionia della Corea del Nord. Si stima che il numero di questi centri di detenzione sia notevolmente aumentato negli ultimi anni, fino a contenere almeno duecentomila persone. Le immagini mostrano quattro dei sei campi di prigionia sparsi nelle zone rurali del province di Pyongan e Hamkyung e dal confronto con quelle di dieci anni fa, Amnesty ha concluso che nel solo campo di Yodok ci sono almeno quindici celle in più.

I pochi che sono riusciti a scappare dai campi di prigionia hanno raccontato che ognuno è costituito da due parti: una “total control zone” e una “revolutionary zone”. Le persone che vengono arrestate con l’accusa di cospirazione contro il regime vengono detenute nella total control zone e non hanno nessuna possibilità di essere liberate. Quelle che invece vengono arrestate con accuse più leggere, per esempio avere cercato di attraversare il confine o avere criticato il governo, rischiano sentenze che possono variare da pochi mesi a dieci anni in una delle revolutionary zone. Si stima che nel corso degli anni solo tre persone siano riuscite a fuggire dalla total control zone e a lasciare la Corea del Nord. Almeno trenta invece sarebbero riuscite a scappare dalla revolutionary zone. Amnesty è riuscita a parlare con un ex detenuto del campo di prigionia di Yodok, che oggi vive a Seoul, e si è fatta raccontare quali sono le condizioni di vita lì dentro.

In una stanza di 50 metri quadrati ci possono stare anche 30 o 40 detenuti. Il giorno inizia alle 4 di mattina con un primo turno di lavoro fino alle 7. Dalle 7 alle 8 si fa colazione con 200g di misera farina di grano malamente preparata. Poi inizia il turno dalle 9 alle 12, quindi pranzo fino alle 13. Poi ancora lavoro dalle 13 alle 20-21. Dalle 21 alle 23 c’è la lezione obbligatoria di ideologia del regime. Se non memorizziamo tutte le dieci regole etiche che ci vengono dette non avremo il permesso per dormire. Funziona così tutti i giorni.

I duecento grammi di farina di grano vengono dati soltanto se il detenuto finisce tutto il lavoro che gli è stato assegnato. A ogni detenuto viene assegnato un pezzo di terra di circa 1157mq: se finisci solo metà del lavoro, allora riceverai solo metà del cibo. Capita spesso di vedere persone morire. Francamente, a differenza di quello che accade in una società normale, quando qualcuno muore ci sentiamo sollevati e non tristi perché se seppellisci un morto ti danno una razione di cibo in più. Io mi occupavo spesso di seppellire i cadaveri. Una volta un ufficiale mi chiese di seppellirne diversi e dopo avere ricevuto cibo in più mi sentii felice.

In ogni campo ci sono anche delle celle che vengono usate per torturare i detenuti. Di solito sono celle in cui non si riesce né a sdraiarsi né a stare in piedi. I prigionieri più indisciplinati ci vengono messi un punizione per una settimana, ma alcuni testimoni hanno raccontato di un ragazzino che c’era rimasto otto mesi. Nella maggior parte dei campi di prigionia le autorità non forniscono vestiti ai detenuti, che quindi spesso devono lavorare all’aperto senza avere niente per ripararsi dal freddo costretti a svolgere lavori manuali spesso privi di qualsiasi scopo. Le esecuzioni sono molto frequenti. Un altro ex detenuto di Yodok ha detto a Amnesty che tutte le persone che vengono colte nel tentativo di scappare vengono interrogate per due o tre mesi e poi uccise. «Tutti a Yodok hanno assistito a esecuzioni». Secondo Amnesty International tra il 1991 e il 2001 il 40 percento dei detenuti deceduti a Yodok sono morti per malnutrizione.

(La foto della famiglia Oh scattata nel 1991 a Yoduk, l’unica che sia mai stata diffusa dall’interno di un campo di prigionia nordcoreano)