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  • Mercoledì 4 maggio 2011

Si sta chiudendo il processo a Demjanjuk

A Monaco un nuovo giudizio sul controverso caso di crimini di guerra nazisti

Si sta concludendo a Monaco in Germania il processo a John Demjanjuk, accusato di aver commesso crimini di guerra mentre era guardia nei campi di concentramento nazisti della Seconda Guerra Mondiale: la difesa ha chiesto l’immediato rilascio dell’uomo e un risarcimento danni per l’ingiusta detenzione.

Ivan Demjanjuk è nato in un paesino ucraino nel 1920. Nel 1952 emigrò negli Stati Uniti e lavorò come meccanico in una fabbrica di auto. A fine anni ’70, quando era in pensione e viveva in un sobborgo di Cleveland, le autorità americane indicarono che potesse essere “Ivan il Terribile”, un kapò nei campi di Treblinka e Sobibor in Polonia, protagonista di alcuni dei racconti più violenti e atroci dei sopravvissuti.

La segnalazione avviò il primo processo in cui Demjanjuk è stato imputato. Si tenne in Israele, nel 1986: diversi sopravvissuti dell’Olocausto lo identificarono con Ivan il Terribile e nel 1988 venne condannato a morte per crimini di guerra. Cinque anni più tardi la Corte Suprema israeliana rovesciò la sentenza, stabilendo che non c’erano abbastanza prove a suo carico e esaminando le testimonianze di circa quaranta persone, secondo cui Demjanjuk non era la guardia con cui era stato identificato. La sua cittadinanza statunitense, sospesa sin dal 1981, gli venne restituita nel 1998.

Demjanjuk ritornò a Cleveland, ma nel 2001 si aprì un secondo processo contro di lui in Germania, dopo che vennero ritrovate alcune liste di persone deportate nel campo di Sobibor. Al termine di una lunga battaglia legale e diplomatica, gli Stati Uniti permisero a marzo del 2009 che l’ultraottantenne venisse prelevato da casa sua (è in sedia a rotelle) ed estradato in Germania, dove venne formalmente accusato di complicità in circa 28.000 omicidi: tutte le morti avvenute nel campo di Sobibor durante il tempo in cui avrebbe servito come guardia. Il processo è iniziato nel novembre del 2009.

Da parte sua, John Demjanjuk (cambiò il suo nome di battesimo dopo essere arrivato negli Stati Uniti) ha detto di essersi arruolato nell’Armata Rossa nel 1940 e di essere stato catturato dai tedeschi nel 1942. Non è chiaro cosa sia successo nei tre anni successivi: secondo l’accusa, si sarebbe offerto volontario per entrare nelle SS e sarebbe stato addestrato come guardia per i campi di concentramento. Secondo Demjanjuk, che ha sempre proclamato la sua innocenza, avrebbe invece passato il resto del conflitto come prigioniero di guerra dei tedeschi.

Il processo è ora alle sue fasi finali e un verdetto è atteso per la fine di maggio. L’accusa ha chiesto una condanna a sei anni, perché Demjanjuk sarebbe stato tra i “Trawniki”, le guardie ucraine reclutate dai nazisti tra i prigionieri di guerra, e per questo motivo avrebbe collaborato attivamente e volontariamente all’Olocausto. La difesa ha detto invece che le prove esibite davanti al giudice sono state scarsissime, e che il 91enne deve essere rilasciato con un risarcimento per i danni e per l’ingiusta detenzione. In caso contrario, Demjanjuk ricorrerà in appello.