Nonostante ieri sia stata diffusa la versione integrale del certificato di nascita di Barack Obama, nonostante l’assenza evidente di qualsiasi prova a sostegno della teoria secondo cui sarebbe nato in Kenya, uno zoccolo duro di ardenti repubblicani, quelli che vengono chiamati “birthers”, resterà convinto che il proprio presidente non sia nato negli Stati Uniti. La rivista online Fast Company prova a spiegare come siano inutili le prove concrete per sovvertire questa ostinata convinzione e suggerisce un approccio più sottile ispirato al progetto Cultural Cognition curato dai ricercatori dell’università di Yale.
Gli psicologi studiano da tempo il meccanismo per cui gli scettici rafforzano le loro teorie cospirazioniste di fronte a prove evidenti che le negano.
La considerazione sarà familiare a chiunque abbia avuto a che fare con complottismi e dietrologie implausibili. L’articolo di Fast Company segue lo studio dividendo i conservatori cospirazionisti in due categorie da affrontare in modo diverso: da un lato ci sono gli individualisti, che vedono il governo come una forza contraria alla libertà di gestirsi in autonomia la propria vita e, soprattutto, i propri soldi, dall’altro gli autoritaristi, che preferiscono riconoscere gerarchie e poteri forti (prevalentemente in ambito militare). In entrambi i casi il problema risiede nel fatto che l’ego e l’affermazione di sé, uniti a quelli che vengono ritenuti i propri valori più alti, supererà sempre un’opinione sostenuta da fatti concreti: l’unica possibilità di annullare convinzioni di questo genere è dare modo alle persone in questione di uscire da una situazione scomoda salvando faccia e integrità morale. Aggirando la loro insicurezza invece che prendendola di petto.
Per quelli che lo YCC chiama “individualisti” è strategicamente importante puntare sulla competizione e sottolineare l’inettitudine del governo. Esempio: «Il timore che ha Obama di perdere le presidenziali del 2010 l’ha costretto infine a mostrare il suo certificato di nascita, ma è solo l’ennesima dimostrazione che il governo non riesce a fare nulla puntualmente».
Gli “autoritaristi”, come si diceva, sono più propensi al riconoscimento delle gerarchie e questo dà la possibilità di fare leva sulle ripercussioni sociali della teoria del complotto.
Per questo gruppo può essere più furbo giocarsi il fatto che almeno un soldato americano ha rifiutato di obbedire agli ordini perché convinto che fossero ordini delegati da un presidente illegittimo. Il ragionamento può essere impostato in questo modo: «Finché Obama non ha mostrato il certificato di nascita, ha permesso che la sua autorità venisse messa in dubbio dai soldati. Ora che l’organo esecutivo ha rilasciato il documento, possiamo finalmente concentrarci sulla difesa della nostra nazione».
Costringere alle dimissioni un leader americano è un concetto profondamente rivoluzionario, che ogni autoritarista rifiuterebbe di fronte alla consapevolezza di due guerre in corso.
Riassumendo: è inutile contrapporre argomenti razionali a una convinzione irrazionale, perché una volta che la convinzione si è esposta non è più disposta ad ammettere la verità (ad “accettare lezioni”, direbbe il direttore del Post). Scrive Leon Festinger, leggenda degli studi psicologici: «Un uomo con una convinzione non è facile da cambiare. Digli che non sei d’accordo e si girerà dall’altra parte. Mostragli i fatti e metterà in dubbio le tue fonti. Usa la logica e rifiuterà di seguire il tuo ragionamento». L’unica è girarci intorno.




come dice un amico: “Like numerous times in the past, Obama is going to be surprised that his efforts to appease those who can’t be appeased will fall flat. It’s best not to feed them. How he hasn’t learned that by now is amazing. Morons, racists, buffoons, and manipulators will never be appeased by anything. This just creates round two.” E sono più che convinto dopo questo articolo che è un cane che si morde la coda.
Sono molto d’accordo e mi concedo anche un piccolo “io lo sapevo già”. Anche i fanatici hanno dei valori non troppo distanti dai nostri, o comunque comprensibili (ad es. non sono un fanatico di legge e ordine, ma ne capisco la logica).
Si può facilmente cominciare a parlare di cose terze senza che le analogie con il motivo del contendere siano immediatamente evidente. Un fanatico complottista generalmente è uno sulla difensiva. Sarà felice di concordare con l’interlocutore su qualcos’altro e di sfogare la propria rabbia su qualcos’altro senza essere contraddetto.
Ne consegue che, per molti versi, chi è così tetragono e fanatico è prevedibile, e quindi manipolabile facilmente. Per assurdo, l’unico modo di instillare un seme di dubbio, è trattarlo con rispetto e condivisione.
Proprio oggi ho avuto a che fare con un teppistello scolastico che rutta nei corridoi e risponde male. E’ famoso per essere un fascistone. Non ho avuto modo di discuterci, ma la cosa curiosa è che se gli rinfaccio di essere pure fascista, rutterà più di prima, se invece gli faccio vedere che conosco il fascismo e che nella retorica di libro e moschetto il rutto non c’è, forse mi darà retta, e prima o poi potrò condurlo al di fuori dal fascismo, pezzo pezzo. Infatti il problema non è il fascismo (legge e ordine, a chi non piacciono?-pregasi non travisare la semplificazione), ma i fascisti che sono strutturalmente opposti all’immagine che propugnano.
E facendo così si finisce che si può imparare qualcosa da tutti.