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L'unica vittoria disponibile

L’unica vittoria disponibile

Sconfitto in parlamento, stanco nel paese, affidato ai tribunali, il lavoro dell'opposizione ha una chance straordinaria

19 aprile 2011

La frenesia dell’opposizione a Silvio Berlusconi – politica, giornalistica, civile – è così assidua e scomposta da non avere neanche il tempo di riflettere sulle proprie sconfitte. E con grande impiego di energia passa le giornate a rinfacciargli ogni giorno nuovi imbrogli, nuove illegalità, nuove leggi truffaldine, nuove feste, nuove barzellette – che lui produce a getto continuo e indifferente – senza fare mai bilanci sul risultato. Bilancio che consegna al PresdelCons un regno pressoché ininterrotto di diciassette anni, lo spianamento morale e culturale del paese, e un nuovo trionfo politico negli ultimi mesi, quando la prima seria minaccia parlamentare gli era stata costruita davanti.

Dentro la politica, nel maggior partito di opposizione, di questa inefficacia sembrano essersi resi conto quanto basta per tirare i remi in barca: salvo improvvise animazioni quando si creano dei varchi, al PD hanno abbastanza chiaro che la strategia dell’antiberlusconismo permanente non produce risultati e fortifica il fronte opposto. Ma non hanno la minima idea, è altrettanto evidente, su una strategia altra, sulla costruzione di un’alternativa attraente, su come conquistare i voti che Berlusconi dovesse perdere. Si limitano a sperare che arrivino, approfittando del fatto che le tanto attese elezioni anticipate (novembre, poi aprile) sono sparite dall’orizzonte. Non esiste una nuova occasione di vittoria su cui investire, e questo spiega la supplenza delle scadenze giudiziarie.

Ma invece una esiste, ed è importante simbolicamente e concretamente. Sono le elezioni per il sindaco di Milano, dove il centrosinistra può vincere e portare a casa ben più di un sindaco: ci sono altre elezioni amministrative importanti, ma non con questo carico di valore. Perché Milano è Milano, con quello che significa in quanto seconda città italiana (la prima il centrosinistra ce l’aveva, e l’ha persa). Perché a Milano il centrosinistra ha ormai una lunga storia di fallimenti e sbriciolamenti, esemplificata da un elenco di successive candidature poverissime che è ormai parte dell’aneddotica comica della città. Perché Berlusconi sta rimettendo tutto il suo peso e la sua faccia su questo confronto, e una sconfitta del sindaco uscente sarebbe una sua sconfitta. Perché il centrosinistra ha un candidato che non rappresenta nessun partito, eppure è uscito dalle primarie, e li rappresenta tutti. E perché ha un candidato di cui può andare fiero, apprezzato e stimato da tutti, che non capita spessissimo. A Milano, poi, non c’è mai stato un sindaco più di sinistra di un socialista.

E poi c’è Milano, nel senso della città e non del simbolo. Un esempio spettacolare di rincoglionimento civile e culturale di una città, non guidata da anni, sottratta a una sua identità moderna e cosmopolita, isolata dalle sue opportunità – uniche in Italia – di essere una metropoli dell’Europa centrale, consegnata a una sopravvivenza fatta di affari immobiliari, sopravvalutazione della moda e tenace resistenza degli aperitivi. Ma annientata in termini di creatività, innovazione, orgoglio, così come in quelli di qualità della vita, servizi, gestione del quotidiano. Imparagonabile per attrattiva a qualunque metropoli dell’Europa centrale, inesistente al mondo e agli italiani, che continuano a conoscerne pochi cliché. Il ghetto di via Montenapoleone, gli spalti del tribunale, quelli di San Siro.

Certo, il centrodestra a Milano ha un elettorato molto ampio e forte. Esiste solo un caso in cui è realistico immaginare una sua sconfitta: quel caso è che candidi Letizia Moratti, nel 2011, con l’appoggio di un Berlusconi in stanca. È uno spiraglio in cui bisogna precipitarsi, per Milano e per tutto quanto, e scaraventarci dentro Giuliano Pisapia. Lo devono fare i partiti del centrosinistra, senza fare capricci, a cominciare dal PD nazionale con tutte le forze che ha, non limitandosi a dichiarazioni solidali dalla buvette di Montecitorio (i leader del PD dovrebbero trasferirsi a Milano domani, con le loro strutture). E lo possono fare in molti, da tutta Italia, offrendosi di dargli una mano: come possono. Il Post, dal suo spazio in rete e dalle sue stanze fuori dal parco Sempione, lo appoggia molto convinto.

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9 Commenti

  1. siamo sicuri che portare i maggiorenti PD a Milano *favorisca* Pisapia?

  2. piti

    “la strategia dell’antiberlusconismo permanente non produce risultati”. Magari, prima di poter licenziare un’affermazione del genere, sarebbe bello averlo visto, ‘sto famoso antiberlusconismo.
    No, perché, un’opposizione che non ha mai preso una posizione netta, dal conflitto di interessi irrisolto ai ragazzi di Salò equiparati ai partigiani, dalla flebile condanna dell’evasione fiscale a un atteggiamento pilatesco verso la laicità dello Stato, ecco, l’opposizione dialogante e compromissoria l’abbiamo vista fino alla nausea e pure oltre.
    Prima di chiudere il sipario sull’antiberlusconismo, piacerebbe vederlo in scena. Così, per raccontarlo un giorno ai nipoti.
    No, perché non sarà mica antiberlusconismo quello visto finora, vero? Ditemi che non era tutto lì, essere antiberlusconiani.

  3. stefano03

    Pisapia non prenderà voti dal centrodestra.
    L’elettore di centrodestra disgustato da Berlusconi, deluso dalla Moratti avrebbe forse votato un Valerio Onida, ma non voterà un Pisapia.
    Battaglia persa. Sorry.

  4. A Milano non c’è solo voglia di rinascita nazionale, ma anche di rinascita come città. Una questione di autostima.
    Siamo stati amministrati da Formentini in poi come un condominio, senza iniziative culturali che rilanciassero l’orgoglio di una città vergognosa di avere dato i natali a leghismo e berlusconismo. Una città dove puoi solo spender soldi in qualche negozio ma non aspettarti che il denaro pubblico dia qualche cosa di gratificante a chi porta i bambini in centro a vedere che c’è. Una città che ha festeggiato in sordina la bandiera, ben sapendo che c’è poco di cui essere orgogliosi.
    Ecco, questo è il tema per me: siamo Milano, che inventa, crea e realizza e vogliamo essere fieri di esserlo, senza sporcarci di leghismo e affarismo.

  5. verb61

    @stefano03:
    l’ameba ferrante 5 anni fa perse le elezioni per poche decine di migliaia di voti, a milano in realtà la maggioranza di centro destra non ha percentuali bulgare. E come ben descritto nel post, giuliano è “un candidato di cui può andare fiero, apprezzato e stimato da tutti, che non capita spessissimo”.
    questa è la nostra occasione, chissà quando ne capiteranno altre, usare il braccino corto questa volta sarebbe imperdonabile

  6. heilandstark

    Come ribadisco sempre quando si nomina l’”opposizione”, il giorno in cui si smetterà di parlarne in Italia, sarà un bel giorno.
    I buffoni, che anche questa testata si diverte a ritrarre mentre giocano con nuovi dispositivi mobili IN PARLAMENTO, non hanno partito politico, non hanno schieramento, non hanno ideologie. Sono nutriti da un sistema che si alimenta rubando le risorse di un paese di sprovveduti che non hanno il coraggio di sbarazzarsi di quei ladroni.
    La cosa brutta è che da ogni parte, in Italia come all’estero, questa disfunzione è palese. Da ogni tavola apparecchiata le solite vecchie discussioni echeggiano per strada in una cacofonia alla quale siamo abituati, e che per questo ci rassicura.
    Ma il risultato è e rimane: 17 anni di caduta libera a spese del Paese. Se poi dobbiamo attaccarci ad una vittorietta per un posto di sindaco di una città che non è nemmeno più centro commerciale del paese, dire che siamo alla frutta, mi pare la sola cosa da poter dire.

    Heiland Stark.

  7. ellebis

    la risposta a stefano03 è nel commento di Maurizio Codogno. Più il PD nazionale appoggerà Pisapia peggio sarà, perché se un elettore di centro destra può prendere in considerazione di votare la singola persona svincolando il giudizio sul sindaco da quello sul partito che lo appoggia, non lo farà se gli sembrerà di votare quel partito. Pisapia piace molto anche a elettori del centrodestra, e a molti elettori stufi del PD, quindi non so quanto l’appoggio del PD nazionale possa essere auspicabile…

  8. lubianka

    beh non penso che il centrodestra voti un comunista, mai come ora con le esternazioni di Asor Rosa si sia ritornati al 1970…purtroppo evidenzia la pochezza delle sinistre sempre soggiogate dalla lotta di classe e la dittatura del proletariato che nemmeno più Castro vuole, e dovremo sorbirci un altro mandato Moratti…amen e gli smemorati che vanno in Rep. Ceca dimenticando quando con assordanti silenzi e imarazzanti assensi plaudevano i carri armati russi che uccidevano la democrazia ceca…siamo seri, questi sono fuori dal mondo li voteranno solo se non v’è alternativa! Povera Italia, meno male ragazzi che il mondo è grande.

  9. Milano é la piu grande citta Italiana …..in tutto i sensi …….con tutti i pregi e difetti di tutte le altre citta Europee….. ne ho visitate di citta in europa…. e in nord america …non bisogna dimenticare l’esposizione universale alle porte ….una vittoria a Milano significherebbe una vittoria alle prossime politiche …….per la volpe di Lafontaine ahi ahi ahi l’uva non era matura

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