Il primo anno del Post

E l'unica cosa che c'è da dirne

Un anno fa in queste ore, il Post era quasi pronto per andare online. La redazione aveva lavorato per settimane nelle preparazioni e anche nella scrittura di articoli di prova, che sarebbero stati il primo archivio del Post. Avevamo scelto come data il 20 aprile, per rotondità, e ci faceva piacere essere online in tempo per il festival del giornalismo di Perugia, dove ne avremmo potuto parlare. Molte cose erano ancora disordinate e accatastate nelle nostre teste, sulle nostre scrivanie e nelle stanze del Post, e lo sarebbero in parte rimaste come condizione permanente di lavoro: alcune delle novità introdotte col nuovo sito la settimana scorsa erano già nelle agende allora.

Le persone di Banzai che tengono sulle spalle loro e delle loro macchine tutti noi avevano lavorato altrettanto alacremente, e alla vigilia si era messa in moto la macchina del trasloco pubblico in rete del sito. Ce ne andammo a casa tardi, la sera, ad aspettare svegli che a un certo punto della notte tutto apparisse davanti agli occhi dei nottambuli e dei primi risvegli della mattina dopo. Ma le cose andarono più spedite del previsto, e così il Post sbucò nel mondo che non era ancora mezzanotte, e i suoi compleanni futuri furono anticipati al 19 aprile.

Non faremo grandi festeggiamenti, stasera: continuiamo a essere travolti dalle cose che vogliamo fare, e non abbiamo avuto il tempo di pensarci. Invece di mandarci un pensiero reciproco tra chi fa il Post, potrebbe essere un’idea eccezionale provare a dimenticarcene, per qualche minuto. Non è detto che ci riusciamo.

E non la tiriamo tanto in lungo neanche qui. In questi giorni ci hanno chiesto in molti dei bilanci. Sono bilanci di grande soddisfazione: quello che volevamo che il Post diventasse in questo primo anno, lo è diventato. Quello che volevamo sembrasse, lo sembra. Lo spazio che volevamo occupasse, lo occupa. I numeri che doveva fare, li fa.
Poi c’è quello che dovrà diventare, sotto tutti questi aspetti: che è molto di più, sotto tutti questi aspetti. E sarà un’impresa vera, difficilissima: il contesto del mercato online e quello della disposizione culturale italiana alla novità e alla qualità sono molto inospitali e rigidi. Ma non fosse così, non ci sarebbe stato bisogno del Post e avremmo fatto altro.

E alla fine, queste considerazioni servivano solo per non trovarsi a pubblicare un articolo di una riga sola.

Grazie tantissime a tutti quanti.

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