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— Cultura

Niente dati Audiradio neanche per il 2011

La catastrofe del sistema di rilevazione dei programmi radiofonici prosegue

9 marzo 2011

Anche la radio ha i suoi sistemi di rilevazione, usati sia per dare indicazioni alle reti sul successo o meno dei singoli programmi e delle loro collocazioni, sia naturalmente per definire mercato e cifre delle inserzioni pubblicitarie: il sistema è gestito da un consorzio a cui appartengono i maggiori network nazionali e tecnicamente è molto diverso da quello televisivo. In assenza infatti di una tecnologia che registri le scelte degli ascoltatori, per i dati si ricorre a interviste telefoniche a cui attendibilità è stata spesso messa in discussione in passato.

Proprio in cerca di una maggiore affidabilità, l’anno passato Audiradio aveva modificato sostanzialmente il proprio sistema di rilevazione e registrazione dei dati, creando in particolare il criterio dei “diari” cosidddetti, ovvero consegnando a un campione di ascoltatori la responsabilità di registrare le proprie scelte. Il nuovo sistema (tutto è raccontato qui) aveva fornito però dati così diversi dai precedenti che molte radio li avevano contestati e dopo lunghe polemiche Audiradio aveva annunciato clamorosamente a settembre l’annullamento delle rilevazioni del 2010, lasciando in un limbo di vaghezza tutte le valutazioni sui risultati delle varie reti (in Rai, per esempio, i nuovi palinesti e progetti editoriali varati alla fine del 2009 non hanno avuto fino a oggi nessuna sanzione: non si ha la minima idea se vadano meglio o peggio dei precedenti).

E le cose non sembrano destinate a migliorare. Stamattina Andrea Laffranchi sul Corriere della Sera racconta che Audiradio ha rinunciato a fornire dati anche per il 2011: “il consiglio di amministrazione ieri ha ufficializzato che, visto il mancato accordo sul sistema di raccolta, nel 2011 non verrà diffuso alcun dato”.

Due i blocchi che si fronteggiano e che non consentono di trovare una maggioranza all’interno del Cda: da una parte i canali di Stato, le radio del gruppo Espresso (Deejay, Capital, M2O), Radio 24 del Sole 24 Ore e R101 che fa capo a Mondadori. Dall’altra gli altri grandi network come Rtl, Rds, il gruppo Finelco (105, Monte Carlo, Virgin) e Kiss Kiss e Radio Italia che, per superare l’impasse, hanno chiesto di tornare alle interviste telefoniche. Audiradio quei numeri li avrebbe, ma l’accordo sui panel diari prevedeva che fossero resi pubblici soltanto quelli delle radio locali. Commenta François Le Genissel, direttore generale di Finelco: «Non dobbiamo pensare solo al mercato pubblicitario, ma anche all’aspetto editoriale. Il blocco è un fatto incredibile e mai visto. In attesa di arrivare a una situazione condivisa da tutti sarebbe bene diffondere i dati Cati, anche perché noi li abbiamo pagati» . Replica Bruno Socillo, direttore della Divisione radio della Rai: «Questa situazione è disastrosa per tutti, ma è curioso che ci siano soci che hanno votato in un modo e ora chiedono il contrario» .

La contesa è arrivata anche in tribunale, spiega Laffranchi.

Open Space, la concessionaria pubblicitaria di Rtl, ha chiesto con un provvedimento d’urgenza al Tribunale di Milano lo sblocco dei dati. Ma il giudice ha risposto no perché, non essendo socia di Audiradio, non ne avrebbe diritto. «Stiamo valutando una causa comune con altre emittenti — rilancia Lorenzo Suraci, presidente di Rtl — perché abbiamo investito migliaia di euro per quelle ricerche» . Diversa l’opinione di Carlo Mandelli, ad di Monradio (R101): «Il ripristino fin da subito di un’indagine basata su parametri innovativi— ha detto nei giorni scorsi — deve essere solo il primo step per arrivare al più presto a un sistema di misurazione passiva dell’audience» . Il rischio è che, in mancanza di una soluzione, intervenga l’Agcom. Prova a mediare Vincenzo Vitelli, presidente di Audiradio: «Se guardo al futuro sono fiducioso. Il consiglio ha confermato la volontà di proseguire sulla strada della sperimentazione del meter» . Che sarebbe un piccolo apparecchio, grande come il telecomando auto o addirittura un software da mettere sul cellulare, in grado di rilevare come e quando la radio è ascoltata. «Il nostro obiettivo— aggiunge— è essere pronti per il 2012».

Bisogna però aggiungere che il progetto di un “meter” è argomento decennale nel dibattito sui dati radiofonici, sul quale le varie radio hanno litigato sempre assai prima di arrivare a questa situazione di ferri corti. E quindi, nel frattempo, quello che ascoltiamo in radio continua a non essere basato su nessun criterio di gradimento da parte degli ascoltatori.

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13 Commenti

  1. IcoFeder

    Io ascolto la radio dallo stereo, dall’auto, dal cellulare, dal computer e coi podcast…
    Dove andrebbe installato il meter?

  2. @IcoFeder te lo installano nell’orecchio

  3. mimmoz01

    “E quindi, nel frattempo, quello che ascoltiamo in radio continua a non essere basato su nessun criterio di gradimento da parte degli ascoltatori.”

    Detta cosi’ mi sembra una buona cosa, visto cosa stanno trasmettendo in tv (basato sul criterio di gradimento degli ascoltatori).
    Peccato pero’ per le scelte miopi di alcuni dirigenti (ce l’ho ancora su con l’uccisione a sangue freddo del mio condor preferito).

    @IcoFeder : secondo me ce ‘hanno gia’ installato anni fa in un posto che a prima vista non collegheresti con le orecchie…

  4. massimo55

    Urge articolo esplicativo del Post su come si fanno ora le rilevazioni, cosa sarebbe il meter, perché nessuno lo vuole, come fanno all’estero ecc.

  5. IcoFeder

    Ho paura che finirà tutto a numero “like” di Facebook…

  6. ellis

    Questo spiega il palinsensto di Radio2

  7. Luca Sofri

    Come si facevano finora le rilevazioni è così sintetizzabile: interviste telefoniche a campioni di ascoltatori interpellati su cosa avevano ascoltato il giorno prima quarto d’ora per quarto d’ora. Cosa sarebbe il meter è impossibile spiegarlo perché le proposte sono molte e una sintesi ancora in alto mare, per l’ovvia difficoltà tecnica di declinare sull’ascolto diffuso della radio quello che si fa con la tv (a un certo punto si raccontava di un rilevatore inserito nell’orologio del campione, contestato da alcune radio di maggior successo mattutino che temevano che gli ascoltatori si togliessero l’orologio al bagno; per dire).

  8. Ma non basterebbe un sitarello progettato e realizzato con criterio?

  9. Chi di coriandolizzazione ferisce, di coriandolizzazione perisce!

  10. bolix

    Una cosa e’ sicura !!!! Alla RAI non interessa cosa piace agli ascoltatori, ma cosa non piace al governo. Questo govrrno, ovvio….

    Poco, ma sicuro…

  11. matilde

    Ominicchio d’un Mucciante :
    rivoglio CONDOR !!!!
    rivoglio CONDOR !!!!
    rivoglio CONDOR !!!!

  12. come operatore radiofonico da piu’ di 30 anni posso senz’altro affermare che audiradio e’ nata solo ed esclusivamente per distruggere l’emittenza locale, magari piccola ma vera ed impegnata sul territorio, per drenare tutti gli investimenti pubblicitari nazionali …..
    Non esiste nessun interesse a creare programmi di qualita’ sulla base di rilevazioni che sono sostanzialmente di parte ! questo va compreso una volta per tutte .
    Infatti , guarda caso, nel cda di audiradio risiedono infatti tutti i rappresentanti dei network radiofonici (complimenti x il servizio che forniscono ogni giorno, condito di insulti e cazzeggi vari, bel servizio di pubblica utilita’….)il che configurerebbe in una societa’ civile i famosi “interessi privati in atto d’ufficio” …..
    Audiradio e’ solo uno dei centri di potere che ha portato denari non dovuti solo alle stesse tasche da anni, fornendo inoltre alle Agenzie ed agli investitori uno strumento profondamente errato e parziale -
    Si vergognino i soci Audiradio ed anche il sindacato radio AEr che tanto fanno ed hanno fatto per partecipare al banchetto ai danni delle locali -

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