Il nuovo decreto sulle rinnovabili

Il governo ha modificato il testo contestato con uno ancora più contestato

Mercoledì il Consiglio dei ministri ha discusso e varato un discusso decreto legislativo sulle energie rinnovabili. Una prima bozza di decreto, circolata nei giorni precedenti alla sua approvazione, era stata molto contestata: prevedeva infatti l’abrogazione degli incentivi del Conto Energia a partire dal 2014, nonostante fossero stati pianificati fino al 2020, e la sospensione di quelli per il fotovoltaico una volta raggiunti gli 8 megawatt di produzione, un tetto praticamente imminente. Inoltre, del testo facevano parte il taglio retroattivo del 30 per cento agli incentivi per l’eolico e l’introduzione del meccanismo delle aste al ribasso per i nuovi impianti oltre i 5 MW.

Il nuovo testo varato dal governo modifica alcune di queste misure ma non ha in alcun modo placato le polemiche. Il tetto di 8 megawatt per il fotovoltaico è stato rimosso. In compenso però si è deciso che il terzo Conto energia, la legge che disciplina la distribuzione degli incentivi e che doveva restare in vigore fino al 2013, cesserà di avere effetti il 31 maggio del 2011. Da giugno in poi un nuovo Conto energia, ancora tutto da immaginare, decreterà la riduzione degli incentivi: ne farà parte, infatti, un tetto massimo di impianti allacciabili in un anno, definito volta per volta. Gli incentivi all’eolico e sulle biomasse sono tagliati del 22 per cento, rimane il limite di un megawatt per ogni impianto fotovoltaico, che non potrà superare il 10 per cento della superficie agricola di un terreno.

La misura ha generato proteste ancora più accese di quelle dei giorni scorsi. Secondo le associazioni ambientaliste e quelle che raggruppano gli operatori del settore, infatti, sospendere tra due mesi una legge sugli incentivi che doveva restare in vigore altri due anni praticamente costringe le imprese a smettere di lavorare: il Sole 24 Ore di oggi racconta che le banche hanno già sospeso l’erogazione del credito verso gli imprenditori. Insieme ai finanziamenti e agli incentivi si bloccano gli investimenti programmati e i contratti già stipulati: anche perché nessuno sa cosa accadrà dopo il 31 maggio, a quanto ammonterà il tetto annuale, che garanzie offrire a chi deve decidere se investire o no sulla realizzazione di un impianto fotovoltaico. Il tutto in uno dei pochissimi settori industriali italiani che negli ultimi anni ha creato ricchezza e nuovi posti di lavoro.

Le associazioni sostengono che una misura retroattiva così incisiva sia anticostituzionale, oltre che sbagliata: che violi l’articolo 41 della Costituzione sulla libertà dell’iniziativa economica; l’articolo 76 sulle deleghe legislative al governo, che questo avrebbe violato distorcendo il mandato delle direttive comunitarie; l’articolo 117 per via del mancato accordo con le regioni, che avevano espresso parere contrario al contenuto del decreto. Il ministro per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha detto invece che «chi ha già investito è in grado di rispettare la scadenza di entrata in esercizio al 31 maggio e rientrerà come previsto negli incentivi previsti dal terzo conto energia; chi ha intenzione di investire, avrà con il decreto ministeriale di prossima emanazione, un quadro preciso di quote, parametri e livelli di incentivazione per un piano industriale dall’orizzonte finalmente ampio e non più limitato ad uno o due anni». E ha annunciato un incontro con le banche per evitare l’immediata paralisi del settore.

foto: Imaginechina via AP Images

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