Il Post
— Cultura

La legge contro gli sconti sui libri

Per difendere gli interessi di editori e librai, il Senato ha approvato una norma che pagheranno i lettori

4 marzo 2011

Mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’unanimità – unici astenuti i senatori radicali – un disegno di legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri” promosso da Ricardo Levi, senatore del PD. La legge stabilisce che non si possano applicare ai libri sconti superiori al 15 per cento del loro prezzo. Soltanto in occasioni di speciali “campagne promozionali”, da effettuarsi per un periodo non superiore a un mese e comunque mai a dicembre, gli sconti possono arrivare al 20 per cento: ma in quelle occasioni, se vogliono, i librai possono sottrarsi all’applicazione degli sconti. I libri venduti “per corrispondenza”, cioè su Internet, non possono essere scontati per più del 20 per cento. La legge arriverà alla Camera nelle prossime settimane, dove anche quest’ultimo tetto dovrebbe essere portato al 15 per cento.

Le contraddizioni plateali di questa iniziativa sono due. Una è quella tra un intervento proibizionista come questo e tutte le chiacchiere – anche quelle molto bipartisan – sulla necessità di riformare in senso liberale le leggi di questo paese. Ovvero tra la retorica della “rivoluzione liberale” di cui il centrodestra si riempie la bocca da anni – l’ultima volta pochi giorni fa, con la proposta di modifica degli articoli della Costituzione sulla libertà d’impresa – e un intervento smaccatamente statalista e regolamentatorio. Tra le liberalizzazioni e le “riforme a costo zero” promosse dal PD per sbloccare l’economia e incentivare i consumi, e un intervento che evidentemente imbriglia ulteriormente il mercato e avvantaggia tutti meno che i consumatori. Come ha detto nel suo intervento il senatore radicale Perduca:

«mi dispiace in qualche modo incrinare questa comunione di intenti, ma lo faccio perché credo vada consegnata alla storia della Repubblica italiana la resistenza di un minimo di approccio liberale e liberista nei confronti della sacra e santa unione tra editori, librai e le maggiori organizzazioni di rappresentazione degli utenti e dei consumatori, che non necessariamente sono passate alla storia per fare gli interessi degli stessi»

La seconda contraddizione è quella tra la sempre annunciata intenzione di rendere più accessibili la cultura e i libri e la pratica di impedirne l’abbassamento dei prezzi. Colpisce in particolare che gli editori – sempre pronti a difendere il regime privilegiato dell’IVA sui libri – si dimentichino improvvisamente l’argomento del contenimento dei prezzi per i lettori quando questo contenimento può essere offerto da imprese che gli sono concorrenti come le grandi librerie online. Perché di fatto, di questo si tratta: di una barriera corporativa di editori e librai tradizionali nei confronti dell’apertura del mercato alla concorrenza moderna delle librerie online, con i benefici per i consumatori che sempre arrivano dai regimi liberi e di maggiore concorrenza. È un po’ come se l’apertura del mercato degli operatori telefonici si fosse accompagnata a un divieto di fare prezzi concorrenziali a quelli di Telecom.

C’è infine anche una comica faccia tosta negli argomenti con cui un provvedimento di questa invadenza è stato proposto e presentato come una legge a tutela e salvaguardia del sacro valore dei libri e dell’importanza dei loro lettori. I libri, ha detto in aula il senatore del PD Vincenzo Vita, sarebbero minacciati “dall’arrivo dei grandi ipermercati” e dalla “vendita online”, perché se “si fa la vendita su grandi colossi come Amazon, vedremo sparire una parte qualitativa della cultura italiana, della cultura migliore del villaggio globale” (sic). Non è chiaro in che modo Amazon minacci le vendite e la diffusione dei libri anziché incentivarle. Non è chiaro perché far sì che i libri costino di più e che il loro prezzo sia vincolato dalla legge possa facilitare la loro vendita e la loro diffusione. Soprattutto non è chiaro in che modo questa norma prepotente possa avvantaggiare chi i libri li compra e li legge.

È chiarissimo, invece, che questa norma avvantaggia chi i libri li vende. Molti tra questi, almeno: ché le difficoltà di molte librerie sono indubbie, ma non si risolvono con misure protezionistiche, né si trattiene così il cambiamento. La norma avvantaggia chi è allergico alla concorrenza, ai rischi e alle opportunità che questa comporta. Avvantaggia chi – in tempi tempestosi in cui la salvezza può venire solo dalla duttilità e la disponibilità all’innovazione – vuole garantirsi una sopravvivenza a danno dei libri e di chi li legge. Gli stessi promotori di questa norma hanno detto più volte che la legge è stata scritta a più mani, insieme alle associazioni dei librai e a quelle degli editori. Si tratta naturalmente di un’operazione legittima, purché lo si dica apertamente: questa legge è un favore ai librai e agli editori, ingiusto e inopportuno, il cui risultato è scongiurare che i libri siano più facili ed economici da comprare e leggere.

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  • jamesnach

    La proposta di legge mi fa cadere i cosidetti, ed è ingiustificabile.
    Però il problema è complesso.

    Per esempio, Amazon ha sede in Lussemburgo, dove l’Iva è al 14 per centro e la può negoziare, come fanno i grandi gruppi, addirittura all’11%
    (cfr. http://www.corriere.it/cultura/11_marzo_04/riccardo_cavallero_10c58bf8-463c-11e0-9838-118c1ba8bdb4.shtml)
    Non è proprio concorrenza leale, mi sembra.

    Poi, ovviamente la soluzione non è la solita manfrina all’italiana, ma le condizioni di partenza dovrebbero essere uguali per tutti, quantomeno.

  • lorreca

    Una libreria piccola non può permettersi gli sconti che fa la Feltrinelli o la Mondadori.
    Da questo punto di vista la legge potrebbe aiutare (anche se in maniera sbagliata) i medi\piccoli librai indipendenti.

  • stedn3

    Pezzo molto interessante, ma decisamente schierato dalla parte della scontistica selvaggia a teorico favore del lettore.
    Forse sarebbe stato altrettanto interessante consultare un qualche rappresentante delle categorie dei librai o degli editori, per capirne le ragioni, al di là dell’evidente componente economica.
    O forse preferite andare avanti così, ovvero con un prodotto come il libro che sempre più ha un prezzo di copertina farlocco, costruito affinché la grande distribuzione possa poi applicarci uno sconto sopra (stile i profumi o le gomme, per capirsi). Anche perché mi piacerebbe sapere se, a vostro avviso, in questi anni di “totale liberalizzazione” i prezzi dei libri siano diminuiti… A me non pare. Al massimo aumentano gli sconti applicati su prezzi di copertina sempre più alti. Prezzi di copertina che ormai contano soltanto per i librai indipendenti, costretti dal ridottissimo margine ad applicarli ai clienti/lettori.
    “Le difficoltà di molte librerie sono indubbie, ma non si risolvono con misure protezionistiche, né si trattiene così il cambiamento”: tutto vero, per carità, ma forse non sarebbe male andare a studiarsi le esperienze di altre realtà europee, anche vicine a noi come la Francia per esempio, in cui una Legge sul Libro esiste da decenni e ben più seria di quella recentemente approvata.
    Ci sarebbero molte altre considerazioni da fare collegate a questo tipo di normativa, ma queste mi parevano le più immediate.
    Certo, il mondo cambia e in tal modo anche il “vecchio” mestiere del libraio dovrà per forza trovare nuove soluzioni se vorrà sopravvivere.
    GRAZIE e buon lavoro!
    Stefano (libraio indipendente itinerante).

  • http://www.facebook.com/people/Franco-Fassio/1193282998 Franco Fassio

    @jamesnach: L’IVA su libri in Italia è del 4%…

  • vorreitantoessereolandese

    Il libero mercato e la sua concorrenza dovrebbero portare alla specializzazione dei proponenti prodotti o servizi. In teoria quindi, poi in pratica stiamo vedendo altro, il quadro che si dovrebbe delineare sarebbe per questo specifico settore il prevalere delle librerie online e/o per assurda ipotesi che in Europa i libri si comperano in Lussemburgo.
    Essendo questo Paese sempre meno incline alla indignazione e alla presa di posizione, si permette invece a questi impiegati della legislazione di assolvere pratiche commissionate da associazioni di librai ed editori.

  • karl

    lancio una proposta perché non far scrivere un pezzo sull’argomento all’editore di minimun fax?

  • winniepooh

    Davvero Vita ha dichiarato questo? Davvero il Parlamento sta facendo passare questa roba? I lettori li salvaguardi, se abbassi il prezzo del prodotto (e se il prodotto é buono, io posso anche pagare un prezzo elevato, ma per prodotti mediocri, non sborso piú di tanto).
    Provvedimento che, tutto sommato, va a anche a favore degli autori. Mi aspetterei qualche dichiarazione contro da parte di scrittori italiani, se veramente hanno il coraggio di farla. Ma, per dirla banalmente, “pecunia non olet”.
    @jamesnach: allora forse é il caso di arrivare ad una tassazione unica europea? Chiedo, perché io sono un po´ profano sull´argomento.

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  • jamesnach

    @Franco Fassio

    Hai ragione, ma sugli ebooks è al 20%.

  • alessandro63

    Sì, mi pare mancante un minimo di considerazione in più per le librerie indipendenti, che sono spesso portatrici di cultura più che spacci di mercelibro. E luoghi di aggregazione, e oasi salvifiche in territori sempre più abbandonati a loro stessi e alla grande distribuzione.
    Insomma, qui l’ispirazione è sempre e solo quantitativa, ne abbiamo abbastanza.

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  • http://www.infoservi.it dottavi

    anche io chiederei l’opinione ai piccoli editori. non sono per le leggi “illiberali”, ma non sono neanche per l’assenza di regole. e a occhio mi viene da pensare che quelli che possono proporre sconti superiori al 20 sono grandi editori e grandi librerie, mentre i piccoli proprio sul prezzo già basso sul titolo possono contare. o no? non sarei affatto così tranchant come il post qua sopra

  • http://www.infoservi.it dottavi

    anche io chiederei l’opinione ai piccoli editori. non sono per le leggi “illiberali”, ma non sono neanche per l’assenza di regole. e a occhio mi viene da pensare che quelli che possono proporre sconti superiori al 20 sono grandi editori e grandi librerie, mentre i piccoli proprio sul prezzo già basso sul titolo possono contare. o no? non sarei affatto così tranchant come il post qua sopra

  • Lewis H. Tonna

    Vi dò pienamente ragione sull’online.
    Ma non si può ignorare che la legge viene a conclusione di un intenso confronto con le parti. Il “mercato” non è la soluzione di tutto, soprattutto se è un mercato drogato in cui i più grandi distributori sono tutti anche editori (e nessuno è un editore puro, peraltro): Mondadori, Feltrinelli, Messaggerie, Giunti.
    Dimostrate che i grandi sconti non stritolano le piccole librerie e ne riparliamo: che allo stato dell’arte ci sia un bel po’ di ipocrisia anche in questa legge è argomento necessario ma non sufficiente.

  • http://nononoeno.splinder.com/ akiro

    se vogliono scassarci i cosiddetti con il pil devono mettersi il cuore in pace e farci pagare meno i prodotti, altrimenti siamo al punto di partenza.

  • luckyluke

    Bravi a sollevare il problema, bisognerebbe fare in modo che alla Camera ci ripensino e, per ottenerlo, è bene che si apra un dibattito.
    Condivido al 100% le critiche esposte nell’articolo.
    Aggiungo una considerazione a sostegno. Per quale motivo sarebbe necessario porre un limite agli sconti praticabili sui libri, sia in libreria che per corrispondenza, e non lo sarebbe, per esempio, per gli elettrodomestici? Nei negozi online si trovano offerte di elettrodomestici con sconti superiori anche al 50% rispetto ai prezzi dei negozi. Perché questo mercato resta libero, e quello dei libri no?
    Le grandi librerie online operanti fino ad oggi in Italia sono di proprietà degli editori stessi (vedi i due leader, IBS e BOL) e quindi il mercato è continuato a rimanere nelle loro mani.
    Ma, guarda caso, ora che è entrata anche in Italia Amazon, che rischia di erodergli i margini, decidono di porre un limite agli sconti!
    E quei geni dei senatori del PD che si fanno infinocchiare e reggono il gioco agli editori (parlo di loro perché il PD è il partito che voto, dal PDL ovviamente non mi aspetto nulla… tra l’altro c’è di mezzo pure Mondadori e il conflitto di interesse, ovviamente).
    Per quanto riguarda il problema delle piccole librerie indipendenti, che esiste, puoi provare a risolverlo con provvedimenti ad hoc nei loro confronti, e non strumentalizzandoli solo per favorire gli interessi dei grandi editori.

  • massimo55

    Mi sembra una polemica simile a quella piccoli verdurai vs grande distribuzione. Con la differenza che in questo caso la merce è la stessa, il titolo lo stesso, è lo stesso oggetto ad essere venduto. E non è certo per il lavoro (culturalmente benemerito) che fanno alcune librerie che il mercato editoriale si tiene, perché anche loro, le piccole librerie, si tengono vendendo i libri più scemi, mica Kant.
    Se poi volete salvaguardare le librerie antiche dei centri storici, pagate loro una parte dell’affitto, ma non drogate i prezzi di un bene che viene venduto in cento modi differenti.
    Alla faccia della rivoluzione liberale, appunto.

  • maxvader

    Capisco che il problema sia complesso e che di mezzo ci siano i grandi venditori internazionali, i centri commerciali e i piccoli librai, ma quello che invece non capisco è per quale motivo i piccoli librai debbano ricevere un trattamento di favore rispetto alle piccole drogherie e ai piccoli venditori di elettrodomestici e ai piccoli venditori di qualcunque cosa che sono stati tutti orrendamente bastonati dalla grande distribuzione e alcuni ora sono colpiti anche dalle vendite via internet.
    Perché loro devono essere tutelati e tutti gli altri no? Perché un libro è più nobile di un videoregistratore?
    Credo che al lettore “medio” manchi qualche informazione fondamentale, non fornita dall’articolo, o quantomeno manca a me.
    L’evoluziome ha (purtroppo) mietuto tantissime vittime nell’ambito delle professioni e sempre lo farà. Ancorarsi alla storia non ci porta da nessuna parte…

  • lucamcc

    Caro IlPost
    sono sempre pronto a discutere dell’argomento libro, vuoi perché mi riguarda in molti suoi aspetti – ho la fortuna di lavorare in una piccolissima casa editrice con un centinaio d’anni di storia alle spalle, e un presente fatto anche di punti vendita diretti, leggi librerie, vuoi perché l’argomento è così complesso al giorno d’oggi che uno scambio d’opinioni con persone competenti e intelligenti è sempre d’aiuto.
    Ecco, il punto è questo, la competenza.
    Se l’autore del pezzo avesse avuto le competenze minime per scrivere sull’argomento non potrebbe che sorridere, ad esempio, di fronte alla beata ingenuità di un’affermazione del genere:

    “Colpisce in particolare che gli editori – sempre pronti a difendere il regime privilegiato dell’IVA sui libri – si dimentichino improvvisamente l’argomento del contenimento dei prezzi per i lettori quando questo contenimento può essere offerto da imprese che gli sono concorrenti come le grandi librerie”

    o ancora:

    “Perché di fatto, di questo si tratta: di una barriera corporativa di editori e librai tradizionali nei confronti dell’apertura del mercato alla concorrenza moderna delle librerie online, con i benefici per i consumatori che sempre arrivano dai regimi liberi e di maggiore concorrenza. “

    perché sorridere ? perché le modernissime e gggiovani librerie online [italiane] che con tanta forza si oppongono alla terribbile spectre corporativa di editori e librai tradizionali sono di proprietà sempre degli stessi soggetti che, oltre a controllare l’editoria tradizionale e le grandi librerie tradizionali controllano, guardacaso, pure la distribuzione, altro che contraddizioni e contrapposizioni.
    Ad esempio:
    mondadori=gruppo mondadori editore, mondadori distribuzione, bol.it, librerie gruppo mondadori e tanta altra roba
    gruppo mauri spagnol= longanesi garzanti tea etc, etc, messagerie distribuzione, ibs.it, librerie ubik e tanta altra roba
    feltrinelli= feltrinelli editore, pde, lafeltrinelli online etc etc.
    e potremmo continuare.

    Se vogliamo parlare seriamente di libri e del mercato così com’è oggi, o di come vorremmo diventasse, della scontistica selvaggia e di tutto quello che gira intorno al libro tradizionale o elettronico, di prezzi di mercato e di lettori, dovremmo cominciare innanzitutto a fotografare la realtà così com’è, il resto viene dopo; articoli come questo, scritti in fretta e malo modo non aiutano nessuno.

  • maxvader

    @lucamcc dichiaro nuovamente la mia ignoranza in materia e di conseguenza una necessità di informazioni.
    Se chi ha voglia di scrivere articoli, a quanto pare, non conosce la materia e chi invece ha la compentenza li liquida con un “è troppo complesso”, noi non andiamo da nessuna parte.
    Non potresti spiegare allora per quale motivo questa legge sarebbe giusta e per quale motivo sarebbe sbagliato liberalizzare?
    Io, in mancanza di altre informazioni, non posso in alcun modo dare ragione a questo regime di tutela, non ha senso.
    Non possono essere costretti tutti a pagare di più per proteggere una manciata di librerie…
    Quindi se c’è altro ditemelo…

  • qoelet

    Non sempre pagare di meno è un bene, una legge che cerchi di salvare le librerie che stanno inevitabilmente chiudendo, mi pare faccia una servizio alla cultura.
    Rispondendo a massimo55, vorrei precisare che una lbreria non ha la licenza di vendere anche la verdura, qualunque esercizio commercial e invece può vendere libri e non è una differenza da poco…

  • karl

    @maxvader
    il fatto è che in regime di forti sconti, il prezzo dei libri non è affatto sceso, ma è salito e gran parte del mercato è nei supermercati dove si vendono solo pochissimi autori. Pure a me l’articolo sembra molto semplicistico e ideologico: tutto ciò che è mercato è bene, tutto ciò che è regolamentazione è male, non guardiamo alla realtà.”
    Per questo secondo me sarebbe utile far scrivere un pezzo a qualcuno di una piccola casa editrice.
    P.s.
    quello che ho scritto non riguarda le vendite on line e gli e-book.

  • qoelet

    @maxvader la diffusione della cultura , che piaccia o meno, passa in gran parte dal contatto dietto tra persone, il libraio è uno dei veicoli di questa diffusione e le lirerie sono un luogo di cultura e non solo commerciali.
    Io sono figlio e nipote di librai e quindi, benchè di parte, conosco l’argomento.
    Mio padre acquista i libri dai distributuri con uno sconto che va dal 30 al 35 per cento a seconda degli editori, capisci bene che non può fare offerte concorrenziali con la grande distribuzione…
    Questa legge non tutelerà solo i commercianti ma un sistema capillare di diffusione della cultura.

  • vorreitantoessereolandese

    @qoelet: scusami ma non sono affatto d’accordo, per coerenza dovremmo applicare tale principio ad ogni settore merceologico e per assurdo proteggere anche altri settori. Mi speigo: cosa facciamo di tutta la categoria dei posatori di marmi e piastrelle italiani che sono letterlamente scomparsi perchè, nonostante la qualità della loro manodopera sono stati sostituiti dai posatori dell’est che lavorano a tariffe mq quasi dimezzate?
    Loro come li proteggiamo?

  • giuseppeg

    In effetti credo che sia sbagliato, Giusto sarebbe portare lo sconto massimo al 5% (vedi esempio francese). Con questa pantomima non si risolve il problema di un mercato che vede infinitamente avvantaggiati i grandi gruppi di distribuzione nei confronti delle librerie indipendenti che progressivamente chiuderanno facendo perdere al consumatore quel valore aggiunto di propagazione di cultura che i distributori di massa non hanno.
    Cho ha scritto il pezzo inoltre non tiene (immagino volutamente) in considerazione che se si portasse la possibilità di proporre sconti a percentuali minime, i prezzi ALLA FONTE si abbasserebbero sensibilmente: infatti non sarebbe alla grande casa editrice necessario far uscire i libri con un prezzo di copertina sufficientemente alto da consentirle di assorbire lo sconto del 20% fin dal primo giorno di commercializzazione che la grande distribuzione spesso e volentieri propone.
    Ritengo insomma l’articolo fazioso e assolutamente non completo nell’affrontare un argomento importante e assai significativo per la cultura in Italia.

  • sire

    …e io intanto mi scarico i romanzi dal muletto e me li carico sul kindle, free ovviamente

  • massimo55

    Sì, ma mattiamoci d’accordo.
    O il libro è un prodotto come un altro, patate, televisori, e allora la legge non ha senso.
    O è un prodotto a contenuto culturale, che lo rende privilegiato. La seconda? Ok.
    Anche il libro di cucina della Parodi è da salvaguardare? O dipende dai titoli? E chi decide i meritevoli e i non?
    E non sono abbastanza culturali i dischi, i DVD, gli spartiti musicali, gli strumenti musicali, le scarpette da ballo, i telescopi, per essere ugualmente protetti?

  • qoelet

    @vorreitantoessereolandese Non credere che le ragioni dei posatori italiani mi lascino indifferente, ma non credo ce il paragne sia calzante.
    Così come ci spendiamo per chiedere che si finanzi il teatro e l’opera perchè sono cultura, possiamo anche chiedere che si aiutino le librerie.
    Insisto sul punto che le librerie non sono solo esercizi commerciali ma luoghi di cultura, e no si può dire altrettanto per i grandi distributori.

  • qoelet

    @massimo55 cerchiamo però di non fare del “benaltrismo” qui si parla di libri e di librerie poi che anche altri oggetti siano cultura è un’altro discorso.
    Il libro della Parodi continuerà ad essere compratoal supermercato e non cambia di una virgola il bilancio di una libreria…
    mi sembra assai sensato il commento di giuseppeg che mette comunque in evidenza che c’è un problema intorno alla diffusione del libro.

  • vorreitantoessereolandese

    @qoelet:ammetto che la cultura é importante ma é il metodo con cui si vuole sostenere che non approvo.
    la sanità? la consideriamo importante? se la risposta é si é corretta anche l’azione di protezione fatta nei confronti delle parafarmcie e dei prodotti generici.
    i trasporti sono importanti? se la risposta é si allora é corretta la mancata liberalizzazione dei taxi che ha permesso di proteggere quella categoria.
    e via di seguito.
    capisco la tua posizione perchè vivi in prima persona tale realtà ma non trovo ragionevole sviluppare ulteriore protezione per rispondere a delle protezioni. non nel mercato che io vorrei per lo meno.

  • lucamcc

    E’ talmente complesso l’argomento che, credimi, anche chi è del mestiere ha serissimi problemi anche solo a farsi un quadro generale.
    Le complicazioni, per quel che ne ho capito io, sono di genere e di specie. Quelle di genere riguardano l’idea stessa di mercato, se “libero mercato” significa mercato senza regole o un mercato con poche regole ma uguali per tutti. Al momento io vedo un numero infinito di regole complicatissime e pasticciate che, a non voler essere maliziosi, per la loro stessa natura complicata finiscono sempre per avvantaggiare il pesce più grosso; l’ipermercato costruito a botte di agevolazioni e finanziamenti vende tutto dal salame al libro, il macellaio che ti vende un libro poco ci manca finisca in galera. Illegale ? Ingiusto ? Buttarla in vacca e prendercela contro le sporche multinazionali e via ? Vogliamo quindi andare contro la storia ? No, però certo è un libero mercato ben strano, e sembra funzionale a pesciolini sempre più grossi..sempre più grossi..chissà magari si torna a parlare in parlamento di scontistica sui libri proprio perchè nel nostro acquario di libri ora naviga un pesciolino bello grande di nome amazon al cui confronto i nostri squali [ibs bol mondadori bla bla bla] sembrano delle sardine.
    Le differenze di specie riguardano il libro stesso e le sue peculiarità. Al momento il legislatore ritiene che il libro e la sua diffusione siano particolarmente importanti, tanto da offrire un regime privilegiato funzionale alla sua diffusione [iva al 4%]. Si parte da qui, se si ritiene quel privilegio fondato allora ha senso anche parlare di scontistica controllata e altro [come gestire la scontistica è altro discorso]. Se invece si ritiene che libri e salami pari sono – detto senza sarcasmo- allora il discorso cambia.

  • jackzz

    Una legge che agisce solo a valle e lascia intatto tutto il resto è per forza una legge di cacca. Punto. E impedire gli sconti è come impedire i saldi dell’abbigliamento: in un modo o nell’altro si aggira il problema, tranne 2-3 stronzi senza coperture politiche che prendono la multa. E tutti al solito contenti in questo paese che trova sempre una scusa per negarsi un po’ di libertà e concorrenza, secondo l’adagio “beh oggi lui che vende libri, magari domani io che vendo pentole? fratello, difendiamoci a vicenda!”
    Sicuramente il babbo di qoelet (il simpatico giapponese di questa discussione) è davvero un genio del consiglio libresco, nessuno ne dubita, ma vorrà spero ammettere che un ragazzo precario del reparto libri fnac è in grado di dare consigli utili anche lui (che poi, stiamo tutto il giorno su internet e poi chiediamo consiglio al libraio?? dai..)
    Ps: ieri ho comprato un 6\7 libri da un baracchino di fronte al tribunale di milano, libri nuovi (o così parevano), non recentissimi – oscar mondadori ed einaudi e feltrinelli mi pare – con sconto che da 40 è passato al 48% a fine contrattazione (magari stedn3 può rispondermi.. erano rubati?).
    Ps2: c’è più cultura nella maglia di Brunello Cuccinelli sulle mie spalle che nella top10 dei libri più venduti attualmente in Italia.

  • pbocchini

    Questa roba e’ folle, illiberale e piu’ vergognosa del voto-menzogna su Ruby. Qui in USA nemmeno il piu’ estremista left-ish potrebbe non dico accettare, ma anche solo CREDERE che in un paese occidentale e presunto liberale succeda una cosa del genere.

  • sire

    quoto jackzz, anche se noto di stare dalla parte di chi non ha bisogno di un sostegno.

  • Luca Sofri

    Io che sono amico ed estimatore di molti librai, e che non ho ritenuto che questo pezzo trascurasse le loro ragioni prima che il Post lo pubblicasse – ma che le loro ragioni non diminuissero il senso delle cose che vi sono scritte – chiedo però più in generale alcune cose: c’è una differenza tra attuare misure che limitino il mercato per proteggere iniziative culturali e imprenditoriali ritenute di qualità, e fare la stessa cosa con i finanziamenti pubblici ai giornali? Chi decide dov’è la qualità e da cosa nasce la crescita culturale del Paese? Siamo sicuri che le grandi librerie Feltrinelli o Mondadori facciano così male alla promozione della lettura e della vendita dei libri? Siamo sicuri che la buona intenzione di proteggere alcune cose che ci sembrano degne di essere protette non si scontri con la legittimità delle iniziative commerciali legittime? Non abbiamo fatto già tutti questi discorsi sui supermercati e le botteghe e a un certo punto i supermercati hanno vinto, se non giustamente almeno inevitabilmente? Sono domande, e il dibattito è benvenuto, come quello che è già cominciato: il mio parere personale è che questa iniziativa legislativa non stia in piedi per principio, per le ragioni descritte nell’articolo e la palese sciocchezza delle argomentazioni addotte. E non credo che la chance ottenuta dagli italiani di pagare i libri molto meno comprandoli online sia una cosa così trascurabile. Ma il tema è decisamente ampio e la carne al fuoco benvenuta.

  • qoelet

    IL problema è che non viviamo in un mercato libero e che la conconcorrenza non riesce a regolamentare i prezzi.
    il punto centrale della questione, come ha rilevato giuseppeg è che se un libro nuovo può essere scontato del 20% è sbagliato il prezzo di copertina.
    Ricordo che il salumiere invece decide i propri prezzi.

  • lucamcc

    @jackzz, Noi di baracchini qui a napoli siamo espertissimi; tanto per restare sul tema mercato=regole, dimmi, a milano i baracchini quanto pagano di tasse ?

    ps: dopo laborioso e sfiancante brainstorming sono arrivato alla conclusione che o erano usati e fuori commercio [remainders].

  • Ryoga

    A me basta che sia chiaro a tutti un concetto: con provvedimenti di questo tipo mantieni i prezzi piu’ alti avvantaggiando le librerie a danno dei consumatori.
    Si instaura un cartello per legge, insomma.

  • enpese

    scusate pecco di semplicismo, ma di fronte a questa miriade di interessi incrociati divento pragmatico. Non compero ne comprerò mai un libro tipo Parodi, faletti, Vespa o qualche altra fuffa televisiva, quindi 10, 20, 50 o 100 % di sconto non mi interessa. Prendo i libri in biblioteca oppure li acquisto nella mia piccola libreria preferita (che non ha l’ultimo libro di Vespa esposo in mille copie in vetrina)quando voglio passare un’oretta tranquillo e con l’odore di libro fresco. Libreria che è sempre piena, senza sconti. Ho una certa avversione ideologica verso Mondadori, ma se devo prendere l’ultimo Roth ci passo sopra (Einaudi, parte del gruppo). Sto attento al prezzo e se posso evito di spendere 20 – 30 euro per una copertina cartonata e pubblicizzata ovunque. Se posso compro on line, soprattutto se si tratta delle grandi editrici. Amazon.it è una manna e sono convinto che sia una manovra esclusivamente a favore di Mondadori et al, solo per contrastare Amazon (e la grande distribuzione) sui grandi numeri. Eppoi se risparmio qualche euro in sconti magari mi prendo un libro in più. Divento però triste pensando che chi compra libri (che non siano Vespa o Moccia) è una piccola minoranza e quindi mi chiedo: la solita battaglia di nicchia? E noi siamo qui come al solito a diventare i paladini del pricipio, ma nei fatti il portafoglio di alti.

  • http://www.anakedview.com/ www.aNakedView.com

    Se sono queste le idee che arrivano dal PD, preferisco che se ne stia a pettinare le bambole.
    Fermate questa gente!

  • ildottorgola

    @giuseppeg perdonami ma questa retorica del valore aggiunto del piccolo libraio che resiste e fa cultura a me avrebbe anche un po’ stufato. Arrivo a dirti che invidio il fatto che tu abbia un rapporto diretto col tuo libraio, che vai lì e ci chiacchieri e lui ti dà i consigli, ma mi pare davvero una goccia nel mare. Io scopro libri ovunque, in ogni modo: dai blog ad anobii agli amici ai film ai conoscenti alla tv a qualunque altra cosa. Poi vado a comprarli in un posto che mi convenga, perchè libri ne prendo tanti: vado da Feltrinelli dove ho la tessera sconto (scarsa) e più di recente su Amazon, che (fino ad oggi?) fa prezzi davvero notevoli e dove si riesce a trovare di tutto (quello che risulta non disponibile lo diventa spesso in pochissimo tempo). Mi pare che questa sia l’ennesima legge protezionista che ci fa restare indietro rispetto al resto del mondo.

  • jackzz

    @lucamcc: usati non direi, oppure usati da uno che non li ha mai nemmeno tenuti in mano (tagliando prezzo ancora lì in copertina, per intenderci, no timbri “rappresentante” all’interno). Ero stupito anch’io, ma dato che il luogo è decisamente “famoso”, almeno per chi passa da milano (esattamente di fronte al tribunale, dall’altro lato della strada), magari ci toglievamo sto dubbio. Ciao.
    @sire: presi alla fonte con grosso sconto.. in ogni caso la storia imprenditoriale di cuccinelli è fantastica e meriterebbe un articolo. ciao.

  • http://www.facebook.com/people/Progetto-Cultura/100000517764059 Progetto Cultura

    Questa legge aiuta, come al solito, i grandi marchi editoriali, i gruppi che possiedono tutta la filiera editoriale (stampa, distribuzione, promozione e punto vendita) e che possono permettersi grossi sconti su grandi numeri!!
    Ma io, piccolo libraio, che vendo pochi libri e su ogni libro guadagno meno del 30% come posso permettermi di fare lo sconto del 10%, oppure del 20%!!! In più ho lo concorrenza spietata delle libreria online che hanno pochi costi fissi e alti margini!!
    In più non dimentichiamoci che le poste italiane hanno abolito le tariffe editoriali ridotte (riservate ad editori e librerie) per spedire libri ai clienti…
    Certo che le librerie chiudono!! Questa è la politica della cultura in Italia, questo è il giornalismo e l’informazione.

  • chibold

    Trovo l’articolo molto condivisibile. Nei commenti mi pare si faccia confusione tra due concetti: il valore del libro e il valore delle librerie. Il valore di un libro sta nel suo contenuto, non in chi lo vende: io che compro da Amazon leggo lo stesso contenuto che legge un altro che compra nella piccola libreria. Questa legge in nessun modo tutela/promuove/… il valore del libro, è soltanto puro protezionismo, che in maniera piuttosto vile viene fatto passare come promozione della cultura. Chi rivendica più tutele per le piccole librerie in realtà sta parlando del valore aggiunto di una libreria che non fa parte della grande distribuzione. Si può discutere se è il caso o no di riconoscere questo valore e tutelarlo (poi però bisogna rendere conto anche alle altre ben note categorie che tutelate non lo sono state per niente) ma i due concetti sono molto diversi.

  • chibold

    Ah, già che siamo in argomento: un bell’articolo sullo scandalo degli ebook? Come è possibile che costino quanto o più dei libri cartacei?

  • alessandro63

    Ok, ribaltiamoci: via la tutela corporativa al piccolo libraio indipendente; leggi di mercato, alla fine è un commerciante. Se non riesce a reinventarsi e sopravvivere, può sempre fare altro (ci fosse granché da fare, vabbè…).

    La cultura, meno costa, meglio è. Dunque benvenuta Amazon in Italia. Ehm. Qui il sospetto che si cerchi di tutelare i nostri “grossi” è effettivamente forte.
    Mondadori e Gruppo Messaggerie in primis.

    D’altronde, se si volessero tutelare i piccoli, beh… chi stabilisce lo sconto sui libri di cui godono le librerie, ovvero il loro margine di guadagno? Toh! Mondadori e Messaggerie… E chi stabilisce il prezzo originario di copertina? Toh…

    Bene, propongo una separazione delle carriere: chi pubblica i libri non li può distribuire. Eh! :-)

    Non so. Direi che concorrenza e “mass” sono due parole molto collegate.
    Io vedo due sole strade: a morte i piccoli, oppure fanculo alle liberalizzazioni.
    “Raga”, non so se ve ne siete accorti, ma la roba costa sempre meno, e misteriosamente il nostro potere d’acquisto non aumenta. A parte i numerosi ricchi impuniti.

    E dunque?

  • maxvader

    Ma una legge che aiuti la cultura non dovrebbe essere una legge che fa pagare meno i libri?
    E magari i cinema, e anche i teatri?
    Aumentando i prezzi alla fine non si aiuta proprio nessuno, perché diminuiscono le vendite.
    Comunque il dolce libraio che ti suggerisce cosa comprare mi sembra quanto di più antistorico possiamo immaginare nel terzo millennio.
    Un po’ come il costruttore di carrozze o lo spazzacamino…

  • Lewis H. Tonna

    @ Ryoga: i prezzi sono sempre quelli, lo sconto non significa che i prezzi diminuiscano. Anzi, in questi anni di sconti anche molto alti sotto le feste, i prezzi dei libri sono aumentati.
    Discorso diverso vale ovviamente per i remainders, che comunque sarebbero già capitale immobilizzato (a quel punto venderli a 3 euri sono 3 euri “in più”).
    Comunque non si creda che anche nelle librerie i libri più venduti non siano quelli di cucina, gli Wilbur Smith e i generi considerati “bassi”.
    @ Luca Sofri: obiezioni sensate. Nel merito, per quel che mi riguarda: sono favorevole ai finanziamenti ai giornali, ovviamente riformati (NO a incentivi sulla carta, sì a editoria cooperativa, associazionismo, a inizio attività, sconti postali per quelli locali, etc).
    E sì, come ho già scritto l’online fa mondo a parte. Non dovrebbe rientrare nelle categorie della legge anche se oggi come oggi un libro venduto online è quasi sempre un libro venduto in libreria in meno: ma con un po’ di lungimiranza si dovrebbe guardare alla tendenza di allargamento del mercato che l’online crea.
    Infine, l’esempio dei supermercati regge fino a un certo punto: perché la piccola e piccolissima editoria si regge anche sulle spalle della piccola distribuzione. Autori emergenti, ma soprattutto poesia contemporanea -bistrattata dalle grandi librerie, se escludiamo i grandissimi nomi- e storia locale, saggistica molto specialistica. Non che le piccole case editrici debbano avere un regime privilegiato, ma rispondere “è il mercato, bellezza” in un momento di crisi economica e insieme di forte trasformazione della fisionomia sociale del lettore mi sembra tarpare le ali a un settore che non ha ancora neanche avuto la sua chance fino in fondo.

  • http://corradoinblog.ilcannocchiale.it corradotruffi

    poi leggo tutti i commenti, magari qualcuno l’ha già scritto. ma intanto: ma Vincenzo Vita, poverino, l’ha mai letta la teoria della coda lunga?

  • superd

    una legge sul libro come questa – che prevede cioè un limite alla possibilità di applicare sconti ai libri – serve per proteggere le librerie che non appartengono ad una catena – e che quindi non hanno la possibilità di fare forti sconti – dalla concorrenza delle catene di distribuzionee dei supermercati … è una legge buona e giusta pur mantenendo la libera concorrenza nel mercato pone un piccolo limite per proteggere i piccoli dai grossi esiste: il divieto di applicare forti sconti sui libri esiste proprio per questo motivo in francia ed in germani due paesi in cui grandi e piccole libreirie convivono (mentre dove il limite agli sconti non c’è sono sparite) la legge è una garanzia della libertà economica in quanto mira ad evitare che si crei il monopolio di fatto della grande distribuzione faccio presente che esistono vari limiti antimonopolistici alla concorrenza in altri o in tutti i settori: per esempio si possono fare saldi solo in determinati periodi e le vendite sottocosto sono in genere vietate. certo che se siete disposti a consegnare il mercato del libro alle catene o ai venditori on line – che per ovvi motivi puntano solo a stravendere i 10 titoli best sellers – per risparmiare due eurini possiamo parlarne: però se deve essere capitalismo selvaggio allora capitalismo selvaggio sia e vinca il più tosto: ma intanto iniziate a pagare al 100 % scuola università e sanità ed a farvi licenziare senza tutele i miei liberisti del venerdì pomeriggio

  • jackzz

    update per fare un esempio concreto: voglio leggere “il procuratore della giudea” di anatole france: è un piccolo libricino sellerio ormai difficile da trovare sugli scaffali. La fnac me lo procura in 7 giorni minimo ed al prezzo di copertina. Il libraio di fiducia in 20 giorni minimo al medesimo prezzo. Bol, ibs e amazon in 3\5 giorni col 25% di sconto. Opto quindi per il corriere, anche se l’acquisto di impulso è così bello che, se ci fosse in libreria, lo prenderei direttamente e fanculo lo sconto. Per tagliare i costi di spedizione acquisto anche un hardcover americano, ediz. penguin. Incredibile a dirsi,ibs è il più conveniente (Gangleader for a day: 18,66 amazon, 17,16 di ibs, bol 19 e qualcosa). comunque anche li sconto del 25% circa.
    Ognuno tragga le conclusioni che vuole. By the way: il ragazzetto della fnac – fatalità – lo conosceva e mi ha consigliato un altro di france (da me evitato perchè prefato dall’ubiquo saviano). Al commesso della turbolibreria storica ho fatto lo spelling di a-n-a-t-o-l-e.

  • lucamcc

    @Luca
    Qui non si tratta di ragioni lese, di piccoli librai o di piccoli editori, c’era una fotografia della realtà che non corrispondeva al vero, punto; quella del cartello tra editori e librai è fuffa, i librai sono commercialmente estinti da un pezzo e gli editori [quelli che controllano la torta] sono gli stessi che in italia controllano distribuzione e vendita, in particolare la vendita online [eccetto il nuovo arrivato, amazon...].
    Quanto al resto, hai ragione, la botteguccia se l’è pappata il supermercato, il centro commerciale si è pappato il supermercato, e via così in futuro; discuterne intorno sembra voler cavar acqua dal mare con un secchiello, solo che quel mare [mercato] lo abitiamo tutti, e conviene a tutti che abbia regole chiare.

  • totoro

    Segnalo che nel resto dell’Europa stiamo messi come segue:

    - sconti vietati o quasi in Germania, Francia, Grecia, Olanda, Austria, Portogallo, Spagna e Italia.
    - prezzo libero in Belgio, Estonia, Finlandia, Inghilterra, Irlanda, Islanda, Polonia, Svezia, Svizzera, Rep. Ceca
    - sistema misto (possibilità di sconti, però regolati da accordi tra editori e librai): Danimarca, Norvegia e Ungheria.

    Detto questo, mi permetto di sorridere su chi sogna una soluzione semplice per un problema davvero complesso.

  • chibold

    @superd:”certo che se siete disposti a consegnare il mercato del libro alle catene o ai venditori on line – che per ovvi motivi puntano solo a stravendere i 10 titoli best sellers” Le librerie online in realtà hanno tra i punti di forza esattamente l’opposto. Tenere il libricino X che mi compra 1 cliente su 1000 non conviene se sono un libreria locale con piccolo magazzino. Se sono Amazon e raccolgo online le richieste di milioni di clienti, allora nel mio mega-magazzino tengo anche qualche copia di X, che ti faccio arrivare a casa nel giro di qualche giorno. E la coda lunga è coperta.

  • alessandro63

    @torotoro
    Semplice :-)))
    Obbligo per i gruppi editoriali che pubblicano, distribuiscono e pure vendono al dettaglio, a vendere al prezzo di copertina.

  • massimo55

    Il libro è solo un supporto, la cultura c’entra a volte sì e a volte no. Preteggere il prezzo dei libri non è proteggere la cultura, è proteggere chi produce, distribuisce e vende tali supporti. Ogni libro venduto in più è cultura, non ogni libro spiegato e/o consigliato. E quanto meno costano, più se ne vendono.

  • toniobruno

    ma che si faccia uno sgravio fiscale ai piccoli librai, che vendono cultura e non è facile, e lasciateci Amazon che i miei figli leggeranno un po’ di più

  • sire

    @jackzz: lo so chi è cucinelli, proprio per questo, e a maggior ragione se indossi un suo capo, non hai bisogno anche del mio sostegno eh eh

  • lucamcc

    Guardate che nessuno vuole “tenere il prezzo dei libri alto”, o proteggerne il prezzo, equivarrebbe al suicidio; le leggi per regolamentare gli sconti non regolamentano il prezzo di copertina, che rimane di pertinenza dell’editore e del mercato.
    Regolamentare gli sconti significa semplicemente consentire a più soggetti di competere sul mercato; se ci sono altre soluzioni ben vengano.
    Se l’editore x aumenta il prezzo del libro visto che non può gestire a piacimento la scontistica della filiera [che già controlla] arriva l’editore y [oppure l'editore z, w,k..] che gli soffia il mercato con prezzi più bassi.
    Se però alla fine sul mercato ci sono solo x e y che controllano tutta la filiera rendendola inaccessibile, indovinate un po’ chi decide il prezzo di copertina scontato o meno.

  • alessandro63

    Appunto, ci scordiamo il prezzo di copertina. Se chi stampa il libro appone il prezzo *e* decide quanto sconto fare ai rivenditori *e* vende lo stesso libro a prezzo scontato, c’è qualcosa che non va.
    La soluzione liberista estrema è di togliere il prezzo di copertina. Chissà se funzionerebbe.
    Ma finché c’è, qualcosa deve pur significare, e a qualche regola deve pur sottostare.

  • sire

    @alessandro63: semplice stamin…a.
    i gruppi editoriali che pubblicano, distribuiscono e pure vendono al dettaglio, anche se vendessero al prezzo di copertina, avrebbero comunque la possibilità di spazzare il piccolo dettagliante. Gli basterebbe vendere all’ingrosso ad un prezzo tale per cui, pur di avere un ricarico minimo, il dettagliante dovrebbe mettere in vendita un libro con un sovrapprezzo del 20% rispetto al prezzo di copertina: insomma il classico sticker sopra il prezzo…

  • sire

    però che bello tutti questi post su questo argomento!

  • Cosimo Tanticchia

    Compro molti libri all’ anno, oltre 30, quasi tutti scontati o in offerta. Vorrà dire che ne comprerò di meno : il mio budget è sempre lo stesso.

  • jackzz

    @sire: concordo sul confortante numero di post e.. sostienimi! siamo tutti nudi di fronte a questa legge!

  • riccardor

    avete letto sire?
    “# sire scrive: 4 marzo 2011 – 15:32:40

    …e io intanto mi scarico i romanzi dal muletto e me li carico sul kindle, free ovviamente

    Io da lettore, tanti libri non li compro perché costano troppo, e li cerco in biblioteca.

  • alessandro63

    @sire
    Of course, si provoca e ci si pensa…
    Possiamo rigirarla come vogliamo, ma se questi controllano l’intera filiera c’è poco da fare. Forse dobbiamo essere contenti che siano stati costretti a far passare una legge protezionistica per via dello sbarco di Amazon. Perché non controllano solo l’intera filiera ma sono anche lobby politicamente influente…
    D’altronde, questa è la patria del conflitto d’interessi, no?
    A proposito: sul controllo degli sconti dei farmaci da banco, ci sono notizie? ;-)

  • alessandro63

    doppio post:
    come mai si chiama “conflitto di interessi” e non “concorrenza di interessi”? Forse perché al conio della definizione ancora si credeva che fosse necessaria una soluzione?

  • superd

    x chibold : no non è così anche i venditori on line puntano sui best sellers e facilitano l’acquisto di quelli perché ne hanno i magazzini pieni (loro ed i distributori da cui si forniscono) per poter offrire la consegna in 24 ore ma sopratutto per poter far sconti maggiori (ti prenoto una valanga di esemplari di un solo titolo e tu mi fai lo scontone così io faccio lo scontino al cliente e metto fuori gioco i miei concorrenti: li si torna) … l’interesse del lettore è che ci sia una offerta varia e variegata che va dalle librerie di catena (che mi piaccion e dove acquisto volentieri libri) librerie indipendenti (che mi piacciono e dove acquisto volentieri libri) librerie on line (che mi piacciono e dove acquisto volentieri libri) e settori libri dei supermercati (che mi piacciono meno ma dove ho comprato libri) senza che nessuna di queste realtà si mangi le altre ….. il capitalismo senza regole antimonopolistiche (quale questa legge è) è una esperienza brutale in cui si afferma un monopolio o un oligopolio in confronto al quale il consumatore ed il cittadino non ha alcun potere ed esce sempre perdente …

  • Pingback: Grazie per il pensiero | Il blog di lucacicca

  • Lewis H. Tonna

    @ alessandro63 Macché Amazon, la proposta di legge è di giugno 2008 (e sia chiaro, quel che dice l’altrimenti controllato Vita è una sciocchezza).
    Comunque, a leggere bene il testo di legge per come proposto dal link, mi viene in mente che probabilmente l’espediente che verrà usato sarà quello di fare uscire prematuramente alcuni titoli dal catalogo. In risposta a Riccardor, direi invece che il circuito che si viene a creare tra biblioteche e acquisto dei libri è virtuoso: un libro che non si hanno i soldi per comprare è già ad ogni modo un libro che non si acquisterà, mentre il fatto di averlo disponibile in biblioteca fa sì che dello stesso autore si possano conoscere altri titoli e consigliarne ad altre persone; senza contare l’effetto di avviamento alla lettura nei confronti dei più piccoli.

  • alessandro63

    @Lewis H. Tonna
    Avevo letto che si trattava di vecchia proposta, ma il fatto che sia passata adesso legittima qualche sospetto. Poi sarebbe interessante confrontare la proposta originale con quella approvata…

  • sire

    @riccador: mica sarò il solo a violare le leggi del copyright pur sapendo di violarle, d’altronde se maroni ammette che usa il muletto per scaricare musica…
    di soldi in libri ne ho sempre spesi pochi.
    ho frequentato assiduamente le biblioteche fin dai tempi del liceo perchè (tra le altre cose) le ritenevo anche un ottimo posto di “falconaggio”.
    la prima cosa che ho imparato all’università è l’indirizzo delle copisterie.
    in compenso mi vanto di pagare tutte le tasse fino all’ultimo centesimo.
    sono fatto così, che ci vuoi fare?

  • jackzz

    dispiace che nessuno – me compreso – abbia finora fatto i complimenti alla redazione per la finezza nella scelta della foto!

  • lucamcc

    Vorrei rivolgere un appello.
    Chi sa parli.
    Chi può agisca.
    Ma è tempo di fare qualcosa contro la potente e spietata lobby delle piccole librerie, agire uniti contro questo terrificate cartello corporativo, dico, un cartello corporativo.

    http://www.francescocosta.net/2011/03/04/la-rivoluzione-illiberale/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Francescocosta+%28francescocosta.net%29

  • piti

    Vorrei introdurre un elemento, magari non decisivo, che è stato trascurato in questo lungo scambio di commenti.
    La famosa “piccola libreria”, che è stata accostata da molti al macellaio o al fruttivendolo al dettaglio, ha una caratteristica che, per come vivo il libro, conta parecchio. Ovvero, tu entri, pensi a un certo libro, o anche a nessuno in particolare, guardi, sfogli, leggi una quarta di copertina, due pagine a caso, riponi il libro, ne guardi un altro di cui magari ignoravi l’esistenza o te ne eri dimenticato, ci pensi, e insomma assaggia qua assaggia là, alla fine esci con qualche libro che mai avevi in mente entrando nella “piccola libreria”. Se compro qualcosa per esempio tramite IBS, quelle sopra sono azioni precluse: compro quello che sapevo già di volere. E questo è un limite. E naturalmente, questo esempio non vale per il macellaio o il fruttivendolo di vicinato, eclissati dall’iper.

  • sire

    @piti: per me non è esattamente così. la libreria più vicina a dove abito è a 3 quarti d’ora d’auto. e non ho nemmeno un centro commerciale nelle vicinanze perchè la comunità è così piccola che nessuna coop/conad ci verrebbe a investire un euro. su molti siti che vendono online invece ci sono dei suggerimenti che si basano sulle scelte che altri utenti hanno fatto quando hanno acquistato un prodotto che io ho appena messo nel carrello.

  • plato

    leggerò di meno np

  • http://www.facebook.com/people/Polipo-De-Polipi/790818686 Polipo De Polipi

    parlo da libraio indipendente e di periferia…
    il discorso non è semplice come lo fate. Molti di voi parlano da clienti (ed essendo stato anch’io cliente per molti anni capisco benissimo) ma non si può ragionare con solo un punto di vista. Il principio del libero mercato è sacrosanto, ma ci devono essere regole che mettano tutti sullo stesso piano, sennò non è un libero mercato ma un monopolio.
    Questa legge non è perfetta, è una pezza “all’italiana” e proprio per questo alcune case editrici vi si sono schierate contro (vedasi http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com ).
    Chi ne parla come una legge contro amazon non sà che la proposta di questa legge è precedente di molto all’arrivo di amazon in italia.
    I punti sollevati nella discussione sono interessanti e bisogna discuterne ma a volte secondo me si pecca di superficialità.
    enrico

  • winniepooh

    Le piccole librerie che conosco sono o squallide (negli ambienti, nei proprietari, nei libri che vendono) o gestite da persone del tutto impreparate. Avró avuto sfortuna. Non é che nelle grandi catene (Mondadori, Feltrinelli…) le cose siano migliori, ma ho piú scelta, tempi piú rapidi nelle prenotazioni e nelle ordinazioni e, nella Feltrinelli che conoscevo di più (non so se sia cambiata) un paio di poltroncine per sedersi e sfogliare i libri, come esistono in librerie di molti paesi europei (in Germania c´é anche la macchinetta per le bevande calde…).
    Da lettore che acquista molti libri (e nelle librerie anche dvd) ritengo la proposta di legge sciagurata. Tanto il sottoscritto, anche per motivi logistici, compra sempre piú online. E, se possibile, con lo sconto e le offerte. Perché ormai, cari librai, vi dovete rassegnare: come online si comprano macchine fotografiche, fiori, computer, müsli e persino automobili, si acquisteranno sempre piú pure i libri.
    Questa ricerca delle eccezioni alla regola é proprio tutta nostra, eh?

  • http://www.facebook.com/people/Polipo-De-Polipi/790818686 Polipo De Polipi

    aggiungo per sfatare un mito…
    i paesi dove le vendite di libri sono alte (qui in italia sono parecchio basse) sono proprio quelli dove il mercato è tutelato da regolamenti simili.
    enrico

  • Pingback: Il senso del PD per i libri - manteblog

  • Lewis H. Tonna

    @ piti In realtà quel che scrivi a proposito delle piccole librerie VS librerie online varrebbe per tutte le librerie fisiche. Per converso, questo vale forse in modo più marcato nella grande distribuzione dato che dietro alla disposizione dei libri negli scaffali di una Mondadori stanno più studi di ingegneria gestionale che in mille piccole librerie. Quindi per invogliare all’acquisto funzionano meglio, anche se ognuno di noi diventa un utente sempre più “individuato”.

    Se però parliamo di che cosa dev’essere una libreria, allora il discorso cambia e ha ragione piti. In questi anni in Francia un dibattito simile è avvenuto per la Fnac e in Italia per Feltrinelli: secondo me è difendendo i libri che si difende la cultura -e qui purtroppo si dovrebbe parlare dei cataloghi che “invecchiano” sempre più velocemente e della grande quantità che finisce, ahimè, al macero- ma andando oltre è giusto dire che per difendere la cultura ci vuole anche un’idea di libreria diversa da quella di un qualunque altro esercizio commerciale.
    I lavoratori Feltrinelli avevano molte ragioni, alcune sono riportate qui http://www.aib.it/aib/editoria/n18/0916.htm3 nonché nelle vecchie entries del blog Effelunga.

  • cris78

    Questo articolo è demagogico e totalmente disinformato rispetto alle questioni fondamentali che riguardano il mercato editoriale globale oggi. Consiglio di leggere i libri di André Schiffrin – importante editore americano da 40 anni – per farsi un’idea di quello che il mercato del libro oggi è diventato. Mentre prima si chiedeva agli editori di produrre utili del 4%, oggi che le case editrici principali sono nelle mani di gruppi economici di dimensioni enormi (fenomeno non solo italiano ma globale) si pretende il 15 o addirittura il 20%. In queste condizioni la qualità della produzione si abbassa, la letteratura di ricerca e l’editoria scientifica sono costrette alla nicchia e rischiamo di trovarci con un mercato in cui la diversificazione dell’offerta culturale sarà sempre meno e meno qualificata.
    Leggi che bloccano il prezzo dei libri sono riuscite a garantire la sopravvivenza delle librerie indipendenti in molti paesi europei. Il problema non è che questa legge venga discussa anche in Italia – magari ci fosse un analogo di quella francese – ma che purtroppo la proposta non è abbastanza efficace e, come diceva Polipo de Polipi, mette solo una pezza.
    Se non si conoscono a sufficienza le questioni non si possono scrivere cose così populiste.

  • http://lafuori.wordpress.com/ miche fax

    io compro una quarantina di libri l’anno e faccio ormai quasi sempre così. Girando per blog e siti web seguo i miei percorsi, leggo le impressioni e i commenti degli altri, schivando gli spoiler. Poi me ne frego dei 2 euri di sconto online e vado in libreria, uscendone spesso con un libro che è diverso da quello che avevo preventivato. Qui entra sta la bravura del commerciante. Se nella piccola libreria trovo la persona competente che mi consiglia col sorriso, fa due chiacchiere, facile che ritorni. Se trovo l’orso bruno che mi squadra dall’alto in basso chiedendosi se per caso abbia osato in vita leggere “harry potter”, vado alla Feltrinelli dove posso darmi l’aria da intellettuale svampito con la ragazza carina alla cassa dicendole che “dimentico sempre a casa la tessera sconto”. comunque il pezzo è più prolisso del mio commento.

  • massimo88

    bravo miche fax
    diceva qualcuno, non importa quanto costi il prodotto ma quanto è forte lo sconto. in germania lo sconto non esiste in francia è simbolico mentre in inghilterra il prezzo è libero. Qùa vi piace godere quando vi fanno pagare un libro 25 euro dove sul prezzo di copertina hanno scritto 50 perchè siamo un paese di pecoroni. provate ad eliminare gli sconti ed i libri avranno il loro prezzo reale e i piccoli editori cresceranno ed in libreria ci trovate i librai e non ruby.

  • http://www.foucault.it crack

    “Si tratta naturalmente di un’operazione legittima, purché lo si dica apertamente”.

    ora che le associazioni di categoria se la suonino e se la cantino scrivendosi pure le leggi non è che sia proprio legittimo. A meno che non riconosciamo apertamente e decidiamo che ci sta bene che lo stato, e l’attività legislativa, sia lo strumento di potere di classi, corporazioni, arti e mestieri. Capito Marx?

  • http://nononoeno.splinder.com/ akiro

    @www.aNakedView.com:
    >Se sono queste le idee che arrivano dal PD,
    >preferisco che se ne stia a pettinare le bambole.

    c’è un piccolo particolare, che purtroppo è stato approvato quasi all’unanimità… quindi non è che ci sia proprio un’alternativa.

  • http://www.foucault.it crack

    @akiro
    è anche vero che dalla casa delle libertà me li aspetto provvedimenti illiberali in difesa di interessi corporativi, dal pd no.

  • bolix

    i poll andar tutti in mona tant mì me i compre su Ebai ………..

  • http://raffaele-birlini.blogspot.com/ Raffaele Birlini

    De Benedetti ha proposto a più riprese di tassare l’adsl per sostenere gli editori. Non è solo: Barbareschi, D’Alia, Carlucci, sono molti i parlamentari che sostengono le ragioni di chi vede in internet un pericolo per gli affari e che non perdono l’occasione di demonizzarlo sventolando addirittura spauracchi criminali e previsioni catastrofiche (il Papa, stupendo molti osservatori, invece fa il contrario, sostenendo apertamente internet fin dall’inizio del suo pontificato).

    La pressione lobbistica influenza entrambi gli schieramenti, il punto che sottolinea questo articolo è che se a destra, nel partito che per tradizione si vuole conservatore e protezionista, sarebbe in qualche modo prevedibile nel tutelare gli interessi economici dei suoi elettori, è invece una delle tante prove che la sinistra sta in questo periodo rivendicando il ruolo di forza politica chiusa alle riforme, al cambiamento, alla concorrenza, rivelando incoerenza con la pretesa realizzazione di una politica progressista.

    Mentre all’estero hanno partiti sia di destra che di sinistra usciti da tempo da logiche economiche e politiche già vecchie nel secolo scorso, noi abbiamo entrambi gli schieramenti ancora vincolati a corporazioni, invischiati direttamente nei problemi di gestione di gruppi industriali (che non è politica industriale, è commistione e intrallazzo tra pubblico e privato, spesso rivelato in sede giudiziaria dal finanziamento illecito ai partiti), nel paese delle corporazioni, dei registri professionali, delle rappresentanze, delle licenze, del numero chiuso e dei concorsi truccati, delle caste. Alcuni dicono che è perché all’estero i politici sono più giovani, ma siamo sicuri che se mettessimo 30enni in parlamento le cose cambierebbero? Questa è l’Italia, è così, e lo è non da oggi ma da 150 anni, auguri, aspetto che cambi da decenni, diventando più simile a paesi ‘normali’, ma ormai non ci credo più.

    Ah, la libreria qui le commesse non consigliano niente, non chiedono la laurea in lettere né impongono corsi di aggiornamento professonale per vendere libri. E il libri più venduti sono quelli che pubblicizza la tv, scritti da quelli che lavorano in tv o che vengono invitati nei programmi della tv. O i soliti bestsellers americani. I libri non sono per forza cultura, possono tranquillamente essere – e i libri più venduti lo sono – mera informazione o semplice intrattenimento, spesso e volentieri anche di scarsa qualità. La cultura anche in libreria la devi cercare, è diventata merce rara oggigiorno, la cultura, e tirarla in ballo come scusa per promulgare una legge come questa, che valorizza la cultura alzandone il prezzo, è meschino e patetico, ma normale, da noi, normalissimo. Come quando giustificano il dover comprare ogni anno nuovi libri di scuola, gli esempi si sprecano. Ops, mi son distratto, non mi sono accorto che stava diventando un commento fiume, scusate la prolissità.

  • gekato

    Tutta fuffa. Articolo indecente: i concorrenti degli editori non sono le librerie. In Italia il prezzo del libro è imposto, lo sconto non lo abbassa, anzi: lo ha alzato. Poi quando c’è uno sconto salta tutta la filiera distributiva. La politica degli sconti selvaggi ha appiattito tutto il dibattito editoriale. Si entra in una libreria e non si parla di libri, ma ti taglio prezzi. America e Inghilterra sono modelli devastanti, la Francia ha saputo far di meglio.

  • enricodelfini

    conciliare libertà (di mercato e di impresa) con qualità e servizio; e mettere d’accordo scrittori editori librai e acquirenti, è oggettivamente impossibile.
    La mia immodesta proposta, che si può applicare in generale al rapporto tra punti di vendita “ipertrofici” (ipercentri, shopping centers) e piccoli negozietti romantici e all’antica, è di controbilanciare la oggettiva potenza “quantitativa” dei mega-centri (librerie e non solo) con norme restrittive sugli orari di apertura.
    In America, i grandi magazzini tipo Bloomingdale hanno orari ben definiti (9-17). Le apertura notturne sono per lo più appannaggio di piccole imprese familiari o quasi. Se hai urgenza di un ombrello alle dieci di sera o alle due di notte, troverai chiuso Macy’s, ma potrai rivolgerti al bengalese o al portoricano che tiene aperto il suo negozietto. In Italia la tendenza è opposta: i mega centri commerciali stanno aperti alla sera fino a tardi, spesso anche al sabato e alla domenica.
    Anche per le librerie potrebbe studiarsi una soluzione che lasci alla grande distribuzione alcuni vantaggi 8anche gli sconti magari); ma consenta al “libraio” di far valere la sua competenza e la sua professionalità non sul piano del prezzo, ma del servizio (compreso l’orario).

  • lucamcc

    Torno a ribadire, si può essere favorevoli o meno, però sarebbe opportuno avere almeno un’idea di ciò di cui si dicute; e qui non si parla di tutela delle piccole librerie, che peraltro non hanno bisogno di alcuna tutela essendo commercialmente già belle che estinte da un pezzo, ma di tutela del libro tutto.
    L’idea che muove questa legge [e le tante altre che stagnano in parlamento] è la regolamentazione minima del mercato, partendo dal presupposto – notoriamente illiberale – che un mercato aperto a tutti i soggetti sia un mercato più libero e più competitivo se paragonato ad un mercato controllato da pochi soggetti che si spartiscono tutto [vedi la situazione attuale].
    Che poi si torni a parlare di questa legge ora che gli interessi dei soggetti attualmente dominanti sul mercato sono messi in discussione dallo sbarco di un gigante come amazon è pura coincidenza.

  • karl

    ma come fate a parlare di lobby e di corporazione?
    ma avete visto chi firma l’appello
    http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/
    non c’è neanche una delle grandi grandi case editrici, ci sono solo case editrici medio piccole, che sono tutto tranne che un gruppo di potere.

  • Luca Sofri

    Il dibattito mi pare ricco e vario abbastanza, quanto basta a rendere un po’ superficiali le pretese di alcuni che l’articolo fosse così incompetente e implausibile. Aggiungo un paio di osservazioni: una è che ridurlo a se siano meglio le librerie piccole o quelle grandi è un po’ riduttivo. L’altra è che è altrettanto parziale ridurlo a cosa salvi le piccole librerie: se l’unico obiettivo condiviso fosse la salvezza delle piccole librerie, si farebbe presto a trovare regolamentazioni che ostacolino ogni altra iniziativa imprenditoriale. Ma direi che ci siano anche altre giuste aspirazioni, di principio e di concretezza, conflittuali tra loro: dimostrate dalla discussione in corso qui e insoddisfatte da questo disegno di legge. Di questo parla l’articolo.

  • francesco1980

    Io ho una domanda, perchè leggendo la legge non l’ho proprio capito.
    Il tetto agli sconti varrà anche per libri di editori non italiani venduti, ad esempio su Amazon, in Italia?
    Uso Amazon per i libri in lingua inglese che le librerie italiane vendono con quel carinissimo sovrapprezzo che ti fa passare la voglia (non meno di 11-13€ per un qualsiasi tascabile), spero che almeno lì possa star tranquillo.

  • lucamcc

    Mi sfugge il nesso di causa; se un’ articolo è plausibile e competente c’è dibattito mentre se non c’è dibattito non è plausibile e competente ?
    Quindi tutti gli articoli senza un commento sono scritti male ?
    E se il dibattito verte [anche] sul fatto che l’articolo parte da premesse piuttosto fantasiose che si fa ?
    Concentriamoci sui contenuti, è meglio.

  • karl

    io non trovo molto utile il dibattito intorno a salviamo o no le piccole librerie, avrei trovato molto più interessante se il dibattito fosse stato intorno a: questa legge favorisce o contrasta le piccole case editrici? perché i primi 4 gruppi editoriali che da soli controllano il 60-70% del mercato sono favorevoli a grossi sconti mentre gran parte del resto delle case editrici è favorevole. Negli ultimi anni (facciamo gli ultimi 10-12) la politica degli sconti ha portato a una riduzione dei prezzi dei libri? ha portato a un aumento dei lettori? Nei paesi dove si fanno gli sconti che succede(borders UK e USA sono, purtroppo, fallite, ma non credo che questo c’entri molto)? e in quelli dove non si fanno?

  • cris78

    No Sofri, il dibattito fino a qui a me pare – tranne che per alcuni interventi – puro scambio di opinioni da bar tra molti disinformati che parlano di legge illiberale e disquisiscono dei divanetti imbottiti delle librerie feltrinelli. L’articolo è pessimo e il tuo intervento approssimativo, che non entra affatto nel merito ma difende a priori quanto scritto sopra, lo dimostra. Quali sono le “altre giuste aspirazioni” di cui parli? Quali sono i soggetti in campo e in conflitto a cui fai riferimento? Il problema non è la legge che blocca il prezzo del libro, ma il fatto che in Italia la legge così come ce la ritroviamo ora continua a proteggere i grandi gruppi editoriali, Mondadori in primis. Mi aspetterei che chi scrive un articolo sull’argomento abbia competenze precise su come è fatto il mercato editoriale globale, a chi appartengono le principali librerie on line, come funziona la distribuzione, qual è la situazione in altri paesi. Io qui vedo solo cose generiche e completamente fuori fuoco e in più la demagogia del povero consumatore danneggiato perché non avrà più i suoi sconti. E il danno culturale? E quello economico che continuerà a colpire l’editoria e i librai indipendenti? Giusto criticare il provvedimento di legge, ma non per le ragioni qui radunate in maniera maldestra.

  • Luca Sofri

    Vedo pochi argomenti e molta presunzione in questa reazione: ma non intendo essere complice di una disdicevole tendenza a saperla lunga su idee e competenze dell’interlocutore. Fai sapere cosa non va in questa legge e cosa si deve fare secondo te, indicando se la tua priorità è “il danno economico” per le librerie o per l’editoria, se è la maggiore diffusione di qualità culturale, se è la maggiore diffusione di libri, se è la salvaguardia di alcuni principi di liberalismo, se è l’illusione di fermare un cambiamento con iniziative legislative proibizioniste. Queste sono solo alcune delle questioni in ballo: che “il problema” sia che questa legge protegge i grandi gruppi editoriali è piuttosto limitata, come visione del problema. Ma persino questa è comunque citata nell’articolo.

  • popinga

    Passano gli anni, cambiano i governi, ma il motto è sempre uguale a se stesso: “socializzare le perdite, privatizzare i guadagni”. I prezzi dei libri devono essere liberi, punto. Perché mai la maggioranza dei consumatori dovrebbe caricarsi l’onere di tenere aperta qualche libreria in più del necessario? Tanto più che il libro comprato è sostituibile benissimo con un suo affine, il libro preso in prestito.

    In quale universo parallelo l’aumento dei prezzi dei libri porta a maggiori vendite? Ditemelo, almeno vado ad aprire una libreria in quell’universo. Grazie.

  • andreac

    Facciamo ordine.
    L’ebook è un bene troppo diverso da un libro perche’ se ne occupi una legge sui libri. Quindi, su questo sono d’accordo con Sofri.
    Ma il prezzo del libro cartaceo lo fa il mercato facendo incontrare domanda e offerta, con o senza legge sul prezzo dei libri. Nulla impedisce oggi a Einaudi di abbassare il prezzo dei suoi titoli, e se non lo fa è solo per ragioni di domanda e offerta. La possibilita’ di fare sconti serve a distribuire il profitto sui libri tra i vari attori del mercato (librai, editori, distributori indipendenti vs major, e ognuno tifi per chi vuole), non a favorire i lettori, che con la dinamica della domanda possono abbassare o alzare il prezzo molto piu’ di una legge. Chi difende le librerie rispetto ai supermercati non lo fa per nostalgia canaglia: teme che assetti monopolistici distorcano il mercato e lo allontanino dall’efficienza (in cui il prezzo dei libri corrisponde al loro “valore”), cio’ che davvero danneggia i lettori da che mercato e’ mercato. Non si gridi dunque al protezionismo ogni volta che lo stato interviene regolando il mercato per evitare monopoli: e’ il ruolo di tutte le agenzie anti-trust o anti-dumping, che non sono state inventate da Breznev: distorcono il mercato, certo, ma impediscono distorsioni peggiori.

  • andreac

    In ogni caso, per i dubbiosi basta osservare il mercato edioriale francese (prezzo fisso) e quello inglese (prezzo libero) per farsi un’idea, dati alla mano.

  • http://charlottebook.wordpress.com/ Carlotta

    In questo articolo ci sono diverse cose che non vengono valutate (o magari io non le ho colte).
    Premetto che se non fossi stata del settore certe cose non le avrei colte nemmeno io.
    A) Partiamo dal presupposto che a meno che un editore non sia scemo se è indipendente i prezzi alti non li tiene. Se sconosciuto, spesso pubblichi autori sconosciuti… ma chi vuoi che ti compri?
    B) In teoria con lo sconto libero io editore posso concordare lo sconto che voglio con il libraio giusto? No, sbagliato. Perché il libraio e indipendente ci già guadagna poco così. Le catene devono privilegiare i LORO editori.
    C) I grossi gruppi hanno un maggior margine di guadagno e hanno in mano le catene quindi possono fare quello che vogliono.
    D) In Inghilterra il prezzo del libro e lo sconto sono liberi. Librerie ed editori indipendenti hanno chiuso. Alla fine si vendono meno libri in generale e anche i Grandi soffrono.
    In Francia hanno messo una legge che limita lo sconto. Il mercato del libro prospera [Sì insomma per quanto possa prosperare di questi tempi].

    Non mi sono dimenticata del lettore: io da lettrice preferisco spendere 2/3 euro in più ma poter scegliere che dover arrivare in libreria e comprare quello che vende di più.
    La dimostrazione del fatto che i lettori vogliono scegliere ce l’abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi.

  • Pingback: Lo sconto sui libri | Liblog

  • yamau

    Sono un operatore del settore, penso che il nocciolo del problema sia prima di tutto nel separare l’aspetto commerciale dell’oggetto libro dalla sua natura culturale. Ora se in Italia abbiamo livelli di lettura da terzo mondo che fare per aumentare questo livello? E qui l’aspetto culturale si scontra con le necessita dell’impresa commerciale che in un mercato così povero ha bisogno di spingere verso una verticalizzazione della produzione ( in pratica i megaseller e i best seller che garantiscono – diciamo così – l’esistenza degli altri titoli che spesso con i risultati di vendita non pagano neppure i costi). Ancora la vendita in Italia e’ determinata spesso da fattori esterni al loro essere libri quanto piuttosto da fattori estemporanei come uscite di film tratti da (quando non derivati da), fatti di cronaca, trasmissioni (non so quanto disinteressate, vero Fazio?) ecc. Sono queste le leve che, detto dell’assenza di un sufficiente bacino di lettori non casuali determinano poi le scelte editoriali degli editori che possono così trovare il jolly( mettiamo della Parodi di questo natale ) che non credo possa essere un risultato che possa contribuire allo sviluppo di un mercato virtuoso ( dal punto di vista culturale). Casomai mi pare sia indubitabile la sempre maggiore divaricazione tra la doppia natura dell’oggetto libro che sempre più mi pare perdere valenza culturale a vantaggio dell’aspetto di merce.
    Mi vengono in mente le Feltrinelli che in quelle che erano tempi della cultura vendono ora la ceramica e qualsiasi oggetto….
    Ora cosa c’entra tutto questo con gli sconti? C’entra nel momento in cui il problema dello sconto e’ assolutamente insignificante nel modo in cui e’ risolto nella legge approvata in senato. Produrrà un piccolo svantaggio alla grande distribuzione ( non saranno possibili più i megasconti, ma ricordiamoci che offrono al cliente uno sconto del 15% standard per tutto l’anno). Per il resto rimarrà tutto uguale in modo gattopardesco se mi consentite la citazione anche perché non sara’ difficile aggirarla ( in pratica tranne dicembre ogni editore potrà reiterare le varie campagne sconto semplicemente facendone poniamo invece che 1 di 2 mesi 2 di un mese….in quanto non esistono vincoli al numero di campagne consentite). I piccoli editori continueranno sempre di più a trovare spazi per le loro produzioni ( e qui lo sconto conta zero). I grandi editori e/o gruppi controlleranno sempre di più la filiera dalla produzione alla vendita. E i lettori diventeranno sempre meno lettori nel senso che aumenterà il loro numero (forse) ma a scapito dei libri che ognuno leggera’ in un determinato periodo (meno intensità e meno qualità, e anche questo penalizzera’ i piccoli editori).
    In pratica si tratta di una legge assolutamente inutile ( anche se in molti dicono che e’ meglio di niente) perché e’ una legge debole poco coraggiosa e che certamente non risolve gli annosi problemi di una ormai cronica malattia della lettura in Italia.

  • marquinho

    Cento commenti per una leggina protezionista, avessere depenalizzato la pedofilia forse le reazioni sarebbero state minori

    “Questa roba e’ folle, illiberale e piu’ vergognosa del voto-menzogna su Ruby.”
    Quindi sancire in forma solenne una balla sesquipedale è grave ma mettere un limite alle campagne promozionali troppo aggressivo lo è ancora di più. Ecco il giorno in cui farò un’affermazione così ottenebrata dall’ideologia, spero che i miei amici mi dicano qualcosa.

  • ghigo67

    Gli sconti che una libreria piccola ottiene dai grossisti (che sono di proprietà dei grandi gruppi) sono del 30%, che è il margine di guadagno fisso, ma non bisogna dimenticare che l’invenduto va in resa, e quindi si perde ben poco dell’investimento fatto. A questo punto chi legge libri di nicchia continuerà a rivolgersi al web, perchè solitamente molto più affidabile e puntuale della classica libreria di paese, chi legge solo i blockbuster (che sono la maggioranza) cercherà sempre più gli sconti; chi comincia ad essere pratico degli ebooks imparerà tutte le modalità per sproteggerli, il risultato saranno sempre meno copie vendute. Il liberalismo come sempre trionfa.

  • rccs

    Alla fine abbiamo una cosa chiara: ci troviamo nella situazione in cui abbiamo un colpevole (la grande editoria), una vittima (la piccola distribuzione), ma ad essere (blandamente) condannati sono dei terzi (i lettori).

    Non mi convincono le teorie qui sopra riportate secondo cui “minore è lo sconto, maggiori sono le vendite”. Per vari motivi:
    - Ammesso che realtà di altri paesi possano applicarsi alla nostra, finora son stati portati ad esempio quasi soltanto due paesi: Francia e Inghilterra. E gli altri? USA, Giappone, Spagna, Grecia, Svezia, ecc. non sono rappresentativi?
    - Mancano i dati. A parte le quote di sconto per legge citate, non ci sono numeri veri sui trend di vendita dei paesi citati, ne’ -e sarebbero molto utili- i confronti con i trend di ventita prima dell’applicazione delle leggi sugli sconti;
    - Ma sopratutto, manca un analisi complessiva dello stato dell’editoria nei paesi citati. Anche da loro c’è un monopolio con intreccio di interessi tra editoria e distribuzione? L’informatizzazione dei cittadini? Quanto leggono all’estero, quanto leggiamo noi? Quanto costano mediamente i libri laggiù?

    Ritornando ora la legge italiana. Mi sembra una battaglia di retroguardia per difendere una rendita di posizione (anche se capisco che per qualcuno possa essere vitale) come quella dei gestori delle videoteche contro le trasmissioni in streaming, come quella dei direttori d’orchestra contro i produttori di grammofoni all’inizio del secolo scorso.
    Più che altro non vedo come questa legge possa incentivare all’acquisto di libri minori in librerie locali: quanti “lettori” della Parodi, spaventati dal sovraprezzo di 2 euro, invece di comprarne il libro ben disposto davanti alle casse del supermercato, andranno a cercare una libreria indipendente per accaparrarsi l’ulrimo Paasilinna?
    Invece, i piccoli librai, piuttosto che specializzarsi, piuttosto che cercare di conquistare acquirenti facendo sconti sulla saggistica “di qualità” (che raramente fanno i supermercati) preferiscono cercae di rosicchiare la loro quota di margine dai soliti bestsellers.

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  • http://www.facebook.com/people/Marcello-Semboli/787433852 Marcello Semboli

    Ma quale tutela della cultura?
    E’ una diatriba come quella dei farmaci da banco.

  • monicacrassi

    caro post,
    sei completamente fuori strada.
    ti do una mappa con cui aiutare te e i tuoi lettori ad avere qualche indicazione in più:
    http://leggesulprezzodellibro.wordpress.com/
    affettuosamente,
    monica.

  • http://www.facebook.com/people/Manuele-Vannucci/1156936151 Manuele Vannucci

    La questione che mi pare l’articolo ignori è che il libro è uno dei pochi prodotti col prezzo di copertina. Non è un prodotto a prezzo libero.

    Le grandi case editrici non hanno problemi a mettere prezzi di copertina un po’ “gonfiati” e poi fare campagne selvagge di sconti del 15 o 30 percento.

    Le piccole case editrici invece se vogliono avere la speranza di esser lette, devono mettere sulla copertina prezzi competitivi. Senza poi avere la forza e la possibilità di applicare su quei prezzi ulteriori sconti.

    La legge ideale sarebbe: prezzo fisso e zero sconti. MAI, a meno che il libro non sia destinato la macero. Questa legge qua è un compromesso, ma almeno regola la brutta prassi del “sempre in promozione”.

  • christianraimo

    Scusate,
    ma se è vero che per me Il Post fa un lavoro notevole da un punto di vista giornalistico, il suo modello di affrontare un tema così complesso con un piccato commento redazionale mi lascia molto molto perplesso. Perché dare spazio a un dibattito non può esimere dal prendere posizioni in merito.
    Luca Sofri, direttore, pubblica e dà risalto a questo articolo. Ci sono più di cento commenti in cui le tesi dell’articolo vengono non sono controbattute nel merito delle opinioni, ma anche e SOPRATTUTTO in quello dell’informazione, della documentazione. E non è poco.
    L’articolo non è solo schierato da un punto di vista, è privo di moltissime di quelle informazioni di cui il lettore ha bisogno per farsi una sua opinione critica. Queste informazioni gli sono state fornite dai commentatori. Ora non ammettere questo deficit , e rubricare questo lavoro come “benvenuta carne al fuoco” è, secondo me, limitante, oltre che ingeneroso.
    Anche perché l’esperienza dei Mulini a Vento, un gruppo auto-organizzato politicamente, che è riuscito a portare a casa questa legge sul libro, nasce PROPRIO da un vuoto: un vuoto di rappresentanza politica. Piacerebbe anche a me discettare di “rivoluzioni liberali” gobettiane, ma quando non sono io (lavoratore dell’editoria) che – come spesso – mi capita devo supplire a un ruolo che il pubblico (la scuola, la politica) molto spesso non svolge.
    Nessuno degli editori probabilmente si sarebbe esposto in modo così esplicito se ci fosse stato, nei partiti, chi avesse preso a cuore la questione di tutelare i progetti editoriali e aziendali delle case editrici da una parte e la bibliodiversità dall’altra.
    Facciamo un esempio? Molti dei contributi – estratti dei libri – che vengono utilizzati sul Post a titolo gratuito credo (vedi l’estratto di Silvia Dai Prà, o le pagine di Enrico Brizzi) sono possibili proprio grazie all’immenso lavoro che i professionisti dell’editoria fanno ogni giorno.
    La “rivoluzione liberale” non si fa con un mercato deregolato, ma affinando le regole del mercato magari. La tutela di un riconoscimento di questa professionalità, che avviene anche a partire da una legge sugli sconti sui libri, mi sembra fondamentale.

  • hyksos

    Posso ridurre brutalmente la questione economica all’osso? Al di là dei titolari di librerie (grandi, piccole, online), che difendono legittimamente i propri interessi, i semplici lettori che difendono questa legge sono consumatori di un prodotto di nicchia (la piccola libreria) che vogliono farsi indirettamente finanziare tale prodotto dal resto dei consumatori, tramite i prezzi bloccati imposti dallo stato.
    Mi spiace, ma non mi sembra giusto. Peraltro ci sono modi migliori per sostenere la piccola editoria di qualità (mi sembra che molti associno la “piccola libreria” a questo genere di prodotti editoriali).
    Spiace a tutti scoprire che il nostro prodotto preferito non ha mercato

  • mininasdaq

    Questa discussione mi ha appasionato, tant’è che sono arrivata a leggere tutti i 100 e passa commenti.
    Più volte i commentatori hanno scritto che c’era superficialità e ignoranza della materia da parte dio chi scrivieva, e così prima di essere tacciata di essere un’ennesima improvvisata mi dichiaro, NON SONO UN’ADDETTA AI LAVORI, sono solo una media lettrice e come tale credo di poter portare la mia esperienza.
    Dicevo sono una media lettrice, certo se avessi più tempo leggerei di più e leggo di più ( anche sottraendo il tempo ad altre cose) quando vengo sollecitata.
    Non c’è niente di più emozionante ed accitante di perdersi in quel mare di pile ordinate di libri che sollecitano la vista prima che l’intelletto, che ci offrono le grandi catene di distribuzione di libri.
    Aggirarsi senza tempo, accarezzando, sfiorando talvolta, altre volte leggendo la copertina e o le prime righe, altre volte solo catturati dal titolo, per poi arrivare inevitabilmentre all’acquisto è un preludio al piacere che puo’ dare la lettura del libro stesso, che mai e poi mai sarà (per quello che mi riguarda) l’ultimo della Parodi o di Vespa , che non li leggerei neanche se me li regalassero.
    Così facendo è un po’ sognare un po’ perdersi in una mare infinito di possibilità è un amplificatore di sensazioni è fantastico.
    Orbene in una piccoola libreria un po’ sfigata, (non me ne vogliano i librai indipendenti ma è così la dimensione del piccolo commercio è perdente rispetto all’enorme disponbilità ed esibizione di merce, si merce perchè il libro, anche che veicola cultura, è sempre un oggetto) l’acquisto avviene solo se è mirato o se c’è il plusvalore del servizio consulenza del libraio,che però non è cosa certa.
    Ma comunque ci si perde il 50% del piacere che consiste in quel vagare e fantasticare a cui accennavo prima.
    Quindi viva sempre e sempre di più le varie feltrinelli, mondadori, giunti etc etc…. perchè demonizzarle?
    Nella mia esperienza è grazie a questa enorme esibizione e disponibilità di oggetto=libro se il mio totale di libri acquistati in un anno mette a segno qualche punto in più.
    E poi chi lo ha detto che le piccole librerie indipendenti sarebbero le deposiatrie del valore cultura ancorato al libro?
    Ma poi chi è che puo’ stabilire quando un libro ha un valore culturale e quando no?
    Insomma a me ste catalogazioni manicheiste mi fanno irritare, come quando si dice che la cultura in quanto valore è proprio della sinistra e quelli di detrsa sono un branco di pecoroni ignoranti.
    Certo se vogliamo riagganciarci al discorso ampio di voler far vivere ancora i centri storici, e quindi tutelare il piccolo commercio ( di tutti i tipi) allora basterebbe adottare un qualche provvedimento di buon senso come quello suggerito da uno dei commentatori , tipo con una disciplina degli orati mettere in concorrenza il libraio del centro storico con la megacatena commerciale, sul piano del servizio offerto , ma questo è un discorso completamente diverso.
    Un’ultima considerazione e qui magari qualcuno mi puo’ dare una risposta, da più parti è stato scritto che questo espediente di regolamentere gli sconti per protegere gli iteressi delle grandi catene ce lo saremmo potuti aspettare dalla destra , ma non dalla sinistra.
    Dalla destra si, in quanto portatrice di grandi interessi e protezionista.
    Ma non dovrebbe essere il contrario, non dovrebbe essere la destra liberale e invece la sinistra protezionista e statalista per volerci rifare ad una schematizzasione di massima?

  • karl

    @hyksos,no a me sembra il contrario, nessuno vuole imporre un prezzo minimo per libro, mentre negli ultimi anni a grandi sconti hanno corrisposto aumenti dei prezzi di copertina superiori al tasso d’inflazione, sembra molto di più che tutti i lettori dei libri debbano spendere di più per compensare i mancati guadagni dovuti ai forti sconti su un numero limitato di titoli.

  • marthafabbri

    Sono una editor, ho letto l’articolo e mi sono irritata. Meno male che ci sono diversi commenti saggi. E meno male che qualcuno chiede dati. Allora eccone qualcuno.

    La voce Fixed Book Price Agreement su Wikipedia è un buon punto di partenza sulla situazione della legge sul prezzo fisso in diversi Paesi (e rimanda a un po’ di survey, per chi ha accesso alle riviste):
    http://en.wikipedia.org/wiki/Fixed_Book_Price_Agreement

    Qui trovate informazioni di qualità su diversi mercati del libro, anche se non omogenee tra loro:
    http://www.buchmesse.de/en/networking/fairs_markets/book_markets/

    Che in Francia (sconto massimo del 5%) e in Germania (nessuno sconto) si leggano molti più libri che da noi è risaputo… Ma, giustamente, ragioniamo sui numeri. I dati tedeschi li chiederò. Intanto:

    Francia
    70 % of the French over the age of 15 read at least one book in 2008.
    39 % read 1 to 9 books.
    14 % read 10 to 19 books.
    17 % read more than 20 books.
    (Source: MCC/DEPS: Enquête sur les pratiques culturelles des Français 2008)

    Italia
    45,1% della popolazione di 6 anni e più ha letto almeno 1 libro nei 12 mesi precedenti
    44,9% ha letto da 1 a 3 libri
    15,2% almeno 12 libri.
    (Indagine Istat, La lettura di libri in Italia, febbraio 2009; http://tinyurl.com/625gmdk)

    Per chi vuol fare un ragionamento sul nostro grado di alfabetizzazione rispetto agli altri, qui si possono navigare i risultati dell’ultima indagine PISA:
    http://pisacountry.acer.edu.au/

    E vi prego, se vi siete persi l’ultima grottesca campagna governativa per la promozione della lettura, “Leggere è il cibo della mente: passaparola!”, correte a colmare la lacuna: http://tinyurl.com/ltqzns

    mth

  • http://www.facebook.com/people/Marti-Gi/1530882705 Marti Gi

    Le questioni affrontate nell’articolo sono fondamentalmente due:
    - maledetti protezionisti, il mercato libero favorisce sempre il consumatore
    - si dice di voler favorire la cultura e poi non si permette di venderla a poco.
    Trovo che moltissime siano le imprecisioni scritte attorno a questi due concetti e sinceramente mi aspetto che un giornalista prima di dire la sua dovrebbe presentare i fatti in modo chiaro. Detto questo, mi permetto di sottolineare due o tre cose che non credo siano state prese in considerazione.

    Il libro, in quanto prodotto editoriale, è sottoposto ad un regime speciale: il prezzo non è determinato dal mercato, ma dall’editore (legge 21/2001). Questo perché si dà al libro una valenza culturale e si crede che la sua produzione vada tutelata. Inutile dire che parlare di libera concorrenza in un mercato con il prezzo imposto è un po’ in contraddizione.
    Gli sconti fino al 15% concessi dalla legge si riferiscono ai librai che in questo modo diminuiscono il loro guadagno. Se invece la promozione viene dalla casa editrice lo sconto incide sul guadagno di quest’ultima. Lo sconto quindi non distribuisce i profitti tra tutti gli attori.
    Questa legge non fa altro che regolamentare una situazione che c’è già; una delle principali differenze, che nell’articolo curiosamente non viene citata, è l’obbligo da parte delle case editrici di rendere disponibili per tutte le librerie le proprie promozioni. Perché, indovinate, finora le promozioni feltrinelli c’erano solo nelle librerie feltrinelli perché al libraio indipendente non venivano proposte.

    Il 15% di sconto per tutti è per dare a librerie grandi e piccole le stesse possibilità, in modo che la competizione si giochi non sul prezzo, ma sulla qualità dell’offerta, dato che stiamo parlando di prodotti culturali.
    Questa legge non modifica molte le pratiche attuali, ma se non altro le regolamenta, mettendo dei limiti uguali per tutti alle svendite e alle promozioni.
    Questo sconto massimo tendenzialmente farà aumentare il prezzo dei libri del 15% perché, dato che la casa editrice sa che tutte le librerie, per essere competitive, lo attueranno essa potrà aumentare il prezzo senza che per il consumatore, apparentemente, cambi nulla.
    Quindi gli sconti aiutano il consumatore? Io non credo soprattutto se parliamo di sconti fatti da un distributore su un prezzo imposto dal produttore.

    Per quanto riguarda il fatto che il prezzo minore aumenti i lettori, purtroppo non è così. Fior di statistiche lo dimostrano, ma anche concettualmente è piuttosto chiaro: il prezzo influisce sulla quantità del bene desiderato, non sulla sua natura. Se ti piace leggere, con lo sconto potresti comprare più libri; se non ti piace leggere, non importa quanto poco costino, non comprerai libri. Fate la prova con qualsiasi altro bene che non vi piace: se facessero sconti sui cavoletti di Bruxelles che a voi proprio non piacciono, comincereste a mangiarne?

  • http://www.facebook.com/people/Marti-Gi/1530882705 Marti Gi

    Quello che in realtà mi ha colpito di più di questo articolo è come le vendite online vengano viste come alternativa ottima: Amazon diffonde la cultura! Come se andare in libreria fosse facile come avere una linea internet, sapere dove reperire le informazioni sulle novità editoriali, avere praticità con le transazioni online, andare su Amazon, avere la possibilità di ricevere la consegna o di andare a prendersi il pacco nel magazzino del corriere ai bordi della propria città (vi scrivo da una città che non ha una linea ADSL).
    Credo che considerare la vendita online un’alternativa a stesso livello della vendita in libreria (di catena o indipendente) non tenga conto delle esigenze della popolazione: le vendite di libri online hanno coperto nel 2009 il 3,8% del mercato.

    E poi una considerazione che vi chiedo di fare. Quanti di voi hanno acquistato un libro perché l’hanno visto in libreria? Quanti si sono fermati davanti ad una vetrina che li ha informati di cosa “bolliva in pentola” nel mercato editoriale? Quanti hanno chiesto al libraio/commesso “dovrei regalare un libro ad un bambino di 3 anni, lei cosa mi consiglia?”
    Mettete vostro figlio davanti ad Amazon e fategli scegliere un bel pop-up.

    Io ritengo che l’acquisto di libri e l’abitudine a farlo non dipenda tanto dallo sconto, quanto dalla possibilità di farlo, che dev’essere aumentata.
    Alcuni hanno commentato: Eh, allora, anche se chiudono le librerie? Noi tanto compriamo online.
    Certo, ma la maggior parte delle persone se passeggiando in centro non vedrà una vetrina di libri, non comprerà alcun libro. Triste risultato per una nazione in cui solo il 46,8% della popolazione ha dichiarato di aver letto almeno un libro nel 2010 (meno del 7% della popolazione invece legge almeno un libro al mese).

    Questa legge quindi, che è ben lontana dall’essere perfetta, cerca di garantire il pluralismo di soggetti distributivi e produttivi. Ed è il pluralismo ad avvantaggiare il consumatore, soprattutto in ambito culturale.

    Se non ci saranno più le librerie ci saranno pur sempre le biblioteche? Certo, ma credo che tutti sappiate quanto è importante poterlo possedere, comprare, avere, sfogliare e riguardare un libro.
    Per non entrare nel merito dell’importanza di avere libri in casa per lo sviluppo della lettura in bambini e ragazzi.

    Ultima precisazione: questa legge è stata fortemente voluta dall’ALI – Associazione Librai Italiani e dall’AIE – Associazione Italiana Editori; i Mulini a vento sono favorevoli, ma vorrebbero una legge molto più simili a quella francese ovvero con un massimo di sconto più basso – in Francia è il 5% – e promozioni editoriali più limitate.

  • andrea61

    A me sembra che si sai di fronte all’ennesimo arroccamento corporativo in difesa di un business che sta lentamente morendo. Vedo molte analogie tra libri e musicali con gli editori che cercano di contrastare il mondo che inesorabilmente cambia.
    Confesso che quando entro in libreria e vedo libri rilegati in paper-back venduti a 18-19 euro, ho la netta impressione che si stia grattando il fondo del barile.
    Non credo poi che le rarissime piccole librerie di qualita’ abbiano nulla da temere dalle politiche di sconti selvaggi perche’ vendono prodotti particolari e si rivolgono ad una clientela di nicchia. Mi sembra invece che il provvedimento in questione sia a protezione dei grossi editori che hanno investito ingenti somme nel prendere il controllo della rete commerciale e si trovano ora la concorrenza della Grande Distribuzione.

  • andrea61

    @marti gi: non e’ che stai confondendo la causa con l’effetto ?

  • marcocassini

    l’intervento (trovo peraltro scortese che, sostenendo una opinione così decisa, non venga firmato) pone la questione nei termini più sbagliati e parziali possibile puntando tutto su un unico aspetto: “questa legge fa sì che noi lettori non possiamo più comprare libri spendendo meno”. è un errore clamoroso ed è soprattutto una banalizzazione di cui mi sorprende il post (e una buona parte dei suoi lettori che hanno commentato qui) non riesca a comprendere l’enormità.
    bisognerebbe comprendere le ragioni di questa legge, le parti in causa e le rispettive posizioni.

    se in un negozio (uso un termine volutamente vago, senza starne a specificare la dimensione, l’appartenenza o meno a una catena, il fatto che sia fisico o online ecc), a causa di un vuoto legislativo, è possibile vendere un libro appena uscito con lo sconto del 30% sul prezzo di copertina (prezzo che peraltro, come notava qualcuno, è stampato sul prodotto, cosa che succede perché la legge definirebbe il prezzo scelto dall’editore come vincolante e obbligatorio) un altro negozio che non avrà la stessa capacità di praticare quello sconto, chiuderà.
    ora andiamo a specificare. il negozio del primo tipo, quello che può permettersi di praticare il trenta per cento di sconto, non sarà certo una piccola libreria di quartiere, o una libreria indipendente per la quale quel trenta per cento corrisponde alla totalità del suo margine (margine, si badi, non utile: con quel margine la libreria deve ancora pagare affitto, stipendi, bollette, ecc ecc). mentre i negozi che potranno permettersi quello sconto o non sono librerie (il libro con lo sconto del 30%, addirittura la novità del best seller con quello sconto è il tipico prodotto-civetta del supermercato, che attira i suoi clienti con quel prodotto scontato ma crea i suoi margini e i suoi guadagni su ben altro tipo di prodotti: ovvero quelli su cui non è lecito praticare sconti di quella portata) o sono librerie che per potere contrattuale possono strappare agli editori condizioni migliori (leggasi: sono feltrinelli, ho più di cento librerie in tutta italia, compro da te editore cinquecento copie invece delle tre che compra la piccola libreria di provincia, quindi su quel libro invece del 30% pretendo il 48%, così posso praticare uno sconto enorme lasciandomi comunque un margine) o infine sono librerie di proprietà dello stesso gruppo che possiede la casa editrice con lo stesso nome (o addirittura anche un distributore) per cui posso a maggior ragione giostrare i margini come mi pare.

    quando con gli editori dei “mulini a vento” ci siamo impegnati a modificare l’originario testo levi per ridurre la possibilità di sconti selvaggi (la sua prima formulazione era più permissiva o liberale, concedeva cioè molti più margini di manovra sulla scontistica selvaggia: fingendo di essere un accordo fra le associazioni di categoria, ALI e AIE rispettivamente l’associazione dei librai e degli editori italiani, in realtà era un accordo fra i grandi gruppi presenti in queste associazioni che sono al tempo stesso editori e librai) il dubbio che avevamo era proprio questo: come faremo a far capire al cliente finale che ridurre lo sconto, per paradossale che possa sembrare, va a suo vantaggio?
    la risposta l’ho trovata nei giorni scorsi, in un viaggio intrapreso con due amici editori, i miei compagni di avventura pietro biancardi di iperborea e lorenzo ribaldi della nuova frontiera: abbiamo visitato una decina di città toscane per andare a incontrare e conoscere librai. nella sola città di lucca negli ultimi diciotto mesi hanno chiuso quattro librerie storiche indipendenti e hanno aperto: una mondadori franchising, una edison, una ubik. a viareggio la storica “galleria del libro” ha dovuto chiudere perché le avevano aperto, letteralmente alla porta accanto, una mondadori franchising. ad arezzo “il viaggiatore immaginario” resiste nonostante qualche anno fa una enorme libreria edison abbia aperto nella stessa piazza. a livorno la libreria belforte, attiva da oltre due secoli, ha cambiato sede e si è dovuta ridimensionare, ma resiste strenuamente, nonostante l’apertura di una libreria edison di 1500 metri quadri. e così via.
    indipendentemente dal rapporto qualità/dimensioni (tanto per le librerie quanto per le case editrici non ho mai condiviso la facile equazione “piccolo è bello” perché esistono anche il grande bello e il piccolo brutto) per cercare di far capire al lettore cosa cambia se muoiono le piccole librerie basta ricorrere a una rapida spiegazione del metodo del franchising, adottato dalla gran parte delle librerie di catena: esiste una casa madre che impone alla libreria franchisee cosa esporre (il libraio quindi non ha potere decisionale, ma riceve la merce e la vende; salvo dover pagare una sorta di penale nel caso non la venda: la titolare di una mondadori franchising di roma ci ha spiegato che mondadori impone al libraio il costo del 2% su ogni copia rimandata alla casa madre, ribaltando così il principio dell’errore: se la casa madre “sbaglia” il numero di copie inviate, chi ne paga le conseguenze non è lei ma il libraio); il libraio quindi espone libri che non ha scelto, e può solo cercare di consigliare fra quelli ricevuti il libro che preferisce. ma quali marchi credete che saranno “consigliati” dalla casa madre al libraio nel caso delle mondadori franchising? o delle ubik che fanno capo a messaggerie che sono anche nel gruppo mauri-spagnolo, o cosa succederà ora che anche le feltrinelli apriranno le loro librerie in franchising (una esiste già)?
    per chi volesse saperne di più, ecco il progetto in tutta la sua agghiacciante semplciità:
    http://tinyurl.com/35udgvs

    per chi non lo sapesse, amazon.it non si fornisce dagli editori e nemmeno dai distributori ma da due canali ben precisi: mondadori franchising, e fastbook, il grossista di proprietà di messaggerie. (e ora chiedetevi perché se aprite la versione mobile di amazon.it dal vostro iphone, nella visualizzazione iniziale compare, ogni giorno da tre mesi, sempre la stessa immagine: la copertina del libro di paolo giordano.)
    si potrebbe continuare per ore con gli esempi, ma ne faccio solo un altro. che differenza c’è fra la vetrina di una libreria indipendente e la vetrina di una libreria di catena? la prima è frutto della scelta del libraio che decide quali sono i libri a cui dar risalto in base al proprio gusto, ai gusti del proprio pubblico, all’attualità e così via; la seconda è in vendita a tot euro al metroquadro agli editori. quindi chi si potrà permettere di attirare di più il lettore mettendo un proprio libro in vetrina? e quanti librai potranno vedersi davvero rappresentati da ciò che è esposto nel punto più visibile del proprio negozio?

    in definitiva, con la guerra degli sconti, le librerie che possono permetterseli stanno affossando le piccole librerie indipendenti. e ovviamente lo stesso discorso vale per le case editrici. ci sono case editrici che possono permettersi di abbattere il proprio margine (magari perché la squadra di calcio di proprietà dello stesso gruppo incassa molto grazie ai diritti televisivi venduti a un canale televisivo di proprietà dello stesso gruppo grazie a una legge promossa dal partito politico di proprietà dello stesso gruppo ecc ecc) e altre che se vogliono resistere sul mercato devono praticare anche loro quegli sconti. con un duplice effetto: se cercano di mantenere basso il prezzo dei loro libri saranno destinate a fallire (tolta la distribuzione, i diritti d’autore, la percentuale alle librerie, il margine dell’editore — e di nuovo parlo di margine e non di utile, quindi al lordo di tutti i costi della sua attività — viene eroso totalmente dallo sconto); altrimenti si verifica quanto sottolineava qualcuno dei lettori del post ossia che il prezzo dei libri è destinato ad aumentare perché l’editore che lo fissa sa che quasi sempre su quel prezzo verrà praticato uno sconto (quindi alla fin fine paradossalmente sono proprio i lettori, che credono di trovare un vantaggio dallo sconto, a subirne le conseguenze più nefaste!). oppure, l’editore che cerca di fare una politica di prezzi ragionevole mantenendoli bassi dovrà rinunciare a fare le campagne promozionali che gli altri editori si potranno permettere, e in questo modo non potrà resistere nell’agone ed è destinato a soccombere (chi vuole più comprare — e lo dimostra la maggior parte degli interventi qui raccolti — un libro senza sconto?).
    sapete cosa succede la settimana prima che inizi una delle ingombranti campagne di sconto degli oscar mondadori? viene inviata a tutte le librerie una lista con le “modifiche di prezzo di listino”: vale a dire, mondadori comunica ai librai che il prezzo di copertina, mettiamo, di fiorirà l’apidistra di orwell o uguali amori di david leavitt o il volume delle poesie di pascoli passano da 7 euro a 9 (pratica del tutto legittima, proprio in virtù del fatto che per legge il prezzo è imposto dall’editore); su quel nuovo prezzo si pratica lo sconto del 30% facendo credere al lettore di aver risparmiato quasi tre euro mentre invece ha risparmiato solo settanta centesimi; ma sono tutte e due modifiche che vanno a incidere su un libro che è lo stesso, che probabilmente il libraio aveva già comprato e aveva già sul suo scaffale, quindi è una pura operazione illusoria, o illusionistica. per di più, terminata la campagna promozionale, il libro resterà in vendita a 9 euro anziché 7 (che fa, guarda caso, proprio un bel +29%). per un mese abbiamo risparmiato mezzo euro (credendo di risparmiarne quasi tre) per gli altri undici mesi (e per tutti gli anni a venire) spenderemo due euro in più. (chi non ci credesse, pensando che sia tutta una mia invenzione da editore-libraio frustrato può chiedermi delucidazioni e gli invierò il file che mondadori ha spedito anche alla mia libreria subito prima dell’ultima campagna oscar.)

    insomma, ogni volta che noi compriamo un libro con lo sconto, mentre stiamo risparmiando un euro (e sempre che lo stiamo risparmiando davvero), stiamo contribuendo all’appiattimento dell’offerta culturale: muoiono le librerie che possono decidere cosa vendere, cosa mettere in vetrina e cosa consigliare ai propri lettori, e proliferano le librerie in cui i libri che stanno sul bancone, sulla cassa e nella vetrina sono decisi in base ad algoritmi, grafici e convenienze “altre” da un manager che non hai mai visto in faccia né il libraio né i suoi clienti, che non conosce nulla del tessuto sociale di una città lontana seicento chilometri dal suo ufficio disegnato da un archistar svizzero.
    allargate lo stesso ragionamento fatto per le librerie anche agli editori (immaginando che la moria di librerie contagi, come sta contagiando, anche la moria di case editrici) e cercate di convincermi che avete ragione voi, che è meglio comprare i libri con lo sconto.

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  • Luca Sofri

    Marco, quello che trovi “scortese” è consuetudine in molti giornali internazionali da parecchi decenni: gli editoriali che esprimono il pensiero del giornale non sono firmati. Se ti interessano dei nomi a cui attribuirlo li trovi nel colophon del Post. E grazie per la solerzia e approfondimento con cui hai accolto l’invito a intervenire.

  • marcocassini

    luca,
    grazie a te e al post per avermi concesso lo spazio per esprimere l’opinione di uno che su queste faccenduole che vi sbrigate a liquidare erroneamente come “un favore ai librai e agli editori”, proprio in quanto libraio e editore, ci gioca la pelle ogni giorno (più o meno da tanti anni da quanto è invalso l’uso di non firmare le opinioni dell’intera redazione di una testata).
    avevo preferito in cuor mio dare il nome di scortesia a un male a mio avviso peggiore e cioè appunto il dover constatare che l’intera redazione del post avesse preso un abbaglio. speravo insomma che vi foste dimenticati di firmare il pezzo di un solo redattore “annebbiato” e invece mi confermi che l’abbaglio lo avete preso tutti in coro…

  • mabega

    Considerando il gran numero di commenti, l’acceso dibattito, le rilevanti opinioni, le critiche accese, le dure prese di posizione, le argomentazioni opposte, la qualità degli interventi, le motivazioni espresse e quant’altro emerge dalla lettura delle reazioni a questo post, sarebbe forse elegante, oltre che appropriato, riproporre la questione in home page, magari (chiedo troppo?) accompagnandola con una timida, legiadra, sussurrata ammissione, sempre che gli argomenti di cui sopra vi siano apparsi convincenti: quella di aver affrontato la questione forse un po’ troppo frettolosamente.
    Ci fareste un figurone, sicuramente migliore di quelli che, dopo aver calpestato una deiezione canina, si puliscono di nascosto la scarpa sul primo parafango disponibile, salvo poi negare che i miasmi ammorbanti residui provengano dalle proprie suole.

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  • pinkmoon

    Mi sfugge il motivo per cui, in questo paese e in questo momento storico, il liberismo de-regolato abbia bisogno, sulle pagine di un giornale come il Post, di un’accorata difesa invece che di una rigorosa critica.

    Considerare lo sconto su una merce come un favore fatto a chi la acquista, o addirittura come un segno di libertà e di modernità, o un diritto del cittadino, mi sembra un fatto di un’ingenuità sconfortante. Lo sconto è un meccanismo del sistema capitalistico. E lo scopo del sistema capitalistico è il profitto dell’impresa. Lo scopo dello sconto è l’aumento dei profitti (o al limite il contenimento delle perdite); l’eventuale soddisfazione del compratore è un puro mezzo per il raggiungimento di quello scopo.

    Non so voi, ma se al supermercato vedo il parmigiano a marchio Carrefour che costa il 20% in meno di quello a marchio Pincopallo, pur essendo prodotto nello stesso stabilimento e dalle stesse persone, io tutto penso tranne che Carrefour stia nobilmente tutelando il mio diritto a comprare parmigiano a buon mercato.

    Lo sconto è uno strumento al servizio dell’impresa. Parliamone in questi termini, e in questi termini vediamo a quale tipo di impresa giova di più, a quale tipo giova di meno (e quali sono gli effetti a lungo termine per la collettività, oltre che per il sistema delle imprese).
    Trovo che equiparare le campagne aggressive di sconto sui libri a un sacrosanto incentivo alla cultura letteraria del paese significhi prendere un abbaglio grossolano, nonché pericoloso.

  • http://raffaele-birlini.blogspot.com/ Raffaele Birlini

    Leggendo certi commenti scopro che mi fanno paura quelli che non solo criticano il Post ogni volta che non si schiera per la sinistra sul campo di battaglia virtuale della solita politica scema degli ultras, ma non prendono nemmeno in considerazione l’idea di potersi sbagliare. Non essere d’accordo con un articolo non significa che l’articolo sia sbagliato, non condividere le idee di un articolista non vuol dire che l’articolista sia scemo, preferire il comunismo al capitalismo non vuol dire che il comunismo sia meglio del capitalismo. Capire che il bene, il bello, il giusto non stanno da una sola parte (e dalla parte di chi si crede buono, bello e giusto che combatte il cattivo, brutto e sbagliato) significa comprendere la regola basilare non solo della democrazia ma della civile convivenza. Se il Post da moderatamente fazioso diventasse l’ennesimo giornale schifosamente fazioso piacerebbe molto agli schifosamente faziosi, finalmente soddisfatti del livello di militanza ideologica conclamata, ma verrebbe seguito, letto e commentato solo dagli schifosamente faziosi. La scelta editoriale spetta al Post e solo al Post, continuare a criticarne pubblicamente la linea editoriale è come minimo una sorta di tormento trollistico frutto della convinzione che si possa comandare in consiglio di amministrazione senza avere la maggioranza della azioni, che basti manifestare protesta in piazza. Off Topic, sorry ma per me il Post è già fin troppo schierato, mi stupiscono molto le critiche per un articolo che non si presta a diventare un proiettile mediatico contro l’avversario politico, come se di media pesdaran non ce ne fossero fin trooppi di questi tempi.

  • marcocassini

    caro birlini,
    non voglio entrare nel gorgo sterile della polemica da post (con la minuscola), quindi se il dibattito dovesse andare avanti, e se avessi altro da dire per contribuire al suo approfondimento, mi riprometto di intervenire da qui in avanti esclusivamente sul merito ossia sull’argomento sconto e non sulle opposte fazioni politiche o ideologiche.
    credo di aver ampiamente dimostrato nelle mie parole di non essere fra quelli che, come lei dice, ritengono che “il bene, il bello, il giusto non stanno da una sola parte (e dalla parte di chi si crede buono, bello e giusto che combatte il cattivo, brutto e sbagliato)”. le ricordo di aver scritto infatti queste parole: “non ho mai condiviso la facile equazione ‘piccolo è bello’ perché esistono anche il grande bello e il piccolo brutto”, parole che è lecito immaginare le siano sfuggite, pertanto credo di stare fra coloro che “comprend[ono] la regola basilare non solo della democrazia ma della civile convivenza”, che prevede la possibilità di criticare un articolo che non si condivide. senza per questo dover ritenere che usare la cortesia di rispondere (utilizzando una buona porzione della mia domenica, giorno del signore e del campionato di calcio) a un invito fattomi da luca sofri in privato prima, e poi da un lettore (# karl scrive: 4 marzo 2011 – 14:26:25
    lancio una proposta perché non far scrivere un pezzo sull’argomento all’editore di minimun fax?)
    diventi addirittura “una sorta di tormento trollistico frutto della convinzione che si possa comandare in consiglio di amministrazione senza avere la maggioranza dell[e] azioni”.
    lei ha tutto il diritto di criticare le mie posizioni come io ho il diritto di (anzi sono stato invitato a) sostenere le mie in questo spazio anche quando non coincidono con quelle dell’intera redazione del post (con la maiuscola), o con le sue, e il bello di tutto ciò è proprio che questo spazio lo permetta, non trova?

    per tornare sull’argomento, per quanto mi sforzi non riesco proprio a credere sia un caso che i paesi europei in cui il mercato dell’editoria è più ricco, e il tasso di lettura della popolazione è decisamente più alto, del nostro, dove le librerie sono frequentate da tante gente e dove a tutti (anche a lei) sarà capitato almeno una volta fra sé e sé di commentare “però, quanta gente che legge libri, nei vagoni della metropolitana!”, i paesi in cui non si rischia di dover accettare un solo modello di libreria, di editoria, e quindi di cultura, perché riescono a prosperare anche librerie indipendenti non perché tutelate ma perché è data loro la possibilità di giocare ad armi pari con le librerie di catena e la grade distribuzione, sono quelli in cui il prezzo fisso è tutelato con un tetto massimo di sconto, in caso di promozioni speciali, che arriva fino al 5%. noi (e sempre che questo testo diventi legge) parliamo di una BASE di partenza del 15% consentita sempre, e che può arrivare fino al 25% in caso di campagne promozionali (oggi è ancora consentito il 3×2, il 35%, il 40%).

  • Luca Sofri

    Un’ultima cosa, delle molte che qualcuno continua a voler equivocare: questo articolo criticava la legge, che continua a sembrarci criticabile. E naturalmente non “difendeva gli sconti sui libri” ma attaccava i proibizionismi in generale, e soprattutto quelli ispirati da argomenti sbilenchi come quelli esposti dai propositori. Sul resto ognuno si può fare un’opinione anche in base alla ricchezza dei contributi, di cui siamo lieti. Grazie.

  • marcocassini

    luca, grazie del chiarimento.
    ma mi interessa metterlo a confronto con queste due frasi:
    “Non è chiaro perché far sì che i libri costino di più e che il loro prezzo sia vincolato dalla legge possa facilitare la loro vendita e la loro diffusione.”
    e:
    “questa legge è un favore ai librai e agli editori, ingiusto e inopportuno, il cui risultato è scongiurare che i libri siano più facili ed economici da comprare e leggere”.

    mi sarò sbagliato ma le avevo interpretate come frasi che contribuivano in maniera assai decisiva a far diventare il testo redazione un articolo che “difendeva gli sconti sui libri”.

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  • http://raffaele-birlini.blogspot.com/ Raffaele Birlini

    Gen.le marcocassini, se si sente colpito dalle mie considerazioni avrà i suoi motivi, ma le assicuro che non avevo in mente di criticare qualcuno in particolare (mi sforzo di non scendere mai sul personale), per cui quando mi dice “lei ha tutto il diritto di criticare le mie posizioni” mi sta riconoscendo un diritto che non ho sfruttato. Tanto più che sono del parere che le piccole librerie, così come il libro di carta, così come tutto un insieme di concezioni del ruolo e della funzione dell’editore e dell’autore siano destinate a mutare o sparire, per cui la poliemica suulo sconto mi interessa ma non mi entusiasma al punto da considerare fattore critico per la sopravvivenza della cultura una legislazione che si occupi di regolamentare in senso limitante la libertà nelle politiche promozionali basate sulla scontistica. Mi seccherebbe già di più se De Benedetti, imprenditore di sinistra, riuscisse a far tassare l’adsl per finanziare l’editoria analogica, come chiede da anni. L’articolo secondo me parla di questo, appunto: di una sinistra che desta stupore quando veicola in parlamento esigenze corporative, promuove leggi da partito conservatore e reazionario, insomma che non coincide più con quello che, storicamente, si verrebbe portati ad associare alla sinistra.

  • http://raffaele-birlini.blogspot.com/ Raffaele Birlini

    Scusate i refusi, scrivere sul netbook è una tortura.

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  • piti

    Di questa lunga teoria di commenti, sebbene per la maggior parte in disaccordo con il Post, tutto si può dire fuorché trattarli da prese di posizione ideologiche o corporative. Che peraltro non è che non possano essere tali, ovvero ideologiche o corporative quando le idee promosse stanno su un fronte opposto.

    E nemmeno la norma di cui si discute mi pare legata a interessi corporativi. Infatti, non stiamo parlando dei tassisti o dei notai, mi pare, e delle loro pretese di essere pochi e persino maledettamente indispensabili. Né di chi li difende.

  • zioluc

    io sono abbastanza d’accordo col commento di mabega: dato l’interesse dell’argomento (almeno per noi 7% di italiani lettori, sigh) perchè non riproporre la questione con una sintesi un po’ più ampia della presa di posizione dell’articolo?
    Non parlo di una marcia indietro che no nmi interessa, ma di dare maggiori informazioni. Perchè sto imparando un sacco di roba qui, ma è faticoso farlo leggendo i commenti.

  • francesko02

    Io sono a favore della legge. Mi dispiace ma sono contrario al monopolio Amazon. In Francia l´80% dei libri sono venduti da Amazon. Questo vuol dire dare i soldi agli USA. Io non capisco come si possa essere cosi´masacosti da non renderci conto che se compriamo tutto da fuori finiamo in strada. Il businnes plan di Amazon dice che per 10 anni sara´in perdita in Italia. Questa non e´economia. E´finanza. Sono due cose differenti. Il piccolo commerciante italiano non puo´andare in perdita per 10 anni. Amazon si. Amazon puo´comprare come sta facendo ora i libri con il 30% di sconto e rivenderli con il 37% di sconto. Il piccolo libraio no.
    Leggere articoli come questo mi da molto dispiacere… Con amazon stiamo facendo la stessa fine che abbiamo fatto con la Cina. Diamo lavoro fuori e non rimaniamo senza.
    Tutti i riferimenti alla politica sono del tutto insensati. Destra e sinistra non fa differenza dal punto di vista ecomico. Ragionano entrambe con la mente di chi comanda l´economia.

  • http://blog.paperogiallo.net bonilli

    Ho letto l’intervento di Marco Cassini, di MinimumFax, e non mi ha convinto.
    Per 22 anni ho fatto l’editore, la mia azienda si chiamava Gambero Rosso e fatturava nel 2005 5 milioni di euro.
    Successive vicende non hanno riguardato l’attività editoriale ma il canale tv e dintorni, i libri hanno sempre fatto utile.
    Io penso che non sia vero che questa legge salverà le piccole librerie, io penso sia solo demagogia bipartisan di quelli che l’hanno votata.
    Questa legge ha un dato certo, impedisce al lettore/consumatore di comprare cercando il prezzo più basso sul mercato, in questi mesi, per esempio, quello di Amazon.it che pratica uno sconto del 30%
    Fare una legge contro qualcuno penso sia il peggior modo di legiferare, pensare che questa legge aiuti i piccoli editori – a proposito,chi sta dentro questa categoria? quanto deve essere il fatturato di un piccolo? E quello di un medio editore? – io penso sia un’idea sbagliata.
    Meglio concedere vere tariffe agevolate per telefono, spedizione postale, carta.
    Anche se tutto questo suona tanto come economia assistita.

  • lucamcc

    Non salverà le piccole librerie perché non è quello lo scopo della legge.
    Disciplinare gli sconti significa regolamentare il mercato del libro tutto, cercando di salvaguardare un minimo di pluralità dello stesso, garantendo a più soggetti l’accesso a settori [editoria - distribuzione - vendita] attualmente dominati da pochi soggetti che di fatto controllano tutta la torta. E’ un’opinione di merito, non di valore; poi si può essere d’accordo sull’efficacia, sull’opportunità o quant’altro, ma la legge non è “la legge che salverà le piccole librerie”, presentarla in questi termini è francamente fuorviante.

  • http://www.facebook.com/people/Raffaele-Alberto-Ventura/591822947 Raffaele Alberto Ventura

    @francesko02: “In Francia l´80% dei libri sono venduti da Amazon.” Cazzata, ad occhio sarà meno del 5% (che é comunque tanto, ma almeno é una cifra realistica).

  • kiriana

    @jamesnach scrive:
    >Non è proprio concorrenza leale, mi sembra.
    >
    Ovviamente quella di amazon non è proprio concorrenza leale cosi come non è leale che gli imprenditori italiani trasferiscano le loro fabriche all’estero per risparmiare.
    La globalizazione deve esistere sia per gli industriali che per chi compra.
    E’ giusto che una persona compra dove risparmia.
    E la legge deve garantire il libero mercato.

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  • marthafabbri

    Per quanto riguarda i canali di vendita, nel 2009:

    FRANCIA (5% di sconto max.)

    Bookshops: 24.4 %
    Hyper and supermarkets: 21.4 %
    Entertainment media stores: 21.2 %
    Book clubs/mail order booksellers: 16.3 %
    Internet: 7.9 %

    (Dati a volume, Source: TNS-Sofres for OEL/CNL, survey of 10,000 people over the age of 15, excl. school textbooks and loose leaf editions.)

    UK
    (l’accordo sul prezzo fisso è cessato a fine 1994)

    Chain Bookshops: 33.4
    Independent Bookshops: 8.6
    Bargain Bookshops: 7.6
    Supermarket: 14.9
    Non-specialist Retail: 10.2
    Direct Mail: 11.0
    Internet: 14.4

    (Dati a volume, Source: Books & Consumers 2010, BML Bowker/Kantar Worldpanel 2010)

    mth

  • marthafabbri

    E scusate, visto che ci siamo, i dati sull’Italia per il 2009:

    libreria: 73%
    GDO: 18%
    edicola: 1%
    altre forme di vendita al dettaglio: 1%
    librerie online e vendite tramite internet: 7%

    Circa il 35% delle librerie appartengono a catene.

    (Fonte: Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia, a cura dell’Ufficio studi AIE)

  • http://www.facebook.com/people/Marti-Gi/1530882705 Marti Gi

    Sono d’accordo con @zioluc: anch’io, che sto studiando questo argomento da qualche tempo, sto scoprendo molte cose e sarebbe bello creare uno spazio di approfondimento migliore rispetto alla sfilza di commenti.
    Credo che nessuno di quelli che sono intervenuti, io per prima, l’abbia fatto per partito preso e solo perché il Post non condivide le proprie idee; anzi mi sembra che ognuno abbia cercato di aggiungere informazioni e argomentare le proprie opinioni. Io sarei orgogliosa di avere lettori così al mio giornale.

    Dall’altro lato resto fermamente convinta che un giornalista debba documentarsi sui fatti e descriverli a dovere prima di dare la propria opinione e credo che sia quello che è venuto a mancare in questo articolo.

    Gli emendamenti dell’ultimo ddl non prevedono il 20% di sconto massimo per le vendite online, ma il 15%.
    Durante le campagne promozionali ad opera degli editori lo sconto può salire fino ad un massimo del 25% del prezzo di copertina, non il 20%.
    I librai sono liberi di non aderire, ma la novità è che le case editrici non possono impedire loro di aderire.
    Inoltre le promozioni possono durare solo un mese, ma non sono limitate numericamente (com’era nel testo precedente).

    Ecco, credo che fare informazione sia innanzitutto dare dati corretti (soprattutto se sostanzialmente non cambiano l’opinione) perché il dubbio è che il giornalista non abbia speso troppo tempo a guardare la legge (http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlmess&leg=16&id=526227).

    E mi dispiace rendermi conto di questa superficialità perché non posso fare a meno di pensare che possa essere diffusa anche ad altri articoli del giornale, che trattano argomenti di cui non sono sufficientemente competente per accorgermene.

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  • chibold

    1) se il problema è il prezzo fisso del libro deciso dalle case editrici che poi si presta a scontistica selvaggia, quello doveva essere modificato dalle legge. Tutte le soluzioni intermedie sono vane, se lette alla luce dei commenti sopra.

    2)mi dà fastidio il discorso “non compriamo su Amazon, i soldi vanno in USA”. Io vorrei comprare dove mi offrono un servizio migliore (ovviamente per i miei standard). Possibile che in Italia l’assistenzialismo debba essere l’unica soluzione?

  • francesco1980

    Io continuo a non comprendere il legame sconti-sopravvivenza di una o un’altra classe.
    Onestamente non me la sento di invocare il liberismo quando si parla di libri, penso che venga meno una condizione abbastanza fondamentale: se io voglio acquistare l’ultimo libro di Tizio ho due scelte, comprarlo o no. Non esiste un Cimitero di Praga edito da Feltrinelli ad un prezzo migliore della Bompiani, esiste solo La versione Bompiani ad un prezzo stabilito sul quale non ho voce in capitolo. In qualsiasi modalità io decida di acquistarlo la Bompiani avrà ricevuto dalla rete o dalla piccola/grande distribuzione un pagamento figlio (come per qualsiasi attività) di una contrattazione che non riguarda noi utenti finali.
    Anche mettendo in gioco tutta la mia empatia, non riesco a capire che differenza ci sia fra lo sconto praticato su diversi livelli da grandi e piccole librerie e quello sul prosciutto di marca tal del tali della coop o del salumiere sotto casa. Sono sicurissimo che sia giusto non abusare degli sconti ma è anche vero che, nel caso dei libri, non è tanto un problema di % di sconto quanto di cosa è scontato o cosa non lo sarà mai.
    Posso essere d’accordo che appunto un Amazon che mi vende l’ultimo libro di Eco a 7€ in meno fin dal primo giorno di uscita possa danneggiare un pò tutti, ma è anche vero che passati sei mesi, un anno, lo stesso libro costerà ancora 19€ e che sul bancone del libraio o della Feltrinelli gli unici libri con lo sconto saranno sempre quei quattro ad libitum, l’unico modo per acquistare lo stesso libro sarà quello di attendere l’economica che però costa anche meno all’editore, non è che sia un regalo nè tantomeno uno sconto.
    Il mio punto di vista è banalmente quello di uno che pensa ad un equivalente dei saldi di fine stagione. Giustamente molti hanno sottolineato che i saldi sono semplicemente modalità che una azienda ha per svuotare i magazzini, promuovere nuovi prodotti etc. Lo ‘sconto’ di Amazon è di fatto figlio di un maggiore numero di copie acquistate ad un prezzo migliore (che va bene sia all’editore che ad Amazon) e di tutto quel che comporta il lavorare solo online eliminando parte della catena editore->libreria (cosa che stranamente non ci scandalizza quando è l’ikea a fare gli sconti). Quindi sarebbe più costruttivo magari limitare gli sconti sui libri appena usciti che limitare le grosse campagne sconto (la legge dice che il massimo sconto è applicabile solo se non lo si è fatto per 6 mesi).
    Che poi gli sconti possano effettivamente incentivare la lettura, non so quanto sia vero. Di sicuro chi già ama leggere, comprerà di più ma oltre questo dubito ci sia qualcuno che possa prevedere l’effetto di tutto questo.
    Penso solo che librai ed editori abbiano fatto una richiesta e che lo stato li abbia accontentati riservandosi di mascherare la cosa come protezione della cultura, come sempre nell’unica forma possibile, quella a zero spese.

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  • viola

    La questione mi pare molto più complessa di come la presenta l’articolo. Intanto conviene (sempre) guardare che cosa succede all’estero: Francia e Germania regolamentano il prezzo dei libri mentre l’Inghilterrà è da tempo completamente “liberista”. L’Inghilterra dunque ci può dire che cosa succede se prevale una opzione “liberista”. Dopo l’abolizione della legge sul prezzo fisso, la politica degli sconti è diventata sempre più aggressiva (3×2, 50% di sconto su bestsellers, etc.); nel Natale di tre anni fa, perfino il direttore generale di Waterstones si è espresso contro questa lotta senza frontiera per scontare sempre di più. In ogni modo prima sono sparite le librerie indipendenti (oggi circa il 10% del mercato), poi le piccole catene (ad esempio Ottakars) che in parte sono state assorbite da Waterstones e Borders. Oggi, dopo l’ingresso massiccio di Tesco nel mondo dei libri, anche le due grandi catene sono in crisi e Borders è in vendita. In Inghilterra la politica di sconto selvaggio ha fatto sì che la libreria come luogo anche fisico di aggregazione e confronto sta rischiando di sparire perchè i più piccoli sono stati via via mangiati dai più grandi. L’unica Piazza rischia di rimanere quella virtuale di Amazon. Se questa è la strada che vogliamo percorrere per l’Italia certamente la legge Levi la ostacola. Se invece pensiamo che la varietà dei punti di vista e dell’offerta libraria sia una ricchezza anche per i cittadini e la democrazia, allora questa è una onorevole mediazione.

  • waxell

    E’ un provvedimento comico; poi non capisco perchè ciò che vale per i libri non possa valere per qualsiasi altro settore in cui, spesso, i prezzi online risultano scontati anche del 30%, 40% e oltr, rispetto a quelli dei negozi. Se il progresso è internet, la banda larga, le vendite on line, non si capisce perchè si debbano assumere decisioni così contrarie ad un sano sviluppo del mercato. Il mondo è cambiato e sta cambiando, non esistono più rendite di posizione, per cui lo Stato stia fuori da questo e si occupi di cose più importanti. Ci sono in alcuni settori economici degli aumenti dei prezzi sconsiderati, benzina, assicurazioni ecc. ecc., e quei “cog….ni” che stanno in Parlamento vanno a prendere un provvedimento che penalizza i consumatori, perchè, poverini, possono comperare cultura ad un prezzo troppo basso.
    E con questi deficienti che ci governano vogliamo anche festeggiare i 150 di ridicola unità del ns. paese: Totò docet “…ma mi faccia il piacere…”

  • waxell

    Scusate, ma non avevo letto il commento del Sig. Marco Cassini: molto divertente, l’assunto è il grosso mangia il piccolo; quindi difendiamo il piccolo con una politica statalista. Questa teoria potrebbe essere applicata per qualsiasi settore economico; la mancanza di librerie indipendenti non credo causi nessun deficit al consumatore, perchè le librerie on line hanno ogni tipologia di libro. Il resto della possibile ricerca verso autori diversi dai soliti noti è affidato alla curiosità e alla voglia di diversificare del lettore; gli imput e gli stimoli sono infiniti. In definitiva, ma perchè dobbiamo sempre pensare di regolamentare tutto supponendo che il cittadino sia perennemente incapace di intendere e volere.

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  • marthafabbri

    per quanti sopra si chiedevano quale potrebbe essere il risultato in termini di variazione dei prezzi di un provvedimento come la legge levi, continuo a proporre dati dall’estero.
    mi sembra cada a fagiolo quanto si è appena verificato nella svizzera tedesca, dove è stata reintrodotta la legge sul prezzo fisso dei libri dopo pochi anni di regime libero.
    a quanto pare, uno dei risultati del prezzo “libero” è stata la diminuzione dei prezzi dei bestseller a fronte di un aumento dei prezzi di tutti gli altri libri.
    a leggere l’articolo di publishing perspectives che racconta la vicenda, succinto e interessante, pare che invece il prezzo fisso in germania abbia portato a una diminuzione dei prezzi:
    http://publishingperspectives.com/2011/03/swiss-to-reinstate-fixed-book-prices/

    *In Germany, where fixed book price law is strong, book prices have actually fallen in comparison with other goods over the past decade. Swiss book prices, in contrast, have risen over the past four years. “Economic theories say that free markets produce lower prices, but interestingly in the case of books that’s not so,” commented Dani Landolf, director of The Swiss Publishers Association (SBVV).
    While bestsellers get deep discounts, the majority of other books become more expensive to fund the price wars. Sabine Dörlemann, president of Swiss Independent Publishers (SWIPS), expressed frustration that books from small publishers with tight budgets were assigned higher prices, which reduces sales though the publisher sees none of that extra money.*

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  • gimo57

    Proviamo a ragionare sul prezzo dei libri facendo semplicemente qualche calcolo. L’editore stampa 1000 copie di un libro. Supponiamo che per la stampa e la promozione spenda 2 euro a copia, aggiungiamo un euro a copia che è l’utile dell’editore. Il totale fa tre euro. Ipotizziamo che l’editore venda 500 copie con il 30% di sconto e le rimanenti 500 con il 50% di sconto. A che prezzo l’editore dovrà vendere il libro per recuperare le spese sostenute e guadagnare l’euro a copia preventivato? E’ un conto semplicissimo: 3000 = PV*500*0,5+PV500*0,7. Il prezzo di vendita dovrà essere 5 euro (Ipotesi 1). Se l’editore fosse costretto a vendere tutte e mille le copie con il 50% di sconto, il prezzo di vendita deve necessariamente salire a 6 euro (Ipotesi 2). Viceversa se tutte le copie fossero vendute con il 30% di sconto, sarebbe sufficiente un prezzo di 4.28 euro (Ipotesi 3). Facciamo l’ulteriore ipotesi che le librerie che hanno ottenuto il 50% di sconto facciano ai loro clienti il 30% di sconto, mentre le librerie che hanno avuto uno sconto del 30% non facciano sconti ai propri clienti. Nell’ipotesi 2, l’acquirente finale pagherà il libro 4.80 euro, mente nell’Ipotesi 1 pagherà 4.28 euro. L’ipotesi 1 è sicuramente più vantaggiosa per il 50% degli acquirenti che pagheranno il libro 3.50, ma solo perché il rimanente 50% pagherà 5 euro. In questo caso la conclusione è paradossale. Lo sconto che aluni ottengono non dipende dalla generosità o efficenza della libreria ma è semplicemente pagato dagli altri e cioè dai clienti delle piccole librerie indipendenti che pagano il prezzo intero. Sono quindi gli acquirenti che ottengono lo sconto ad essere a carico degli altri e non le piccole libreria a carico loro come tanti credono e dovrebbero essere proprio loro quelli più interssati alla sopravvivenza delle piccole librerie, solo cosi potranno continuare a risparmiare a spese degli altri. Se le piccole libreria sparissero si cadrebbe nell’ipotesi 2 e il prezzo finale del libro salirebbe inevitabilmente. Ma l’ipotesi 1 è quella ovviamente più instabile. Non è possibile che una parte degli acquirenti accetti per sempre di pagare gli sconti praticati agli altri. Il sistema può raggiungere l’equilibrio economico solo andando verso una delle altre due ipotesi possibili. Possiamo variare a piacere tutte le percentuali ma il risultato non cambierebbe. I conti sono banali, e banali sono le conseguenze. Più alto è lo sconto praticato dall’editore, maggiore dovrà essere il prezzo di vendita. Le piccole librerie non sono la causa dell’alto costo dei libri ma al contrario, solo la loro presenza calmiera il prezzo dei libri semplicemente perché non hanno il potere contrattuale di ottenere sconti crescenti. E’ una realtà che potrà non piacere ai tanti sostenitori di un astratto libero mercato, ma non per questo è meno vera.
    Giorgio Mosci libraio

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  • tonico

    Rispondo a GIMO57. Al suo commento di parte di libraio, rispondo col mio di parte di lettore. Uso internet dal 1987 e sono cliente Amazon.com da sempre. Sono anche cliente Librerie Feltrinelli e Mondadori. Sono cliente delle piccole librerie. Mia è la scelta di usare l’una o l’altra in base a miei criteri di valutazione: urgenza di avere un libro, necessità di sfogliarlo prima e ovviamente il prezzo. Che piaccia o no a i librai il libro è un prodotto e quando lo si è scelto tra tanti altri libri, lo si prende al prezzo più basso. Vale per tutto, inclusi altri elementi primari come acqua e pane. Punto. Limitare con una legge gli sconti che possono essere fatte è l’ennesima legge anti-cittadini e pro-parte che si sono accumulati nella nostra legislazione. Questa legge ha spiccati elementi anticostituzionali, articoli 2-3-4-9-10-21-30-33-34 e 38. L’articolo 3 della Costituzione della Repubblica recita “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
    Temo che i librai tradizionali dovranno farsi una ragione del concetto di libro=prodotto e dovranno imparare a crescere nel mercato. Dovranno trovare elementi di vantaggio competitivo che non sia il prezzo, e visto che il libro è uguale sia scontato al 5% che al 50% e che non esiste la possibilità di vendere il libro normale e quello biologico, dovranno inventare qualcosa di diverso.
    Quando i librai parlano di morale e invocano protezione, vorrei ricordargli che da 50 anni fanno cartello con gli editori AIE e partecipano al lucroso business dei libri scolastici che ogni anno cambiano copertina e prefazione e sono imposti agli studenti, impedendo la nascita di un vero mercato dell’usato (che oggi ha mille canali oltre alla bancarella fuori dalle scuole come Amazon Marketplace, eBay, Subito.it e altri). In questi anni chi ha difeso i consumatori lettori? Io continuerò a cercare libri al prezzo migliore. E lo farò sempre più su internet e sempre più fuori Italia. Perché editori e librai tutto meritano tranne che gli si dia fiducia.

  • libreriarizzoli

    Senza entrare nel merito della Legge, quello che abbiamo pensato di fare è di offrire tutto il catalogo con il 35% di sconto.
    Questo sarà possibile fino al 31 agosto 2011.
    Qui troverete tutti i dettagli della nostra iniziativa.
    https://www.facebook.com/libreriarizzoli

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