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Che cos’è un nerd?
— Cultura

Che cos’è un nerd?

di Benjamin Nugent

Le prime sei pagine di «Storia naturale del nerd», appena uscito per Isbn

«Questo è un argomento di solito trattato con una certa leggerezza, il mio invece sarà un approccio molto serio, da vero nerd.»

1 marzo 2011

Esaminerò, inoltre, la relazione fra caratteristiche nerd e provenienza etnica. I nerd non appartengono necessariamente a una particolare classe sociale o a un determinato gruppo etnico, ma ci sono alcuni stereotipi etnici che più di altri hanno in comune con i nerd determinate caratteristiche. Verso la fine del xix secolo i pedagogisti raccomandavano ai ragazzi bianchi della media borghesia di coltivare il loro lato «primitivo», in modo che, crescendo, diventassero uomini atletici e di carattere, il contrario cioè dei cosiddetti greasy grinds, gli sgobboni che studiavano sodo per potersi riscattare dalla vita che conducevano nel Lower East Side. Negli anni ottanta, gli opinionisti dei giornali paventavano l’imminente conquista del mondo da parte dei giapponesi, forti della loro passione per la tecnologia e di una mentalità aziendale tecnologizzata. Immaginiamo che un responsabile della propaganda del Terzo Reich, grazie alla macchina del tempo, si ritrovasse catapultato nel 1984 e vedesse un film come La rivincita dei nerds: senz’altro individuerebbe dietro il personaggio di Lewis Skolnick, il protagonista, la tipica vecchia caricatura dell’ebreo, e in Orco e la sua cricca, per lo più tipici jock, cioè sportivi, biondi e con gli occhi azzurri, vedrebbe (dal punto di vista dell’aspetto, se non da quello del comportamento) la rappresentazione dell’ideale ariano, sebbene nel film non vengano mai sfiorate tematiche etniche o religiose. Mary Bucholtz, studiosa di linguistica, ha rilevato che, tra i ragazzi delle superiori, molti di quelli che si considerano nerd parlano un angloamericano formalmente ineccepibile – mentre i ragazzini bianchi più «fighi» prendono in prestito termini dello slang hip-hop – tanto da essere caratterizzati da quella che lei chiama hyperwhiteness: un’appartenenza così marcata alla razza bianca da annullare quell’aura di normalità che in genere accompagna i bianchi. La storia dell’evoluzione del concetto di nerd ci aiuta a capire meglio alcune nostre idee sul «primitivo» e «l’orientale», sui bianchi, gli ebrei, la natura e la tecnologia.

Quando dico «nostre idee» non mi riferisco solo alla mentalità americana. Rosie Shuster, Lorne Michaels ed Elvis Costello – due canadesi e un inglese – hanno contribuito moltissimo, nello stesso frangente storico, a delineare il concetto di nerd. L’otaku è una tipologia umana giapponese simile al nerd americano. A Tokyo ha addirittura un suo quartiere, Akihabara, famoso per le cameriere che si vestono come personaggi dei manga. In Inghilterra la parola boffin viene usata da secoli. Su internet si sprecano le teorie sulle sottili differenze di significato fra termini quali geek, dork e nerd nella Silicon Valley e in altri avamposti tecnologici. Ma in un’ottica internazionale, la figura del nerd/otaku/geek/dork è quella di un personaggio che presenta determinate caratteristiche: solitudine, natura ripetitiva e meccanica del lavoro in un’epoca industriale e postindustriale, scarso uso del corpo in un contesto ipermoderno e influenza dei mass media contemporanei che invitano le persone a intraprendere rapporti voyeuristici con delle mere finzioni, rendendole insensibili ai piaceri della vita reale. Capire i nerd significa approfondire la nostra conoscenza di numerosi demoni del nostro tempo.

Al di là di una definizione più o meno scientifica del concetto di nerd, si può parlare di uno stile nerd, di un’estetica nerd. Ci sono cose che si riconoscono subito: gli occhiali dall’aspetto indistruttibile eppure sempre mezzi rotti, le coscette nude che escono da sotto i bermuda con le pince, la risata infantile, la tendenza a prendersi molto sul serio. Questi sono sintomi universalmente riconosciuti, ed è interessante osservare quanto siano ricorrenti in alcuni personaggi della cultura pop.

Qual è la storia del nerd? Che caratteristiche hanno le varie sottoculture nerd e quali sono le regole e i rituali che accomunano queste sottoculture? Che cosa c’entrano le storie di due miei amici d’infanzia?
Questo è un argomento di solito trattato con una certa leggerezza, il mio invece sarà un approccio molto serio, da vero nerd.

***

È uscito per Isbn Edizioni Storia naturale del nerd di Benjamin Nugent.

Nugent ha scritto per il New York Times Magazine, GQ, Time, New York, ed altre testate. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su Tin House. Vive a Iowa City.

La foto è di crimfants

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  • http://www.debernardis.it debernardis

    Ma secondo voi i nerd in Italia esistono/sono esistiti? Hanno avuto una coscienza della loro nerdità? Esiste una traduzione italiana di nerd o di geek che esprima bene questi concetti?

    O sono categorie di importazione che non corrispondono ai tipi umani locali?

  • muzzle

    La terza pagina dell’articolo sembra sparita. Lo fa solo a me?

  • france8ma

    Tre pagine e un intero libro che potevano essere riassunte con un diagramma?
    FINALLY: The Difference between Nerd, Dork, and Geek Explained by a Venn Diagram (via Terminologia).

  • niniel

    si, in italia esistono i nerd, ma sono identificati più con i loro hobby/passioni che rispetto all’asocialità…anzi, i nerd che conosco io sono estremamente sociali!
    è nerd chi gioca di ruolo, chi è patito di fantasy/fantascienza, chi gioca molto al computer…

  • http://photographic-blog.blogspot.com brendon

    No, in Italia non esistono i nerd. Nel senso che non esiste il concetto di nerd. Esistono il secchione, il topo da biblioteca, il segaiolo, il fissato… ma definizioni come nerd e geek sono del tutto importate.
    Tra l’altro, come immagino questo libro spieghi bene, ormai non ha neanche senso parlare di cultura nerd, dato che tutto ciò che un tempo era nerd (informatica, fumetti, fantasy) è ormai ampiamente sdoganato. Anzi, nel caso dell’informatica è successa una cosa interessante: i nerd hanno vinto. L’informatica, un tempo passione di pochi individui, oggi è qualcosa di tutti, diffusasi in modo capillare tramite itnernet e i cellulari.

    C’era un bell’articolo di Wired dedicato proprio alla scomparsa della cultura nerd, se lo trovo magari lo posto.

  • http://photographic-blog.blogspot.com brendon
  • http://www.unpopperuno.net Guido Vitiello

    Peccato solo che il libro non sia un granché, anzi sia piuttosto noioso, malgrado il tema fantastico. E poi è un libro molto USA-centrico. Non per caso nell’originale si chiama “American Nerd”. E allora tanto vale vedere, rivedere e stravedere (per) The Big Bang Theory.

  • muzzle

    @brendon non sono d’accordo, “i nerd” non “hanno vinto”. I computer e gli smartphone saranno pure ovunque ma se sei uno che sa come funziona il suo pc e non lo usa solo per fare lo scemo su facebook sei uno sfigato lo stesso. Nella massa dei non nerd resta molto forte l’orgoglio dell’ignoranza: “io non so come funziona questo aggeggio e non lo voglio sapere, mettimelo a posto tu che sei uno smanettone!”

  • oneiros

    Un inglese standard privo di espressioni gergali? Eh?
    Se c’è qualcuno che può usare, e usa, con coscienza le espressioni gergali sono proprio i nerd (al di fuori di chi vive in loco o ha un alto livello di conoscenza della lingua, ovviamente).

    Il punto sarebbe vero se ci trovassimo in un paese anglosassone, e infatti l’articolo è inglese. Quel punto non andava tradotto direttamente, andava tradotto e spiegato con una nota, perchè si riferisce a quelle espressioni gergali come “Dude”, “bro” e compagnia che sono paragonabili ai nostri “Bella zì”. A quello si riferiva l’autore, a parlare la propria lingua senza espressioni gergali.

  • oneiros

    Oh, nella terza pagina l’articolo parla di “angloamericano” chiarendo un po’ le cose, ma rimango dell’indea che la cosa andava specificata in una nota.

    @brandon per i fumetti devi fare una grossa distinzione tra USA ed Europa. Una volta tanto noi Europei siamo parecchio avanti rispetto agli USA con lo sdoganamento del fumetto, anche se l’Italia come al solite è un paio di passi indietro.

  • svalbard

    @Muzzle: è interessante quello che dici. Mi ha ricordato una lunghissima e per certi versi anche divertente discussione che sta avendo luogo da anni su quello che è uno dei più celebri forum tecnologici italiani, HWupgrade, proprio sulla questione “nerds vs. gente comune” dove questi si rivolgono a quelli solo quando hanno bisogno di favori informatici, ignorandoli totalmente nel resto dei casi…
    http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1913833

  • plato

    qualcosa richiama altro. difficile capire la qualità del testo

  • http://blog.terminologiaetc.it licia

    @oneiros, anch’io ero rimasta perplessa dalle osservazioni sulla lingua e sono andata a cercarle in inglese: buona parte del testo tradotto qui sopra si può trovare in Excerpt: ‘American Nerd: The Story of My People e in effetti leggere la versione originale fa un effetto alquanto diverso.

    Ad esempio, la traduzione “Parlano un inglese standard privo di connotazioni gergali” non equivale affatto a Speaking in language unusually similar to written Standard English.

    Secondo lo studio della linguista Mary Bucholtz, i nerd americani adolescenti si esprimono con forme lessicali, grammaticali e fonologiche tipiche del linguaggio scritto [formal written Standard English] che non corrispondono a quelle del linguaggio parlato [spoken Standard English] dei loro coetanei, che in certi casi aggiungono anche caratteristiche tipiche dell’hip-hop (nel testo di Nugent non viene specificato quali, potrebbe trattarsi anche solo di pronuncia):

    The linguist Mary Bucholtz has observed that some contemporary high-school students who consider themselves nerds cleave so tightly to American Standard English, even as the popular white kids cultivate hip-hop affectations, […].

    Nella traduzione italiana viene fatta un’interpretazione non riscontrabile nel testo originale:

    Mary Bucholtz, studiosa di linguistica, ha rilevato che, tra i ragazzi delle superiori, molti di quelli che si considerano nerd parlano un angloamericano formalmente ineccepibile – mentre i ragazzini bianchi più «fighi» prendono in prestito termini dello slang hip-hop […]

    Immagino sia un testo complesso da tradurre, per i molti riferimenti alla cultura americana non sempre condivisi dal lettore italiano. Forse nella versione italiana ci sono alcune note esplicative non pubblicate qui?

  • plato

    L’ascolto di una melodia e i movimenti con i quali la si fraseggia e per così dire si aiuta a formare l’impressione. Perché sembra qui così difficile separare il fare e l’esperare? E’ come se il fare e l’impressione non procedano l’uno accanto all’altra, bensì il fare formasse l’impressione. Io lo ascolto diversamente e ora posso suonarlo diversamente. Dunque riprodurlo diversamente.

    Wittgenstein (quello vero) mss 137-138
    (chissà se funziona anche con le parole…)

  • terzogiro
  • france8ma
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