Esaminerò, inoltre, la relazione fra caratteristiche nerd e provenienza etnica. I nerd non appartengono necessariamente a una particolare classe sociale o a un determinato gruppo etnico, ma ci sono alcuni stereotipi etnici che più di altri hanno in comune con i nerd determinate caratteristiche. Verso la fine del xix secolo i pedagogisti raccomandavano ai ragazzi bianchi della media borghesia di coltivare il loro lato «primitivo», in modo che, crescendo, diventassero uomini atletici e di carattere, il contrario cioè dei cosiddetti greasy grinds, gli sgobboni che studiavano sodo per potersi riscattare dalla vita che conducevano nel Lower East Side. Negli anni ottanta, gli opinionisti dei giornali paventavano l’imminente conquista del mondo da parte dei giapponesi, forti della loro passione per la tecnologia e di una mentalità aziendale tecnologizzata. Immaginiamo che un responsabile della propaganda del Terzo Reich, grazie alla macchina del tempo, si ritrovasse catapultato nel 1984 e vedesse un film come La rivincita dei nerds: senz’altro individuerebbe dietro il personaggio di Lewis Skolnick, il protagonista, la tipica vecchia caricatura dell’ebreo, e in Orco e la sua cricca, per lo più tipici jock, cioè sportivi, biondi e con gli occhi azzurri, vedrebbe (dal punto di vista dell’aspetto, se non da quello del comportamento) la rappresentazione dell’ideale ariano, sebbene nel film non vengano mai sfiorate tematiche etniche o religiose. Mary Bucholtz, studiosa di linguistica, ha rilevato che, tra i ragazzi delle superiori, molti di quelli che si considerano nerd parlano un angloamericano formalmente ineccepibile – mentre i ragazzini bianchi più «fighi» prendono in prestito termini dello slang hip-hop – tanto da essere caratterizzati da quella che lei chiama hyperwhiteness: un’appartenenza così marcata alla razza bianca da annullare quell’aura di normalità che in genere accompagna i bianchi. La storia dell’evoluzione del concetto di nerd ci aiuta a capire meglio alcune nostre idee sul «primitivo» e «l’orientale», sui bianchi, gli ebrei, la natura e la tecnologia.
Quando dico «nostre idee» non mi riferisco solo alla mentalità americana. Rosie Shuster, Lorne Michaels ed Elvis Costello – due canadesi e un inglese – hanno contribuito moltissimo, nello stesso frangente storico, a delineare il concetto di nerd. L’otaku è una tipologia umana giapponese simile al nerd americano. A Tokyo ha addirittura un suo quartiere, Akihabara, famoso per le cameriere che si vestono come personaggi dei manga. In Inghilterra la parola boffin viene usata da secoli. Su internet si sprecano le teorie sulle sottili differenze di significato fra termini quali geek, dork e nerd nella Silicon Valley e in altri avamposti tecnologici. Ma in un’ottica internazionale, la figura del nerd/otaku/geek/dork è quella di un personaggio che presenta determinate caratteristiche: solitudine, natura ripetitiva e meccanica del lavoro in un’epoca industriale e postindustriale, scarso uso del corpo in un contesto ipermoderno e influenza dei mass media contemporanei che invitano le persone a intraprendere rapporti voyeuristici con delle mere finzioni, rendendole insensibili ai piaceri della vita reale. Capire i nerd significa approfondire la nostra conoscenza di numerosi demoni del nostro tempo.
Al di là di una definizione più o meno scientifica del concetto di nerd, si può parlare di uno stile nerd, di un’estetica nerd. Ci sono cose che si riconoscono subito: gli occhiali dall’aspetto indistruttibile eppure sempre mezzi rotti, le coscette nude che escono da sotto i bermuda con le pince, la risata infantile, la tendenza a prendersi molto sul serio. Questi sono sintomi universalmente riconosciuti, ed è interessante osservare quanto siano ricorrenti in alcuni personaggi della cultura pop.
Qual è la storia del nerd? Che caratteristiche hanno le varie sottoculture nerd e quali sono le regole e i rituali che accomunano queste sottoculture? Che cosa c’entrano le storie di due miei amici d’infanzia?
Questo è un argomento di solito trattato con una certa leggerezza, il mio invece sarà un approccio molto serio, da vero nerd.
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È uscito per Isbn Edizioni Storia naturale del nerd di Benjamin Nugent.
Nugent ha scritto per il New York Times Magazine, GQ, Time, New York, ed altre testate. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su Tin House. Vive a Iowa City.
La foto è di crimfants





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