Sulla pagina di Wikipedia, consultata stamattina, c’è scritto che «per definizione, lo stereotipo o archetipo del nerd descrive un individuo che preferisce coltivare interessi intellettuali a discapito di altri interessi, utili in contesti sociali, quali la comunicazione, la moda e la cura della forma fisica».
Sembra una definizione piuttosto precisa, e invece non lo è.
Immaginate di aver organizzato una festa, e tra gli invitati c’è un critico d’arte che si presenta in canottiera e pantaloni dozzinali, si versa sei dita di Jameson, flirta con vostra figlia ancora adolescente, va in bagno e fa la pipì con la porta aperta.
Ecco: si può senz’altro affermare che quest’uomo è un intellettuale socialmente inetto che non ha la più pallida idea di cosa siano la moda e la cura della forma fisica. Ma non si può certo dire che il suo sia un tipico comportamento da nerd. Mettiamo che avete da poco conosciuto una ragazza che lavora nel campo della grafica. Questa ragazza viene a casa vostra per la prima volta e per tre ore di fila vi parla degli impulsi suicidi che la assalgono da quando ha abbandonato il corso di specializzazione postlaurea. Poi guardando il vostro poster di Klimt osserva che è la tipica cosa che si trova appesa alla parete di «un pivellino al primo anno di università»: anche lei è un’intellettuale socialmente inetta.
Ma non si comporta da nerd. In altre parole, il problema dell’attuale definizione di Wikipedia è che l’essenza del concetto di nerd non sta nell’intellettualismo o nell’inettitudine sociale.
A mio avviso esistono fondamentalmente due macrocategorie di nerd: la prima, per la stragrande maggioranza composta da soggetti di sesso maschile, comprende individui che esprimono il proprio intellettualismo in modo quasi meccanico, e la cui inettitudine sociale ha qualcosa di altrettanto meccanico. Questi nerd danno l’impressione, non sempre sgradevole, di essere simili a macchine. E ciò perché:
1) Nutrono una passione per attività tecnicamente sofisticate che escludono il coinvolgimento emotivo o fisico, il sesso, il cibo, la bellezza (la maggior parte delle attività che appassionano i non-nerd – la pallacanestro, il violino, il sesso, il surf, la recitazione, il lavoro a maglia, la decorazione d’interni, la degustazione di vini ecc. – si basa invece su uno di questi presupposti).
2) Parlano un inglese standard privo di connotazioni gergali.
3) Tendono a evitare lo scontro e il coinvolgimento sul piano fisico ed emotivo.
4) Preferiscono un tipo di comunicazione logica e razionale a forme di comunicazione o di pensiero non verbali e non razionali.
5) Usano la tecnologia per lavoro o per divertimento e la amano molto più di quanto la ami la media delle persone.
Questo vuol dire forse che la suddetta tipologia di persone è formata da robot umani? Certo che no.
Brian Wilson non ama il mare. «Ho paura dell’acqua» risponde a chi gli chiede se pratica il surf. Un giornalista, dopo averlo intervistato, ha detto che la sua «personalità alla Rain Man» dà un po’ l’idea della «voce nei messaggi telefonici registrati». Wilson è californiano, di Hawthorne, una località a dieci minuti dall’oceano pacifico, e ciò rende la sua idrofobia ancora più strabiliante. La madre, Audree, ha sempre sostenuto che, prima ancora che imparasse a parlare, Brian era già in grado di canticchiare la melodia dell’inno dei marines, e che anche la sua capacità di suonare vari strumenti musicali è un talento che si è manifestato in tenera età. Dennis, il fratello minore, lo convinse a scrivere una canzone su un nuovo passatempo dei giovanissimi, e fu così che Brian compose Surfin, il primo successo dei fratelli Wilson, che presto avrebbero dato vita ai Beach Boys. Le canzoni di Brian sono affreschi in musica che parlano di un’America senza tempo, fatta di ragazzi atletici pieni di macchine e di fidanzate. Verso la metà degli anni sessanta, mentre gli altri componenti dei Beach Boys erano impegnati in un tour in Asia, Brian si chiuse in studio con dei musicisti e registrò «Pet Sounds», usando bottiglie di Coca-Cola come strumenti a percussione, registrando in una stanza dal pavimento coperto di sabbia per ottenere il sound giusto, scrivendo le partiture e lasciando ad altri il compito di comporre i testi. Più la gente credeva nel mondo di fantasia creato da Brian, più lui si chiudeva in studio, lontano da tutto e da tutti, con la sola compagnia di strumenti e apparecchiature.





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