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Che cos’è un nerd?
— Cultura

Che cos’è un nerd?

di Benjamin Nugent

Le prime sei pagine di «Storia naturale del nerd», appena uscito per Isbn

«Questo è un argomento di solito trattato con una certa leggerezza, il mio invece sarà un approccio molto serio, da vero nerd.»

1 marzo 2011

Sulla pagina di Wikipedia, consultata stamattina, c’è scritto che «per definizione, lo stereotipo o archetipo del nerd descrive un individuo che preferisce coltivare interessi intellettuali a discapito di altri interessi, utili in contesti sociali, quali la comunicazione, la moda e la cura della forma fisica».

Sembra una definizione piuttosto precisa, e invece non lo è.
Immaginate di aver organizzato una festa, e tra gli invitati c’è un critico d’arte che si presenta in canottiera e pantaloni dozzinali, si versa sei dita di Jameson, flirta con vostra figlia ancora adolescente, va in bagno e fa la pipì con la porta aperta.
Ecco: si può senz’altro affermare che quest’uomo è un intellettuale socialmente inetto che non ha la più pallida idea di cosa siano la moda e la cura della forma fisica. Ma non si può certo dire che il suo sia un tipico comportamento da nerd. Mettiamo che avete da poco conosciuto una ragazza che lavora nel campo della grafica. Questa ragazza viene a casa vostra per la prima volta e per tre ore di fila vi parla degli impulsi suicidi che la assalgono da quando ha abbandonato il corso di specializzazione postlaurea. Poi guardando il vostro poster di Klimt osserva che è la tipica cosa che si trova appesa alla parete di «un pivellino al primo anno di università»: anche lei è un’intellettuale socialmente inetta.
Ma non si comporta da nerd. In altre parole, il problema dell’attuale definizione di Wikipedia è che l’essenza del concetto di nerd non sta nell’intellettualismo o nell’inettitudine sociale.

A mio avviso esistono fondamentalmente due macrocategorie di nerd: la prima, per la stragrande maggioranza composta da soggetti di sesso maschile, comprende individui che esprimono il proprio intellettualismo in modo quasi meccanico, e la cui inettitudine sociale ha qualcosa di altrettanto meccanico. Questi nerd danno l’impressione, non sempre sgradevole, di essere simili a macchine. E ciò perché:
1) Nutrono una passione per attività tecnicamente sofisticate che escludono il coinvolgimento emotivo o fisico, il sesso, il cibo, la bellezza (la maggior parte delle attività che appassionano i non-nerd – la pallacanestro, il violino, il sesso, il surf, la recitazione, il lavoro a maglia, la decorazione d’interni, la degustazione di vini ecc. – si basa invece su uno di questi presupposti).
2) Parlano un inglese standard privo di connotazioni gergali.
3) Tendono a evitare lo scontro e il coinvolgimento sul piano fisico ed emotivo.
4) Preferiscono un tipo di comunicazione logica e razionale a forme di comunicazione o di pensiero non verbali e non razionali.
5) Usano la tecnologia per lavoro o per divertimento e la amano molto più di quanto la ami la media delle persone.

Questo vuol dire forse che la suddetta tipologia di persone è formata da robot umani? Certo che no.
Brian Wilson non ama il mare. «Ho paura dell’acqua» risponde a chi gli chiede se pratica il surf. Un giornalista, dopo averlo intervistato, ha detto che la sua «personalità alla Rain Man» dà un po’ l’idea della «voce nei messaggi telefonici registrati». Wilson è californiano, di Hawthorne, una località a dieci minuti dall’oceano pacifico, e ciò rende la sua idrofobia ancora più strabiliante. La madre, Audree, ha sempre sostenuto che, prima ancora che imparasse a parlare, Brian era già in grado di canticchiare la melodia dell’inno dei marines, e che anche la sua capacità di suonare vari strumenti musicali è un talento che si è manifestato in tenera età. Dennis, il fratello minore, lo convinse a scrivere una canzone su un nuovo passatempo dei giovanissimi, e fu così che Brian compose Surfin, il primo successo dei fratelli Wilson, che presto avrebbero dato vita ai Beach Boys. Le canzoni di Brian sono affreschi in musica che parlano di un’America senza tempo, fatta di ragazzi atletici pieni di macchine e di fidanzate. Verso la metà degli anni sessanta, mentre gli altri componenti dei Beach Boys erano impegnati in un tour in Asia, Brian si chiuse in studio con dei musicisti e registrò «Pet Sounds», usando bottiglie di Coca-Cola come strumenti a percussione, registrando in una stanza dal pavimento coperto di sabbia per ottenere il sound giusto, scrivendo le partiture e lasciando ad altri il compito di comporre i testi. Più la gente credeva nel mondo di fantasia creato da Brian, più lui si chiudeva in studio, lontano da tutto e da tutti, con la sola compagnia di strumenti e apparecchiature.

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  • http://www.debernardis.it debernardis

    Ma secondo voi i nerd in Italia esistono/sono esistiti? Hanno avuto una coscienza della loro nerdità? Esiste una traduzione italiana di nerd o di geek che esprima bene questi concetti?

    O sono categorie di importazione che non corrispondono ai tipi umani locali?

  • muzzle

    La terza pagina dell’articolo sembra sparita. Lo fa solo a me?

  • france8ma

    Tre pagine e un intero libro che potevano essere riassunte con un diagramma?
    FINALLY: The Difference between Nerd, Dork, and Geek Explained by a Venn Diagram (via Terminologia).

  • niniel

    si, in italia esistono i nerd, ma sono identificati più con i loro hobby/passioni che rispetto all’asocialità…anzi, i nerd che conosco io sono estremamente sociali!
    è nerd chi gioca di ruolo, chi è patito di fantasy/fantascienza, chi gioca molto al computer…

  • http://photographic-blog.blogspot.com brendon

    No, in Italia non esistono i nerd. Nel senso che non esiste il concetto di nerd. Esistono il secchione, il topo da biblioteca, il segaiolo, il fissato… ma definizioni come nerd e geek sono del tutto importate.
    Tra l’altro, come immagino questo libro spieghi bene, ormai non ha neanche senso parlare di cultura nerd, dato che tutto ciò che un tempo era nerd (informatica, fumetti, fantasy) è ormai ampiamente sdoganato. Anzi, nel caso dell’informatica è successa una cosa interessante: i nerd hanno vinto. L’informatica, un tempo passione di pochi individui, oggi è qualcosa di tutti, diffusasi in modo capillare tramite itnernet e i cellulari.

    C’era un bell’articolo di Wired dedicato proprio alla scomparsa della cultura nerd, se lo trovo magari lo posto.

  • http://photographic-blog.blogspot.com brendon
  • http://www.unpopperuno.net Guido Vitiello

    Peccato solo che il libro non sia un granché, anzi sia piuttosto noioso, malgrado il tema fantastico. E poi è un libro molto USA-centrico. Non per caso nell’originale si chiama “American Nerd”. E allora tanto vale vedere, rivedere e stravedere (per) The Big Bang Theory.

  • muzzle

    @brendon non sono d’accordo, “i nerd” non “hanno vinto”. I computer e gli smartphone saranno pure ovunque ma se sei uno che sa come funziona il suo pc e non lo usa solo per fare lo scemo su facebook sei uno sfigato lo stesso. Nella massa dei non nerd resta molto forte l’orgoglio dell’ignoranza: “io non so come funziona questo aggeggio e non lo voglio sapere, mettimelo a posto tu che sei uno smanettone!”

  • oneiros

    Un inglese standard privo di espressioni gergali? Eh?
    Se c’è qualcuno che può usare, e usa, con coscienza le espressioni gergali sono proprio i nerd (al di fuori di chi vive in loco o ha un alto livello di conoscenza della lingua, ovviamente).

    Il punto sarebbe vero se ci trovassimo in un paese anglosassone, e infatti l’articolo è inglese. Quel punto non andava tradotto direttamente, andava tradotto e spiegato con una nota, perchè si riferisce a quelle espressioni gergali come “Dude”, “bro” e compagnia che sono paragonabili ai nostri “Bella zì”. A quello si riferiva l’autore, a parlare la propria lingua senza espressioni gergali.

  • oneiros

    Oh, nella terza pagina l’articolo parla di “angloamericano” chiarendo un po’ le cose, ma rimango dell’indea che la cosa andava specificata in una nota.

    @brandon per i fumetti devi fare una grossa distinzione tra USA ed Europa. Una volta tanto noi Europei siamo parecchio avanti rispetto agli USA con lo sdoganamento del fumetto, anche se l’Italia come al solite è un paio di passi indietro.

  • svalbard

    @Muzzle: è interessante quello che dici. Mi ha ricordato una lunghissima e per certi versi anche divertente discussione che sta avendo luogo da anni su quello che è uno dei più celebri forum tecnologici italiani, HWupgrade, proprio sulla questione “nerds vs. gente comune” dove questi si rivolgono a quelli solo quando hanno bisogno di favori informatici, ignorandoli totalmente nel resto dei casi…
    http://www.hwupgrade.it/forum/showthread.php?t=1913833

  • plato

    qualcosa richiama altro. difficile capire la qualità del testo

  • http://blog.terminologiaetc.it licia

    @oneiros, anch’io ero rimasta perplessa dalle osservazioni sulla lingua e sono andata a cercarle in inglese: buona parte del testo tradotto qui sopra si può trovare in Excerpt: ‘American Nerd: The Story of My People e in effetti leggere la versione originale fa un effetto alquanto diverso.

    Ad esempio, la traduzione “Parlano un inglese standard privo di connotazioni gergali” non equivale affatto a Speaking in language unusually similar to written Standard English.

    Secondo lo studio della linguista Mary Bucholtz, i nerd americani adolescenti si esprimono con forme lessicali, grammaticali e fonologiche tipiche del linguaggio scritto [formal written Standard English] che non corrispondono a quelle del linguaggio parlato [spoken Standard English] dei loro coetanei, che in certi casi aggiungono anche caratteristiche tipiche dell’hip-hop (nel testo di Nugent non viene specificato quali, potrebbe trattarsi anche solo di pronuncia):

    The linguist Mary Bucholtz has observed that some contemporary high-school students who consider themselves nerds cleave so tightly to American Standard English, even as the popular white kids cultivate hip-hop affectations, […].

    Nella traduzione italiana viene fatta un’interpretazione non riscontrabile nel testo originale:

    Mary Bucholtz, studiosa di linguistica, ha rilevato che, tra i ragazzi delle superiori, molti di quelli che si considerano nerd parlano un angloamericano formalmente ineccepibile – mentre i ragazzini bianchi più «fighi» prendono in prestito termini dello slang hip-hop […]

    Immagino sia un testo complesso da tradurre, per i molti riferimenti alla cultura americana non sempre condivisi dal lettore italiano. Forse nella versione italiana ci sono alcune note esplicative non pubblicate qui?

  • plato

    L’ascolto di una melodia e i movimenti con i quali la si fraseggia e per così dire si aiuta a formare l’impressione. Perché sembra qui così difficile separare il fare e l’esperare? E’ come se il fare e l’impressione non procedano l’uno accanto all’altra, bensì il fare formasse l’impressione. Io lo ascolto diversamente e ora posso suonarlo diversamente. Dunque riprodurlo diversamente.

    Wittgenstein (quello vero) mss 137-138
    (chissà se funziona anche con le parole…)

  • terzogiro
  • france8ma
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