Il Post
— Enrico Brizzi

La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio – Episodio 15

Ultimo episodio del libro di Enrico Brizzi pubblicato dal Post: «Io? Io bado al lavoro, e di politica non mi occupo».

Le puntate precedenti di La vita quotidiana in Italia ai tempi di Silvio (Laterza)

23 febbraio 2011

Sempre risorge, identico a se stesso, il ghignante Gattopardo.
Ci invita alla pigrizia e alle recinzioni, alla chiusura mentale e alla diffidenza verso i forestieri, i diversi, i dissenzienti, e anche per quelle brutte facce spuntate in paese verso mezzogiorno – anche se, a ben vedere, devono essere solo escursionisti con lo zaino.
Se invece sono stranieri in cerca di un ingaggio onesto, magari privi di permesso di soggiorno, comincia la festa!
Dopo che ci siamo spaccati la schiena in prima persona, magari a fare il cameriere in Svizzera o Germania, adesso siamo noi i padroni che fanno prezzi e orari, che stabiliscono mansioni, avanzamenti ed eventuali trattenute di stipendio.
Ancora ieri avevamo la terra attaccata alle scarpe, ma oggi vogliamo tutti il Suv; a ricordarci che siamo ancora umani, di tanto in tanto ci assale il senso di colpa nel vedere un nero trascinare il suo borsone sotto la pioggia, o quando i nostri fari illuminano una schiera di ragazze dell’Est allineate lungo uno squallido marciapiede. A volte, per rimediare, li avviciniamo offrendo loro un poco del nostro denaro. Più spesso alle ragazze che ai venditori ambulanti, per la verità.
(Non è anche questo un segno della nostra mantenuta umanità, sub specie di vigore sessuale?)
Anche il tema del vigore sessuale, tanto caro al Silvio, potrebbe finalmente uscire di scena.
Una volta si diceva: «Chi lo fa non lo racconta in giro, e chi lo racconta in giro non lo fa».
La gente appariva forse più misteriosa, ma anche meno ridicola.
Si lasciassero le sembianze e le pose da pornostar alle vere pornostar, che il loro mestiere lo sanno fare benissimo.
In attesa del processo per la rissa col barista, Iuri osserva il paese e cerca di piazzare i suoi fondi esteri ai grulli.
«Tanto, se non danno i soldini a me li regalano a qualche cartomante» si è giustificato l’ultima volta che l’ho visto. «Regalo sogni, io, non solide certezze. E proprio per questo mi affidano i loro risparmi. Non li vedi, in coda per giocare al lotto, o a grattare con la moneta su qualsiasi tesserina che promette di farti diventare ricco?»
Li vedevo eccome.
«Non siamo francesi, o tedeschi» puntualizzò Iuri. «Qui la gente campa di sogni. È questo che la Sinistra non ha mai ca­pito.»
«Una volta, forse, lo capiva fin troppo bene» lo corressi, poi ammisi: «Adesso, però, sembra essersene scordata».
«Peggio per voi» scrollò le spalle Iuri. «Te lo dico in amicizia», e mi baciò su entrambe le guance.
Mentre risaliva sulla sua Classe A mi avvidi che la sua nuca era spolverata di capelli bianchi.
Nato da una famiglia di lavoratori, ci aveva messo mezza vita per comprarsi a rate una macchina da ragazzo ricco; di ogni chilometro percorso, nel suo intimo, ringraziava il Silvio, e per difendere quel po’ di benessere era pronto a colpire e imbrogliare. Purtuttavia, si sentiva nel proprio diritto.
Chi ricco lo era sempre stato, invece, come LucaPietro Niccolis, si agitava alla disperata come un pesce tratto fuor d’acqua: la Creatura che li aveva salvati dai comunisti adesso era fuori controllo. L’autoritarismo sembrava dietro l’angolo, sotto specie di regime ad personam; avvertendo l’incrinarsi del mito, i seguaci del Silvio serravano le file.
Il ministro della Difesa in persona si occupò di alzare le mani su un contestatore che rivolgeva al Silvio domande impertinenti; ormai poteva accadere che, nella stessa giornata, si rischiasse seriamente un incidente aereo che avrebbe coinvolto il presidente della Camera Fini, e che meno di due ore più tardi partisse l’allarme-bomba per un presunto ordigno – inesistente – sull’aereo del Silvio, il tutto alla vigilia della presentazione della nuova corrente politica dello stesso Fini, espressione del dissenso interno al Pdl.
I talk show erano sospesi d’imperio sino alle regionali; il Popolo della Libertà aveva manifestato a Roma dichiarando un milione di partecipanti a fronte di una valutazione della Questura che parlava di centocinquantamila presenti.
Il governo agiva con prepotenza manifesta, e alla cosiddetta società civile mancava la forza di esprimere con nettezza il proprio dissenso.
D’altronde la nostra società civile è composta da gente perbene come la famiglia Niccolis; stimati professionisti inclini al compromesso, membri di una classe sociale che, per propria natura, non dimentica mai la prudenza. Altrimenti mica si può restare sulla cresta dell’onda sotto papi, re, dittatori e presidenti.
Meglio nicchiare e covare la propria rabbia, piuttosto che esporsi in piazza a gridare contro l’imperatore prima ancora che venga deposto.
Nel caso, si pensa, per festeggiare c’è sempre tempo.
In certi ambienti, per il momento, è ancora meglio affidarsi alle allusioni e alle mezze frasi; se ci si trova smascherati, tocca salvarsi in corner sostenendo che il Silvio, se non altro, è ancora simpatico.
Oppure con la frase che torna popolare ogni volta che l’Italia conosce simili frangenti d’incertezza: «Io? Io bado al lavoro, e di politica non mi occupo».

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3 Commenti

  1. “D’altronde la nostra società civile è composta da gente perbene come la famiglia Niccolis; stimati professionisti inclini al compromesso, membri di una classe sociale che, per propria natura, non dimentica mai la prudenza. Altrimenti mica si può restare sulla cresta dell’onda sotto papi, re, dittatori e presidenti.”

    amen.

  2. femetal

    due cose:
    1) ho ordinato il libro su ibs, mi piace lo stile di brizzi e come tratta l’argomento… per stare sul sicuro ho preso anche quello prima

    2) Se Enrico ci legge sarei curioso di conoscere una sua eventuale playlist da ascoltare durante la lettura del libro (sperando di vedere ad esempio “Teleporno TV” dei mitici Gaznevada)

  3. Ringrazio il post e Brizzi per questa bellissima iniziativa.

    Consiglio a tutti anche l’acquisto di Nessuno lo sapra’, il racconto di Brizzi del suo viaggio dall’Argentario al conero. Se non vi fa venire voglia di camminare quel libro li’, se non vi fa venire le lacrime agli occhi in piu’ punti, allora “datevi foo”, come si dice a Pisa.

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