Certo, ci sono i buoni rapporti diplomatici. Certo, ci sono gli interessi nazionali. Certo, c’è la vicinanza geografica. Ma alla fine della catastrofe libica di cui il colonnello Gheddafi si sta rendendo responsabile e suo figlio Saif complice, ci saranno paesi del mondo che potranno essere fieri di non avere foto come queste da nascondere, e paesi che invece no. E se soprattutto il rapporto con Berlusconi è stato particolarmente sgradevole e intollerabile nelle sue esibizioni di affetto e servilismo, a non prendere le opportune distanze dal tiranno sono stati però anche altri, nel loro piccolo.
— Italia
L’Italia e Gheddafi: l’album dei ricordi
Un album fotografico sull'affettuosa amicizia tra il tiranno libico e Silvio Berlusconi (ma non solo)
22 febbraio 2011
12 Commenti
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Ma Dalema sta cercando di uccidere Saif col pensiero ?, Perché lo guarda in una certa maniera
Mi permetto solo due suggerimenti di usabilità per le fotogallery (visto che è periodo di revisioni):
Quando le foto cambiano di dimensione è difficile trovare i tasti: si potrebbe rendere il click sulla foto equivalente al click su next?
secondo e meno importante: sarebbe carino poter passare direttamente dall’ultima foto alla prima (a volte uno comincia da un foto che lo ha incuriosito e a metà deve ricaricare la pagina…).
ps: complimenti per le foto, sono sempre belle selezioni
Ci lavoriamo, intanto abbiamo reso fisse le posizioni dei tasti di scorrimento. Grazie
Diciamo che tutti i governi italiani hanno sempre lisciato Gheddafi dal verso del pelo, per ovvi motivi. Il 25% del nostro gas e petrolio viene da lì. Certo, Berlusconi ci ha aggiunto la sua verve di televenditore di tappeti, ma non credo che la sostanza sia molto diversa. Nessun politico italiano, di nessun colore, ha mai puntato il dito sulla situazione dei diritti umani in Libia. Quindi, se vogliamo trovare un giusto limite al cinismo della realpolitik, va bene, ma fare solo ora le verginelle mi sembra assai ipocrita.
E l’Italia fa sempre più ridere, la cosa belle è che metà italiani non se ne rendono conto.
a massimo55
Non si tratta di fare le verginelle, ma di mantenere il giusto distacco.
I governanti saggi magari danno la mano ai dittatori ma (metaforicamente) non si tolgono i guanti.
Tra tenere buoni rapporti con la Libia (interesse dell’Italia) e fare i press agent di Gheddafi (propongo una ricerca sulle dichiarazioni di Frattini al tempo della crisi con la Svizzera), c’è un’enorme differenza.
Io sono convinto che B. abbia fatto bene a cercare intese con Libia, Egitto, Tunisia, Turchia, Russia, Bielorussia (mentre non capisco i vantaggi con il Venezuela) ma personalizzare il tutto esaltando il legame individuale con gli autocrati oltre ad essere moralmente discutibile è stato anche politicamente miope. Perché, quando certi personaggi cadono, rischi di perdere tutto.
@massimo55
“ma fare solo ora le verginelle mi sembra assai ipocrita”
“solo ora”, ah si?
In effetti quando B. fece piantare la sua bella tenda in centro a Roma e gli procurò qualche decina di escort, ehm hostess, da convertire all’islam nessuno disse manco “bè”, me lo ricordo proprio benissimo…
Ricordo anche l’edificante sfilata Tripoli delle Frecce Tricolori per i 40anni del regime, anche lì applausi a scena aperta proprio…
http://www.youtube.com/watch?v=cBpHtgxS27w&feature=player_embedded
Ehi! Manca la foto migliore: quella dove Silvio bacia la mano a Gheddafi!
Tra tenere buoni rapporti con la Libia e fare il press agent di Gheddafi c’è una grande differenza nella forma, anche se alla lunga anche la forma può diventare sostanza. Se poi vogliamo dire che la tenda, le amazzoni, le foto spillate sul petto sono state baracconate indegne di un paese civile siamo perfettamente d’accordo. Ma è quello che ho detto nel precedente post, alla storica ipocrisia italiana,e non solo, verso la Libia, Berlusconi ci ha aggiunto tutta la sua cialtroneria. In ogni caso, Gheddafi la tenda non l’ha piantata solo a Roma, per dire.
Certo, mai nel cortile della Casa Bianca. Sicuro.
Mi spiace, ma in diplomazia la forma è sostanza.
Tutti i paesi fanno affari e accordi, più o meno sottobanco, con i peggiori regimi. Ma di solito evitano di sbandierarlo in modo plateale o addirittura di vantare amicizia o prendere le loro difese (contro la Svizzera, poi). Questa è real politik.
Quella di Berlusconi e del suo maggiordomo è invece una ridicola fiera delle vanità mediatica, disastrosa sul piano diplomatico che sta per sfociare in tragedia, nel più completo discredito internazionale.
Concordo con Disco su D’Alema.
E in effetti un’interessante chiave interpretativa della galleria può essere quella di valutare le espressioni dei vari co- partecipanti.
Anche perchè Gheddafi, le rare volte che è senza occhiali, ha sempre una poco espressiva gommosità botulinica.
Napolitano ha la decenza di apparire leggermente imbarazzato.
Gustoso l’Alemanno perplesso per il pugno chiuso di Muammar.
Gli unici a divertirsi veramente, Frattini (non c’è bisogno di dire altro) e Lucianone Moggi (una vera delizia per noi interisti).