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  • Cultura
  • venerdì 11 febbraio 2011

Che cosa vuole la tecnologia?

di Kevin Kelly

Uscirà a fine febbraio per Codice Edizioni «Quello che vuole la tecnologia», il nuovo libro di Kevin Kelly, fondatore di Wired; ve ne proponiamo cinque pagine in anteprima

«Riconosco che il mio rapporto con la tecnologia è pieno di contraddizioni. E sospetto che anche voi ne abbiate di simili»

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C’era qualcosa di inaspettatamente biologico in quegli ecosistemi fatti di persone e di cavi. Dal nulla più totale stavamo facendo crescere una comunità virtuale. Quando poi arrivò internet, alcuni anni dopo, mi sembrò quasi una cosa da amish.
Via via che i computer diventavano sempre più importanti per la nostra vita, scoprivo qualcosa della tecnologia che prima non avevo notato. Oltre a soddisfare (e creare) bisogni, e talvolta risparmiare lavoro fisico, la tecnologia faceva qualcos’altro. Generava nuove opportunità. Sotto i miei occhi vedevo le reti online mettere in contatto persone che avevano idee e opinioni con altre persone che diversamente non avrebbero potuto conoscere. Questi network scatenavano le passioni, intensificavano la creatività, espandevano la generosità. Nel momento in cui i grandi guru delle tendenze culturali dichiaravano che la scrittura era morta, milioni di persone iniziavano a scrivere online più di quanto avessero mai scritto prima. Proprio mentre gli esperti sentenziavano che gli individui erano ormai destinati alla solitudine, a milioni si riunivano in gruppi sempre più numerosi. Online si collaborava, si cooperava, si condivideva e si creava in miriadi di modi non previsti. Per me era qualcosa di nuovo. Freddi chip di silicone, lunghissimi cavi metallici e complessi congegni ad alto voltaggio stavano nutrendo i nostri migliori sforzi di esseri umani. Quando capii cosa avrebbero potuto fare dei computer collegati in rete (ispirare nuove idee, moltiplicare le possibilità e via dicendo), mi resi conto che anche altre tecnologie, come l’automobile, la motosega, la biochimica, e perché no anche la televisione, facevano lo stesso, solo in maniera leggermente diversa. Questo significò per me guardare alla tecnologia sotto una luce molto diversa.

Ero molto attivo nei primi sistemi di teleconferenze; nel 1984, grazie alla mia assidua presenza online, fui assunto nella redazione del Whole Earth Catalog per collaborare alla prima pubblicazione che avrebbe recensito i software dei personal computer (forse sono stato il primo al mondo ad essere assunto online). Alcuni anni dopo sono stato coinvolto nel primo gateway pubblico della neonata internet, un portale chiamato The Well. Nel 1992 ho preso parte alla fondazione della rivista “Wired”, l’organo ufficiale della cultura digitale, e ne ho curato i contenuti per i primi sette anni. Da allora vivo sotto la stella della tecnologia. I miei amici sono gli inventori dei supercomputer, dei farmaci genetici, dei motori di ricerca, della nanotecnologia, delle comunicazioni a fibre ottiche, di tutto ciò che è nuovo. Vedo il potere di trasformazione della tecnologia ovunque giri lo sguardo. Eppure non ho un palmare o uno smart phone, non mando nulla attraverso il bluetooth, e non uso Twitter.

I miei tre figli sono cresciuti senza televisione, e in casa non abbiamo ancora la banda larga né la tv via cavo. Non vado in giro con un portatile, e spesso sono l’ultimo della mia cerchia di conoscenti a entrare in possesso degli “irrinunciabili” gadget tecnologici. Vado in bicicletta più spesso che in auto; vedo i miei amici legati a doppio filo ai loro palmari, ma io continuo a tenere la cornucopia tecnologica a distanza di sicurezza, così da potermi più facilmente ricordare chi sono. Eppure, allo stesso tempo gestisco una nota pubblicazione quotidiana online, Cool Tools, che è poi una prosecuzione del mio vecchio lavoro di recensore per il Whole Earth Catalog. Nel mio studio piovono maree di manufatti spediti da venditori che sperano in un aiuto; un buon numero di essi non ne esce più. Sono circondato di oggetti. Malgrado la mia diffidenza ho scelto di avere una posizione dalla quale tenere a portata di mano la massima quantità possibile di opzioni tecnologiche.

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