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Assange e il suo ex socio litigano di brutto

Domani esce il libro dell'ex portavoce di Wikileaks che accusa Assange di comportamenti "dittatoriali"

10 febbraio 2011

Julian Assange è il fondatore e volto pubblico di Wikileaks, lo conosciamo già e non serve aggiungere altro. Daniel Domscheit-Berg ha bisogno invece di qualche presentazione in più, per quanto sul Post abbiamo già parlato di lui: è un ingegnere informatico tedesco, ha 32 anni e ha lavorato per molto tempo a Wikileaks, di cui è stato portavoce in Germania. Domscheit-Berg ha lasciato l’incarico a settembre dello scorso anno – è stato cacciato, dice lui, Wikileaks dice che se n’è andato spontaneamente - accusando Assange di avere metodi dittatoriali e di avere fatto molti errori. A dicembre aveva lanciato Openleaks, un nuovo sito internet per la raccolta di soffiate e documenti riservati che promette di lavorare “senza alcuna agenda politica” e collaborare più correttamente con la stampa.

Domani uscirà il libro in cui Daniel Domscheit-Berg racconta il suo periodo all’interno di Wikileaks e la sua rottura con Assange. Alcune anticipazioni stanno già circolando e hanno già irritato Wikileaks, come vedremo più avanti. Nel libro, Domscheit-Berg descrive Assange come un “imperatore”, un uomo che si è trasformato esattamente nel tipo di personaggio che vuole combattere con la sua organizzazione. La missione originaria di Wikileaks era “controllare il potere esercitato a porte chiuse e diffondere trasparenza” ma la situazione si è progressivamente deteriorata e oggi il gruppo è “corrotto a sua volta dal potere e dalla segretezza”. Questo perché, sostiene, Assange è diventato paranoico: va dietro a decine di teorie cospirazioniste e sostiene che l’unico modo per lavorare con sicurezza sia mantenere tutte le attività nella massima segretezza, non potendosi fidare di nessuno.

Kristinn Hrafnsson, portavoce di Wikileaks, ha diffuso una nota che smentisce la versione di Domscheit-Berg e anzi lo accusa di aver “sabotato” l’organizzazione. Nel suo libro, infatti, Domscheit-Berg scrive che a un certo punto il comportamento di Assange ha reso necessario la rimozione delle sue credenziali dal sito: un ingegnere di Wikileaks gli ha di fatto impedito di accedere ai documenti riservati e alle informazioni sulle loro fonti, non fidandosi più della stabilità e dell’onestà del fondatore dell’organizzazione. Domscheit-Berg conferma quanto accaduto ma sostiene di non avere a che fare con l’atto di “sabotaggio”. Wikileaks afferma di avere mosso delle azioni legali nei confronti di Domscheit-Berg ma questo dice di non essere stato citato in giudizio: un avvocato dell’organizzazione si è limitato a inviargli una lettera di diffida “scritta nel peggior tedesco che io abbia mai letto”, che scrive il suo nome nel modo sbagliato e non indica nemmeno una legge che lui avrebbe violato.

Inoltre, Wikileaks mette in discussione lo stesso ruolo di Domscheit-Berg all’interno dell’organizzazione, sostenendo che non ha mai fatto il programmatore e l’informatico e che anzi “non sarebbe in grado di scrivere una sola linea di codice”. Si tratta apparentemente di una contraddizione con l’accusa precedente, visto che Wikileaks sostiene che Domscheit-Berg abbia sabotato la struttura del sito internet. Domscheit-Berg comunque replica facendo notare di non aver mai detto di essere un programmatore per Wikileaks ma semplicemente un portavoce, e aggiunge che comunque ha due diplomi in informatica e ha lavorato per sei anni come ingegnere nel campo della sicurezza informatica. “Volete vedere una copia dei titoli di studio?”

foto: AP Photo/Michael Sohn

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6 Commenti

  1. plato

    non puoi fidarti delle persone che conosci da una vita, figurarsi del resto. immagino che la comprensione della realtà sia una facoltà in più, anche se raramente passa attraverso il linguaggio. è bello sapere che assange non ha la minima intenzione di giustificare il suo comportamento

  2. oneiros

    A parte tutto a me sembra un po’ ridicolo meravigliarsi se uno nella posizione di Assange non diventi paranoico.
    Comunque vorrei far notare come il corriere abbia riportato l’articolo citando più volte la parola “folle”, Domescheit-berg la usa davvero?

  3. lorz

    Mi è sfuggito il momento – ed il motivo – in cui “ilPost” ha tolto il banner/selezione dei contributi dedicati ai cables di wikileaks – per intendersi quello che era sulla destra della pagina sopra il blogroll – sostituendoli editorialmente con sporadici articoli di costante critica nei confronti di Assange.

    Sbaglio o l’atteggiamento, anche qui, è cambiato?

  4. Luca Sofri

    Sbagli. Ed è abbastanza impressionante che qualunque scelta editoriale – le notizie su e di Wikileaks erano diminuite – sia letto come una scelta “politica”.

  5. lorz

    Non volevo buttarla in politica e mi riferivo proprio alle scelte editoriali – che leggo tra le righe – son state prese.

    Non era una critica, siete liberi anzi dovete fare quel che vi pare, semmai l’appunto di un vostro lettore che ha percepito un cambio di timone senza capirne il motivo.

    Credo sia lecito domandarsi il perché delle vostre scelte, la chiarezza è un presupposto fondamentale nel rapporto con gli utenti.

  6. Luca Sofri

    No, fraintendi le parole: una scelta editoriale è togliere uno spazio in homepage a una notizia che non è più così rilevante. Una scelta politica è toglierla per ragioni di simpatia o antipatia nei confronti di ciò che quella notizia rappresenta. Noi abbiamo fatto la prima cosa, come ti ho scritto.

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