La mia ragazza era lì sul divano che guardava la Fiorentina, e siccome son dei giorni che non sta bene io son andato lì da lei e le ho chiesto: Come stai? e lei: Mi gira la testa. Le ho preso la testa fra le mani e l’ho tenuta ferma per un po’, lei mi è parsa star meglio, ma nel frattempo il computer in cucina ha emesso quel Plin che fa quando arriva la posta, e son andato a vedere. Era il Post. Mi chiedeva com’è che son diventato un editore. Ho pensato: Adesso glielo spiego.
Abbiamo aperto ieri, Paolo Nori e io, una casa editrice che si chiama Sugaman. Lo abbiamo deciso qualche mese fa, dopo averne discusso un po’, e ci è sembrata un’idea sensata, per dare diffusione a dei libri che ci piacciono senza dover rendere conto a nessuno, senza dover pensare a quale potrà essere il mercato.
Gli ebook, ci siamo resi conto, non hanno grossi costi di produzione, se si riesce a fare tutto in casa, dall’editing, alla copertina (e qui ci siamo fatti aiutare da Simona Toncelli), all’assemblaggio del libro vero e proprio. Non ci sono costi di distribuzione, non c’è magazzino, non ci sono resi. Spostare dei bit, perché è di questo che sono fatti gli ebook, è completamente diverso rispetto a spostare pallet di carta. Spostare dei bit è a costo zero.
Avremmo potuto appoggiarci a qualcuno, è vero, ma le grandi case editrici amano proteggere gli ebook usando dei formati che possano essere letti solo con programmi specifici, amano usare dei codici anticopia che rendono difficile la vita al lettore, che in realtà non compra un libro, ma una licenza d’uso. A noi invece piace pensare che quando si compra un ebook, l’esperienza sia come quella di comprare un libro cartaceo, nel senso che dopo l’acquisto il libro è del lettore, e il lettore è libero di farci quello che vuole. Deve poterlo leggere su qualunque dispositivo, sia esso un lettore dedicato, o un tablet, o uno smartphone, o un computer, può convertirlo in altri formati, copiarlo infinite volte e “imprestarlo” agli amici.
L’investimento è esiguo, e ci siamo detti: perché no? E quindi siamo partiti. Il libro che abbiamo pronto ora, al lancio, è La matematica è scolpita nel granito, di Paolo Nori, che è già uscito nella versione cartacea per una piccola associazione sarda, ed è quindi di difficile reperibilità. Non poteva esserci titolo migliore per cominciare a capire come gli ebook possano superare le difficoltà della distribuzione cartacea e magari anche travalicare i confini. Come anche i nostri prossimi libri, si può comprare in un paio di click e cominciare a leggere pochi secondi dopo, su qualunque piattaforma. E se il formato diventerà obsoleto, lo si potrà convertire in qualche altro formato emergente. È del lettore, e nessuno glielo toglierà.
E adesso? E adesso vedremo di stupirvi, e comunque faremo solo cose che ci piacciono. L’ho detto che la carta digitale con cui facciamo i nostri libri è fatta a mano, ed è biodegradabile al 100%?




“si può comprare con un paio di click”. Dunque si comprano, nel senso che si pagano? Quale criterio usate per decidere il prezzo di vendita?
Il formato epub che usate può essere legittimamente convertito in altri formati, ad esempio per poterlo leggere nel mio Kindle?
E gli ebook di poche pagine si chiamano ebookini?
@callmeishmael: avendo comprato altri libri su bookrepublic con social DRM, ti dico subito che con quell’epub puoi farci quello che vuoi in maniera del tutto legale (ecco, caricarlo sul P2P, magari quello no). Su internet dovrebbero esserci svariate guide su come convertire da epub a mobi.
La “protezione” e’ soltanto una paginetta/exlibris alla fine del libro con i tuoi dati (tipo nome e cognome e data di acquisto).
@francesca: per questo è stato facile: essendo stato pubblicato cartaceo a un prezzo più che decente abbiamo pensato di farlo costare un po’ meno della metà. Per i prossimi vedremo.
@callmeishmael: sì, è aperto, non è codificato. e se ancora non sei convinto, ti autorizzo io.
Alessandro,
mi sembra importante, visto che vi proponete esplicitamente “di affrontare i libri elettronici in modo diverso da come li stanno affrontando i grandi editori”, capire dove si spinge la ‘diversità’.
D’accordo la possibilità di leggerli a distanza di tempo, di farne quel che il lettore ne vuole, ect. Ma questo non è diverso da quel che puoi fare con un qualsiasi blog o simili: non occorre essere un ‘editore’ per questo, dunque non basta a descrivere la ‘diversità’ in quanto ‘editore di libri elettronici’.
Le innovazioni veramente profonde riguardano la PRODUZIONE, e temo che da questo punto di vista lo schema che dici (confronto con l’edizione cartacea) non funzioni molto in quanto la TUA edizione è perfettamente ‘mainstream’ e tributaria, dipendente anzi dall’edizione convenzionale da molti punti di vista: dal fatto che inventi un prezzo che dipende dall’edizione convenzionale, al fatto che il libro è un’opera GIA’ pubblicata da un editore convenzionale, ect
In effetti, se “il costo di muovere i bit è zero”, e più precisamente il costo di produrre una copia in più è zero (non è proprio zero ma trascuriamo questo per il momento), allora QUALSIASI prezzo maggiore di zero è del tutto arbitrario. In effetti fra le cose che posso fare avendo comprato una copia c’è quella di farne un’altra (QUESTO è importante: se possiedo una copia anche per ME il costo di produrne un’altra è quasi zero) e di regalarla a qualcuno. In effetti mi ha sopreso che tu parli di ‘imprestare’ una copia, ma non di semplicemente copiarla per un altra persona. In casi come questi la ‘strategia migliore’, come in effetti si pratica da anni e anni nel ‘mainstream’ per qualsiasi bene di cui la produzione di una copia costi zero o quasi, è di chiedere al compratore di darti quel che vuole. Questa è un’innovazione, ma viene dal mondo convenzionale. Dunque ancora non mi pare definisca una ‘diversità’.
Il problema è come e se la PRIMA copia debba essere edita come e.book con le caratteristiche gli gli attribuisci, e come e se questa prima copia debba essere retribuita.
Hai pensato a questo? Vuoi parlarne? (flaclaire@yahoo.fr)
Francesca temo di non aver capito, stai dicendo che il prezzo di un “oggetto” è legato solo al costo della sua produzione fisica?
Francesca, anche nella editoria classica su carta il costo del supporto é solo una frazione di quanto paghi. Non vedo quindi perché un ebook debba essere gratuito. Autore, editor, eventuali traduttori che fanno, lavorano gratis?
finora ho divorato solo libri cartacei – tascabili, possibilmente – e vi stavo giusto cercando: corro a bookmarkarvi per tenervi d’occhio ;)
Mi piace l’entusiasmo messo nel progetto per fare qualcosa di accessibile e attento al tipo di esperienza che si fa con un acquisto digitale. Mi piace pensare che sia una bella strada da percorrere ma non mi sono chiari i futuri sviluppi, l’impatto che avrà sul mondo. Ancora fatico a capire dove e quante sono le responsabilità nell’interminabile polemica sulla pirateria di film e musica, e in genere di tutti i contenuti digitali.
Il libro digitale non ucciderà le “piccole associazioni sarde” di tutto il mondo? È un male? È un bene?
Il libro digitale copiabile liberamente azzera il vantaggio del venditore — perché comprare se se ne può avere una copia gratis da chi il libro ce l’ha già? —, come ci si campa di editoria virtuale?
Eppure la distribuzione digitale è un salto nell’iperspazio, copre distanze impensabili altrimenti.
Libri e giornali si possono leggere nelle biblioteche, o al bar, gratis e nessuno ne sente la minaccia, credo. Perché allora non vendere ad un prezzo molto accessibile un bel libro? Qualche euro e il libro è tuo, se proprio ci tieni ad avere la tua copia personale di cui puoi disporre come credi. Qualche euro ed ecco un disco, un dvd, magari.
Si punta sulla massa, mi par di capire, ma non c’è il rischio che così si alimenti la smania di consumo che probabilmente sta dietro alla compulsione al possesso dei libri dischi film ecc. che vengono copiati e scaricati senza regole?
A me piace questa accessibilità tanto più vasta, mi piace un sacco, solo che temo che ci voglia ancora un po’ perché si metta in rete anche la pagnotta, è questo che rovina il bello del digitale.
Il nostro editore diverso di ebooks ha scelto di osservare che “il costo di muovere bit è zero”, dunque mi pare che consideri questo importante.
Ora, nelle consuete ipotesi, che sono valide per internet, il prezzo a cui si scambia qualcosa è quello in cui tutta la domanda è soddisfatta dall’offerta e tutta l’offerta soddisfa la domanda.
Il “costo di muovere bit è zero” significa che tutta la domanda può essere soddisfatta a QUALSIASI prezzo. In questo caso un prezzo qualsiasi cambia soltanto la quantità scambiata: maggiore è il prezzo minore è la quantità scambiata. Se si vuole perseguire l’obiettivo sociale di massimizzare la diffusione dell’ebook, in queste condizioni basterebbe semplicemente mettere il prezzo = zero.
In altre parole, se quello è l’obiettivo, si può far meglio che “comprare con due click a un prezzo inferiore a quello del libro di carta e poi trasformare, copiare o ‘imprestare’ il file”: si può comprare con UN click a prezzo zero.
Ed è quello che facciamo tutti quando leggiamo una cosa qualsiasi online o quando prendiamo un file da un sito gratuitamente.
Naturalmente potrei ‘comprare con due click’ il libro dell’editore di ebooks diversi, metterlo nel mio sito e regalarlo a tutti. Non mi è chiaro se questo mi sarebbe permesso, ma se NON mi fosse permesso l’editore non farebbe nulla di veramente diverso rispetto a un e.book vendor convenzionale (imporrebbe un limite diffusione dell’opera), se mi fosse permesso allora il prezzo di scambio di questo libro sarebbe, come ho detto, zero e non solo l’editore non sarebbe diverso, ma forse non sarebbe neanche un editore.
Perché il problema che esiste da tempo immemorabile è il seguente: come si prezza un prodotto la cui PRIMA COPIA è costosissima, ma il costo incrementale di produrne un’unità in più è zero? Come si retribuisce la PRIMA copia?
Il nostro editore ha risolto il problema perché la prima copia l’ha venduta (in qualche forma che ignoro) a un editore CONVENZIONALE. Dunque non c’è nessuna, NESSUNA ‘diversità’ in questo caso.
Mi direbbe qualcosa di interessante se ci spiegasse in che modo editerebbe nel modo che dice un’opera commissionata a – chessò – Umberto Eco, e la editasse lui esclusivamente nella forma di ebook. Mi direbbe qualcosa di interessantissimo se mi dicesse come farebbe questo SENZA mettere NESSUN limite alla diffusione o alla proprietà. In altre parole, in assenza di qualche invenzione di cui il Post a quanto pare è in cerca, è puerile immaginare che quel che fa Amazon è imporre la produzione industriale convenzionale all’internet, perché si tratta invece di una risposta precisamente indotta dall’internet, la quale fa dei libri dei prodotti che ricadono nella categoria notissima di quelle cose che ho detto: prima copia costosissima, ogni altra costo zero.
E perché è importante questo? Perché i prodotti con quelle caratteristiche della PRODUZIONE si chiamano beni PUBBLICI. Sono PUBBLICI quei beni dei quali il consumo da parte mia non ne diminuisce la disponibilità per un altro (non quelli di ‘proprietà pubblica’, notate bene, e vedete bene che equivale a ‘la soddisfazione della domanda di un’unità in più costa zero’.
Se dunque ci interessano i BENI PUBBLICI questo problemino dell’editore diverso di ebooks dovrebbe farci riflettere sul fatto CHE NON ABBIAMO NESSUNA IDEA DI COME SI PRODUCONO O DI COME DIFFONDERLO. Peggio ancora, che pensiamo di cavarcela con giochini e formule sulle forme industriali del controllo di questa produzione.
E qui siamo sul Post, quelli che hanno idee innovative su come governare il Paese.
Supponiamo di dover GOVERNARE i beni PUBBLICI?
flaclaire@yahoo.fr
Vi segnaliamo questo ebook interessante:
http://www.bookrepublic.it/book/9788897139034-la-cittadinanza-digitale-nuove-opportunita-tra-diritti-e-doveri/