Il Foglio di oggi racconta delle reazioni di Bersani alla relazione pronunciata sabato scorso da Walter Veltroni al Lingotto e spiega che nonostante le “rassicuranti parole del segretario”, “un gruppetto di economisti bersaniani, dopo aver letto con stupore le tante pagine elogiative dedicate dai giornali alla svolta veltroniana”, ha deciso di “prendere carta e penna e di mettere per iscritto tutte le affermazioni totalmente “irrealizzabili” suggerite dalla minoranza democratica”.
Quel documento risulta essere firmato da Stefano Fassina, membro della segreteria nazionale del PD nonché responsabile Economia e Lavoro del partito. Contiene due tesi, affiancate tra loro: che alcune delle cose dette da Veltroni siano giuste e sensate, e per questo siano già da tempo parte delle proposte di Bersani; che altre cose siano invece del tutto sballate, “irrealizzabili”, “da scartare”, “in sintonia con Tremonti”, “preoccupanti” e contraddittorie. Oggi il giornalista del Foglio Claudio Cerasa ha pubblicato il documento integrale sul suo blog. Lo trovate anche di seguito.
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Nonostante le celebrazioni di qualche autorevole quotidiano convinto di poter tornare ad eterodirigere il Pd, la relazione di Walter Veltroni al Lingotto 2 segnala una chiara convergenza programmatica della minoranza del partito sulle scelte compiute dall’Assemblea Nazionale di Roma e di Varese. Vediamo.
Le prospettive dell’Unione Europea indicate nella relazione sono pari pari contenute nel documento sul tema approvato all’unanimità a Roma il 22 Maggio scorso e riproposte da Bersani in Piazza S. Giovanni l’11 Dicembre scorso. L’apprezzamento alla proposta Tremonti-Juncker coincide con le posizioni espresse dalla segreteria del partito il giorno stesso dell’articolo dei due ministri al Financial Times. Anche l’elezione diretta del presidente del Consiglio Europeo è stata oggetto attivamente condiviso dal Pd invitato al consiglio del PSE a Varsavia nel Dicembre scorso.
Sul piano politico, è noto e provato nell’azione di governo l’ampio consenso nel Pd per la riduzione del debito pubblico. Non a caso, in tutti i documenti economici del Pd indichiamo il vincolo. Quindi, nessuna obiezione principio. Il punto è tecnico: l’obiettivo indicato da Veltroni è irrealizzabile: nessun paese al mondo è riuscito a ridurre di 40 punti percentuali di Pil (640 miliardi di euro) il debito pubblico in 9 anni. Il Fondo Monetario Internazionale, consapevole della natura del problema e delle conseguenze deflattive deill’aggiustamento fiscale, è molto più cauto. Le tre variabili individuate da Veltroni possono concorrere a centrare l’obiettivo, ma la misura indicata è ordini di grandezza inferiore a quanto possibile ed utile perseguire.
Primo, la proposta di Veltroni di cartolarizzare il patrimonio pubblico attraverso un’agenzia non funziona. È stata messo in atto nel 2004 dal Ministro Tremonti e gli esiti, nonostante l’entusiasmo iniziale per la cartolarizzazione fosse a via XX Settembre alto almeno quanto al Lingotto, sono stati positivi soltanto per gli advisor bancari. Come noto, l’INPS a fine 2008 ha dovuto ricomprare gli immobili ceduti dal demanio alle varie Scip e cartolarizzati. Le ragioni del fallimento sono molteplici: le caratteristiche dei beni immobili cartolarizzabili; le difficoltà amministrative, vincolistiche e sociali alla valorizzazione; gli obiettivi finanziari da centrare. Certamente, la valorizzazione del patrimonio va perseguita e parti del patrimonio alienate, ma senza illusorie scorciatoie: l’Agenzia del Demanio, durante il secondo Governo Prodi, aveva avviato ottime iniziative in partnership con i Comuni in quanto responsabili della variazione della destinazione d’uso degli immobili demaniali. Vanno riprese e potenziate. Inoltre, c’è il grande capitolo delle società partecipate da Comuni, Province e Regioni, una giungla da disboscare al fine di realizzare guadagni di efficienza, ridurre lo stock di debito e i flussi di deficit.
La seconda variabile indicata da Veltroni è la spesa primaria corrente. Ricordo il documento sul fisco di Varese: “Quest’ultimo è un capitolo fondamentale, da affrontare con coraggio. Va abbandonata la strada iniqua ed inefficiente dei tagli ciechi praticata dal Ministro Tremonti e riavviata e potenziata la spending review. Va realizzato, per ciascuna amministrazione centrale, un “piano industriale” di riorganizzazione e ridimensionamento e va reso ordinario il benchmarking dei servizi offerti ed efficace la valutazione dei risultati. Soprattutto, va data attuazione efficiente ed equa del federalismo fiscale nel quadro di un radicale ridisegno delle autonomie territoriali. Sussidiarietà verticale ed orizzontale, ma responsabilità ultima della Repubblica a rimuovere gli ostacoli allo sviluppo integrale della persona”. Sul punto, Veltroni converge. Tuttavia, l’indicazione di un obiettivo quantitativo in riferimento al Pil è una posa gladiatoria più in sintonia con i tagli orizzontali del Ministro Tremonti che con l’impianto culturale di una corretta ed efficace spending review, ossia bottom up, non topo down. Infatti, l’impatto complessivo degli interventi guidati dalla spending review può anche essere superiore a quanto deciso al buio ed il risultato finale certo più equo ed efficiente.





“In sintonia con Tremonti”.
Senza entrare nel merito: ma perché, se ad Hitler fosse piaciuto il cioccolato allora il cioccolato avrebbe automaticamente un cattivo sapore? Questa è la mentalità che ci fa sconfitti a prescindere. Ripeto, senza entrare nel merito.
Quando Fassina dice in sintonia con Tremonti non è una “reductio ad hitlerum”, ma un dissenso di merito.
Bisogna spendere di meno: Tremonti effettua i cosiddetti tagli orizzontali, Veltroni vincolandosi al PIL entra più o meno consapevolmente nella stessa ottica. Il PD come fa Obama invece si deve chiedere dove è giusto e produttivo tagliare.
…ma come parlano?!
Posso dire? Gran bel documento.
Il nostro è l’unico paese membro del famigerato club dei PIIGS che ancora non ha dovuto fare i conti con l’amara realtà che ci aspetta dietro l’angolo. Il Patto di Stabilità europeo prevede che il rapporto debito/PIL non possa superare il 60%; noi siamo prossimi al 120%. L’economia italiana è la terza più grande dell’eurozona e forse qualche riguardo ci verrà garantito (anche per il fatto che le nostre famiglie sono poco indebitate), però di sicuro dove siamo adesso non ci lasciano stare (se non ci pensa l’Europa ci penseranno i mercati). A quel punto i tagli non saranno solo più orizzontali e verticali, ma avranno tutte le traiettorie immaginabili, con buona pace di tutti quanti.
Bellissima la critica culturale imperniata sulla centralita’ ideologica del lavoro che chiude la relazione di Fassina.
In sostanza quando Veltroni parla di cambiare linea
o dice cose gia’ approvate dal partito e scolpite nelle sue linee programmatiche,
o dice castronerie materialmente ed economicamente provate essere irrealizzabili,
o dice cose che, per fare l’occhiolino ai “moderati”, rischiano di contraddire in termini la proposta ideologica del PD, scollandolo dalla sua base elettorale.
Verissimo.
E’ anche per questo che Veltroni ha lavorato male a Roma ed ha perso ovunque. Ed e’ anche per questo che deve tacere e tornarsene zitto-zitto al suo oscuro lavoro di parlamentare … se non proprio di scrittore.
Fate il confronto con il documento dei Giovani Turchi, di cui anche Fassina faceva parte.
Quello era per il pubblico ed era illegibile. Questo è agile e concreto, ma è “riservato”.
Questo dovrebbe suggerire delle riflessioni.
Drammatico come un partito che da questo documento sembra avere molte idee, spesso articolate e sensate, appaia all’elettorato come privo di idee e di proposte…