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— Politica

Il discorso di Veltroni al Lingotto

L'ex segretario riprova a cambiare il mondo e a parlare di vocazione maggioritaria

23 gennaio 2011

6. Un fisco a favore del Quinto Stato, delle donne e della famiglia
Anche a proposito del fisco c’è poco da difendere e molto da cambiare.
L’azione di riforma fiscale deve essere iscritta, pena il suo fallimento, in un contesto di riqualificazione e riduzione della spesa pubblica. Con l’occhio rivolto, al tempo stesso, alla qualità sociale e alla produttività del sistema. Tre esempi basteranno, per dare l’idea.
Il primo: l’allarme è stato di recente rilanciato dal Manifesto del Quinto Stato di ACTA, l’associazione dei lavoratori/partite IVA del terziario avanzato, che denunciano le distorsioni di un sistema fiscale che non riconosce la loro specificità. Il nostro sistema è infatti organizzato solo attorno alle due tradizionali componenti: lavoratori dipendenti e autonomi.
E’ ora che irrompa, per ragioni di giustizia e di equità, questo nuovo soggetto: i lavoratori delle partite Iva, tanta parte del tessuto produttivo italiano.
Il secondo. La risorsa meno valorizzata nel nostro paese è quella rappresentata da milioni di donne giovani, mediamente più istruite e impegnate dei loro coetanei maschi, che vorrebbero lavorare fuori dalle mura domestiche, ma non ci riescono. Al punto che si scoraggiano, specie nel Sud, e smettono addirittura di cercare.
Certo: non c’è la misura di politica economica e fiscale capace da sola di innalzare la partecipazione delle donne alle forze di lavoro: dall’attrazione di investimenti diretti esteri fino alle strutture per la conciliazione, serve un insieme coerente di politiche.
Ma credo che ci sia bisogno di uno shock: a parità di tutto il resto, il reddito da lavoro di una donna, che sia dipendente o autonoma, deve essere tassato con un’aliquota significativamente più bassa di quello, identico, di un lavoratore maschio.
Il terzo. C’è bisogno del pieno riconoscimento della famiglia come soggetto fiscale. Il modo più concreto e corretto per farlo è raccogliere la proposta avanzata dal Forum delle associazioni familiari e che va sotto il nome di “no-tax area familiare”.
Dal prelievo Irpef verrebbe detratta una quota esente per ciascun membro della famiglia. E’ una proposta giusta e realista perché può essere adottata progressivamente, a partire dal basso, e non presuppone una immediata modifica di tutto il sistema fiscale.

7. La bellezza è sviluppo
E’ vero, viviamo nella competizione globale, e tutto si può clonare e delocalizzare. Ma non qualcosa che è scritto nell’ identità italiana. E’ ciò che ci ha fatto grandi e amati nel mondo.
Perché prima di essere il paese del Bunga Bunga, noi siamo stati e siamo rispettati all’estero per quello che abbiamo dato all’umanità. Perché siamo una nazione abituata a convivere con la bellezza. Le nostre piccole chiese di provincia che contengono un Piero Della Francesca e le aree archeologiche che si incastrano nei moderni centri cittadini. Da noi si vede il tempo della civiltà umana, tutto intero. E poi siamo la poesia di Dante, la musica di Verdi, la scultura di Michelangelo. Il cinema di Fellini, il teatro di Eduardo, le parole di Elsa Morante. Siamo un talento che non finisce e che esplode dovunque può: nella moda come nell’automobilismo, nell’architettura come nel design. So che oggi è difficile dire quello che sto per dire. Ma tanto più è necessario farlo. Che fortuna essere italiani e che bello è il nostro paese.
Ma tutto questo la politica di oggi lo considera inutile. “La cultura non si mangia”, sia stato detto o no, è la sintesi più felice dell’idea di paese che ha la destra. La cultura si respira e rende la vita di ciascuno più piena. E allora il futuro dell’Italia deve scoprire come vocazione identitaria l’investimento sulla bellezza. E’ lì una quota importante del nostro ruolo nell’economia globale.
Aiutare chi lavora sulla creatività, sostenere un clima di vitale energia e di infinita ricerca. E non c’è bisogno di usare i finanziamenti a pioggia. Opportunità fiscali e innovazione, tanto basta.
Sostenere chi insegna, perché la società moderna è fatta soprattutto, in ogni campo, di buoni maestri. Come avete sentito fino ad ora, si può e si deve spendere di meno su tutto. Tranne che per la scuola, l’Università, la ricerca. Perché il sistema formativo deve diventare il centro della società del futuro. Si deve spendere anche di più, ma si deve spendere meglio. Facendo leva sull’autonomia, il merito, la rigorosa valutazione dei risultati.
E poi la produzione culturale, industria e talento diffuso. E il turismo, che è ricchezza e prestigio.
E l’ambiente, che con il femminismo e internet è stata la vera rivoluzione culturale che ha cambiato il nostro rapporto con la vita e con le persone.
Ma l’ambiente è risorsa di crescita, è lavoro, è ricchezza diffusa.
Il 30 per cento delle Pmi nel 2009 hanno investito sulla green economy (il 45% di quelle che esportano e innovano). Sostenere attraverso crediti d’imposta lo sviluppo di questa filiera innovativa, per esempio consentendole per questa via un più facile accesso alla ricerca, è un investimento sul futuro.
Come lo è la stabilizzazione ed estensione dell’ecobonus del 55 per cento in edilizia. Questa misura ha prodotto, secondo l’Enea, un volume stimato al dicembre 2010 di 11 miliardi di euro per 843 mila interventi.
La nuova frontiera potrebbe essere oggi quella di un piano per la messa in sicurezza antisismica degli edifici, indispensabile per il paese e in grado di mobilitare capitali privati diffusi.
Eccola, l’ Italia nel mondo. La bellezza che si fa ricchezza. Il talento che diventa crescita diffusa.

8. La comunità, forma di convivenza e di organizzazione sociale.
La nostra società non può crescere attorno ad un’idea astratta, teorica, immateriale di individuo, isolato, sovrano ma solo.
Dobbiamo riscoprire tutta la bellezza di una parola: “comunità”. Parlo di una comunità non identitaria, né unita da una particolare dottrina morale o da una sola concezione di che cos’è umano.
Una comunità politica, come suggerisce Ronald Dworkin, non va intesa come una macropersona, un’entità omogenea; ma come un’orchestra, un’entità composta da tanti individui che suonano insieme.
La politica deve riconoscere questa dimensione fondante del nostro vivere civile. E devono farlo i democratici: il riconoscimento che c’è una terza dimensione tra lo Stato e il mercato e tra lo Stato e l’individuo, una dimensione sociale e comunitaria, è anzi una delle ragioni più profonde della diversità dei democratici dalle culture della sinistra del novecento.
L’Italia è ricchissima di comunità, perché l’Italia è innanzi tutto una comunità di comunità. L’Italia è famiglie, territori, municipi, campanili, piccole imprese, cooperative, associazioni, volontariato.
Tra i cambiamenti radicali e forse irreversibili che la crisi globale ci consegna, uno dei più importanti è l’impossibilità di contare solo su risorse pubbliche statali, o per altri versi private di mercato, sia per sostenere lo sviluppo, che far fronte ai nuovi bisogni.
Nessuno può oggi pensare ad una ripresa dell’economia italiana che non faccia leva innanzi tutto sui “piccoli”, su quel fitto tessuto di medie, piccole e piccolissime imprese che sono la principale fonte di reddito, di occupazione, di esportazione del paese.
Un sistema di imprese che da sempre fonda il suo successo su una cultura partecipativa e cooperativa, nella quale l’imprenditore, come dicemmo proprio qui al Lingotto, è egli stesso lavoratore, perché spesso è un ex-operaio e vive faticosamente del suo lavoro.

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  • madda

    Bene il discorso di Veltroni.Per ora,pero’, e’ solo una Bella” Idea”,anzi un’insieme di belle “Idee”.Levogira da sempre,sono profondamente d’accordo con le proposte per la risoluzione dei problemi che affliggono questo “Paese Malato”Avanti con la centralita’ del Lavoro,riforme che rendano vivibile IL FUTURO DELLE NUOVE GENERAZIONI,.Maggiore rispetto nei valori Costituzionali.”Onore e Dignita” per chi ricopre incarichi Pubblici(art. 54).Mettere a nuovo la Legge Elettorale,finalmente affrontare il conflitto d’interessi.D’accordo con te Veltroni.IL PAESE STA’ MALE,noi tutti stiamo male .Pero’ il PD realizzi ,finalmente queste “IDEE”,gli dia CORPO per camminare ,a gran passo,realizzare con giuste ed allargate ALLEANZE,IL CAMBIAMENTO con un solo obiettivo”CURIAMO QUESTO PAESE MALATO!” Se le “IDEE” prenderanno CORPO,forse “VOI” girandovi,ritroverete migliaia di UOMINI e DONNE che stanno aspettando…….

  • dino5

    insisto. Veltroni dovrebbe fregarsene di tutto l’apparato del PD come ha sempre fatto dal tempo dei fax in poi. allo stesso tempo presentarsi alle primarie con una squadra di governo alta e limitata nel numero. lavorare per formare questa squadra di governo già da ora, per farsi trovare pronto. secondo me le primarie le vince a mani basse e le “secondarie” se le gioca proprio con la sua vocazione maggioritaria. secondo me faranno la gara, i vari Di Pietro, Rutelli eccetera per accettare il suo programma.

  • madda

    @dino5 e’ un lavoro di squadra,unita’ d’intenti cosi’sara’ un team vincente!

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  • eziosala

    urca quant’e'lungo… mifate un riassuntino… ciao

  • tancredi

    Veltroni riesce a proporre una visione dell’Italia e una idea di politica per l’Italia che guarda ai problemi di oggi – il lavoro che non c’è e gli squilibri tra lavori garantiti e lavori precari, l’illegalità e la perdita di senso delle istituzioni, la crisi ambientale, la convivenza etnica e le identità… – senza i vecchi occhiali.
    Non tutto è convincente: ad esempio la questione più dura di tutti, quella del crescente divario Nord-Sud e della fragilità sia della classe dirigente che della società civile meridionale (risolta ancora in maniera solo retorica).
    Ma parla dei problemi del tempo.
    A me sembra l’unica proposta credibile in campo, con un respiro non solo elettorale.
    Il problema è chi la interpreta. Veltroni è ancora credibile ? Ci sono altri ?
    E come conciliare la costruzione di un nuovo senso comune della sinistra (del centro-sinistra, se volete, di una area riformista, se preferite…) con i tempi drammatici che sono alle porte ?

  • madda

    @tancredi sono d’accordo “chi l’interpreta”. Stiamo a vedere che cosa viene fuori.C’e’ un tentativo,a mio avviso, di ridare corpo al senso comune della sinistra. Noi possiamo essere un coro,la rete e’ utile.Pero’ questa volta non possono deluderci.Abbiamo bisogno di cambiare,di alleanze allargate ,e si’ anche di nuova leadership.Suggeriamo i nostri desiderata,proviamoci!

  • http://vietatocosare.blogspot.com/ stefano

    Ragazzi,

    guarda che quello che chiamate “l’unica proposta credibile” e “stiamo a vedere cosa viene fuori”, è un signore che tre anni fa ha fatto lo stesso discorso di ieri, e poi si è perso per strada milioni di voti; quello che dice che “la politica deve decidere” è lo stesso che per due anni è stato incapace di decidere anche solo il colore della tappezzeria; quello che ci viene a spiegare come si vince è lo stesso che da leader del PD ha perso tutte le elezioni, e con risultati di volta in volta peggiori.

    Che tre anni dopo torni al Lingotto e dica le stesse cose, senza nemmeno un briciolo non dico di autocritica, ma anche solo di analisi ragionata della sua esperienza da segretario, mi sembra fuori dal mondo.

  • pifo

    Fa semplicemente ridere l´idea che chi abbia sonoramente perso venga ora a rivelarci la ricetta per vincere.
    Il signore V. é stato messo alla prova, ha fallito.
    Tornasse a scrivere romanzi e sceneggiature di successo senza il supporto della visibilitá politica … se ci riesce!

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