• Mondo
  • sabato 22 gennaio 2011

La storia di Bill Clinton e Monica Lewinsky

di Francesco Costa

Il precedente più citato in questi giorni, spesso a sproposito

In attesa che cominci il processo, e che quindi delle accuse a Silvio Berlusconi si discuta anche in una sede ufficiale secondo quanto stabilito dalla legge, il dibattito nazionale è inarrestabile e nell’ultima settimana ha invaso ogni genere di programma televisivo: dai talk show della seconda serata a quelli di prima serata, dai botta e risposta nei telegiornali ai rotocalchi pomeridiani ai contenitori della mattina. Ognuna di queste occasioni vede uno o più esponenti del centrodestra a rivestire l’ingrato ruolo del difensore di Berlusconi, costretto a ribattere a intercettazioni ed elementi più che espliciti e difficili da contraddire, al di là del loro rilievo penale. La tattica quindi è una: buttare la palla in tribuna. Urlare, sbraitare, cambiare discorso. Rinfacciare all’interlocutore una sua frase a caso degli ultimi vent’anni così da poterlo accusare di ipocrisia. E tirare in mezzo Bill Clinton. A un certo punto, di qualsiasi cosa si stia parlando, il difensore di turno di Berlusconi cita la storia di Bill Clinton e Monica Lewinsky. Lo fa per rinfacciare i presunti commenti assolutori espressi all’epoca nei confronti di Bill Clinton dalla stampa di sinistra, o per dire che tutto il mondo è paese e che i presidenti si giudicano dalle loro azioni politiche e non dalla loro vita privata. Si tratta di cose successe quasi tredici anni fa, e quindi è il caso di ricordarsi un po’ com’è andata: anche per capire se i paragoni tra la vicenda di Berlusconi e quella di Clinton hanno senso o no.

Il giorno che tutto è cominciato È il 17 gennaio del 1998. Il sito internet Drudge Report racconta che la redazione di Newsweek ha deciso all’ultimo minuto di non includere nel suo numero settimanale un articolo su una relazione tra il presidente degli Stati Uniti e una stagista ventitreenne. L’inchiesta arrivò qualche giorno dopo sul Washington Post: si raccontava delle “lettere d’amore” inviate dalla stagista al presidente, dei loro “incontri” in vari luoghi della Casa Bianca e dell’esistenza di registrazioni che le avrebbero provate. Viene svelata l’identità della stagista, che si chiama Monica Lewinsky: ha lavorato a lungo alla Casa Bianca e da pochi mesi è stata trasferita al Pentagono. Dopo giorni di silenzio, il 26 gennaio Clinton e sua moglie Hillary si presentano nella sala stampa della Casa Bianca, e lì il presidente dice una frase destinata suo malgrado a passare alla storia.

Voglio dire una cosa agli americani. Ascoltatemi bene. Lo ripeto: non ho avuto rapporti sessuali con questa donna. Non ho chiesto a nessuno di mentire, non una sola volta: mai. Queste accuse sono false.

Cos’era successo Nel 1995 Monica Lewinsky viene assunta alla Casa Bianca come stagista: nel corso delle settimane conosce il presidente Clinton e stringe con lui un rapporto di intima confidenza. Alla fine dell’anno Lewinsky viene assunta dall’ufficio legislativo, e le viene assegnata una mansione che la porta a consegnare più volte al giorno documenti nello Studio Ovale. Nell’aprile del 1996 Lewinsky viene trasferita al Pentagono. La persona che prende questa decisione, Evelyn Lieberman, dirà al New York Times di averlo fatto per via del comportamento immaturo e inadeguato mostrato da Lewinsky nel suo lavoro. Lewinsky comincia a lavorare al Pentagono e diventa amica di Linda Tripp, una sua nuova collega. Nell’estate del 1996 Lewinsky racconta a Tripp di avere avuto una relazione con Bill Clinton, più profonda della semplice confidenza. Su consiglio di una sua amica, un anno dopo Tripp comincia a registrare le sue telefonate con Monica Lewinsky, raccogliendo varie testimonianze della relazione tra questa e Bill Clinton e dei loro rapporti. Raccolto un po’ di materiale, Linda Tripp incontra due giornalisti di Newsweek e dice loro di essere in possesso di quelle registrazioni. Siamo a ottobre del 1997.

Nel frattempo
Tra la fine del 1997 e la pubblicazione degli articoli succede un evento cruciale. Il 6 maggio del 1994 una donna di nome Paula Jones aveva denunciato Bill Clinton per molestie sessuali. Sosteneva di essere stata molestata l’8 maggio del 1991, quando Clinton era governatore dell’Arkansas. Il presidente Clinton respinse ogni accusa e alla fine fu assolto, dato che non c’erano prove delle presunte molestie. Durante le audizioni del processo, però, gli avvocati di Paula Jones portarono in aula sia Clinton che alcune dipendenti della Casa Bianca tra quelle che lavoravano più a stretto contatto con lui, e tra queste Monica Lewinsky. Sia Clinton che Lewinsky negarono sotto giuramento di avere avuto rapporti o relazioni di tipo sessuale.

Con chi parla Linda Tripp
Il 7 gennaio del 1998 Linda Tripp va da Kenneth Starr, procuratore indipendente degli Stati Uniti, che stava già indagando su alcuni scandali minori occorsi all’amministrazione Clinton. Racconta la sua storia, offre le registrazioni. Il 14 gennaio del 1998 Linda Tripp incontra di nuovo Monica Lewinsky, con addosso un registratore: l’ex stagista della Casa Bianca dà a Tripp una copia di un documento intitolato “Cose da dire durante la testimonianza”, dicendo che le era stato consegnato da una dipendente della Casa Bianca. Il documento conteneva una guida con le cose da dire e da non dire durante la sua deposizione. Tre giorni dopo, il 17 gennaio del 1998, Drudge Report farà venire a galla la faccenda. È l’inizio del cosiddetto Sexgate.

L’inchiesta di Starr
Starr è un repubblicano di ferro. Comincia a convocare tutti i dipendenti della Casa Bianca, li interroga, confronta le loro deposizioni. Un battaglia legale durissima che dura mesi, mentre Clinton continua a negare di avere avuto qualsiasi tipo di relazione impropria con Monica Lewinsky e la stessa Lewinsky tratta con Starr in cerca di un accordo per avere l’immunità. Linda Tripp viene ascoltata tre volte, le sue registrazioni vengono messe agli atti ma viene aperto un altro procedimento riguardo la liceità delle sue azioni e quindi l’utilizzo processuale di nastri registrati illegalmente. Alla fine, il 28 luglio Monica Lewinsky sottoscrive un accordo con Kenneth Starr: a lei e ai suoi parenti va la completa immunità, a Kenneth Starr va una piena confessione. Il giorno dopo Bill Clinton annuncia che testimonierà volontariamente, quindi Starr ritira l’invito a presentarsi che gli aveva fatto recapitare.

Cosa dice Monica Lewinsky
L’ex stagista dice di non avere mai avuto rapporti sessuali con Clinton ma di avergli praticato del sesso orale in varie occasioni. Il 15 novembre del 1995, in un ufficio adiacente allo Studio Ovale; il 17 novembre 1995, mentre Bill Clinton era al telefono con un deputato; il 31 dicembre del 1995 in una sala della Casa Bianca; il 7 gennaio del 1996 nello Studio Ovale; il 21 gennaio del 1996 in un androne adiacente lo Studio Ovale; il 4 febbraio del 1996 nello Studio Ovale; il 31 marzo del 1996 vicino lo Studio Ovale; il 28 febbraio del 1997 vicino lo Studio Ovale; il 29 marzo 1997 in una sala della Casa Bianca. Lewinsky consegna all’FBI un suo vestito blu: dice che lo indossava il 28 febbraio 1997 e su quel vestito ci sono tracce dello sperma di Bill Clinton, come poi gli esami accerteranno.

La deposizione di Bill Clinton
Il 17 agosto del 1998 Bill Clinton diventa il primo presidente in carica a deporre davanti a una giuria che indaga sull sua condotta. Subito dopo la deposizione Clinton appare in televisione. http://www.youtube.com/watch?v=7r4e5Wg4PDI Clinton dice che la sua risposta della deposizione di gennaio era “legalmente corretta” ma riconosce di non essere stato preciso. Ammette quindi che tra lui e Monica Lewinsky ci sono state delle “relazioni inappropriate” ma rivendica di non avere mai costretto nessuno a mentire. Dice di essere dispiaciuto e pentito, chiede al paese di rispettare la privacy della sua famiglia e dice di essere pronto a prendersi tutte le responsabilità per il suo comportamento e per i suoi errori.

I documenti al Congresso
Il mese successivo il procuratore Starr, su richiesta della Camera, invia al Congresso un rapporto lungo 453 pagine e 36 scatoloni pieni di prove, rapporti, referti, testimonianze, video, verbali riguardo il caso. I repubblicani diffondono il rapporto di Starr su internet. In mezzo ci sono le deposizioni di Clinton durante il caso Lewinsky e durante il caso Jones, asciutte e dettagliate. Tutto diventa pubblico. Compreso un passaggio fondamentale, quello in cui Starr chiede conto a Clinton dell’affermazione resa durante il processo per le molestie a Paula Jones, quando aveva negato la relazione con Lewinsky. Clinton dirà che non aveva considerato il sesso orale un “atto sessuale” perché, ricevendolo, non era entrato in contatto con nessuna delle parti del corpo di Monica Lewinsky indicate dal documento come “zone sessuali” né era sua intenzione “gratificarla” dal punto di vista sessuale. Quindi sostiene di non avere mentito sotto giuramento.

L’impeachment
I repubblicani alla Camera avviano le pratiche per l’impeachment: la legge americana, infatti, permette al Congresso di rimuovere il presidente degli Stati Uniti, in caso di corruzione, tradimento o comunque crimini molto gravi. Serve un voto a maggioranza semplice della Camera per cominciare il processo, e un voto dei due terzi del Senato – alla fine di un’inchiesta parlamentare – per concluderlo con la rimozione del presidente. L’8 ottobre del 1998 la Camera, a maggioranza repubblicana, vota per autorizzare l’impeachment. Bill Clinton diventa il secondo presidente nella storia degli Stati Uniti a subire questo procedimento, dopo il democratico Johnson nel 1868. Inizia il processo. A metà dicembre la Camera formula due accuse a Clinton, accusandolo di spergiuro e di aver ostacolato la giustizia.

La popolarità di Clinton
Per quanto tutto fosse certamente gravissimo e imbarazzante, la popolarità di Clinton non conobbe alcuna flessione. L’economia degli Stati Uniti stava vivendo un periodo di esplosione con pochi precedenti nella storia americana e davanti alle accuse rabbiose dei repubblicani la gente si schierò dalla parte di Clinton, il cui gradimento stazionava stabilmente intorno al 60 per cento e durante il processo salì fino a superare il 70 per cento degli elettori statunitensi. Anche perché nel frattempo la stampa scoprì diversi casi di infedeltà coniugale tra alcuni dei repubblicani più feroci nei confronti dello stesso Clinton.

Il voto
Il 18 dicembre del 1998 la Camera si riunisce e, dopo 130 anni dal voto su Andrew Johnson, vota a maggioranza l’impeachment di Bill Clinton. Il 7 gennaio comincia il processo al Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza di 55 voti su 100 ma non hanno i 67 che gli servono per rimuovere Clinton dalla Casa Bianca. Il 12 febbraio il Senato decide: 45 senatori su 100 pensano che Clinton sia colpevole di spergiuro, 50 senatori su 100 pensano che Clinton sia colpevole di avere ostacolato la giustizia. Clinton è salvo. Due ore dopo, alla Casa Bianca, si dirà ancora molto dispiaciuto. Lewinsky ha vissuto qualche anno di grande popolarità, ha fatto interviste, spot pubblicitari, un libro. Poi nel 2005 s’è stufata, ha mollato tutto e si è trasferita a Londra. Ha conseguito un master in psicologia alla London School of Economics e si è ritirata a vita privata.

foto: House Judicary committee of the United States

Mostra commenti ( )