Salvate il soldato De Bortoli

Perché si parla sempre di più di una sostituzione del direttore del Corriere della Sera

Il rito delle voci sulle sostituzioni dei direttori di giornali in Italia conosce dei meccanismi inevitabili e ripetitivi, fondati sull’ineluttabilità delle sostituzioni prima o poi, e quando quel giorno arriva tutti dicono “ah, vedi, lo si diceva da un pezzo”. In queste settimane protagonisti delle voci più ripetute sono il direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e quello del Sole 24 Ore Gianni Riotta, tanto che la settimana scorsa qualcuno le aveva associate immaginando un ritorno di Riotta al Corriere a sostituire De Bortoli. Comunque, per capirne qualcosa di più oggi c’è un articolo di Italia Oggi, che contiene troppi giudizi inutili e presuntuosi sul Corriere – sia quelli positivi che quelli negativi – ma prima dà un po’ di informazioni su ciò di cui si parla, mentre ne scrive anche il Giornale.

Il tam tam relativo alla notizia che Ferruccio de Bortoli dovrebbe essere sostituito, al vertice del Corriere della Sera, sta facendosi sentire da almeno tre mesi. Il copione che viene recitato in occasione del cambio di direzione nei grandi giornali è sempre lo stesso. Esce prima, timida, incerta e improbabile (ma non si sa mai) la voce del giro di poltrone.
Un evento, questo, di cui si comincia a parlare già dal giorno successivo alla nomina di qualcuno al vertice di un giornale. Poi però, a volte, la notizia flebile prende corpo e comincia a girare vorticosamente (i giornalisti, si sa, sono pettegolissimi e, sui fatti della loro confraternita, di solito, sono quasi sempre molto disinformati, perché, nella frenesia dell’interesse o delle speranze, abboccano a tutto). Alle volte, come succede al ghibli (un vento del deserto che si alza facilmente e si placa d’improvviso), la notizia si affloscia ben presto da sola. Ma, nel caso di de Bortoli, il vento ha continuato a fischiare. Alcuni azionisti del Corriere, interpellati cautamente, hanno fatto capire che, in effetti, qualcosa c’è.
In questi ultimi giorni poi (con delle conferme anche da parte di alcuni boss di Torino, molto vicini all’ex Real Casa) si dice che de Bortoli abbia perso il sostegno della Fiat. Questa notizia, da alcuni, viene interpretata come una sorta di «requiem da via Solferino» per de Bortoli. Da altri, più sottili, forse, questa circostanza viene invece vista come «un’assicurazione sulla direzione». Infatti, se passasse il volere della Fiat (ammesso che questa sia la decisione della Fiat) vorrebbe dire che de Bortoli sarebbe liquidato, non per ragioni editoriali, ma per motivi politici, o di interesse. Il che, grosso modo, è la stessa cosa. La decisione sarebbe quindi molto più difficile da prendere e da far digerire se si diffondesse questo convincimento. La partita quindi è ancora molto aperta.

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